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martedì 7 marzo 2023

TRASFORMAZIONE

 Ogni momento della nostra vita è prezioso
e fonte di trasformazione.
In ogni passo che compiamo è racchiusa una scelta.
La direzione che intraprendiamo dipende da noi.


Foto Donatella Coda Zabetta



venerdì 27 maggio 2022

ESISTERE

 Esistere.
Cosa significa esistere?
Essere nell'esistenza, nella manifestazione.
Incarnati.

Significa scegliere. 
Scegliere di fare esperienza, di sbagliare per imparare e crescere, di sperimentare la vita per ritrovarla al centro della propria natura come espressione di sé.
Significa aggiustare, guarire, raddrizzare la mira dei propri intenti e delle proprie priorità.
Significa osservarsi, specchiarsi, ritrovarsi, riconoscersi grazie all'altro da noi.
Significa vedere e ascoltare.

Le parole a volte ci trascinano via, a percorrere labirinti fini a se stessi.
Solo se sono ancorate al cuore le parole segnano vie e colorano visioni.
Il mondo che ci circonda è lo stesso che il nostro sguardo osserva. È specchio del nostro sentire, delle nostre aspettative, dei nostri giudizi. Spesso è fin troppo diretto nel rimandarci le nostre parti più nascoste affinché possiamo vederle, riconoscerle e trasformarle.

Non vi è mondo che non sia stato immaginato.
Non vi è immaginazione confinata ad un unico mondo.



Fondotoce - Donatella Coda Zabetta



domenica 26 settembre 2021

ESSERE LIBERI

 In questo periodo si sente spesso citare la parola "libertà" e ho meditato molto a mia volta su questo termine. A mio avviso non si può riflettere sul significato di libertà senza introdurre altri due fattori: quello di scelta e di responsabilità.
Io mi sento libero quando posso scegliere e sono libero quando mi assumo la responsabilità della mia scelta. Il processo scaturisce dal nostro centro per poi farvi ritorno.
Immaginiamo la vita come un percorso in montagna: partiamo dalla valle, dalle radici del nostro albero, per arrivare in cima, ai rami carichi di frutti dello stesso. Siamo terra e siamo cielo: il nostro viaggio integra e completa le due dimensioni.
Non ci è dato creare la montagna, ma siamo liberi di scegliere i sentieri da intraprendere e assumerci la responsabilità delle nostre scelte.
Può capitare che ad un certo punto la montagna ci presenti un paesaggio impervio e carico di pericoli e difficoltà. A quel punto la nostra scelta si fa veramente difficile. Continuare il cammino è una partita al buio. Possiamo scegliere di fermarci al punto in cui siamo arrivati oppure assumerci il rischio di andare oltre, pur sapendo che stiamo per intraprendere un percorso inesplorato e dovremo assumerci la responsabilità della nostra scelta e far fronte a ciò che incontreremo lungo la via. 
Se siamo giovani non avremo dubbi: ci sentiamo carichi di energia e la nostra voglia di vivere ci sprona ad andare oltre. Scegliere di fermarsi è contro natura e una certa dose inconsapevolezza e spavalderia fanno il resto. Accettiamo la sfida e la responsabilità della scelta. La morte è troppo lontana per fare la differenza.
Se siamo nella mezza età i dubbi fanno capolino e si ergono consistenti al punto da assumere le parvenze di un labirinto in cui è facile smarrirsi in un bilancio continuo di pro e contro. Possiamo rimanere nell'impasse del nostro labirinto oppure possiamo procedere. La nostra mente fornirà giustificazioni a iosa per supportare la nostra scelta qualunque essa sia. Scelta che ci renderà liberi nel momento in cui riusciremo a operarla trascendendo il labirinto. Siamo "i tiepidi", coloro che stanno nel mezzo: la morte non è lontana, ma nemmeno vicina e il nostro attaccamento alla vita ci rende schiavi della sua ombra.
Se siamo in età avanzata, come per i giovani, la scelta è più semplice pur partendo da presupposti opposti. Le energie vacillano, ma la vicinanza della morte rende la scelta di vivere ancora più forte. Tanto vale procedere e assaporare la bellezza del paesaggio quanto più è possibile. La morte è troppo vicina per fare la differenza.
Cosa accomuna le varie età? L'impossibilità di cambiare la montagna: quella è e quella rimane. Per tutti.
Possiamo scegliere di indossare scarponcini e coraggio e procedere o possiamo fermarci ai campi base soddisfatti del percorso già fatto. La nostra scelta è libera e dipenderà dalle nostre priorità. 
Spesso sento ripetere che di fronte alla realtà non abbiamo scelta: non sono d'accordo. Anche non scegliere implica una scelta. E siamo sempre liberi di scegliere. Possiamo farlo attivamente o passivamente, ma non potremo mai accusare la montagna di limitare il nostro cammino.
La montagna è quello che ci serve per crescere, maturare e conoscerci meglio. E sono i crepacci a fare la differenza in quanto nel loro superamento è insito il salto dimensionale di cui abbiamo bisogno.



