lunedì 31 dicembre 2018

L'ULTIMA PAGINA

Oggi scriviamo l'ultima pagina del nostro quaderno 2018.

Sfogliandolo, 
leggiamo con gioia 
i momenti belli che hanno rallegrato la nostra vita
e con tristezza 
quelli di dolore che hanno fermato il nostro tempo.
Sorridiamo
osservando i sogni che siamo riusciti a realizzare
e le difficoltà che abbiamo trovato il coraggio di superare.
Nel nostro quaderno
ci sono fogli sgualciti dalle lacrime
 fogli leggeri,
fogli densi e significativi.
Ogni foglio ci appartiene
ogni foglio racchiude una parte di noi.

Stanotte lo riporremo nel cassetto
degli anni passati
insieme alla nostra storia già vissuta.

Un quaderno nuovo ci aspetta:
sulla copertina porta scritto 2019
e ha 365 fogli bianchi da completare.

Abbiamo imparato con il tempo 
che nessun foglio può essere strappato nè riscritto.
Per questo
teniamo da conto ogni singolo foglio bianco 
e viviamolo con intensità e pienamente
senza pensare ai fogli già scritti
nè a quelli che scriveremo.
Solo così,
quando lo sfoglieremo tra un anno
potremo riporlo nel cassetto
degli anni passati
senza rimpianti.

Auguro a tutti i miei lettori
un quaderno ricco di storie e di avventure
di sogni realizzati e da realizzare.
Auguro a ognuno di voi
di vivere il presente con intensità e coraggio
con la consapevolezza
che nulla dura per sempre,
neanche il dolore.








lunedì 24 dicembre 2018

NON BASTA MORIRE UN PO' PER VOLTA, PER RINASCERE

Ebbene sì: non basta morire un po' per volta per rinascere. Non si può aspirare ad un cambiamento radicale trattenendo gli schemi del passato, anche solo in minima parte.

Si nasce nudi e così si rinasce. 
Tutto quello che ci portiamo dietro è un cuore che ha conosciuto il dolore, 
ma non vi ha messo radici, 
perchè per sua natura ricerca l'armonia.

Un'armonia profonda che si manifesta nella coerenza tra l'essere e la realtà dell'essere.
La vita è come un percorso ad ostacoli: alcuni li superiamo con facilità, altri ci fermano, altri ancora ci inducono a sopravvivere per poter procedere. Non ce ne rendiamo conto nel momento in cui li affrontiamo, ma con la maturità capita di tirare le fila della trama che abbiamo intessuto e osservarne con maggiore oggettività i nodi. Quei nodi che ancora ci legano a dolori del passato, limitando i nostri passi. Slegare quei nodi richiede coraggio e forza di volontà  perchè vi è sempre un prezzo da pagare per poterlo fare e spesso si tratta di una parte disfunzionale che dobbiamo lasciare andare.

Si nasce nudi e così si rinasce. 
Tutto quello che ci portiamo dietro è un cuore che ha conosciuto il dolore, 
ma non vi ha messo radici, 
perchè per sua natura ricerca l'armonia.

Che questo Natale sia per tutti giorno di rinascita.

Tanti cari auguri ai lettori
del
"Coraggio di ascoltarsi."

Donatella





lunedì 17 dicembre 2018

UN DONO DI CUORE




UN DONO DI CUORE


TANTI CARI AUGURI
di
BUONE FESTE!

Donatella

RISPONDERE ALLE ASPETTATIVE

Uno degli ostacoli più gravosi all'essere se stessi è quello di rinunciare a soddisfare la raffica di aspettative che l'essere sociali ci impone per via delle nostre fragilità.
Ci sono le aspettative di coloro che abbiamo abituato a conoscerci in un certo modo (come quello sempre disponibile o quello che non dice mai no, ad esempio) e poi ci sono le nostre stesse aspettative, quelle che sostengono l'immagine barriera ideale di ciò che vorremmo essere (e non siamo).
Sotto le feste il livello di aspettative si innalza in maniera vertiginosa e con esso il nostro livello di stress. Lo stare insieme diviene un gioco di equilibri, di ciò che si può o non si può fare, di ciò che si deve o non si deve fare: una volta nel gorgo è veramente difficile uscirne. Bisogna aggrapparsi con tutte le proprie forze "al bordo vertiginoso delle cose" (bravissimo Carofiglio) e resistere strenuamente alle reazioni automatiche dell'abitudine. Occorre una massiccia dose di coraggio per farlo e anche un efficace set di tappi auricolari: gli altri non apprezzeranno affatto la nostra trasformazione e noi stessi la vivremo serpeggiando tra uno slalom di sensi di colpa inimmaginabili. Eppure la libertà si costruisce poco per volta e presenta sempre un conto da pagare.
Quindi, se riusciremo a cavalcare l'aria come le renne di Babbo  Natale osservando dall'alto la famiglia riunita, nella slitta avremo con noi il dono più prezioso di tutti: la leggerezza dell'essere.

Inizia il conto alla rovescia: - 7 a Natale.
Inizia la sfida: - 7 aspettative in 7 giorni. Non sono molte, ma è un ottimo inizio.
Auguri!!!




giovedì 13 dicembre 2018

LA SCRITTURA

Ci sono periodi fertili e altri più poveri di parole. 
In realtà,  questo momento è per me denso di idee e di parole,
ma sono tutte concentrate nel mio primo romanzo. 

