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giovedì 27 aprile 2023

lunedì 24 aprile 2023

L'INQUIETUDINE

 Esperire l'inquietudine 
porta a comprendere quali siano le nostre aspirazioni.
Accogli il sentire senza "fare":
lascia che si approfondisca e ti destabilizzi.
Il cuore riconosce bisogni e carenze e si prodiga per colmarli.








martedì 21 marzo 2023

FARE RETE

 Espandi il tuo essere oltre gli interessi materiali e fai rete.
Fare rete significa apportare il proprio contributo ad un progetto
riconoscendo l'importanza di ciascun partecipante 
e accogliendo, con umiltà, quanto già è stato fatto 
per espanderlo e illuminarlo.
Non è possibile creare ex novo in quanto tutto già esiste:
può solo trovare forma.
E la forma viene plasmata dal cuore di chi è pronto a mettersi in gioco.



Foto Donatella Coda Zabetta

mercoledì 9 dicembre 2020

IL NATALE DI CAGLIOSTRO - LA CASA DI SABBIA ONLUS

 Oggi voglio dedicare il post a "La casa di sabbia Onlus", un'Associazione a cui sono molto affezionata, nata per sostenere le famiglie con bambini disabili gravi.
"La casa di sabbia Onlus" ha preso vita dalla storia di Hervé, un bambino nato ad Aosta il 7 Novembre 2014 con una malattia rara che lo rende completamente invalido e che, a oggi, non ha diagnosi.
Hervé, e tanti altri bambini come lui, sono assistiti prevalentemente dai genitori, perché in Italia non si è ancora riusciti a creare un modello di cure a domicilio. Per queste famiglie è una lotta quotidiana avere assistenza a casa, un'ora di fisioterapia o un infermiere a scuola e spesso non ce la fanno ad affrontare la stanchezza, l'isolamento e il senso di abbandono generati dalla mancanza di soluzioni adeguate da parte del sistema socio-sanitario italiano.
Per questo i genitori di Hervé hanno deciso di fondare "La casa di sabbia Onlus" e io ne ammiro la forza, il coraggio e il grande cuore. 
Le attività de "La casa di sabbia Onlus" sono tante e spaziano dalla sensibilizzazione sul tema delle cure a domicilio, alla consulenza e tutela legale , all'elaborazione di modelli innovativi e alla promozione di studi e ricerche.
Per Natale la sorella maggiore di Hervé, Anais, in collaborazione con Alessia Pellegrini ha scritto una meravigliosa storia che ha come protagonisti lei, il suo fratellino e l'inconfondibile Cagliostro, il loro gatto a tre zampe color inchiostro, che non vede l'ora di conoscere Babbo Natale.
E' un libro bellissimo con delle splendide illustrazioni. Lo potete acquistare su Amazon (Il Natale di Cagliostro) o saperne di più consultando il sito de La casa di sabbia Onlus.

Ci sono libri 

che nascono dal cuore per germogliare e fruttificare in altri cuori:

"Il Natale di Cagliostro" è uno di questi. 










lunedì 24 dicembre 2018

NON BASTA MORIRE UN PO' PER VOLTA, PER RINASCERE

Ebbene sì: non basta morire un po' per volta per rinascere. Non si può aspirare ad un cambiamento radicale trattenendo gli schemi del passato, anche solo in minima parte.

Si nasce nudi e così si rinasce. 
Tutto quello che ci portiamo dietro è un cuore che ha conosciuto il dolore, 
ma non vi ha messo radici, 
perchè per sua natura ricerca l'armonia.

Un'armonia profonda che si manifesta nella coerenza tra l'essere e la realtà dell'essere.
La vita è come un percorso ad ostacoli: alcuni li superiamo con facilità, altri ci fermano, altri ancora ci inducono a sopravvivere per poter procedere. Non ce ne rendiamo conto nel momento in cui li affrontiamo, ma con la maturità capita di tirare le fila della trama che abbiamo intessuto e osservarne con maggiore oggettività i nodi. Quei nodi che ancora ci legano a dolori del passato, limitando i nostri passi. Slegare quei nodi richiede coraggio e forza di volontà  perchè vi è sempre un prezzo da pagare per poterlo fare e spesso si tratta di una parte disfunzionale che dobbiamo lasciare andare.

Si nasce nudi e così si rinasce. 
Tutto quello che ci portiamo dietro è un cuore che ha conosciuto il dolore, 
ma non vi ha messo radici, 
perchè per sua natura ricerca l'armonia.

Che questo Natale sia per tutti giorno di rinascita.

Tanti cari auguri ai lettori
del
"Coraggio di ascoltarsi."

