mercoledì 22 settembre 2021

L'ORDINE DELLE COSE

 Osho ha scritto una frase molto significativa: 

"L'illuminazione accade quando accade: non la puoi pretendere, non la puoi ordinare, non puoi farla accadere tu. Certo, puoi fare molto perché accada, ma qualunque cosa farai non funzionerà come una causa. (....) Affinché possa accadere ti devi dissolvere."

Osho, The Secret of Secrets, vol. II

Oggi ho meditato, dopo aver letto questa riflessione, facendo spazio in me. L'immagine che improvvisamente si è presentata è stata quella di un formicaio. L'ho accolta e ho osservato la vita frenetica delle formiche che si manifestava davanti ai miei occhi. Gli infiniti percorsi, gli ostacoli, le interazioni, i pericoli, le nascite e le morti. E in quell'infinitamente piccolo tutto mi è sembrato relativo ed effimero. 
Ne è seguita l'intuizione della vita come scuola esperienziale. L'immagine di tante scuole ed esperienze differenti a definire i percorsi. E la consapevolezza che quando una scuola è terminata o non è più funzionale, è naturale cambiarne i presupposti attraverso un percorso di morte e rinascita. Con distacco ho osservato la stessa relatività del formicaio in forma umana.
La vita continua, ma non è più mia o tua. E' semplicemente un'energia d'amore che ci attraversa e ci alimenta fino a quando il nostro percorso giunge a compimento. 
In questo momento storico così delicato in grado di porci di fronte alla nostra fragile umanità senza mezzi termini, l'ordine delle cose mi ha donato serenità alleggerendo i pensieri di attaccamento e controllo per nutrire la mia capacità di accettazione. 



lunedì 20 settembre 2021

NON SI PUO' AIUTARE CHI NON VUOLE AIUTARSI

Spesso mi è capitato di confrontarmi con le persone in merito al percorso verso la consapevolezza. 
E spesso mi è capitato di ascoltare la frase: "Io voglio cambiare" in momenti di grande sofferenza. 
Cosa significa "cambiare"? 
La trasformazione non è mai indolore. Significa rinunciare alla sicurezza dell'abitudine di schemi consolidati per inoltrarsi nel territorio inesplorato di una nuova prospettiva. Per compiere questo passo ci vuole coraggio e, soprattutto, grande umiltà.
Immaginate un labirinto (la nostra mente con i suoi schemi) fatto su misura e di cui conosciamo ogni particolare. Sebbene, a volte, quel labirinto ci tolga aria e libertà abbiamo paura ad abbandonarlo. 
Paura di perderci nel vuoto delle mille possibilità. Ci manca il fiato al solo pensarlo.
La vita ci sprona spesso ad abbandonare il nostro labirinto ponendoci di fronte ad ostacoli che per essere affrontati richiedono svolte e scelte importanti. 
Ma quante volte noi troviamo il coraggio di fare una scelta fuori dagli schemi?
Spesso siamo così accecati dalla paura da non scorgere nemmeno la via sconosciuta che si profila davanti ai nostri occhi. La guardiamo senza vederla e ci ripetiamo allo sfinimento di non avere scelta.
Quando sento pronunciare la fatidica frase "Io voglio cambiare" cerco sempre di osservare la persona e comprendere se quelle parole sottendono un velato "a modo mio". 
In questo caso, sono consapevole che sarà molto difficile che la trasformazione possa avere luogo. 
Questa riflessione è il tema portante dei miei libri. In "Leila una storia come tante" ho cercato di concretizzarla con un viaggio nella quotidianità della protagonista.






sabato 18 settembre 2021

C'ERA UNA VOLTA

 C'era una volta... iniziano così le favole. 
C'era una volta e ora non è più. 
E' passato.