Non pensavo fosse una tale fatica: erroneamente credevo che scrivere romanzi fosse una passeggiata. In realtà lo è, ma a piedi e fin sulla cima dell'Everest. Per questo motivo dedico poco tempo al blog.
Abituata a scrivere saggi mi sto confrontando con un mondo che mi è totalmente estraneo sia per il linguaggio sia per il modo espressivo. Ho dovuto accantonare la capacità di sintesi che mi è propria e, gradualmente, imparare a soffermarmi sulla realtà, assaporandola, annusandola, ascoltandola, toccandola.
Per come sono fatta, è un passaggio superimpegnativo. Devo accantonare quell'oggettività che mi è costata anni di sacrifici per calarmi nella soggettività dei personaggi e da buon regista farli muovere con coerenza e logica.
Il divertimento di questa nuova avventura è fagocitato dallo sforzo necessario alla mia trasformazione, ma sento profondamente l'urgenza di quest'opera. Sono pronta a trattare argomenti delicati di cui è importante scrivere e ho scelto di farlo con il romanzo per alleggerire il peso delle parole.
Questa decisione sta ribaltando le mie percezioni e mi porta, ancora una volta, a guardare alle cose cambiando prospettiva. 

"Così in alto, così in basso" scriveva Ermete Trimegistro
e ricordo questa frase ogni singolo giorno
quando mi appresto a scrivere 
calandomi nelle dinamiche umane con tutta me stessa.







venerdì 30 novembre 2018

UN OSCILLARE DI MONDI

Un oscillare di mondi
osservo silente.
Sento l'energia vibrare, espandersi, contrarsi.
Un oscillare di mondi 
osservo silente.
Integrazione.
La leggerezza della consapevolezza.
Il peso dell'inconsapevolezza.
Un oscillare di mondi 
osservo silente.
La libera scelta e la sua manifestazione.
Il cuore perde un battito
o più d'uno,
ma non può fermare il suo movimento.
Un oscillare di mondi 
osservo silente.




giovedì 22 novembre 2018

UMANI IN TRASFORMAZIONE

Avete mai fatto caso agli impercettibili cambiamenti che ci coinvolgono continuamente?

Siamo in continua trasformazione.
Ogni evento, ogni parola, ogni gesto
ha il potere di cambiare qualcosa di noi, in noi.
Possiamo aprirci alla vita con fiducia
o chiuderci ad essa per difenderci dalle nostre paure.
Possiamo crescere, maturare, metterci alla prova, sperimentare
oppure
possiamo barricarci, rinunciare, bloccarci.
Il cambiamento che ci appartiene 
è frutto delle nostre scelte,
che esse siano consapevoli o inconsapevoli.




domenica 18 novembre 2018

SIAMO ANCORA CAPACI DI PENSARE IN GRANDE?

Siamo ancora capaci di pensare in grande?
Abbiamo ancora aspirazioni e sogni nel cassetto? Crediamo ancora nella possibilità di realizzarli?

Spesso di fronte alle batoste della vita
si tende a raggomitolarsi su se stessi.
 Lo sguardo si rabbuia
e incosciamente si ingigantiscono i limiti 
rimpicciolendo le speranze.
E senza accorgercene iniziamo a volare bassi, rasoterra,
convinti che un volo più audace
renda inevitabile un disastroso atterraggio.
Così, giorno dopo giorno, ci accontentiamo della normalità
e l'assenza di significativi scossoni è già un dono.
E ci raggomitoliamo sempre più
perdendo fiducia in noi stessi e nelle nostre potenzialità.
Ed è proprio quando siamo ridotti ad un minuscolo puntino di polvere
che dobbiamo avere il coraggio di sentirci il deserto
e creare la più inenarrabile tempesta di sabbia 
a spazzare via le false convinzioni che ci limitano dal pensare in grande.

Siamo ancora capaci di pensare in grande?
Abbiamo ancora aspirazioni e sogni nel cassetto? Crediamo ancora nella possibilità di realizzarli?










giovedì 15 novembre 2018

SMETTI DI CERCARE LONTANO CIO' CHE HAI GIA' DENTRO E INTORNO A TE

Spesso, di fronte alle difficoltà, fuggiamo, con la convinzione che se cambieremo il mondo intorno a noi tutto si risolverà da sè. Non è mai così. Perchè le difficoltà ce le portiamo immancabilmente dietro e con grande precisione ricreeremo una realtà simile a quella da cui siamo scappati.
Questo accade perchè le difficoltà ci si parano innanzi solo quando siamo maturi per risolverle. 
Risolvere le difficoltà significa comprendere ciò che dentro di noi ha bisogno di essere elaborato. Il mondo esterno è specchio della nostra interiorità e il malessere che percepiamo di fronte alle difficoltà ha sempre origine da una nostra ferita irrisolta o da una nostra emozione repressa.
Possiamo dilazionare il momento della risoluzione rifiutando di vedere quanto sta accadendo o scappando dalle situazioni, ma torneremo inevitabilmente a scontrarci con le stesse difficoltà: esse avranno solo cambiato abito. Abbiamo lavorato bene quando di fronte alle difficoltà (che ovviamente non si dilegueranno come nelle favole con un colpo di bacchetta magica) che incontreremo non staremo più male e le vivremo con maggiore consapevolezza accettando ciò che non è in nostro potere cambiare e cambiando ciò che è in nostro potere trasformare.
Spesso frequentiamo corsi e seminari di crescita personale per imparare qualcosa che è già alla nostra portata se solo ci permettesimo di specchiarci nella realtà che ci circonda e osservassimo con onestà e trasparenza  quanto essa ci rimanda.