Donatella





martedì 30 ottobre 2018

QUANDO IL CUORE VA IN LETARGO

Quando il cuore va in letargo, la luce si spegne
e lo sguardo fissa il buio antro della tana.
I pensieri si attorcigliano, si infittiscono, si involvono su se stessi.
Il corpo si irrigidisce
per resistere alle preoccupazioni e alle paure.
La tana si colma di una solitudine pesante, opaca,
senza speranza.
Quando il cuore va in letargo, la luce si spegne,
ma mai del tutto.
Ritrovare quella tenue fiammella che alberga in un angolino della tana
diviene un tenace sforzo di volontà,
sostenuto dalla fiducia in uno sguardo che conosce la vastità del cielo.
Quando il cuore va in letargo,
si appisola, sonnecchia, si riposa,
per rinascere con l'alba di una nuova primavera.


Foto di George Becker da Pexels



martedì 22 maggio 2018

UNA VITA, TANTE VITE

Camminano nella vita tante parti di me:
la bambina che sono stata,
l'adolescente,
la donna.
Camminano nella vita tante parti di me
immerse nei ruoli che nel tempo ho ricoperto.
Camminano nella vita tante parti di me:
voltandomi indietro le osservo 
riconoscendo le cadute, le esperienze, i successi.
Camminano nella vita tante parti di me
e nel presente le accolgo
insieme alle fragilità, alle paure e al dolore.
A camminare nella vita ora sono io
con il mio passato 
e con la consapevolezza che grazie ad esso ho maturato.
Ogni passo è un movimento verso il mio  centro
e il cuore lo sa.




mercoledì 16 maggio 2018

GRATITUDINE

E' importante ricordarsi di ringraziare la vita
per le sue mille sfumature
che colorano la realtà.
E' importante ricordarsi di ringraziare il corpo
fedele alleato di percorso.
E' importante ricordarsi di ringraziare la mente
prezioso strumento al nostro servizio.
E' importante ricordarsi di ringraziare il cuore
la cui luce ci guida e ci trasforma.
E' importante ricordarsi di ringraziare gli altri
per l'amore e per le prove
che ci aiutano a crescere.
E' importante ricordarsi di ringraziare la natura,
gli animali, gli elementi,
per la bellezza che ci donano.
E' importante ricordarsi di trovare il tempo di ringraziare:
con la gratitudine
apriamo i nostri orizzonti fino a toccare il cielo.





foto Donatella Coda Zabetta



sabato 28 aprile 2018

L'ESPLOSIONE

Ci sono giorni in cui il cuore scalpita come un purosangue imbizzarrito.
La gabbia toracica si fa stretta
e la ricerca di nuovi orizzonti amplia lo sguardo oltre il visibile.
Sono i giorni in cui le emozioni sono fuori controllo
si mescolano, si integrano, esplodono.
Sono i giorni della trasformazione e della scelta.
I sentimenti segnano la via
le emozioni, distratte, li seguono 
e il cuore ride.





venerdì 20 aprile 2018

GIROVAGANDO PER IL MONDO

Girovagando per il mondo
mi fermo ad osservare i luoghi che fanno bene al cuore.
Girovagando per il mondo
seguo il sentire e  la libertà.
Girovagando per il mondo
assaporo con meraviglia la bellezza della natura
e in essa mi ritrovo.

www.ildiamantearcobaleno.com






venerdì 2 marzo 2018

ASSOCIAZIONE LA CASA DI SABBIA ONLUS

Oggi ho scelto di parlarvi di un'associazione italiana - LA CASA DI SABBIA ONLUS che supporta i bambini con disabilità e le loro famiglie.  Perchè oggi?
Perchè proprio in questi giorni, sui social, sono state postate moltissime foto su quello che sta accadendo in Siria e in molti hanno accolto l'invito ad esprimere sgomento, rabbia e il loro senso di impotenza di fronte alla mostruosità degli eventi. Ciò che sta succedendo in Siria è allucinante, ma, purtroppo, nel nostro piccolo, non abbiamo la possibilità di intervenire a cambiare le cose.
Possibilità che ci appartiene però, se guardiamo con maggiore umiltà e consapevolezza al disagio che ci circonda e per il quale possiamo adoperarci attivamente. 
Infatti, qui è insita la grande differenza: vogliamo veramente fare qualcosa in direzione dell'aiuto o ci basta affermare che vorremmo tanto adoperarci in tal senso, ma non possiamo?
Ci sono molte associazioni come questa nelle nostre comunità e vi è molto disagio anche intorno a noi: la possibilità di renderci utili  mettendo, ad esempio, a disposizione parte del nostro tempo o le nostre capacità, è sempre presente. 
La domanda che dobbiamo porci è se siamo veramente disposti a rimboccarci le maniche e ad aprire gli occhi sulle situazioni di disagio che ci sono vicine (e sono tante) per divenire parte attiva nel cambiamento, rimanendo coerenti con le parole che scriviamo ed esprimiamo, a volte, con troppa superficialità.
L'atteggiamento di indifferenza che sembra aver congelato i cuori si manifesta proprio nell'assenza di una presa di posizione personale che ci coinvolga concretamente nell'aiuto.
Come diceva Ghandi: "Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo."
Un aiuto concreto e silenzioso in ambito locale probabilmente non nutrirà a sufficienza il nostro ego, ma saprà scaldare il cuore di coloro che sceglieremo di accompagnare e il nostro stesso cuore ne gioirà.