Eppure passiamo moltissimo del nostro tempo a rimuginare e altrettanto lo viviamo trattenendo le zavorre e le dinamiche del passato. Ogni giorno ci svegliamo con la nostra valigia piena zeppa di c'era una volta e sbilanciati dal suo peso pensiamo, agiamo e ci relazioniamo.
Siamo il prodotto immaturo di un passato che genera i presupposti di un presente vissuto inconsapevolmente. 
Quante volte ci capita di reagire agli eventi?
Ci attiviamo come molle per una frase che non ci piace, per una situazione che ci mette in difficoltà, per qualcosa che ci infastidisce. Ci fermiamo raramente e come treni in corsa sorpassiamo le stazioni della nostra vita senza nemmeno rendercene conto. Ci muoviamo in modo automatico e riflettiamo allo stesso modo utilizzando gli schemi a cui la nostra percezione ci ha abituato. Rimbalziamo così da uno stato d'animo all'altro senza alcun equilibrio. Ricerchiamo la sicurezza nella stabilità dell'abitudine e viviamo con angoscia tutto ciò che trascende il nostro controllo: ci inalberiamo come bufali inferociti e combattiamo le nostre partite a scacchi senza esclusione di colpi.
C'era una volta, ora e per sempre. 
Fino a che non impareremo a disgregare questo schema attraverso la consapevolezza vedremo il passato ripetersi indefinitamente nella storia delle nostre vite e delle generazioni. 
E come pedoni di scacchiere virtuali combatteremo contro cavalli, torri, alfieri, re e regine cercando di sottrarci agli attacchi e attaccando a nostra volta senza realizzare che siamo diretti da una regia esterna a cui tutto compete: l'inconsapevolezza.
Solo un regista sa bene che il c'era una volta è funzionale allo sviluppo del film e non può protrarsi all'infinito senza annoiare lo spettatore.
La cosa buffa è che noi non ci annoiamo neanche perché siamo così coinvolti dal nostro c'era una volta da non accorgercene nemmeno.




lunedì 13 settembre 2021

QUANDO ENTRI NEL TUNNEL

 Quando entri nel tunnel ti senti costretto e preoccupato. Percorrendolo smetti di guardare oltre e di guardarti intorno. Tutto è buio. Anche quel microscopico puntino di luce che fa capolino alla fine dello stesso ti sembra insignificante e smetti di osservarlo.  
Tornare al centro è l'unico sentiero percorribile per continuare a camminare senza arrendersi alla volubilità degli stati d'animo. Passo dopo passo avanzi incerto brancolando nell'incertezza del presente. 
Focalizzarsi sul respiro aiuta a mantenere equilibrio e oggettività. 
E ti osservi mentre procedi lentamente come una piccola formica affaticata dal peso di un carico più grande di lei. Sorridi e sai che quella formichina non si fermerà perché quello è il suo cammino.
Vita: passaggio fugace all'interno delle proprie fragilità per riscoprire se stessi.



Foto di Filipe Delgado da Pexels


sabato 11 settembre 2021

11 SETTEMBRE: QUANDO CROLLANO LE CERTEZZE

 Quando crollano le certezze
il silenzio si riempie di stupore e di vuoto.
L'inimmaginabile trova spazio
con prepotenza
nella visione delle cose.
Il senso di smarrimento pervade le coscienze
mentre la razionalità mostra i suoi limiti.
Il cuore batte forte
in un salvifico tentativo di rivendicazione.
E in quel battito mi perdo e mi ritrovo.




Foto di Lars Mulder da Pexels

mercoledì 1 settembre 2021

CHE CI FA UNA BARCA A VELA NEL FIUME?

