lunedì 31 dicembre 2018

L'ULTIMA PAGINA

Oggi scriviamo l'ultima pagina del nostro quaderno 2018.

Sfogliandolo, 
leggiamo con gioia 
i momenti belli che hanno rallegrato la nostra vita
e con tristezza 
quelli di dolore che hanno fermato il nostro tempo.
Sorridiamo
osservando i sogni che siamo riusciti a realizzare
e le difficoltà che abbiamo trovato il coraggio di superare.
Nel nostro quaderno
ci sono fogli sgualciti dalle lacrime
 fogli leggeri,
fogli densi e significativi.
Ogni foglio ci appartiene
ogni foglio racchiude una parte di noi.

Stanotte lo riporremo nel cassetto
degli anni passati
insieme alla nostra storia già vissuta.

Un quaderno nuovo ci aspetta:
sulla copertina porta scritto 2019
e ha 365 fogli bianchi da completare.

Abbiamo imparato con il tempo 
che nessun foglio può essere strappato nè riscritto.
Per questo
teniamo da conto ogni singolo foglio bianco 
e viviamolo con intensità e pienamente
senza pensare ai fogli già scritti
nè a quelli che scriveremo.
Solo così,
quando lo sfoglieremo tra un anno
potremo riporlo nel cassetto
degli anni passati
senza rimpianti.

Auguro a tutti i miei lettori
un quaderno ricco di storie e di avventure
di sogni realizzati e da realizzare.
Auguro a ognuno di voi
di vivere il presente con intensità e coraggio
con la consapevolezza
che nulla dura per sempre,
neanche il dolore.








lunedì 24 dicembre 2018

NON BASTA MORIRE UN PO' PER VOLTA, PER RINASCERE

Ebbene sì: non basta morire un po' per volta per rinascere. Non si può aspirare ad un cambiamento radicale trattenendo gli schemi del passato, anche solo in minima parte.

Si nasce nudi e così si rinasce. 
Tutto quello che ci portiamo dietro è un cuore che ha conosciuto il dolore, 
ma non vi ha messo radici, 
perchè per sua natura ricerca l'armonia.

Un'armonia profonda che si manifesta nella coerenza tra l'essere e la realtà dell'essere.
La vita è come un percorso ad ostacoli: alcuni li superiamo con facilità, altri ci fermano, altri ancora ci inducono a sopravvivere per poter procedere. Non ce ne rendiamo conto nel momento in cui li affrontiamo, ma con la maturità capita di tirare le fila della trama che abbiamo intessuto e osservarne con maggiore oggettività i nodi. Quei nodi che ancora ci legano a dolori del passato, limitando i nostri passi. Slegare quei nodi richiede coraggio e forza di volontà  perchè vi è sempre un prezzo da pagare per poterlo fare e spesso si tratta di una parte disfunzionale che dobbiamo lasciare andare.

Si nasce nudi e così si rinasce. 
Tutto quello che ci portiamo dietro è un cuore che ha conosciuto il dolore, 
ma non vi ha messo radici, 
perchè per sua natura ricerca l'armonia.

Che questo Natale sia per tutti giorno di rinascita.

Tanti cari auguri ai lettori
del
"Coraggio di ascoltarsi."

Donatella





lunedì 17 dicembre 2018

UN DONO DI CUORE




UN DONO DI CUORE


TANTI CARI AUGURI
di
BUONE FESTE!