Dopo queste parole molto schiette, desidero farvi conoscere meglio LA CASA DI SABBIA ONLUS, attraverso la sua Presidente Agnieszka Stokowiecka e il suo bimbo Hervè. Riporto la storia di Hervè, come la potete leggere dal sito dell'Associazione, così che possiate comprendere meglio il senso delle parole che ho espresso in modo così diretto . 

Questo è il link su  Come sostenere l'associazione nel modo che più risponde alle vostre esigenze, anche solo condividendo questo post e diffondendolo in rete così che le persone pronte ad essere parte attiva nel "cambiamento" possano intervenire in direzione dell'aiuto.
Grazie a tutti.

Donatella Coda Zabetta

La storia di Hervé
Herve-la-casa-di-sabbia-onlusHervé,
È nato con una malattia che mai nessuno ha diagnosticato anche se abbiamo eseguito tantissimi esami genetici e clinici.
L’unico segno evidente appena nato era una malformazione alla mandibola, aveva e ha tutt’oggi il mento sfuggente.
Lo scatolone che contiene tanta carta sul suo stato di salute ha viaggiato presso numerosi ospedali in Italia, in Europa e anche negli Stati Uniti, ma nessuno ha mai saputo dare un nome alla sua condizione, una prospettiva, una speranza di cura, mai nessuno ha visto un caso come il suo. La sua è una malattia ultra-rara. L’unica cosa certa che alcuni dei nervi cranici non funzionano bene. Si tratta di quei nervi particolari che invece che dal midollo spinale partono direttamente dal tronco encefalico e che servono a fare molte cose tra cui deglutire, succhiare, tossire, fare delle smorfie e muovere gli occhi. Queste cose Hervé non riesce a farle o le fa molto male. Non siamo mai riusciti a dargli un biberon e non ha mai sorriso.
Oltre a tutto ciò non ha molta forza nei muscoli. E nessuno sa dirci perché. Hervé controlla male la testa, non sta seduto, non sa tenere in mano un gioco neanche per due secondi. Ma ha le gambe funzionanti e con un girello speciale si sposta, insegue sua sorella e va dove vuole, riesce anche a passare attraverso porte più strette del suo girello. Un caso al mondo come dicono i medici.
Emozionalmente si sviluppa abbastanza bene, ma la comunicazione è molto limitata, ha dei problemi con gli occhi, vede, ma non sa fissare lo sguardo a lungo, così come non sa indicare con le mani.
Cerchiamo di continuare a vivere il meglio che possiamo, fare in modo che la sua vita sia la migliore possibile, che sua sorella più grande non viva nell’ombra della malattia, che si salvi lei, perché noi genitori siamo a pezzi.
Le malattie rare sono rare, ma a qualcuno tocca. E' toccato a Hervé.

La disabilità in Italia è un affare di famiglia, soprattutto quando i disabili sono i bambini e quando sono in gravi condizioni.

L’abbiamo scoperto quando è nato Hervé affetto da una malattia altamente invalidante. Nostro figlio ha tre anni e dalla nascita richiede assistenza specialistica continua. Giorno e notte.
Vive grazie al progresso tecnologico portato avanti dalla medicina. Lo stesso progresso non ha riguardato le politiche socio-sanitarie in Italia.
Nostro figlio è a casa con noi, e noi come famiglia facciamo del nostro meglio per garantire a lui le migliori condizioni di vita. Facciamo del nostro meglio per continuare ad esistere come famiglia, ma non vogliamo che la sua disabilità sia solo un affare nostro. Vorremmo essere sostenuti da parte dello Stato con dei servizi adeguati per garantire a lui l’incolumità e nello stesso tempo a noi un po’ di vita.
Le istituzioni pubbliche da più di due anni sono sfuggenti e noi continuiamo a rincorrerle per avere questi servizi assistenziali a domicilio a favore di Hervé.
Due anni.
Sappiamo che in Italia ci sono delle famiglie che rincorrono un sostegno da molto più tempo, altre si sono arrese per mancanza di fondi o tempo perché la famiglia nel frattempo si è disfatta, altre ancora non sanno che possono rincorrere e non hanno il diritto ad essere aiutate.