Foto di Francesco Ungaro da Pexels

mercoledì 1 settembre 2021

CHE CI FA UNA BARCA A VELA NEL FIUME?

 La piccola barca a vela si era persa. Osservava le sponde boscose alla sua sinistra e alla sua destra mentre la massa d'acqua scivolava via intorno a lei. Non le era dato vedere la sorgente né la destinazione di tutta quell'acqua che la trascinava a valle. Avrebbe voluto prendere tempo per capire qualcosa in più, ma per restare ferma doveva comunque resistere in quanto l'inerzia avrebbe comportato l'affidarsi alla corrente. La piccola barca si rese conto che non era possibile evitare una scelta. A fare la differenza era solo la consapevolezza: poteva scegliere di resistere o di non resistere alla corrente. Se issava la vela la situazione peggiorava ulteriormente: un vento forte la sferzava da più direzioni e la piccola barca rischiava di ribaltarsi. 
Doveva agire e  in fretta. E si sa che la fretta è cattiva consigliera, sempre.
La piccola barca scelse consapevolmente di resistere e prendere tempo: era un buon momento per tornare al centro e chiedersi quale fosse la direzione giusta per lei.
Fu a quel punto che vide la grande aquila volteggiare nel cielo: osservò il maestoso rapace e ne invidiò la vista acuta e distaccata; da lassù poteva certamente vedere il lungo corso del fiume e i suoi pericoli.
E mentre la piccola barca a vela si dilettava in queste meditazioni, si illuminò. 
Aveva importanza sapere? Le avrebbe evitato secche e cascate lungo il percorso? O avrebbe potuto evitare la fine del viaggio?
Probabilmente avrebbe prestato più attenzione, ma al di là di questo solo l'interrompere il viaggio l'avrebbe messa al riparo dai pericoli (o questa era la sua illusione?).
La soluzione si celava nella consapevolezza della scelta. Solo in questo modo la piccola barca sarebbe stata in grado di accettare le difficoltà della via che aveva scelto assumendosene la responsabilità.
Era pronta a riprendere il viaggio e a seguire il corso del fiume. Lentamente. Con i suoi tempi.
Godendo della bellezza del paesaggio e del presente, consapevole delle sue scelte e delle sue fragilità.



Foto di Oziel Gómez da Pexels



giovedì 22 novembre 2018

UMANI IN TRASFORMAZIONE

Avete mai fatto caso agli impercettibili cambiamenti che ci coinvolgono continuamente?

Siamo in continua trasformazione.
Ogni evento, ogni parola, ogni gesto
ha il potere di cambiare qualcosa di noi, in noi.
Possiamo aprirci alla vita con fiducia
o chiuderci ad essa per difenderci dalle nostre paure.
Possiamo crescere, maturare, metterci alla prova, sperimentare
oppure
possiamo barricarci, rinunciare, bloccarci.
Il cambiamento che ci appartiene 
è frutto delle nostre scelte,
che esse siano consapevoli o inconsapevoli.