Donatella

RISPONDERE ALLE ASPETTATIVE

Uno degli ostacoli più gravosi all'essere se stessi è quello di rinunciare a soddisfare la raffica di aspettative che l'essere sociali ci impone per via delle nostre fragilità.
Ci sono le aspettative di coloro che abbiamo abituato a conoscerci in un certo modo (come quello sempre disponibile o quello che non dice mai no, ad esempio) e poi ci sono le nostre stesse aspettative, quelle che sostengono l'immagine barriera ideale di ciò che vorremmo essere (e non siamo).
Sotto le feste il livello di aspettative si innalza in maniera vertiginosa e con esso il nostro livello di stress. Lo stare insieme diviene un gioco di equilibri, di ciò che si può o non si può fare, di ciò che si deve o non si deve fare: una volta nel gorgo è veramente difficile uscirne. Bisogna aggrapparsi con tutte le proprie forze "al bordo vertiginoso delle cose" (bravissimo Carofiglio) e resistere strenuamente alle reazioni automatiche dell'abitudine. Occorre una massiccia dose di coraggio per farlo e anche un efficace set di tappi auricolari: gli altri non apprezzeranno affatto la nostra trasformazione e noi stessi la vivremo serpeggiando tra uno slalom di sensi di colpa inimmaginabili. Eppure la libertà si costruisce poco per volta e presenta sempre un conto da pagare.
Quindi, se riusciremo a cavalcare l'aria come le renne di Babbo  Natale osservando dall'alto la famiglia riunita, nella slitta avremo con noi il dono più prezioso di tutti: la leggerezza dell'essere.

Inizia il conto alla rovescia: - 7 a Natale.
Inizia la sfida: - 7 aspettative in 7 giorni. Non sono molte, ma è un ottimo inizio.
Auguri!!!




giovedì 13 dicembre 2018

LA SCRITTURA

Ci sono periodi fertili e altri più poveri di parole. 
In realtà,  questo momento è per me denso di idee e di parole,
ma sono tutte concentrate nel mio primo romanzo. 

Non pensavo fosse una tale fatica: erroneamente credevo che scrivere romanzi fosse una passeggiata. In realtà lo è, ma a piedi e fin sulla cima dell'Everest. Per questo motivo dedico poco tempo al blog.
Abituata a scrivere saggi mi sto confrontando con un mondo che mi è totalmente estraneo sia per il linguaggio sia per il modo espressivo. Ho dovuto accantonare la capacità di sintesi che mi è propria e, gradualmente, imparare a soffermarmi sulla realtà, assaporandola, annusandola, ascoltandola, toccandola.
Per come sono fatta, è un passaggio superimpegnativo. Devo accantonare quell'oggettività che mi è costata anni di sacrifici per calarmi nella soggettività dei personaggi e da buon regista farli muovere con coerenza e logica.
Il divertimento di questa nuova avventura è fagocitato dallo sforzo necessario alla mia trasformazione, ma sento profondamente l'urgenza di quest'opera. Sono pronta a trattare argomenti delicati di cui è importante scrivere e ho scelto di farlo con il romanzo per alleggerire il peso delle parole.
Questa decisione sta ribaltando le mie percezioni e mi porta, ancora una volta, a guardare alle cose cambiando prospettiva. 

"Così in alto, così in basso" scriveva Ermete Trimegistro
e ricordo questa frase ogni singolo giorno
quando mi appresto a scrivere 
calandomi nelle dinamiche umane con tutta me stessa.







venerdì 30 novembre 2018

UN OSCILLARE DI MONDI

Un oscillare di mondi
osservo silente.
Sento l'energia vibrare, espandersi, contrarsi.
Un oscillare di mondi 
osservo silente.
Integrazione.
La leggerezza della consapevolezza.
Il peso dell'inconsapevolezza.
Un oscillare di mondi 
osservo silente.
La libera scelta e la sua manifestazione.
Il cuore perde un battito
o più d'uno,
ma non può fermare il suo movimento.
Un oscillare di mondi 
osservo silente.



Foto di Sofie Vanborm da Pexels

giovedì 22 novembre 2018

UMANI IN TRASFORMAZIONE

Avete mai fatto caso agli impercettibili cambiamenti che ci coinvolgono continuamente?

Siamo in continua trasformazione.
Ogni evento, ogni parola, ogni gesto
ha il potere di cambiare qualcosa di noi, in noi.
Possiamo aprirci alla vita con fiducia
o chiuderci ad essa per difenderci dalle nostre paure.
Possiamo crescere, maturare, metterci alla prova, sperimentare
oppure
possiamo barricarci, rinunciare, bloccarci.
Il cambiamento che ci appartiene 
è frutto delle nostre scelte,
che esse siano consapevoli o inconsapevoli.