lunedì 12 novembre 2018

IN UNA RAGNATELA

Vi è mai capitato di sentirvi talmente imbrigliati dalle situazioni da pensare di essere finiti in una ragnatela senza alcuna via di scampo? Il ragno vi osserva, ma voi non lo vedete pur percependone la presenza. Qualunque movimento voi facciate potrebbe innervosirlo e spingerlo a ingoiarvi in un sol boccone. 
Non volevo essere macabra, ma suggerire una percezione corporea forte: quella di sentirsi con le mani e  i piedi legati. Se noi ci trovassimo in quella situazione fisica, sicuramente faremmo di tutto per liberarci delle corde che ci vincolano: sarebbe naturale almeno provarci.
Al contrario quando le corde che ci legano sono i fili invisibili delle relazioni facciamo molta più fatica ad attivarci: la paura di un ragno che potrebbe assalirci da un momento all'altro all'improvviso ci rende passivi. E se ragno e paura  fossero la stessa cosa? 
Spesso non abbiamo il coraggio di guardare alle nostre paure con trasparenza e questa scelta ha l'inevitabile risvolto di renderci vittime del nostro stesso non agire.
Della serie ...non aprite quella porta. Giusto per rimanere in tema.



mercoledì 7 novembre 2018

I VICOLI CIECHI

Quando finiamo in un vicolo cieco 
è facile demoralizzarsi.
Eppure, quando finiamo in un vicolo cieco,
abbiamo la meravigliosa opportunità di reinventarci.
La strada che abbiamo intrapreso si è chiusa davanti ai nostri occhi.
Possiamo osservare passivamente il muro che abbiamo davanti, 
possiamo tornare indietro,
oppure possiamo aprire una nuova via all'interno di noi stessi.
Quando tutto intorno a noi sembra immobile
è il momento di spaziare dentro le emozioni,
è il momento di osservarci mentre sprofondiamo in esse
ed è il momento di imparare a riconoscerle.
Quando mi permetto di vedere qualcosa,
non lo sono più:
le prospettive cambiano e lasciano spazio all'essere.
Se io non sono quel muro,
non sono immobile
e posso scegliere di esplorarlo 
senza fretta e con distacco
per conoscerlo e trovare il varco che mi permetta di trascenderlo.
In fondo,
i muri che ci fermano
sono quelli che ci appartengono.







giovedì 1 novembre 2018

I NUMERI NON DEFINISCONO CHI SEI

Oggi riflettevo sui numeri. 
Fin da subito ce li siamo trovati stampati addosso: siamo nati alla tal ora del tal giorno con un peso e un'altezza ben definiti e immediatamente siamo diventati soci onorari del club dei bimbi paffutelli o di quelli mingherlini. Siamo cresciuti vestendo abiti che non sempre corrispondevano alla nostra età e utilizzando giochi studiati apposta su di essa. Abbiamo iniziato la scuola e  ci siamo iscritti di diritto ai diversi club definiti dal rendimento scolastico. Il nostro tempo ha iniziato a correre e ad essere scandito dagli impegni (scuola,  piscina, amici, giochi, tennis, piano, disegno...) e da ulteriori club di appartenenza. 
Alle medie ci siamo arrivati osservando la moltiplicazione dei numeri e dei professori e in terza  la nostra autostima galleggiava ancorata al peso dei voti che avrebbero decretato le scuole a cui avremmo potuto aspirare. 
Alle superiori il biennio ci ha visti arrancare in cerca di un'identità per prepararci al massacro annunciato del triennio e così dopo 5 anni, 18 anni compiuti e un sacco di etichette accumulate ci siamo guardati intorno confusi.
Qualcuno ha scelto di accumulare numeri universitari, qualcun altro ha iniziato a veleggiare nel mondo del lavoro tra contratti di formazione, a tempo determinato, part time, liste di disoccupazione.
E a quel punto i numeri accumulati e archiviati in ricolme valigie dalle mille etichette hanno iniziato a pesare irrimediabilmente sulle nostre vite declamandone successi, fallimenti, ferite, fragilità, paure.
E ci siamo abituati a viaggiare con le valigie al seguito.
Poi un giorno, uno speciale, di quelli dal numero indimenticabile, abbiamo scelto di viaggiare leggeri senza numeri a definirci: di colpo ci siamo sentiti nudi.
Ci siamo guardati, ci siamo chiesti chi siamo, al di là delle etichette accumulate negli anni, e non ci siamo più visti.







martedì 30 ottobre 2018

QUANDO IL CUORE VA IN LETARGO

Quando il cuore va in letargo, la luce si spegne
e lo sguardo fissa il buio antro della tana.
I pensieri si attorcigliano, si infittiscono, si involvono su se stessi.
Il corpo si irrigidisce
per resistere alle preoccupazioni e alle paure.
La tana si colma di una solitudine pesante, opaca,
senza speranza.
Quando il cuore va in letargo, la luce si spegne,
ma mai del tutto.
Ritrovare quella tenue fiammella che alberga in un angolino della tana
diviene un tenace sforzo di volontà,
sostenuto dalla fiducia in uno sguardo che conosce la vastità del cielo.
Quando il cuore va in letargo,
si appisola, sonnecchia, si riposa,
per rinascere con l'alba di una nuova primavera.







sabato 27 ottobre 2018

IL GIORNO DEGLI INEVITABILI BILANCI

Nel giorno degli inevitabili bilanci arriva l'inaspettato e mi sconvolge sempre molto: un fiume in piena di auguri. 
In questo fiume galleggiano barchette con a bordo persone che mi sono vicine, altre che conosco poco, persone che mi conoscono grazie ai libri che ho scritto,  amici che non frequento da tantissimo tempo, compagni di scuola, conoscenti ...
Queste barchette portano ognuna un messaggio di cuore e mi riempiono di gioia.