Ad uso gratuito (CCO) - Pexels


mercoledì 26 settembre 2018

RISPETTO CONFORMISTA

Il rispetto conformista nasce dalle dinamiche educative e sociali con le quali siamo cresciuti. Il rispetto conformista è strettamente vincolato a ciò che "devi fare" o non "devi fare", a ciò che "devi dire" o "non devi dire" per comportarti in modo educato. 
Il rispetto conformista è una valigia che ci trasciniamo al seguito e che si fa sempre più pesante con il passare del tempo. Ci accorgiamo di trasportarla quando per un evento inaspettato e casuale ci cade sui piedi e la vediamo. A quel punto possiamo osservarla e cercare di abbandonarla, ma il filo invisibile che ci lega ad essa non ce lo permetterà obbligandoci prima o poi ad aprirla e a vagliarne il contenuto.  Solitamente la cernita scatena quella rabbia che per reazione ci trasforma in pugili provetti e provocatori. Passata la fase reattiva inizia la sedimentazione: osservo pezzo per pezzo il contenuto per valutare se mi appartiene oppure no. Un primo seme di consapevolezza è  piantato alla luce dell'oggettività che il rispettare chi non ti rispetta è assai scomodo. Le domande sorgono spontanee come bucanevi in primavera: "Perchè allora lo faccio?". Le vena autolesionistica emerge in tutto il suo splendore e poco per volta ti svela la mancanza di rispetto verso te stesso. "Acciderboli" è l'esclamazione di fronte all'immenso lavoro necessario a disgregare questo schema comportamentale.
I propositi si ergono forti e battaglieri a segnare i limiti del rispetto personale, mentre la schiera dei "devi" attacca spavalda la barricata traballante e ancora in costruzione. Le battaglie si susseguono e la parità è già un buon risultato. Ci vorrà pazienza per giungere al distacco e alla scelta consapevole, ma il percorso è visibile, seppur in salita: le cadute lo allungano, ma la forza di rialzarsi e difendere il proprio spazio lo sostiene. 
Quando la cima è alla portata, la paura sbuca improvvisa con un interrogativo che ci stende letteralmente: "Te lo meriti?". Ma questa è tutta un'altra storia.



Foto di Shuxuan Cao da Pexels

martedì 29 maggio 2018

CONFUSIONE

Quando la confusione ci circonda
è difficile non esser confusi.
In fondo quello che è intorno a noi è dentro di noi.
In questo momento di grande instabilità
la chiarezza interiore fa la differenza.

Le domande che ci possono aiutare a comprenderci meglio sono semplici:

Cosa voglio io?
Quali sono le mie priorità?
Cosa sono disposto a fare per perseguirle?
Le mie scelte tutelano solo me stesso o anche gli altri?

Le risposte possono essere immediate o mandarci in crisi.
Se sono immediate è bene scriverle e osservarle:
sono coerenti?
Se non sappiamo cosa rispondere è bene rifletterci.

Quando si hanno le idee chiare
una realtà confusa
diventa un esercizio di consapevolezza
volto a mantenere oggettività e coerenza con se stessi.

"Sii il cambiamento che vuoi veder avvenire nel mondo"
diceva Gandhi.



Ad uso gratuito (CCO) - Pexels



sabato 28 aprile 2018

L'ESPLOSIONE

Ci sono giorni in cui il cuore scalpita come un purosangue imbizzarrito.
La gabbia toracica si fa stretta
e la ricerca di nuovi orizzonti amplia lo sguardo oltre il visibile.
Sono i giorni in cui le emozioni sono fuori controllo
si mescolano, si integrano, esplodono.
Sono i giorni della trasformazione e della scelta.
I sentimenti segnano la via
le emozioni, distratte, li seguono 
e il cuore ride.





lunedì 22 gennaio 2018

SCEGLIERE CHE STRESS!

Ecco ci siamo.
Sono di fronte ad una scelta importante.
Respiro,
ma la mente mi affoga nel dubbio,
acuendo la mia insicurezza.
Pro e contro si intercalano nei pensieri
spostando l'ago della bilancia 
prima a destra e poi a sinistra:
volgo lo sguardo da una parte all'altra 
e  mi sento smarrito.
Respiro,
cosa voglio?
Non lo so,
non ho le idee chiare
e vago tra le aspettative
a vagliarne il peso.
Respiro,
mi lascio andare
sorrido.
La scelta è solo la punta del mio iceberg.
Realizzo la mia rigidità,
la mia abitudine a tacitare il sentire,
 a nasconderlo.
Ho perso il filo invisibile della mia essenza.
Respiro,
chi sono io?
Ecco ci siamo.
Sono di fronte ad una domanda importante.








mercoledì 17 gennaio 2018

CRESCERE CHE FATICA!