La nostra storia.

Tutto inizia con la sua nascita il 7 novembre 2014. Fino a questo giorno eravamo una famiglia come tante, avevamo già una bimba di 3 anni e mezzo, una vita normale tra la casa, il lavoro e il mondo da far scoprire ai nostri figli, a scoprirlo assieme. Nulla di particolare, nulla di straordinario.
Poi è nato il nostro secondo figlio.
Dopo circa due mesi passati in ospedale è stato dimesso con la formula dell’ADI – assistenza domiciliare integrata. Essa viene attivata dal Servizio sanitario nazionale per quei pazienti che non sono più in fase acuta e possono essere assistiti a domicilio.
Ci hanno fornito degli strumenti medici indispensabili per la sua sopravvivenza. A casa è stato assistito da noi che abbiamo imparato le manovre che mai ci saremmo immaginati di dover imparare per garantire il bene per nostro figlio: la gestione del saturimetro, la gestione del sondino naso – gastrico per nutrirlo perché non deglutisce e l’aspiratore per liberare le vie aeree e non farlo soffocare. Siamo diventati degli infermieri quasi perfetti, quando vorremmo essere anche un po’ genitori e godere dei momenti di serenità che il ruolo genitoriale porta con sé.
Le prime richieste al Servizio sanitario di poter avere a casa un infermiere solo per un paio di ore al giorno e darci un po’ di sollievo sono andate a vuoto. Era la primavera del 2015, Hervé aveva circa 6 mesi e sua sorella più grande 4 anni. La vita ci ha catapultato in mezzo a una situazione molto grave e delicata.
Scopriamo che i servizi di assistenza infermieristica non erano previsti nel progetto individuale di Hervé di cure a domicilio e secondo l’Azienda USL della Valle d’Aosta non erano possibili da attivare.
Eravamo imprigionati nella nostra casa.
Hervé non usciva praticamente di casa, i suoi spostamenti erano limitati solo per i controlli in ospedale. Noi non uscivamo di casa. Hervé era attaccato ad un saturimento che controllava la respirazione e spesso bisognava aspirare l’eccesso di secrezioni e di saliva per non farlo soffocare. Ogni 20 minuti e qualche volta anche di più.
Il tempo, la fatica e l’angoscia ci stava esaurendo, non tanto fisicamente, quanto psicologicamente. Vedere proprio figlio tra la vita e la morte ci devastava. Vivevamo appesi in questa situazione praticamente soli e più il tempo passava più capivamo che non esisteva una soluzione, non esisteva una cura.

Non si può curare, l’unica cosa che potevamo (e possiamo) fare è prendere cura.

Una domanda che spesso ci tornava in mente era “Ma è possibile che il sistema ci lasci da soli?” e “Quanto possiamo resistere?”.
Si resiste quasi sempre, o forse no. In questi anni di vita di Hervé abbiamo visto varie tragedie dovute all’abbandono delle famiglie che avevano al loro interno una situazione grave da gestire.
Quando Hervé ha avuto circa un anno e le sue condizioni restavano gravi, ma stabili abbiamo tentato l’iscrizione all’asilo nido.
Abbiamo chiesto alle istituzioni di organizzarsi per poter gestire la situazione sanitaria di Hervé, nutrirlo con il sondino naso-gastrico, aspirarlo e tenere la postura corretta all’asilo. Anche in questo caso nessuna risposta concreta, così Hervé non è mai andato all’asilo nido.
Hervé era destinato a restare in casa.
E noi?
Noi con lui.

Come una famiglia può gestire una situazione così grave da sola?

In Italia succede molto spesso che le mamme in situazioni simili non rientrino più al lavoro. Lo fanno per scelta personale, ma lo fanno anche perché non vedono altre soluzioni oppure proprio non ci sono alternative, ossia non esistono i servizi adeguati a domicilio in grado di prendere cura del bimbo in assenza dei genitori.
Loro si sostituiscono allo Stato e restano in casa ad accudire il bimbo disabile.
Queste persone le chiamano caregiver e l’Italia è uno dei pochi paesi dell’Unione Europea che non riconosce tale figura da nessun punto di vista.Sono delle persone che all’interno del nucleo familiare rinunciano alla propria vita per prendersi cura di un disabile o di un non autosufficiente.
Non ci sono molte statistiche o studi sulla loro qualità di vita, loro per il sistema non esistono. Dalle ultime ricerche in teoria non si sa neanche con esattezza quante sono. Sono disoccupate dal punto di vista del mercato del lavoro e tutto il loro tempo lo dedicano ad assistere un familiare fragile.