Da quando ho scritto  "Il ritmo del corpo" il mio cuore ha cercato il silenzio. Un silenzio, arido di parole, volto all'interno alla riscoperta di parti di me che avevo dimenticato.
Il ricordare mi ha trasformato profondamente cambiando la mia visione della realtà. Questo movimento ha aperto nuove porte e mi ha indotto a chiuderne altre, portandomi a vedere chi sono al di là dei ruoli e delle tante dinamiche del passato che diligentemente mi portavo appresso. Quando ho cercato di osservarmi dopo questo passaggio, non mi sono più vista.
Quel vuoto mi ha destabilizzato moltissimo, ma dopo un primo momento di smarrimento, ho deciso di affondarci fino in fondo e varcata la soglia della paura ho sperimentato la libertà di un mondo di possibilità. In quel mondo mi sono persa, incapace di afferrarne una a discapito delle altre e ci sono rimasta incastrata per un bel po' assaporando la dolcezza delle infinite potenzialità. In quell'universo ovattato dove tutto è possibile, ho potuto integrare la spirale dei passaggi fatti concendendomi spazio e tempo. Spesso mi è capitato di lasciare quella dimensione di solitudine e riemergere, ma poi vi tornavo perchè ne percepivo il bisogno: mi faceva stare bene. E così sono passati due anni. Due anni in cui ho scritto poco e sperimentato tanto. Due anni di isolamento ricchi di interiorità, di dolore e di consapevolezze.

Il compleanno segna sempre svolte importanti nella mia vita e così, complice la luna piena di questi giorni, è maturata in me la consapevolezza che la trasformazione si era conclusa ed ero pronta ad aprirmi a nuovi avventurosi passaggi portando nella realtà quanto avevo appreso.
Ed eccomi qui di fronte al dilemma di come farlo. Con le parole attraverso i libri? Con seminari? con i blog? Con l'ascolto?
La scrittura ha preso svolte inaspettate conducendomi in un universo simbolico e immaginale che mi accompagna nei risvolti più reconditi dell'anima umana insegnandomi un sacco di cose. Sicuramente quello che sta emergendo è terapeutico per me, ma chi lo sa se vedrà mai la luce su carta stampata: forse è solo propedeutico al volume che verrà.
Intanto osservo la demotivazione intorno e dentro di me e scelgo consapevolmente di non farmi avvolgere da essa. 

Non è semplice resistere alla tentazione di astrarsi e non assumersi alcuna responsabilità in un mondo che cade a pezzi. La disillusione dilaga a spegnere ogni entusiamo. I cassetti colmi di sogni sono cassetti vuoti di speranze. Rinunciare è la via più semplice, quella in discesa: si procede per inerzia sopravvivendo ai problemi, scansando gli ostacoli, chiusi in un guscio protettivo di presunto "sano" egoismo. Si salvi chi può. Vivi alla giornata e godi quanto più possibile di tutto (compreso quello che non puoi permetterti): del doman non v'è certezza. 

Una luce intensa e persistente nel mio cuore illumina la ragnatela di questa demotivazione interrompendo il martellante pensiero che un filo non potrà mai cambiarne il disegno.

E' solo un filo, già, ma è il mio filo. Sono io a scegliere cosa farne. Sono responsabile delle mie scelte.  
Servirà o non servirà tessere questo filo con intensità e consapevolezza? Ritengo non sia rilevante questa domanda in relazione alla realtà che mi circonda, ma che lo sia per me stessa. E la risposta è chiara: lo è.

Nel giorno degli inevitabili bilanci arriva l'inaspettato e mi sconvolge sempre molto: un fiume in piena di auguri. 

Forse quel filo ha lasciato tracce ... non solo nel mio cuore ed è una gioia grande. Anche un solo microbico filo può fare la differenza.

Grazie infinite a tutti per gli auguri. 

Le risposte arrivano, inaspettatamente, quando si è pronti ad accoglierle. 

Oggi, in particolar modo, non posso che provare gratitudine verso quella luce interiore che può   talvolta affievolirsi, ma senza spegnersi mai.




venerdì 26 ottobre 2018

SPAZIO DI ASCOLTO

Il coraggio di ascoltarsi è per me fondamentale e proprio questo coraggio mi ha portato, negli ultimi mesi, a rivolgere l'attenzione all'interno in uno spazio di ascolto solo mio.
Non è possibile essere aperti contemporaneamente in direzioni opposte (all'esterno e all'interno) senza incorrere in un blocco energetico: per questo ho scelto di ritirarmi e integrare le dolorose esperienze riemerse e vissute in questi ultimi anni, prima di potermi  aprire al mondo con consapevolezza.
Il dolore richiede tempo e pazienza per essere elaborato: il carico emotivo che inevitabimente porta con sè deve essere trasformato per non appesantire il presente con le sue dinamiche.
Ora sono pronta a riemergere dal buco (anche se a dire il vero, devo scegliere di affrancarmi dalla dolce tentazione di rimanere nel torpore generato dal non mettersi in gioco ;-)), ma devo ancora comprendere bene come farlo.
Sono divenuta consapevole dei doni che questa maturazione interiore ha elargito e sento forte la spinta a condividerli. Non ho ancora chiarezza sulle modalità di manifestazione di questa apertura, ma sento di doverle offrire uno spazio. Uno spazio di ascolto.
Forse proprio in questo spazio è racchiusa la risposta che cerco. Uno spazio di ascolto che si rivolge all'esterno. 
Scrivendo e seguendo le associazioni che le parole stanno facendo nascere in me, mi piacerebbe creare  gruppi di ascolto, magari su tematiche diverse e con molteplici approcci perchè credo profondamente nel valore della condivisione.
Considerando che questo lavoro sarà rivolto a voi, apro il mio cuore a suggerimenti, pensieri, idee ...
Ogni spunto sarà per me preziossimo.