Ad uso gratuito (CCO) - Pexels


domenica 18 novembre 2018

SIAMO ANCORA CAPACI DI PENSARE IN GRANDE?

Siamo ancora capaci di pensare in grande?
Abbiamo ancora aspirazioni e sogni nel cassetto? Crediamo ancora nella possibilità di realizzarli?

Spesso di fronte alle batoste della vita
si tende a raggomitolarsi su se stessi.
 Lo sguardo si rabbuia
e incosciamente si ingigantiscono i limiti 
rimpicciolendo le speranze.
E senza accorgercene iniziamo a volare bassi, rasoterra,
convinti che un volo più audace
renda inevitabile un disastroso atterraggio.
Così, giorno dopo giorno, ci accontentiamo della normalità
e l'assenza di significativi scossoni è già un dono.
E ci raggomitoliamo sempre più
perdendo fiducia in noi stessi e nelle nostre potenzialità.
Ed è proprio quando siamo ridotti ad un minuscolo puntino di polvere
che dobbiamo avere il coraggio di sentirci il deserto
e creare la più inenarrabile tempesta di sabbia 
a spazzare via le false convinzioni che ci limitano dal pensare in grande.

Siamo ancora capaci di pensare in grande?
Abbiamo ancora aspirazioni e sogni nel cassetto? Crediamo ancora nella possibilità di realizzarli?



Foto di Learda Shkurti da Pexels







giovedì 15 novembre 2018

SMETTI DI CERCARE LONTANO CIO' CHE HAI GIA' DENTRO E INTORNO A TE

Spesso, di fronte alle difficoltà, fuggiamo, con la convinzione che se cambieremo il mondo intorno a noi tutto si risolverà da sè. Non è mai così. Perchè le difficoltà ce le portiamo immancabilmente dietro e con grande precisione ricreeremo una realtà simile a quella da cui siamo scappati.
Questo accade perchè le difficoltà ci si parano innanzi solo quando siamo maturi per risolverle. 
Risolvere le difficoltà significa comprendere ciò che dentro di noi ha bisogno di essere elaborato. Il mondo esterno è specchio della nostra interiorità e il malessere che percepiamo di fronte alle difficoltà ha sempre origine da una nostra ferita irrisolta o da una nostra emozione repressa.
Possiamo dilazionare il momento della risoluzione rifiutando di vedere quanto sta accadendo o scappando dalle situazioni, ma torneremo inevitabilmente a scontrarci con le stesse difficoltà: esse avranno solo cambiato abito. Abbiamo lavorato bene quando di fronte alle difficoltà (che ovviamente non si dilegueranno come nelle favole con un colpo di bacchetta magica) che incontreremo non staremo più male e le vivremo con maggiore consapevolezza accettando ciò che non è in nostro potere cambiare e cambiando ciò che è in nostro potere trasformare.
Spesso frequentiamo corsi e seminari di crescita personale per imparare qualcosa che è già alla nostra portata se solo ci permettesimo di specchiarci nella realtà che ci circonda e osservassimo con onestà e trasparenza  quanto essa ci rimanda.


lunedì 12 novembre 2018

IN UNA RAGNATELA

Vi è mai capitato di sentirvi talmente imbrigliati dalle situazioni da pensare di essere finiti in una ragnatela senza alcuna via di scampo? Il ragno vi osserva, ma voi non lo vedete pur percependone la presenza. Qualunque movimento voi facciate potrebbe innervosirlo e spingerlo a ingoiarvi in un sol boccone. 
Non volevo essere macabra, ma suggerire una percezione corporea forte: quella di sentirsi con le mani e  i piedi legati. Se noi ci trovassimo in quella situazione fisica, sicuramente faremmo di tutto per liberarci delle corde che ci vincolano: sarebbe naturale almeno provarci.
Al contrario quando le corde che ci legano sono i fili invisibili delle relazioni facciamo molta più fatica ad attivarci: la paura di un ragno che potrebbe assalirci da un momento all'altro all'improvviso ci rende passivi. E se ragno e paura  fossero la stessa cosa? 
Spesso non abbiamo il coraggio di guardare alle nostre paure con trasparenza e questa scelta ha l'inevitabile risvolto di renderci vittime del nostro stesso non agire.
Della serie ...non aprite quella porta. Giusto per rimanere in tema.