Non solo la caregiver

Ho sempre immaginato che prima o poi sarei rientrata al lavoro. In ogni situazione bisogna continuare a vivere e io volevo essere una mamma per i miei figli e non solo la caregiver di Hervé. Quando ho comunicato alle istituzioni socio-sanitarie il mio desiderio di rientrare al lavoro almeno per un paio di ore a settimana e quindi la necessità di trovare una soluzione per accudire Hervé in mia assenza mi sono sentita dire che non c’era una soluzione.
Non potevo permettermi di tornare al lavoro perché ho un figlio disabile grave che necessita di essere assistito a domicilio e lo devo fare io.
Mi hanno detto che in Valle d’Aosta non sono mai stati attivati servizi a domicilio a favore di chi era in una situazione come la nostra.
Ho urlato che è discriminatorio, che ogni persona deve poter scegliere, che psicologicamente non ce la faccio più, che umanamente non è possibile. Ho urlato per un paio di mesi, ma le urla non hanno cambiato nulla. Quando Hervé ha compiuto 14 mesi abbiamo assunto a nostre spese un’infermiera pediatrica per poche ore a settimana, per verificare concretamente la possibilità di lasciare a domicilio e in piena sicurezza nostro figlio.
Il costo di un infermiere libero professionista, iscritto all’albo professionale, che può secondo la legge compiere gli atti medici (nutrirlo con il sondino, aspirarlo e garantire l’incolumità) è elevato. A marzo del 2016 sono rientrata al lavoro e l’infermiera 15 ore a settimana è rimasta con Hervé a casa. L’abbiamo pagata noi e nel frattempo abbiamo continuato a chiedere per iscritto i servizi assistenziali a domicilio.
Alla fine, con molta fatica, una soluzione per un anno è stata adottata con il contributo della Regione. Un progetto sperimentale che prevedeva il rimborso della buona parte delle spese dell’assistenza infermieristica. Un anno per monitorare il tutto e poi decidere cosa fare di seguito in modo più definitivo.
A causa dei problemi del bilancio pubblico si sono accumulati i ritardi nei rimborsi e così abbiamo anticipato tanto denaro per i servizi assistenziali a domicilio a tutela di nostro figlio.
Il progetto è finito il 31 marzo 2017 e con estrema fatica e sei mesi di ritardo difficili da sostenere è ripartito per un altro anno (fino a 31 marzo 2018). Si tratta di una soluzione comunque imperfetta perché molto precaria, che non garantisce serenità, anzi crea insicurezza sul futuro.
Hervé richiede un’assistenza continuativa di tipo infermieristico e lo attestano e hanno sottoscritto anche i medici che lo seguono.
Nessuno ha chiesto a noi genitori se siamo in grado di garantire questo tipo di assistenza a domicilio in modo continuativo: psicologicamente, fisicamente, ma anche finanziariamente.
Come famiglia ce la facciamo? Nessuno ha chiesto a me, mamma e donna, se voglio diventare un caregiver e sostituirmi alle istituzioni pubbliche nel prendere cura 24 ore di un disabile, senza aver diritto alla vita familiare, personale e professionale.
Penso che nessuna famiglia possa farcela da sola, che le istituzioni non possano lavarsi le mani e fregarsene dei diritti dei disabili e delle loro famiglie, in particolare, delle donne che spesso non hanno una scelta.

Aiutaci a difenderci da un sistema che da più di due anni ci sta distruggendo, come famiglia, come persone e come cittadini.

Aiutaci ad aiutare anche altre famiglie, che vivono in situazioni simili in silenzio e solitudine. Noi sappiamo che loro ci sono, che hanno bisogno di sostegno, di voce e di coraggio per osare a cambiare.
Da più di due anni ci stiamo difendendo da soli, continuiamo a scrivere, a reclamare le risposte, continuiamo a fare le riunioni con le strutture responsabili e no per discutere del problema di assistenza a domicilio di Hervé.
Infine nell’esasperazione abbiamo fatto anche un esposto in Procura. Tutto questo non ha portato ad una soluzione per nostro figlio e per la nostra famiglia.
Dopo tantissimi mesi di solitudine e di disperazione causate da un sistema inefficace, come mamma e donna, ho deciso che non voglio più stare in silenzio.
Vorremmo trasformare la nostra disperazione in una risorsa, l’Associazione, per noi e per tutte quelle famiglie che non riescono ad ottenere le risposte da parte del sistema, ma non vogliono mollare.