La crescita è una scelta. 
Posso scegliere di diventare adulto o di rimanere per sempre un bambino.
Posso scegliere di assumermi le mie responsabilità o di continuare a delegarle ad altri.
Posso scegliere la libertà o la dipendenza.
La libertà è un percorso in salita,
la dipendenza è una via in discesa:
apparentemente l'una ha un prezzo molto alto,
mentre l'altra sembra facile e gratuita:
fino alla fine,
quando la prospettiva cambia.





giovedì 7 dicembre 2017

LA LIBERTA' DI SCEGLIERE

Quando leggo un libro e una frase mi colpisce per la sua intensità, mi piace condividerla. Così oggi tocca a Berlin, la trilogia di Fabio Geda e Marco Magnone:

"Dev'esserci un momento in cui la gente comincia a morire.
No, non a morire, a fare qualcosa di meno coraggioso, di meno eroico: sbiadire.
All'inizio succede piano, parte da un polso, da una caviglia, 
da un punto dietro alla testa facile da coprire con i capelli.
Nessuno se ne accorgerà per molto tempo.
Ma è da lì che tutto ciò che ti sembra bello, e valoroso, e nobile, e puro, finisce."


Queste poche parole hanno una grande profondità e credo in qualche modo  abbiamo sfiorato un po' tutti, almeno una volta nella vita, in un momento di particolare scoramento, dolore o  tristezza. Un momento importante, decisivo per la potenzialità di scelta in esso racchiuso. La scelta di abbandonarsi ad esso o quella di rinascere, lasciando andare  una parte di noi stessi legata al passato. In questa decisione si manifesta la consapevolezza o l'inconsapevolezza che abbiamo scelto di vivere.

sabato 14 ottobre 2017

OGNI FINE E' UN NUOVO INIZIO

Ogni Fine è un nuovo Inizio. 
Dura da accettare, ma è proprio così. 
Perchè fatichiamo così tanto ad accettarlo? 

Perchè  noi umani dal freno a mano tirato tendiamo a focalizzarci solo sul senso di mancanza che la fine di qualcosa genera in noi. Non riusciamo a guardare oltre. Resistiamo tenaci all'idea del cambiamento, rafforzando la percezione distorta che la fine di qualcosa coincida con la morte, il buco nero che tutto inghiotte senza curarsi dei nostri sentimenti. Sarebbe sufficiente aprire il grandangolo, per comprendere che non è così. Il cambiamento è vita, mentre è la staticità dell'immobilità delle cose sempre uguali ad avvicinarci maggiormente alla morte. Una morte lenta e inesorabile dei giorni sempre uguali a se stessi. Eppure noi consideriamo l'abitudine stabilità e ritroviamo in essa la bara in cui accomodarci al riparo dagli scherzi della vita. Gente strana noi umani che abbiamo fatto del parcheggio il viaggio. Un viaggio che si ferma ancor prima di cominciare perchè ciò che non conosciamo ci spaventa da morire (!!! battutaccia). Ed ecco il guerriero difensore del tutto uguale ergersi a menar fendenti a qualsivoglia tentativo di innovazione e la mente, sua alleata, a supportarne l'intento con giudizi, giustificazioni e paure. Così nascono le resistenze, le nostre strenue resistenze al cambiamento e la fatica dello scontro.
Non ha più importanza il fatto che l'abitudine mi crei disagio e mi prosciughi energeticamente, il fatto che io sia cambiato e le situazioni debbano supportare la mia trasformazione: ho talmente paura che me la faccio sotto e preferisco lo status quo delle cose sempre uguali. Se poi gli altri si permettono di giudicare ogni presa di posizione differente dall'abitudine, il gioco è fatto. Sono morto in partenza: al mio guerriero difensore del tutto uguale e alla mia mente si allea pure il pubblico del mio teatrino personale. Le forze scemano e mi accascio al suolo di fronte ad un esercito di tal portata.
Risultato? Ingoio rospi, rane  e raganelle e continuo imperterrito a fare come ho sempre fatto.
Fino al crollo psico-fisico. A quel punto, però, sono oggettivamente senza forze e cambiare le cose diviene molto più complicato.
Ribaltiamo lo schema. Se una responsabilità che  ho scelto in passato diviene un peso intollerabile per via della mia trasformazione e diviene una responsabilità espansa che si disperde su chi mi sta intorno (e non l'ha scelta) è importante prenderne consapevolezza e trovare il coraggio di ammetterlo con se stessi. Le scelte che operiamo consapevolmente sono necessarie alla nostra crescita e va da sè che cambiano nel tempo. Il movimento fa parte della vita e dell'evoluzione personale e nel momento in cui ci blocchiamo, rinunciamo al viaggio che abbiamo intrapreso con la nascita. Un po' come scegliere di restare sempre bambini perchè le responsabilità ci fanno paura o ci richiedono un impegno di cui non vogliamo farci carico. 
Se la vita si sviluppa nel movimento vi è un significato più profondo di quanto le nostre menti dal freno tirato possano comprendere. Il nostro viaggio è allo stesso tempo il viaggio di chi amiamo, di chi ci accompagna, di coloro che incontriamo e di coloro che semplicemente incrociamo o vediamo da lontano. Ogni viaggio ha un suo percorso ben preciso ed ognuno è responsabile solamente del proprio viaggio personale (mentre a volte ci espandiamo così tanto - al contrario di coloro che scelgono l'infanzia come modo d'essere - da sentirci responsabili per il mondo intero). Gli eventi e i cambiamenti si sviluppano sempre per il nostro sommo bene, per indurci a scegliere e andare oltre: avendo dimenticato la fiducia in un progetto più grande, ci limitiamo a guardare il tutto con un macroobiettivo focalizzato sul nostro essere vittime e così non riusciamo più a cogliere il senso di quanto sia naturale che la fine di qualcosa sia semplicemente un nuovo inizio. Per noi e per gli altri.