Ad uso gratuito (CCO) Pexels

mercoledì 7 novembre 2018

I VICOLI CIECHI

Quando finiamo in un vicolo cieco 
è facile demoralizzarsi.
Eppure, quando finiamo in un vicolo cieco,
abbiamo la meravigliosa opportunità di reinventarci.
La strada che abbiamo intrapreso si è chiusa davanti ai nostri occhi.
Possiamo osservare passivamente il muro che abbiamo davanti, 
possiamo tornare indietro,
oppure possiamo aprire una nuova via all'interno di noi stessi.
Quando tutto intorno a noi sembra immobile
è il momento di spaziare dentro le emozioni,
è il momento di osservarci mentre sprofondiamo in esse
ed è il momento di imparare a riconoscerle.
Quando mi permetto di vedere qualcosa,
non lo sono più:
le prospettive cambiano e lasciano spazio all'essere.
Se io non sono quel muro,
non sono immobile
e posso scegliere di esplorarlo 
senza fretta e con distacco
per conoscerlo e trovare il varco che mi permetta di trascenderlo.
In fondo,
i muri che ci fermano
sono quelli che ci appartengono.



Foto di ShonEjai da Pexels


giovedì 1 novembre 2018

I NUMERI NON DEFINISCONO CHI SEI

Oggi riflettevo sui numeri. 
Fin da subito ce li siamo trovati stampati addosso: siamo nati alla tal ora del tal giorno con un peso e un'altezza ben definiti e immediatamente siamo diventati soci onorari del club dei bimbi paffutelli o di quelli mingherlini. Siamo cresciuti vestendo abiti che non sempre corrispondevano alla nostra età e utilizzando giochi studiati apposta su di essa. Abbiamo iniziato la scuola e  ci siamo iscritti di diritto ai diversi club definiti dal rendimento scolastico. Il nostro tempo ha iniziato a correre e ad essere scandito dagli impegni (scuola,  piscina, amici, giochi, tennis, piano, disegno...) e da ulteriori club di appartenenza. 
Alle medie ci siamo arrivati osservando la moltiplicazione dei numeri e dei professori e in terza  la nostra autostima galleggiava ancorata al peso dei voti che avrebbero decretato le scuole a cui avremmo potuto aspirare. 
Alle superiori il biennio ci ha visti arrancare in cerca di un'identità per prepararci al massacro annunciato del triennio e così dopo 5 anni, 18 anni compiuti e un sacco di etichette accumulate ci siamo guardati intorno confusi.
Qualcuno ha scelto di accumulare numeri universitari, qualcun altro ha iniziato a veleggiare nel mondo del lavoro tra contratti di formazione, a tempo determinato, part time, liste di disoccupazione.
E a quel punto i numeri accumulati e archiviati in ricolme valigie dalle mille etichette hanno iniziato a pesare irrimediabilmente sulle nostre vite declamandone successi, fallimenti, ferite, fragilità, paure.
E ci siamo abituati a viaggiare con le valigie al seguito.
Poi un giorno, uno speciale, di quelli dal numero indimenticabile, abbiamo scelto di viaggiare leggeri senza numeri a definirci: di colpo ci siamo sentiti nudi.
Ci siamo guardati, ci siamo chiesti chi siamo, al di là delle etichette accumulate negli anni, e non ci siamo più visti.







martedì 30 ottobre 2018

QUANDO IL CUORE VA IN LETARGO

Quando il cuore va in letargo, la luce si spegne
e lo sguardo fissa il buio antro della tana.
I pensieri si attorcigliano, si infittiscono, si involvono su se stessi.
Il corpo si irrigidisce
per resistere alle preoccupazioni e alle paure.
La tana si colma di una solitudine pesante, opaca,
senza speranza.
Quando il cuore va in letargo, la luce si spegne,
ma mai del tutto.
Ritrovare quella tenue fiammella che alberga in un angolino della tana
diviene un tenace sforzo di volontà,
sostenuto dalla fiducia in uno sguardo che conosce la vastità del cielo.
Quando il cuore va in letargo,
si appisola, sonnecchia, si riposa,
per rinascere con l'alba di una nuova primavera.