 La piccola barca a vela si era persa. Osservava le sponde boscose alla sua sinistra e alla sua destra mentre la massa d'acqua scivolava via intorno a lei. Non le era dato vedere la sorgente né la destinazione di tutta quell'acqua che la trascinava a valle. Avrebbe voluto prendere tempo per capire qualcosa in più, ma per restare ferma doveva comunque resistere in quanto l'inerzia avrebbe comportato l'affidarsi alla corrente. La piccola barca si rese conto che non era possibile evitare una scelta. A fare la differenza era solo la consapevolezza: poteva scegliere di resistere o di non resistere alla corrente. Se issava la vela la situazione peggiorava ulteriormente: un vento forte la sferzava da più direzioni e la piccola barca rischiava di ribaltarsi. 
Doveva agire e  in fretta. E si sa che la fretta è cattiva consigliera, sempre.
La piccola barca scelse consapevolmente di resistere e prendere tempo: era un buon momento per tornare al centro e chiedersi quale fosse la direzione giusta per lei.
Fu a quel punto che vide la grande aquila volteggiare nel cielo: osservò il maestoso rapace e ne invidiò la vista acuta e distaccata; da lassù poteva certamente vedere il lungo corso del fiume e i suoi pericoli.
E mentre la piccola barca a vela si dilettava in queste meditazioni, si illuminò. 
Aveva importanza sapere? Le avrebbe evitato secche e cascate lungo il percorso? O avrebbe potuto evitare la fine del viaggio?
Probabilmente avrebbe prestato più attenzione, ma al di là di questo solo l'interrompere il viaggio l'avrebbe messa al riparo dai pericoli (o questa era la sua illusione?).
La soluzione si celava nella consapevolezza della scelta. Solo in questo modo la piccola barca sarebbe stata in grado di accettare le difficoltà della via che aveva scelto assumendosene la responsabilità.
Era pronta a riprendere il viaggio e a seguire il corso del fiume. Lentamente. Con i suoi tempi.
Godendo della bellezza del paesaggio e del presente, consapevole delle sue scelte e delle sue fragilità.



Foto di Oziel Gómez da Pexels



mercoledì 18 agosto 2021

STIAMO UCCIDENDO LA MADRE

Stiamo uccidendo la Madre.
Lo facciamo quotidianamente scegliendo di non rispettarla
e fomentando l'illusione di poterne fare a meno.
Immersi in un delirio di onnipotenza
rinneghiamo la nostra origine.
Stiamo uccidendo la Madre.
Dalla sofferenza della Terra e delle donne che la abitano
si eleva lancinante un grido di dolore muto.



Foto di Suliman Sallehi da Pexels

martedì 10 agosto 2021

IL BUCATO DEI CERVELLI

Ultimamente frequento poco i social e lo faccio solo per mantenere un contatto con amici a cui tengo: mi fa piacere leggerli e seguirli. Purtroppo, mi rendo conto che il prezzo da pagare per questa possibilità è sempre più alto: post triti e ritriti, una marea di giudizi e di fake news annegano ciò che mi interessa e ogni volta ho la percezione di essere travolta dall'onda anomala della manipolazione mediatica.
Oggi ripensando a questa sensazione ho visto un'immagine: un'infinità di cervelli, freschi di bucato, stesi ad asciugare: mollicci, slavati, informi e incolori. Il vento emotivo li asciuga e li disidrata trasformandoli in fogli assottigliati e trasparenti. Le sinapsi e i dendriti arrugginiti disegnano mandala improbabili sulla loro superficie. Li osservo sventolare avanti e indietro fissati da un paio di mollette per bucato al filo del conformismo. 
Sorrido a questa immagine, cerco il mio cervello, corro a riprenderlo, lo scuoto per bene in modo che riprenda forma e funzionalità e lo rimetto in sede.
Anche per oggi l'abbiamo scampata.