mercoledì 21 giugno 2017

ESSERE ACCOMODANTI

Quante volte ci è capitato di lasciar correre ed essere accomodanti per non dover affrontare situazioni scomode? Quante volte abbiamo permesso all'indifferenza di passare sopra a quello che provavamo? Quante volte abbiamo avuto paura di proferire dei salvifici no o di esprimere il sentire? Quante volte abbiamo ingoiato rospi convinti fosse la cosa migliore da farsi in modo inconsapevole prima e in modo consapevole successivamente?
Quando a dirigere l'agire è l'inconsapevolezza solitamente la vita ci porta a prendere delle sonore legnate per farci crescere e stimolare una presa coscienza. In seguito alla consapevolezza si tratta di scelta. Che questa scelta sia supportata da mille pippe mentali (devo accettare l'altro per quello che è, non posso cambiare la situazione, è inutile perdere  tempo, non serve a nulla ...) poco importa: a fare la differenza è sempre il rispetto verso noi stessi. 
Quando il rispetto verso se stessi viene a mancare sono grane; la mente può anche mettercela tutta ad illudermi del contrario, ma il corpo mi rimanderà sicuramente uno stato di disagio. Lo stomaco inizierà a bruciare, i pensieri lotteranno nella scatola cranica dando vita ad un feroce mal di testa, diventerò rigido come un baccalà dietro una facciata farlocca di impassibilità. Questo sul momento. Successivamente mi porterò dietro uno strascico bruciante che mi avvelenerà il ricordo, fino al prossimo episodio. Sì perchè poi ci si abitua ad essere accomodanti. Fino al punto di non ritorno, quando il corpo stufo di essere un divano si ribella e urla il suo disagio. 
Allora inizia la fase "brontolo". Sparo a raffica tutto quello che non va senza alcun limite e quando non  voglio prender parte alla guerra mi allontano. La fase "brontolo" è propedeutica alla studio:"Impara a rispettarti." La fase "brontolo" arriva scintillante come un fuoco artificiale e lascia gli abituali occupanti del divano (quello relativo all'immagine accomodante) di stucco. La reazione è immediata e la rivendicazione del posto a sedere anche. La fuga del "divano" è un barbatrucco e il suo falò l'atto finale della commedia.
Dopo l'indispensabile fase "brontolo" arriva la fase "torniamo al centro che è meglio". Il vuoto intorno ha fatto terra bruciata rendendo l'assenza di spazio sperimentata dal divano, una landa sconfinata e solitaria. E così si impara a discernere quando tacere, quando porre i sani limiti del rispetto, quando parlare, quando allontanarsi, quando fronteggiare la situazione, quando esprimere il sentire. Con consapevolezza.
Gente strana noi umani intercambiabili.