Questa Associazione nasce

  • per sostenere le famiglie con i bambini disabili gravi per i quali il sistema socio-sanitario italiano non prevede soluzioni adeguate per garantire le migliori cure e assistenza a domicilio e preservare la vita famigliare,
  • per aiutare a reclamare i propri diritti, il diritto ad una vita il più possibile normale, anche se con un bimbo disabile grave,
  • per dare un po’ di luce ai fratelli dei bambini disabili e farli uscire dall’ombra nella quale spesso vivono,
  • per analizzare i fenomeni legati alla disabilità,
  • per diventare un punto di riferimento di mamme dei bambini disabili gravi che cercano di non mollare la vita professionale che garantisce a loro non solo l’indipendenza economica, ma anche la realizzazione personale.
Ci puoi aiutare, è semplice! Leggi Come sostenerci.
Agnieszka e Patrick, genitori di Hervé e di Anaïs.
Ti saremo grati se condividerai la nostra storia.

domenica 31 dicembre 2017

NON SI VEDE BENE CHE COL CUORE

Non si vede bene che con il cuore,
l'essenziale è invisibile agli occhi.

"Il piccolo principe"
A. De Sainte-Exupery


Quando il cuore è cieco, la mente si sostituisce ad esso nell'illusione che non esistano segreti in grado di trascendere la sua capacità di comprensione. 
Capacità di comprensione strettamente individuale, che poggia su schemi di ragionamento personali. Mi piace immaginare la mente come un teleobiettivo molto potente in grado di ingrandire il particolare, ma con un inevitabile appiattimento dei piani (a causa degli effetti della distorsione prospettica). Quello che si vede non è identico a quello che si vedrebbe avvicinandosi al particolare ad occhio nudo poichè il teleobiettivo riduce la profondità del campo visivo.
Se guardo all'altro con il teleobiettivo inevitabilmente ne vedrò un'immagine rimodellata che risulta precisa solo per il mio modo di osservarla:  ad occhio nudo i contorni risulterebbero sfocati e mi scontrerei con l'incapacità di una visione nitida.
E con tutto questo giro di parole dove voglio arrivare? Alla presunzione.
Alla presunzione che caratterizza chi pensa di essere in grado di vedere tutto, di capire tutto. Anche la mia, certo. La mia ricerca è nata dal mio inarrestabile tentativo di comprendere, di approfondire, di andare oltre. Ora sono cosciente di quanto spesso la mia ricerca sia stata sostenuta dalla presunzione.  Il 2017  mi ha assestato così tante legnate per farmelo capire, che nonostante il mio amore sconsiderato per i teleobiettivi, ho dovuto arrendermi al fatto che non tutto può essere visto o compreso. Questa consapevolezza mi ha messo a nudo di fronte al mio cuore: un cuore barricato dietro il teleobiettivo di una mente presuntuosa. Quando ho abbassato il teleobiettivo non è stato facile realizzarlo e allo stesso tempo scoprire il vuoto di cuore e la presunzione celati dietro tutti quegli inarrestabili tentativi di svelare segreti non accessibili. Mi appresto a chiudere quest'anno riponendo il teleobiettivo per guardare meglio il vuoto che la presunzione aveva riempito di significati per renderlo meno gravoso. Un vuoto gigante, strabordante, che di primo acchito mi ha travolto quando dal bordo del precipizio lo osservavo intuendo in esso la fine di qualcosa che è parte di me. Il coraggio di saltarci dentro a piè pari è maturato con il tempo e la pazienza e ha richiesto un vuoto più ampio, di tipo esteriore, che lasciasse spazio al silenzio e all'introspezione. Essere nel vuoto non è così male, mi ripeto continuamente: tutto è possibile, in libertà. Una libertà che sta prendendo forma nella leggerezza del non dover comprendere tutto, nella ricchezza di segreti di ciò che mi circonda, e che allo stesso tempo mi spaventa per la percezione di inutilità che scatena in me e che deve essere disgregata insieme alla presunzione del mio ego. Tra lo stupore e la paura osservo la mia umanità, il mio puntino irrilevante nell'universo, la mia unicità. Ritorna ad essere un puntino, mi sussurra il cuore. 
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante" disse la volpe al Piccolo Principe e nel vuoto accolgo il suo messaggio. E quando tutto intorno sembra vuoto, a specchiare il vuoto dentro di me, un nuovo inizio è alle porte.