Foto di George Becker da Pexels



sabato 27 ottobre 2018

IL GIORNO DEGLI INEVITABILI BILANCI

Nel giorno degli inevitabili bilanci arriva l'inaspettato e mi sconvolge sempre molto: un fiume in piena di auguri. 
In questo fiume galleggiano barchette con a bordo persone che mi sono vicine, altre che conosco poco, persone che mi conoscono grazie ai libri che ho scritto,  amici che non frequento da tantissimo tempo, compagni di scuola, conoscenti ...
Queste barchette portano ognuna un messaggio di cuore e mi riempiono di gioia.

Da quando ho scritto  "Il ritmo del corpo" il mio cuore ha cercato il silenzio. Un silenzio, arido di parole, volto all'interno alla riscoperta di parti di me che avevo dimenticato.
Il ricordare mi ha trasformato profondamente cambiando la mia visione della realtà. Questo movimento ha aperto nuove porte e mi ha indotto a chiuderne altre, portandomi a vedere chi sono al di là dei ruoli e delle tante dinamiche del passato che diligentemente mi portavo appresso. Quando ho cercato di osservarmi dopo questo passaggio, non mi sono più vista.
Quel vuoto mi ha destabilizzato moltissimo, ma dopo un primo momento di smarrimento, ho deciso di affondarci fino in fondo e varcata la soglia della paura ho sperimentato la libertà di un mondo di possibilità. In quel mondo mi sono persa, incapace di afferrarne una a discapito delle altre e ci sono rimasta incastrata per un bel po' assaporando la dolcezza delle infinite potenzialità. In quell'universo ovattato dove tutto è possibile, ho potuto integrare la spirale dei passaggi fatti concendendomi spazio e tempo. Spesso mi è capitato di lasciare quella dimensione di solitudine e riemergere, ma poi vi tornavo perchè ne percepivo il bisogno: mi faceva stare bene. E così sono passati due anni. Due anni in cui ho scritto poco e sperimentato tanto. Due anni di isolamento ricchi di interiorità, di dolore e di consapevolezze.

Il compleanno segna sempre svolte importanti nella mia vita e così, complice la luna piena di questi giorni, è maturata in me la consapevolezza che la trasformazione si era conclusa ed ero pronta ad aprirmi a nuovi avventurosi passaggi portando nella realtà quanto avevo appreso.
Ed eccomi qui di fronte al dilemma di come farlo. Con le parole attraverso i libri? Con seminari? con i blog? Con l'ascolto?
La scrittura ha preso svolte inaspettate conducendomi in un universo simbolico e immaginale che mi accompagna nei risvolti più reconditi dell'anima umana insegnandomi un sacco di cose. Sicuramente quello che sta emergendo è terapeutico per me, ma chi lo sa se vedrà mai la luce su carta stampata: forse è solo propedeutico al volume che verrà.
Intanto osservo la demotivazione intorno e dentro di me e scelgo consapevolmente di non farmi avvolgere da essa. 

Non è semplice resistere alla tentazione di astrarsi e non assumersi alcuna responsabilità in un mondo che cade a pezzi. La disillusione dilaga a spegnere ogni entusiamo. I cassetti colmi di sogni sono cassetti vuoti di speranze. Rinunciare è la via più semplice, quella in discesa: si procede per inerzia sopravvivendo ai problemi, scansando gli ostacoli, chiusi in un guscio protettivo di presunto "sano" egoismo. Si salvi chi può. Vivi alla giornata e godi quanto più possibile di tutto (compreso quello che non puoi permetterti): del doman non v'è certezza. 

Una luce intensa e persistente nel mio cuore illumina la ragnatela di questa demotivazione interrompendo il martellante pensiero che un filo non potrà mai cambiarne il disegno.