venerdì 9 giugno 2017

ASCOLTO LE EMOZIONI

Ascolto le emozioni.
Il respiro mi rimanda agitazione:
è corto e trattenuto.
Ascolto l'agitazione:
non sono in pace con me stessa, 
qualcosa turba la mia serenità,
percepisco un blocco.
Affondo nell'immobilità che il mio stomaco mi trasmette.
Assenza di libertà e di movimento
vincolano l'agire:
mi sento in colpa.
Il cuore accoglie ciò che la mente giudica
e si crea la stasi.
Respiro profondamente.
Ascolto le emozioni.
Le spalle diventano pesanti:
sento la responsabilità di disgregare gli schemi.
Sciolgo la tensione con il movimento e respiro, profondamente.
La mente tace, ma percepisco la stanchezza del corpo e la sua rigidità.
La paura ha fatto il suo ingresso trionfale
e le preoccupazioni la circondano.
Respiro e faccio spazio alla consapevolezza.
Ci sono scelte nella vita
che richiedono coraggio.
Il coraggio di essere se stessi.


mercoledì 31 maggio 2017

CHI NON HA MAI SBAGLIATO ALZI LA MANO

Chi non ha mai sbagliato, alzi la mano. Proprio così. Ci accade spesso, quando facciamo degli errori, di dimenticare che stiamo vivendo per fare esperienza e che i Mr & Miss Perfettini non esistono. Tutti abbiamo i nostri scheletri nell'armadio, le nostre ombre, le nostre paure e debolezze: certo c'è chi non le riconosce e si sente onnipotente e nel ricco mondo delle unicità individuali vi è ampio spazio per tutti, anche per coloro che in vita scelgono l'immobilità di un ruolo.
Quindi, quando capita di non imbroccarla per niente, è inutile sentirsi un fallimento e piangersi addosso riducendo l'autostima ad uno straccetto stracciato. E', al contrario, alquanto efficace chinare il capo, fare lezione di umiltà, riconoscere il proprio errore, comprenderlo, estrapolare l'insegnamento allegato facendone tesoro per poi lasciar andare ferite, orgoglio, ego, dolore e pippe mentali. Insomma in parole povere, assumersi la responsabilità dei propri scivoloni e rialzarsi più forti interiormente. E mi raccomando, non prendete ad esempio gli svicolatori professionisti dello scarica-barile (di solito si accompagnano agli onnipotenti!!!).
Dobbiamo essere consapevoli che possiamo sempre e solo fare del nostro meglio. Se la nostra scelta si è rivelata un buco nero significa che eravamo pronti per l'esperienza buco nero. Il fondo di un buco nero è sempre un buon punto di partenza per la crescita, a meno che si decida di arredarlo e farne dimora stabile prediligendo una situazione di comodo alla risalita: al bando le lamentele, però, sempre di scelta si tratta.
Gli scalatori provetti (quelli della via in salita) si accorgeranno che le difficoltà del percorso rinforzano il corpo e lo spirito: di fronte ad un'esperienza similare, la seconda volta, saranno più oggettivi e pronti per un buco differente  ;-) (scherzavo!!! Mica tanto).

Vignetta di Cavezzali





martedì 25 aprile 2017

BUFALE IN CORSA ...

"Anche se la dicono cinquanta milioni di persone,
una sciocchezza è sempre una sciocchezza".
Anatole France



Ciò che è vero per il capobranco è vero anche per il gregge che lo segue.
La mancata assunzione di responsabilità personale porta alla rinuncia ad un proprio discernimento.
L'affidarsi totalmente è donare il proprio potere personale all'altro.
Lamentele e feroci giudizi a posteriori 
 sono rivolti a chi li proferisce 
e, senza rendersene conto, li proietta all'esterno.

venerdì 24 febbraio 2017

CAMMINANDO CON LA VITA

"La saggezza non si riceve, 
bisogna scoprirla da sè dopo un percorso che nessuno può fare per noi,
nè può risparmiarci, 
perchè è un modo di vedere le cose."