domenica 5 novembre 2017

SEGNARE LA VIA

Quando ci si affida alla propria interiorità, le parole fluiscono sulla carta con spontaneità seguendo l'ispirazione del cuore. Si inizia a scrivere affidandosi, senza aver chiarezza su quanto emergerà. E' un po' come seguire un filo invisibile che ti porta in alto e in profondità ad esplorare nuovi orizzonti. Lo stupore e la meraviglia accompagnano i pensieri e li arricchiscono: apertura e fiducia li nutrono.
Quando ci si affida alla mente, le parole seguono percorsi logici  e didascalici, affidandosi ai percorsi della memoria. Si ha chiarezza sullo svolgimento dei pensieri e sul punto di partenza e di arrivo del ragionamento. 
La percezione che questi due modi di scrivere trasmettono è differente: nel primo caso attivano il cuore e risuonano con esso attivando le dimensioni più profonde dell'essere, nel secondo caso attivano la mente e stimolano la comprensione.
Fiabe, storie, poesie, meditazioni nascono dal cuore e svelano nuove prospettive segnando la via.
La mente osserva la via e la scruta, ne esplora i vicoli e le strettoie, girovagando nel labirinto delle informazioni memorizzate.
Il nostro approccio alla lettura determinerà le nostre preferenze: l'apertura di cuore gioirà della possibilità di esplorare nuove vie, la razionalità apprezzerà, al contrario, l'approfondimento della conoscenza.





venerdì 27 ottobre 2017

E POI ARRIVA QUEL GIORNO ...

Il giorno della saggezza, mi piace chiamarlo. 
Il giorno in cui il  numero dei tuoi anni cambia e cresce. E tu con lui.

Quando ero adolescente e nei primi anni della maturità quel giorno era un vero disastro: fiumi di lacrime allagavano il sentire di fronte all'incapacità a comprendere il senso della mia vita. Mi sembrava di veder scivolar via il tempo senza essere in grado di donargli un significato. Il compleanno era il giorno in cui mi sentivo più vuota e, forse, mi aspettavo da chi mi voleva bene quello che non avrebbe mai potuto offrirmi: quel significato. Si trattava di una vera tragedia teatrale che mi coinvolgeva fino al midollo e alla quale gli spettatori impotenti assistevano stupiti. Il "Non ti manca nulla" affogava nel mio buco esistenziale per renderlo ancora più profondo, per ingratitudine. Se non mi mancava nulla perchè non ero capace di apprezzarlo e di sentirmi realizzata? Perchè, al contrario, mi sentivo così incompiuta e arrabbiata e ingrata? Se ripenso a quei giorni, immagino fosse davvero difficile dall'esterno osservarmi senza avere dubbi sulla mia sanità mentale. Da parte mia c'era spazio solo per una tristezza inconsolabile di dimensioni cosmiche. Tristezza che raggiunse gli apici quando si manifestò la medianità tanto a lungo bloccata e intuii quanto la mia percezione di vuoto avesse una sua ragion d'essere. Il "Non ti manca nulla" era comprensibile se riferito a questo piano dimensionale, ma c'era così tanto da esplorare oltre ad esso...  Quando iniziai a muovere i primi passi lungo il meraviglioso percorso verso la consapevolezza tutto cambiò, ma il giorno del compleanno rimase sempre nella mia vita uno snodo importante. I cambiamenti più drastici e dolorosi si manifestarono molte volte in corrispondenza della mia data di nascita a celebrare la mia trasformazione. Per questo, oggi, mi piace chiamarlo il giorno della saggezza. Solitamente ci arrivo sfatta, ma dopo aver completato passaggi determinanti verso la mia realizzazione. E il dono più grande che questo giorno porta con sè è il significato.

A rendere questo giorno ancora più prezioso è la condivisione. La pienezza interiore è arricchita dai pensieri e dagli auguri delle tante persone che mi vogliono bene, di coloro che hanno condiviso con me un tratto di cammino o risuonato con il mio cuore grazie alle parole.
L'ingratitudine di un tempo è stata sostituita da un sentimento di gratitudine immenso e ora, che ho compreso il significato di molte cose e ho scoperto il cuore e la sua apertura, quel "non ti manca nulla" si è trasformato: "non solo non mi manca nulla, ma ho ricevuto talmente tanto dalla vita che ora è il momento di donare."

Grazie a tutti, siete tantissimi, unici e meravigliosi.







lunedì 23 ottobre 2017

STANCHEZZA

Una girandola mossa dal vento.
Ritmi frenetici travolgono le menti.
La calma del cuore
si perde in uno specchio d'acqua sempre increspato.
Dove sto andando?
Perchè sto correndo?