E' solo un filo, già, ma è il mio filo. Sono io a scegliere cosa farne. Sono responsabile delle mie scelte.  
Servirà o non servirà tessere questo filo con intensità e consapevolezza? Ritengo non sia rilevante questa domanda in relazione alla realtà che mi circonda, ma che lo sia per me stessa. E la risposta è chiara: lo è.

Nel giorno degli inevitabili bilanci arriva l'inaspettato e mi sconvolge sempre molto: un fiume in piena di auguri. 

Forse quel filo ha lasciato tracce ... non solo nel mio cuore ed è una gioia grande. Anche un solo microbico filo può fare la differenza.

Grazie infinite a tutti per gli auguri. 

Le risposte arrivano, inaspettatamente, quando si è pronti ad accoglierle. 

Oggi, in particolar modo, non posso che provare gratitudine verso quella luce interiore che può   talvolta affievolirsi, ma senza spegnersi mai.


venerdì 26 ottobre 2018

SPAZIO DI ASCOLTO

Il coraggio di ascoltarsi è per me fondamentale e proprio questo coraggio mi ha portato, negli ultimi mesi, a rivolgere l'attenzione all'interno in uno spazio di ascolto solo mio.
Non è possibile essere aperti contemporaneamente in direzioni opposte (all'esterno e all'interno) senza incorrere in un blocco energetico: per questo ho scelto di ritirarmi e integrare le dolorose esperienze riemerse e vissute in questi ultimi anni, prima di potermi  aprire al mondo con consapevolezza.
Il dolore richiede tempo e pazienza per essere elaborato: il carico emotivo che inevitabimente porta con sè deve essere trasformato per non appesantire il presente con le sue dinamiche.
Ora sono pronta a riemergere dal buco (anche se a dire il vero, devo scegliere di affrancarmi dalla dolce tentazione di rimanere nel torpore generato dal non mettersi in gioco ;-)), ma devo ancora comprendere bene come farlo.
Sono divenuta consapevole dei doni che questa maturazione interiore ha elargito e sento forte la spinta a condividerli. Non ho ancora chiarezza sulle modalità di manifestazione di questa apertura, ma sento di doverle offrire uno spazio. Uno spazio di ascolto.
Forse proprio in questo spazio è racchiusa la risposta che cerco. Uno spazio di ascolto che si rivolge all'esterno. 
Scrivendo e seguendo le associazioni che le parole stanno facendo nascere in me, mi piacerebbe creare  gruppi di ascolto, magari su tematiche diverse e con molteplici approcci perchè credo profondamente nel valore della condivisione.
Considerando che questo lavoro sarà rivolto a voi, apro il mio cuore a suggerimenti, pensieri, idee ...
Ogni spunto sarà per me preziossimo.



Foto di Giftpundits.com da Pexels






lunedì 22 ottobre 2018

LA MANCANZA DI SENSIBILITA'

Le parole fendono l'aria come lame affilate.
La bocca che le ha emesse 
è già occupata a produrne di nuove.
Il fiume di parole
ha dimenticato la sorgente che l'ha generato
e si autoalimenta di giudizi, rabbia e disprezzo.
La sua corrente carica di detriti
invade, distrugge, desertifica.
La bocca si volge in direzione della mente
avida di nuovi pensieri da trasmettere nell'etere
e come tante altre bocche rumoreggia indistintamente in ogni direzione.
Peccato che nessuno più l'ascolti.



Foto di Jimmy Chan da Pexels

martedì 16 ottobre 2018

OSSERVA E FLUISCI

Osserva e fluisci con la vita.
Non opporti alle cose che non ti piacciono,
non spingere quelle che ami.
Accogli con pazienza gli eventi,
vivili senza reagire,
regalandoti il tempo necessario a comprenderli.
Non avere fretta,
non nutrire aspettative,
non costringere il tuo percorso 
in un'unica direzione.
Mantieni integro il tuo spazio
e rispetta quello dell'altro.
Impara il coraggio di fronte alle difficoltà,
assapora la paura,
affonda nel dolore
e immergiti nella gioia
senza appartenere a nessuna emozione.
Osserva e fluisci con la vita:
basta il tempo di un respiro.