Marcel Proust

Il percorso è rappresentato dai nostri passi nella vita. 
Passi a volte inconsapevoli, altre volte consapevoli. 
Passi stimolati dalla memoria e passi guidati dal discernimento. 
Passi ripetuti e sicuri, passi incerti e traballanti. 
Passi in salita e passi in discesa. 
Passi nel buio della notte e passi illuminati dal sole.
Ogni passo compiuto ci appartiene e crea la nostra storia. 
Una storia che si ripete o una storia che si apre all'invisibile. 
Ogni nostro passo porta con sè dolori, paure, debolezze, ma anche esperienze, forza e coraggio. 
Il nostro modo di vedere le cose determinerà i passi del presente.
Se cammineremo voltati all'indietro ci sentiremo sicuri e protetti, 
ma non ci renderemo conto della contraddizione del nostro procedere. 
Se cammineremo con lo sguardo in avanti ed il cuore aperto ogni passo segnerà nuove vie.

Tu come hai scelto di camminare con la vita?

venerdì 17 febbraio 2017

IL SILENZIO DEL NON DETTO

Il silenzio del non detto ti avvolge come una nebbia,
offusca la percezione
e ti carica di pesi.
Il silenzio del non detto filtra l'ascolto 
e lo conduce a percorrere i binari di una memoria alterata dal dolore.
Il silenzio del non detto blocca la libera scelta
e ferma la vita.
Il silenzio del non detto rappresenta la resa incondizionata ad un destino già scritto. 



giovedì 5 gennaio 2017

IL BRANCO, IL GREGGE E NOI


Circa la fusione dell'individuo nel gruppo e della coscienza egoica nell'inconscio, riportiamo un'interessante osservazione di W. Trotter a proposito del gregge:

La reazione appropriata dell'individuo è di rispondere a un impulso ricevuto dal gregge e non direttamente al motivo reale di allarme. Sembra sia in questo modo che l'individuo è posto al riparo dal provare un'emozione paralizzante di paura, la quale può raggiungerlo soltanto nella forma della passione attiva e formidabile del panico.
....

Sebbene l'interpretazione teleologica di Trotter sia opinabile, dato che la reazione collettiva può anche indurre l'individuo a mettersi in situazioni pericolose o addirittura esiziali, tuttavia il fenomeno merita di per sè attenzione. Nella situazione originaria ogni componente del gruppo è sintonizzato più sul gruppo che non sul mondo esterno; esso è orientato verso il gruppo, dal quale dipende per le sue reazioni. Non è tanto l'individuo che determina direttamente il suo rapporto con il mondo esterno, quanto piuttosto l'entità immaginaria "gruppo" che si incarna nel capo o, tra gli animali, nell'animale guida, la cui coscienza supplisce a quella dei componenti del gruppo.