lunedì 22 ottobre 2018

LA MANCANZA DI SENSIBILITA'

Le parole fendono l'aria come lame affilate.
La bocca che le ha emesse 
è già occupata a produrne di nuove.
Il fiume di parole
ha dimenticato la sorgente che l'ha generato
e si autoalimenta di giudizi, rabbia e disprezzo.
La sua corrente carica di detriti
invade, distrugge, desertifica.
La bocca si volge in direzione della mente
avida di nuovi pensieri da trasmettere nell'etere
e come tante altre bocche rumoreggia indistintamente in ogni direzione.
Peccato che nessuno più l'ascolti.






martedì 16 ottobre 2018

OSSERVA E FLUISCI

Osserva e fluisci con la vita.
Non opporti alle cose che non ti piacciono,
non spingere quelle che ami.
Accogli con pazienza gli eventi,
vivili senza reagire,
regalandoti il tempo necessario a comprenderli.
Non avere fretta,
non nutrire aspettative,
non costringere il tuo percorso 
in un'unica direzione.
Mantieni integro il tuo spazio
e rispetta quello dell'altro.
Impara il coraggio di fronte alle difficoltà,
assapora la paura,
affonda nel dolore
e immergiti nella gioia
senza appartenere a nessuna emozione.
Osserva e fluisci con la vita:
basta il tempo di un respiro.







venerdì 5 ottobre 2018

ANDRA' TUTTO BENE

Andrà tutto bene
anche se andrà come deve andare
e tu non comprendi
e ti rattristi.
Andrà tutto bene
e seguirà il ritmo delle stagioni:
alla fioritura seguirà la maturazione,
alla raccolta la trasformazione.
Andrà tutto bene
perchè la vita è amore
e non teme le difficoltà:
vi si immerge per rinascere più forte.
Andrà tutto bene
anche se andrà come deve andare
e tu non comprendi 
e ti rattristi.



giovedì 4 ottobre 2018

ESSERE SENZA TESTA

Immaginate di "essere" ... senza testa. 
Le vostre scelte e le vostre priorità sarebbero le stesse?
Il sentire, il percepire, l'assaporare
diverrebbero molto importanti,
mentre aspettative, giudizi e desideri sarebbero irrilevanti.
Il benessere psico-fisico,
lo stare bene con se stessi e con gli altri
guiderebbero l'azione
alla ricerca di un'armonia interiore ed esteriore.
Essere senza testa
ci spaventa, ci sorprende, ci blocca.
Conosciamo il mondo in bianco e nero molto bene
abbiamo imparato a controllarlo e in esso ci sappiamo muovere. 
Nella nostra inconsapevolezza ignoriamo il labirinto 
nel quale ci siamo rinchiusi
dimenticando la bellezza dei colori.








martedì 2 ottobre 2018

LA PROPRIA MISSIONE

Quante volte pensiamo alla nostra vita in termini grandiosi
e immaginiamo di dover arrivare chissà dove per poterci realizzare.
Quante volte pensiamo alla nostra vita in termini grandiosi
e immaginiamo che la nostra realizzazione dipenda da un successo materiale e riconosciuto.
Quante volte pensiamo alla nostra vita in termini grandiosi
e ci affidiamo al giudizio altrui per capire chi siamo.
Quante volte pensiamo alla nostra vita in termini grandiosi
e osservandoci ci sentiamo una nullità.
Quante volte pensiamo alla nostra vita in termini grandiosi
e non riconosciamo il nostro valore.
Quante volte pensiamo alla nostra vita in termini grandiosi
e crediamo di dover fare per essere.
Quante volte.
Forse quando avremo pensato così tanto da sfiancarci
saremo in grado di smettere di arrovellarci
per vivere
con semplicità
il nostro viaggio.






giovedì 27 settembre 2018

MI TRATTENGO IN UN BUCO CONFORTEVOLE

Mi trattengo in un buco confortevole: il passato. 

Come può un buco essere confortevole? In effetti, appena mi ci trovo dentro non lo è affatto, ma lo diventa con il tempo, quando mi ci accoccolo per forza di cose e mi abituo a stare tutto raggomitolato su me stesso. Con il passare degli anni non ricordo neanche più la gioia della distensione e dell'apertura e avendo dimenticato quella percezione non tendo a ricercarla.
Ciò che si conosce bene ci fa sentire al sicuro, soprattutto quando non proviamo più lo stimolo ad esplorare altre prospettive. 
Quando ci si trova in un buco, alzare lo sguardo richiede uno sforzo di volontà consapevole e non sempre si ha l'energia, la determinazione e la costanza per compierlo giorno dopo giorno.