Foto di Martin Damboldt da Pexels


venerdì 5 ottobre 2018

ANDRA' TUTTO BENE

Andrà tutto bene
anche se andrà come deve andare
e tu non comprendi
e ti rattristi.
Andrà tutto bene
e seguirà il ritmo delle stagioni:
alla fioritura seguirà la maturazione,
alla raccolta la trasformazione.
Andrà tutto bene
perchè la vita è amore
e non teme le difficoltà:
vi si immerge per rinascere più forte.
Andrà tutto bene
anche se andrà come deve andare
e tu non comprendi 
e ti rattristi.


Foto di Tobi da Pexels

giovedì 4 ottobre 2018

ESSERE SENZA TESTA

Immaginate di "essere" ... senza testa. 
Le vostre scelte e le vostre priorità sarebbero le stesse?
Il sentire, il percepire, l'assaporare
diverrebbero molto importanti,
mentre aspettative, giudizi e desideri sarebbero irrilevanti.
Il benessere psico-fisico,
lo stare bene con se stessi e con gli altri
guiderebbero l'azione
alla ricerca di un'armonia interiore ed esteriore.
Essere senza testa
ci spaventa, ci sorprende, ci blocca.
Conosciamo il mondo in bianco e nero molto bene
abbiamo imparato a controllarlo e in esso ci sappiamo muovere. 
Nella nostra inconsapevolezza ignoriamo il labirinto 
nel quale ci siamo rinchiusi
dimenticando la bellezza dei colori.








martedì 2 ottobre 2018

LA PROPRIA MISSIONE

Quante volte pensiamo alla nostra vita in termini grandiosi
e immaginiamo di dover arrivare chissà dove per poterci realizzare.
Quante volte pensiamo alla nostra vita in termini grandiosi
e immaginiamo che la nostra realizzazione dipenda da un successo materiale e riconosciuto.
Quante volte pensiamo alla nostra vita in termini grandiosi
e ci affidiamo al giudizio altrui per capire chi siamo.
Quante volte pensiamo alla nostra vita in termini grandiosi
e osservandoci ci sentiamo una nullità.
Quante volte pensiamo alla nostra vita in termini grandiosi
e non riconosciamo il nostro valore.
Quante volte pensiamo alla nostra vita in termini grandiosi
e crediamo di dover fare per essere.
Quante volte.
Forse quando avremo pensato così tanto da sfiancarci
saremo in grado di smettere di arrovellarci
per vivere
con semplicità
il nostro viaggio.



Foto di Daniel Ap da Pexels

giovedì 27 settembre 2018

MI TRATTENGO IN UN BUCO CONFORTEVOLE

Mi trattengo in un buco confortevole: il passato. 

Come può un buco essere confortevole? In effetti, appena mi ci trovo dentro non lo è affatto, ma lo diventa con il tempo, quando mi ci accoccolo per forza di cose e mi abituo a stare tutto raggomitolato su me stesso. Con il passare degli anni non ricordo neanche più la gioia della distensione e dell'apertura e avendo dimenticato quella percezione non tendo a ricercarla.
Ciò che si conosce bene ci fa sentire al sicuro, soprattutto quando non proviamo più lo stimolo ad esplorare altre prospettive. 
Quando ci si trova in un buco, alzare lo sguardo richiede uno sforzo di volontà consapevole e non sempre si ha l'energia, la determinazione e la costanza per compierlo giorno dopo giorno.

Mi trattengo in un buco confortevole: il passato.
E il mio presente non cambia mai.
Tutto si ripete arrotolandosi in quel buco
dove mi sono abituato a stare comodo.