Questo estratto di Neumann mi ha fatto ricordare le esperienze più volte vissute durante la stesura della mia tesi osservando il comportamento dei daini. Il daino dominante è l'animale che permette al branco di pascolare con tranquillità mantenendosi vigile e attento. Esso utilizza la coda, come segnale facilmente visibile e adottabile, per avvisare il branco di un eventuale pericolo (la coda smette di muoversi spontaneamente e si mantiene fissa e orizzontale) o della necessità della fuga (la coda viene sollevata verticalmente mostrando la zona bianca e nera). Appena il segnale viene dato, tutto il branco lo adotta e reagisce di conseguenza.
Leggere le parole di Neumann mi ha fatto ripensare a questo comportamento istintivo e a come la natura abbia adottato, nella sua semplicità, un modo per tutelare la collettività attribuendo il ruolo di dominante all'animale più forte ed evolutivamente più adatto.
Se osservo la scena nuovamente, è evidente quanto l'entità immaginaria gruppo si affidi con totalità alla coscienza dell'animale dominante. Il gruppo svolge un ruolo in qualche modo "passivo" rispetto all'animale guida "attivo".
Dove voglio andare a parare? Sugli umani naturalmente.
Quella frase "la coscienza del capo supplisce a quella dei componenti del gruppo" mi sembra quanto mai attuale. La passività del gruppo dinnanzi alle scelte di colui che è stato eletto "capo" o "guru" di turno crea un'energia difficilmente scalfibile. Il singolo, appartenente al gruppo, che contesta la scelta opinabile del "capo" di turno, viene solitamente espulso o escluso dal gruppo dai membri dello stesso.
Possiamo osservare la passività di cui sopra nella nostra quotidianità tante volte: nella famiglia, nella scuola, nell'ambiente lavorativo, politico o religioso. Come se la scelta di un punto di riferimento carismatico, fosse intimamente collegata alla rinuncia alla propria capacità di discernimento. Come mai questo avviene? Forse  questo comportamento prese forma proprio per le ragioni di cui sopra, ma con lo sviluppo della coscienza dell'individuo, a mio avviso, continua ad essere radicato per motivi differenti, quali la paura ad assumersi la responsabilità di una scelta o una diminuita capacità di discernimento. Senza accorgercene, tendiamo ad assumere comportamenti sempre più passivi e slegati dalla fisicità (la tecnologia ha facilitato e sostituito molte attività fisiche legate alla quotidianità - lavare i piatti, ad esempio, o andare a piedi o in bicicletta), allontanandoci sempre più dal contatto con il nostro corpo. Per supplire a questa carenza di movimento, vi è poi la tendenza a praticare attività aerobiche intense che non facilitano a loro volta un ascolto del corpo. Questo distacco dalla fisicità ha permesso alla mente di prendere il sopravvento, allontanandoci dallo strumento più adatto a filtrarla: il corpo. Una mente molto attiva e non filtrata dal sentire non ha come priorità il benessere psico-fisico, ma la ricerca della "felicità" attraverso il soddisfacimento di desideri ed aspettative: questa attitudine può creare confusione per il labirintico sistema del nostro modo di pensare. E quando siamo confusi, diventiamo passivi: non abbiamo chiarezza sulle scelte da attuare per i troppi elementi in esse coinvolti e ci blocchiamo. (E' infatti il corpo a rimandarci con naturale spontaneità: questo ti fa stare bene, quest'altra cosa non ti fa stare bene, rendendo la scelta semplice e diretta.) Il blocco crea passività ed essa richiama altra passività: inevitabilmente la non scelta  è comunque una scelta che regala il nostro potere personale ad altri. L' affidarsi al "capo" di turno incrementa così l'atteggiamento passivo e ci rende  schiavi del sistema che noi stessi abbiamo creato.
Gente strana noi umani.

Questo blog non è semplice, lo so bene. L'intento con cui è stato scritto è quello di offrire spunti di riflessione personale e di dialogo. Mi piacerebbe conoscere il vostro punto di vista.



lunedì 2 gennaio 2017

E' INIZIATO UN NUOVO ANNO

Un nuovo anno di buoni propositi.
Un nuovo anno carico di aspettative e desideri.
Un nuovo anno denso di significati.
Un nuovo anno, una nuova illusione.
Ormai viviamo al futuro
proiettati su ciò che vorremmo cambiare
senza aver la forza di cambiarlo veramente.
Scappiamo da un passato che ci sta stretto 
e ci scrolliamo da un presente difficile
sognando un futuro migliore.
Ci accontentiamo di una vita virtuale
semplice da cancellare, modificare o alleggerire con un pensiero illuminato.
E così è iniziato il 2017.
Con la rabbia della frustrazione, della violenza e del disagio.
Rabbia di fuoco a incendiare le menti e inaridire i cuori.
Non esiste un domani di cambiamento.
La trasformazione avrà inizio
quando prenderemo in mano le redini del nostro presente
senza perderci in voli pindarici.
La trasformazione avrà inizio
quando utilizzeremo il fuoco di quella rabbia
per bruciare i vecchi schemi e le abitudini che ci ostacolano e ci limitano.
La trasformazione avrà inizio
quando l'energia di quel fuoco sarà intento e realizzazione.
Sono le piccole cose a fare la differenza,
basta iniziare.