Mi trattengo in un buco confortevole: il passato.
E il mio presente non cambia mai.
Tutto si ripete arrotolandosi in quel buco
dove mi sono abituato a stare comodo.





mercoledì 26 settembre 2018

RISPETTO CONFORMISTA

Il rispetto conformista nasce dalle dinamiche educative e sociali con le quali siamo cresciuti. Il rispetto conformista è strettamente vincolato a ciò che "devi fare" o non "devi fare", a ciò che "devi dire" o "non devi dire" per comportarti in modo educato. 
Il rispetto conformista è una valigia che ci trasciniamo al seguito e che si fa sempre più pesante con il passare del tempo. Ci accorgiamo di trasportarla quando per un evento inaspettato e casuale ci cade sui piedi e la vediamo. A quel punto possiamo osservarla e cercare di abbandonarla, ma il filo invisibile che ci lega ad essa non ce lo permetterà obbligandoci prima o poi ad aprirla e a vagliarne il contenuto.  Solitamente la cernita scatena quella rabbia che per reazione ci trasforma in pugili provetti e provocatori. Passata la fase reattiva inizia la sedimentazione: osservo pezzo per pezzo il contenuto per valutare se mi appartiene oppure no. Un primo seme di consapevolezza è  piantato alla luce dell'oggettività che il rispettare chi non ti rispetta è assai scomodo. Le domande sorgono spontanee come bucanevi in primavera: "Perchè allora lo faccio?". Le vena autolesionistica emerge in tutto il suo splendore e poco per volta ti svela la mancanza di rispetto verso te stesso. "Acciderboli" è l'esclamazione di fronte all'immenso lavoro necessario a disgregare questo schema comportamentale.
I propositi si ergono forti e battaglieri a segnare i limiti del rispetto personale, mentre la schiera dei "devi" attacca spavalda la barricata traballante e ancora in costruzione. Le battaglie si susseguono e la parità è già un buon risultato. Ci vorrà pazienza per giungere al distacco e alla scelta consapevole, ma il percorso è visibile, seppur in salita: le cadute lo allungano, ma la forza di rialzarsi e difendere il proprio spazio lo sostiene. 
Quando la cima è alla portata, la paura sbuca improvvisa con un interrogativo che ci stende letteralmente: "Te lo meriti?". Ma questa è tutta un'altra storia.



mercoledì 19 settembre 2018

OSSERVA IL MONDO CHE GIRA

Osserva il mondo che gira.
Assaporalo.
Scegli.
Se ti va sali a bordo,
se non ti va stai.
Impara a stare con quello che c'è.
Se non ti piace
qualcosa dentro di te deve trovare accettazione.
Restare aperti
è un dono della consapevolezza
che matura giorno dopo giorno
attraversando le difficoltà.





giovedì 13 settembre 2018

IL PRENDERSI CURA

Il prendersi cura della famiglia è un lavoro a tempo pieno.
In silenzio si è presenti.
Una presenza invisibile che ascolta, accompagna, crea benessere.
Un angelo del focolare.

C'è una strana malafede nel disprezzo che circonda la figura femminile che si occupa della cura della famiglia: come se l'angelo del focolare fosse un angelo caduto in terra ad espiare la sua  colpa. Una colpa che cultura e religione hanno somministrato al femminile fin dalla nascita e in dosi massicce. Una colpa che grava sul femminile al punto da ostacolarne la libera espressione. Una colpa che rende il femminile indegno di rispetto. Una colpa creata ad hoc dall'uomo per negare la sua incompletezza.

"La visione femminile del mondo diffida delle nette demarcazioni,
perchè familiari le sono l'aurora e il crepuscolo,
quando il giorno non è solo giorno
e la notte non è solo notte"

Umberto Galimberti, Paesaggi dell'anima




martedì 11 settembre 2018

GIRO GIRO TONDO

Giro giro tondo
casca il mondo
casca la terra
tutti giù per terra.

Un giorno ti accorgi che le cose da fare sono troppe rispetto al tempo a disposizione 
e pensi alla morte 
come a quel punto d'arrivo in cui rimane solo il pensiero. 
Il pensiero delle cose da fare 
e la consapevolezza che non c'è più tempo per farle. 
Di fronte a questa realizzazione 
è più che lecito chiedersi se l'ordine di priorità 
che ha caratterizzato la nostra vita sia stato il frutto maturo di una scelta consapevole. 
Oppure no.

Giro giro tondo
casca il mondo
casca la terra
tutti giù per terra.





venerdì 31 agosto 2018

PARLANDO E ASCOLTANDO

"Parlare è affidarsi all'equivoco, è non sapere mai se la parola pronunciata è intesa dall'altro nello stesso senso in cui è stata proferita. Anche la parola di Dio non si sottrae a questa ineluttabilità. Le mille religioni che popolano la terra dicono che anche la parola di Dio non sfugge a questo destino che la consegna al potere di chi ascolta. Chiunque professa di appartenere  alla "vera" religione, professa solo di ritenere "vera" la propria interpretazione della parola di Dio.  Sottese a ogni dichiarazione di verità ci sono le strade errabonde, ora prepotenti, ora tolleranti, della propria interpretazione."

Umberto Galimberti - Paesaggi dell'anima 


Parole da leggere, da ascoltare, da interpretare. Per riflettere. Per osservarsi. Per imparare. Per rimettersi in discussione. Per crescere. Per comprendere. Per stare in silenzio.