Foto di Shuxuan Cao da Pexels


mercoledì 26 settembre 2018

RISPETTO CONFORMISTA

Il rispetto conformista nasce dalle dinamiche educative e sociali con le quali siamo cresciuti. Il rispetto conformista è strettamente vincolato a ciò che "devi fare" o non "devi fare", a ciò che "devi dire" o "non devi dire" per comportarti in modo educato. 
Il rispetto conformista è una valigia che ci trasciniamo al seguito e che si fa sempre più pesante con il passare del tempo. Ci accorgiamo di trasportarla quando per un evento inaspettato e casuale ci cade sui piedi e la vediamo. A quel punto possiamo osservarla e cercare di abbandonarla, ma il filo invisibile che ci lega ad essa non ce lo permetterà obbligandoci prima o poi ad aprirla e a vagliarne il contenuto.  Solitamente la cernita scatena quella rabbia che per reazione ci trasforma in pugili provetti e provocatori. Passata la fase reattiva inizia la sedimentazione: osservo pezzo per pezzo il contenuto per valutare se mi appartiene oppure no. Un primo seme di consapevolezza è  piantato alla luce dell'oggettività che il rispettare chi non ti rispetta è assai scomodo. Le domande sorgono spontanee come bucanevi in primavera: "Perchè allora lo faccio?". Le vena autolesionistica emerge in tutto il suo splendore e poco per volta ti svela la mancanza di rispetto verso te stesso. "Acciderboli" è l'esclamazione di fronte all'immenso lavoro necessario a disgregare questo schema comportamentale.
I propositi si ergono forti e battaglieri a segnare i limiti del rispetto personale, mentre la schiera dei "devi" attacca spavalda la barricata traballante e ancora in costruzione. Le battaglie si susseguono e la parità è già un buon risultato. Ci vorrà pazienza per giungere al distacco e alla scelta consapevole, ma il percorso è visibile, seppur in salita: le cadute lo allungano, ma la forza di rialzarsi e difendere il proprio spazio lo sostiene. 
Quando la cima è alla portata, la paura sbuca improvvisa con un interrogativo che ci stende letteralmente: "Te lo meriti?". Ma questa è tutta un'altra storia.



Foto di Shuxuan Cao da Pexels

mercoledì 19 settembre 2018

OSSERVA IL MONDO CHE GIRA

Osserva il mondo che gira.
Assaporalo.
Scegli.
Se ti va sali a bordo,
se non ti va stai.
Impara a stare con quello che c'è.
Se non ti piace
qualcosa dentro di te deve trovare accettazione.
Restare aperti
è un dono della consapevolezza
che matura giorno dopo giorno
attraversando le difficoltà.



Foto di George Keating da Pexels


giovedì 13 settembre 2018

IL PRENDERSI CURA

Il prendersi cura della famiglia è un lavoro a tempo pieno.
In silenzio si è presenti.
Una presenza invisibile che ascolta, accompagna, crea benessere.
Un angelo del focolare.

C'è una strana malafede nel disprezzo che circonda la figura femminile che si occupa della cura della famiglia: come se l'angelo del focolare fosse un angelo caduto in terra ad espiare la sua  colpa. Una colpa che cultura e religione hanno somministrato al femminile fin dalla nascita e in dosi massicce. Una colpa che grava sul femminile al punto da ostacolarne la libera espressione. Una colpa che rende il femminile indegno di rispetto. Una colpa creata ad hoc dall'uomo per negare la sua incompletezza.

"La visione femminile del mondo diffida delle nette demarcazioni,
perchè familiari le sono l'aurora e il crepuscolo,
quando il giorno non è solo giorno
e la notte non è solo notte"

Umberto Galimberti, Paesaggi dell'anima



Ad uso gratuito (CCO) - Pexels


martedì 11 settembre 2018

GIRO GIRO TONDO

Giro giro tondo
casca il mondo
casca la terra
tutti giù per terra.

Un giorno ti accorgi che le cose da fare sono troppe rispetto al tempo a disposizione 
e pensi alla morte 
come a quel punto d'arrivo in cui rimane solo il pensiero. 
Il pensiero delle cose da fare 
e la consapevolezza che non c'è più tempo per farle. 
Di fronte a questa realizzazione 
è più che lecito chiedersi se l'ordine di priorità 
che ha caratterizzato la nostra vita sia stato il frutto maturo di una scelta consapevole. 
Oppure no.

Giro giro tondo
casca il mondo
casca la terra
tutti giù per terra.



Foto di Bich Tran da Pexels