mercoledì 11 ottobre 2017

RESPIRO

Ascolto il respiro.
Mi accorgo che non è fluido e libero di espandersi.
Ascolto il respiro.
Muovo il corpo e predispongo il mio essere all'apertura.
Le spalle sono tese
e manifestano la loro tensione alla chiusura.
Ascolto il respiro.
Emerge la paura.
Paura di meritarsi la libertà.
Paura di rimettersi in gioco.
Paura di ammettere le proprie debolezze.
Paura di accogliere il senso di non attaccamento
che sta prendendo forma dentro di me.
Paura a lasciar andare il senso di responsabilità espanso che mi definisce.
Paura a riconoscermi nell'ombra che mi appartiene.
Paura a seguire il sentire
lungo la via solitaria del cuore.
Ascolto il respiro.
E' più sciolto.
Ho fatto luce sui miei demoni.
Ascolto il respiro,
lo espando
e mi apro alla vita.

www.ildiamantearcobaleno.com

Creazione di Eddy Seferian


venerdì 6 ottobre 2017

APRIRSI AL SENTIRE

La mente analizza, seziona, soppesa.
Sono i momenti in cui tutto sembra confuso.
Il cuore paziente osserva
e, poco per volta,
espande il suo spazio.
Il corpo si rilassa, il respiro si amplia.
Nel silenzio 
 si manifesta un'apertura
libera da pensieri, aspettative, preoccupazioni.
I colori del cuore
dipingono la tela del sentire
di sfumature mai immaginate:
le osservo attenta
e mi lascio andare al loro fluire.



lunedì 2 ottobre 2017

ESSERE PRESENTE

Essere presente a se stessi.
Senza aspettative, senza obiettivi, senza fretta.
Essere presente a se stessi.
Donandosi con semplicità e naturalezza,
 fluendo con le situazioni
e partecipandovi con totalità.
Essere presente a se stessi.
Accogliendo i propri limiti, le proprie paure
in apertura di cuore.
Essere presenti a se stessi.
Semplicemente.


Lord of the Night - 1918




mercoledì 13 settembre 2017

CHI SEI?

Un cuore grande in una gabbia toracica troppo stretta. 
Un cuore luminoso e forte in un recinto. 
Un cuore ribelle a cui piace espandersi oltre la palizzata per esplorare l'universo.
Un cuore che ama osservare, ascoltare, comprendere, crescere.
Un cuore fragile di fronte agli spigoli della realtà.
Un cuore ferito, a volte adombrato, a volte invincibile.
Un cuore umano.
Un cuore di luce.
Il mio cuore.



Sacred Caves. 1932

lunedì 10 luglio 2017

MI SI E' RISTRETTO IL CORPO

Vi è mai capitato di svegliarvi al mattino  e, stiracchiandovi nel letto,  avere la sensazione di essere finiti  in una taglia 38 quando avreste bisogno almeno di una 44? Non intendo con il corpo dentro un vestito, ma con voi stessi dentro il corpo?
E' una strana percezione quella che coinvolge il corpo e ce lo fa vivere come un limite alla nostra espansione.  Nei sogni della notte abbiamo viaggiato, volato ed esplorato e tutto a un tratto eccoci tornati a terra nella nostra navicella attrezzata per la dimensione spazio-temporale.
Ad un primo momento di sgomento segue la riflessione. Come mai mi sento così ristretto di punto in bianco? Che problemi ho con il mio corpo? Dove sono finite quelle profonde e salde radici che pensavo di avere? Perchè non ho digerito l'atterraggio? 
Il cuore paziente e con un gran sospiro, tranquillo risponde: "Ti sei dimenticata proprio tutto?"
La mente imbarazzata per il rumore delle rotelle in movimento : "Ehm, sì, a quanto pare." E come un vecchio calcolatore IBM macina dati in fortran alla ricerca di risposte.
Intanto il corpo urla il suo disagio attirando l'attenzione: "A me nessuno chiede niente? Mi sembra di aver diritto a dire la mia, visto che si sta complottando alle mie spalle ...".
Il cuore sorride e la mente ringhia rivolta al corpo: "Taci e torna al tuo posto, che già sei scomodo."
Corpo e cuore  si guardano, risuonano, e in coro rispondono: "Se noi smettiamo di muoverci, grande e prepotente mente, cosa pensi di poter combinare?".
Minuto di silenzio apparente dovuto al loop del sistema mente in overdose emotiva e solo un grugnito trattenuto fende l'aria.
La mente di fronte a se stessa è vuota. Senza cuore e senza corpo non ha significato.
Fa il suo ingresso l'Io, richiamato da tanto blaterare, e sospirando ad alta voce: "Uhuhu, ci risiamo con l'ego."
Cuore e corpo confermano.
La mente ogni tanto dimentica, si sa, e bisogna riportarla al suo posto.
Il corpo si concede un ampio respiro, il cuore rallenta il battito e la mente china il capo: ogni strumento è esattamente dove e come deve essere, l'uno in armonia con l'altro.

Ha inizio una nuova e solare giornata: pronti per il ritmo spazio-temporale ;-)?