venerdì 24 agosto 2018

IL PASSATO E I SUOI RUOLI

Spesso viviamo all'ombra del passato senza accorgercene. Questo accade perchè rinunciare ai ruoli che ci portiamo dietro significa far fronte al carico emotivo che li ha rivestiti. Non sempre abbiamo il coraggio di tuffarci nel baratro del già vissuto e ripercorrere le situazioni che ci hanno fatto soffrire  realizzando le emozioni represse che ci siamo messi in tasca.
Ammettere con noi stessi di aver provato odio, rabbia feroce, invidia ... scalfisce la nostra immagine di persone per bene, a maggior ragione quando queste emozioni sono state dirette verso gli affetti più cari.
Illudersi di non aver provato alcuna "reazione emotiva" al vissuto non porta niente di buono: congelare il sentire e stiparlo in cantina è come depositare un carico esplosivo sotto i  piedi. Questo  comportamento autoprotettivo ingrigisce le giornate con un paio di lenti scure retroattive pronte a donarci il cerino per accendere la miccia  di quel fantomatico gomitolo emotivo quando meno ce lo aspettiamo. Viaggiare armati è rischioso, per noi stessi e per gli altri. Scendere in cantina lo è altrettanto, soprattutto perchè il rinfrescare la memoria non ci rende immuni al suo dolore, ma, se vogliamo muoverci, liberi dal rischio di saltare in aria, sarà un viaggio da intraprendere.
Oltre la porta della cantina ci troveremo di fronte ai vestiti dei ruoli che ci piacciono di più: vittima, carnefice, adolescente, incapace, pretenzioso, malato immaginario, narcisista, crocerossina ... ad ognuno il suo. Il trucco sta nell'entrare in cantina non come attori protagonisti per infilarsi i costumi di scena, ma come registi del film che del nostro passato. Guardare alle immagini  con distacco ci permetterà di   osservare le emozioni dei personaggi come naturali reazioni agli eventi e di accoglierle con maggior serenità. Quando la pellicola sarà esaurita avremo maturato una visione più adulta e oggettiva dei ricordi e potremo anche perdonarci, non senza un velo di tristezza, di aver provato emozioni così potenti e distruttive e di averle trattenute. 
A questo punto i costumi di scena si dissolveranno e forti dell'esperienza e della consapevolezza generata dalla visione potremo chiudere la porta della cantina ormai svuotata dei suoi pericolosi contenuti per prepararci a girare un film di tutt'altro genere, quello che ci rappresenta.






lunedì 20 agosto 2018

EVVIVA IL CAPRO ... ESPIATORIO

Finchè capro esisterà,
le parole fluiranno all'esterno senza alcun tipo di controllo.

Disperdere la propria energia 
aiuta a non sentire
 il disagio interiore scatenato dagli eventi.

E allora ...
evviva il capro espiatorio
salvatore in terra delle anime inconsapevoli.

Evviva il capro espiatorio
protettore delle coscienze illibate.

Evviva il capro espiatorio
voragine senza fondo di ombre, paure e debolezze.

Amen.

Ralph e Cocco




giovedì 2 agosto 2018

LA SEMPLICITA' DEL QUOTIDIANO

Chi ha detto che occorra fare grandi cose per sentirsi vivi?
Chi ha detto che l'essere derivi dal riconoscimento?
Chi ha detto che l'utilità sia un valore aggiunto?
Chi ha detto che i ritmi debbano essere accelerati?
Chi ha detto che il successo sia sinonimo di realizzazione?
Chi ha detto che l'essere invisibili significhi non valere nulla?

Vivo quando sono presente in quello che faccio,
riconosco le mie potenzialità e le mie debolezze,
accolgo i miei ritmi e non ho bisogno di sentirmi utile.
Mi realizzo quando sono in armonia con me stesso
e non delego il mio benessere ad altri.







venerdì 20 luglio 2018

ESSERE COERENTE

Pensiero, sentimento e azione
si muovono in sincronia.
Manifestare la propria unicità con coerenza
è difficile.
E' difficile trovare il coraggio 
di sganciarsi dai ruoli
e muoversi controcorrente.
E' difficile trovare il coraggio
di rinunciare all'immagine che ci siamo costruiti
e abbandonare le aspettative che la sostengono.
E' difficile 
conoscersi così in profondità
da dissipare i dubbi
sulla direzione che intendiamo percorrere
e sulle scelte che siamo pronti a compiere.
E' difficile,
ma non impossibile.
Il primo passo è la ricerca della leggerezza:
ci portiamo dietro così tante zavorre mentali che il vivere non è mai stato così complicato.





martedì 17 luglio 2018

ESSERE IMPORTANTE

Essere importante per te stesso
significa osservarti con amore,
rispettarti, 
accettarti.
Essere importante per te stesso
significa riconoscere le tue paure e le tue debolezze
e abbracciarle perchè sono parte di te.
Essere importante per te stesso
significa volerti più bene
 quando le emozioni ti trascinano nell'abisso del tuo buio.
Essere importante per te stesso
significa definire il tuo spazio 
e tracciare i confini del tuo benessere.
Essere importante per te stesso
significa imparare a perdonarti con compassione.
Essere importante per te stesso
è la via solitaria verso la consapevolezza.








mercoledì 11 luglio 2018

ESSERE INVISIBILE

In una realtà di prestazioni essere invisibili richiede grande consapevolezza. 

La consapevolezza del bisogno dell'identificazione in un ruolo 
per definirsi in ambito sociale e individuale.
La consapevolezza dell'apertura e della disidentificazione.

L'accettazione dell'invisibilità
rappresenta
 la libertà di essere "normali" 
la rottura degli schemi,
la serenità del fluire.

Il dono dell'invisibilità
si realizza
solo dopo aver attraversato la tempesta del proprio vuoto.


Fotografia di Donatella Coda Zabetta
Falconeria Oropa



sabato 30 giugno 2018

OGNI LASCIATA E' PERSA

Ogni lasciata è persa.
Non ci pensare troppo,
non soppesare pro e contro
tanto poi la vita va come deve andare.

Ogni lasciata è persa.
Quando intravedi l'opportunità coglila
è lì per te.
Quando ti capita una deviazione dal percorso che ti eri prefissato
esplorala:
la bellezza del viaggio sta nel viverlo.

Ogni lasciata è persa.
Quando finisci nel fango
scrollati, rialzati e ringrazia
perchè ogni rinascita ha inizio da una caduta.

Ogni lasciata è persa.
Hai paura?
E' naturale.
La tua mente ingigantisce ciò che esula dal suo controllo.
Segui il battito del tuo cuore e abbandona la paura.
Il coraggio di ascoltarsi 
è un seme che va coltivato.





venerdì 29 giugno 2018

PROCEDERE CON LEGGEREZZA

Il peso della vita qual è?
Giudizi, aspettative e controllo
zavorrano il sentire, 
annebbiano lo sguardo
e ci affogano nel mare emotivo delle nostre insicurezze.

Procedi con leggerezza,
a piccoli passi e senza sforzo,
ascoltandoti e vivendo il momento
senza appensantirlo del passato e del futuro.


Procedi con leggerezza
a piccoli passi e senza sforzo
imparando la tolleranza, la pazienza e la compassione
verso te stesso, prima di tutto.

Procedi con leggerezza
a piccoli passi e senza sforzo
assaporando l'esperienza del tuo viaggio
e facendone tesoro.







domenica 24 giugno 2018

SCRIVI PER TE STESSO

Scrivi per te stesso.
Scrivi tanto e fallo spesso.

Lascia fluire le parole senza filtri
segui le immagini
accogli l'impossibile.

Scrivi per te stesso.
Scrivi tanto e fallo spesso.

Scrivi perchè ti fa stare bene anche quando stai male,
scrivi per approfondire il sentire,
 per comprendere e lasciar andare.  

Scrivi per te stesso.
Scrivi tanto e fallo spesso.

E se un giorno un angelo cadrà dal cielo
e uno gnomo lo troverà
scrivi del loro incontro senza timore
 e fallo per te stesso.












giovedì 21 giugno 2018

CEDERE ALLE PROPRIE DEBOLEZZE NON SIGNIFICA ACCOGLIERLE

IO SONO FATTO COSI'.

Mi è capitato spesso di sentire questa frase e di farne uno spunto di meditazione. 
Ognuno di noi è unico e nella sua unicità racchiude infinita bellezza. 
Accettarsi è fondamentale per stare bene, ma presuppone una buona dose di consapevolezza. Accogliere le proprie debolezze non significa, infatti, identificarsi con esse e cedervi in modo incondizionato. Accogliere le proprie debolezze significa saperle riconoscere per non identificarsi con esse. 

Immaginiamo di cedere alla rabbia con facilità. Se ogni volta che vivo una situazione che risuona con questa mia tendenza ad accendermi come un cerino mi identifico con la rabbia, mi trasformerò senza neanche accorgermene in un drago sputafuoco pronto a incenerire ogni cosa. 
Immaginiamo ora di essere consapevoli di questa debolezza e di impararare a riconoscere i segnali che anticipano l'esplosione della rabbia: tensione, respiro superficiale, rigidità, calore. Immaginiamo di accettare il fatto che stiamo provando rabbia senza però identificarci con l'emozione e lasciarci travolgere da essa. 
Come? Mi sento teso? Sciolgo la tensione muovendo il corpo, anche solo rigirando tra le dita un oggetto, allungo il respiro e prendo tempo allontanandomi dalla situazione o, se non fosse possibile, riduco le parole e ricerco il silenzio. Già questi piccoli espedienti eviteranno che la rabbia superi il punto critico oltre il quale diverrà incontrollabile. 
Questo approccio mi permetterà di rimanere oggettivo senza sfociare in un delirio focoso.









domenica 17 giugno 2018

LE DIFFICOLTA'

Oggi mi hanno fatto presente che spesso ripeto una frase durante i miei dialoghi:

NON ESISTONO DIFFICOLTA' CHE NON SIAMO IN GRADO DI SUPERARE

E mi sono resa conto dell'imperfezione insita nei termini uilizzati. Quel "superare", in particolare.
Continuo a pensare che le difficoltà siano sempre commisurate alle nostre forze, ma non necessariamente debbano essere "superate", intendendo con questo verbo "risolte".
Vi sono difficoltà che non possiamo risolvere, ma che abbiamo la forza di accogliere. 
Vi sono difficoltà che possono condizionare pesantemente la nostra vita fintanto che cercheremo di fare finta che non esistano o le rifiuteremo. Vi sono difficoltà che fanno parte di noi, del nostro modo d'essere.
Potremo inseguire un ideale di perfezione e perderci nella sua forsennata ricerca, ma in questo modo passeremo la vita a indossare maschere e a rivestire ruoli che non faranno che appensantire la nostra quotidianità.  Oppure potremo accettare questo tipo di difficoltà e imparare a conviverci con serenità senza forzare i limiti insiti in noi. 
A determinare il nostro approccio sarà il peso del giudizio, del nostro giudizio. 
La non accettazione della propria unicità si esaspera nel confronto e si combatte con la corsa verso una perfezione illusoria che ci distanzi meno da ciò che ci circonda. 
Non ci sfiora nemmeno l'idea che quella distanza, dettata dall'unicità, abbia un significato più profondo e sia intimamente collegata a ciò che ci circonda attraverso fili invisibili che la nostra consapevolezza non ci permette di cogliere. 
Per questo dobbiamo provare a percorrere ogni via per arrivare alla comprensione di quale sia la migliore per noi e questo passaggio richede tempo e maturazione interiore.
L'accettazione di noi stessi non ci renderà immuni da attimi di tristezza, ma ci donerà la consapevolezza di essere liberi. Le cadute umorali del confronto, a cui la società ci ha abituati perdendo di vista la ricchezza dell'unicità, diverranno così nuvole di passaggio in un cielo terso.