Foto di Anna Shvets da Pexels






giovedì 5 agosto 2021

LA CONFUSIONE

 Difficile non essere confusi in questo periodo. 
Si legge di tutto e il contrario di tutto. 
Le parole si incrociano, si scontrano, si annullano.
La mente è un'accozzaglia di pensieri, dubbi, perplessità.
Ricerco il silenzio e un respiro che ossigeni polmoni e cervello.
La stanchezza sopravviene improvvisa a imporre una sosta,
una deviazione, una caverna.
Tra tanti colori mi è di conforto il buio della notte.
Le nuvole oscurano le stelle
e amplificano la pace dello stare.
Nessun rumore, nessuna distrazione: il silenzio.
Nella solitudine mi osservo.
Fatico a riconoscermi.
Chi sono? Dove sto andando?
Lascio andare orpelli e maschere:
il loro peso mi è insopportabile.
Accolgo il vuoto delle mille possibilità,
senza paura.
Resto in ascolto.




Foto di Francesco Ungaro da Pexels



sabato 17 luglio 2021

METTERSI A NUDO

 Mettersi a nudo fa paura.
Trattenere la corazza
che abbiamo eretto nel tempo
a proteggere la nostra vulnerabilità
è un atto istintivo.
Ogni mattone del muro intorno a noi
è stato posto a coprire una ferita, 
a difendere una fragilità.
Possiamo avere l'impressione 
che disgregando la nostra protezione
si disintegri il nostro stesso essere.
Mettersi a nudo fa paura.
La paura di non riconoscersi più.
Abbandonare la maschera
del personaggio che siamo abituati a recitare
trasforma la visione di noi stessi
al punto da sentirsi estranei 
nei confronti di chi siamo.
E se ci fossimo persi per sempre
nel labirinto illusorio delle maschere?
La voragine che si apre sul vuoto
è terrificante:
non mostra appigli o ancore di salvezza.
Mettersi a nudo fa paura.
Ci vuole coraggio e una certa dose di spavalderia
nella totale assenza di certezze.
E' una scelta consapevole.
E' un percorso tortuoso e doloroso.
È la nascita di un nuovo mondo.
Un mondo che ci aspetta da sempre,
pronto ad accoglierci.
Tra terra e cielo: il cuore.





sabato 3 luglio 2021

LE RELAZIONI

 Il lungo periodo di chiusura al quale, con fatica, ci siamo abituati, ha cambiato profondamente il nostro modo di relazionarci agli altri. Si è creata una distanza non solo fisica, ma anche emotiva. La mancata possibilità di una condivisione partecipata ci ha allontanati e resi più estranei.
Quando ci troviamo in mezzo alla gente è naturale sentirsi disorientati o infastiditi. Il nostro spazio personale si è talmente dilatato nel periodo Covid che il ridurlo stimola in noi quella percezione di pericolo che ci è stata propinata per mesi in relazione al contatto con l'altro vissuto come potenziale fonte di contagio.
Ci siamo quindi trasformati in palloncini gonfi e a tenuta stagna. Mi piace l'idea del palloncino che custodisce con attenzione l'aria vitale al suo interno con un nodo di chiusura ben stretto affinché nulla esca. E... nulla entri.
Non riesco a non pensare all'effimera vita del palloncino e alla sua vulnerabilità. Prima o poi si sgonfia comunque. Non è bello di per sé, ma lo diventa per mano ad un bambina, in un gioco tra ragazzi, quando rallegra una festa di compleanno, di laurea,  di pensionamento.
Forse quando ci sentiamo smarriti o nervosi in mezzo alla gente dovremmo pensare al nostro palloncino, allentarne il nodo di chiusura, senza preoccuparci del fatto che il nostro spazio si riduca, e ricordare che la nostra bellezza risplende e acquisisce significato quando siamo parte di una rete di relazioni.



Foto di Jessica Bryant da Pexels

venerdì 2 luglio 2021

IL PASSATO

 Il passato, soprattutto quando porta con sé dolore, fa paura. Relazioni difficili e cariche di dinamiche irrisolte possono destabilizzarci e innervosirci solo se le affrontiamo con inconsapevolezza lasciandoci travolgere dalle reazioni automatiche che ci inducono a ripetere sempre gli stessi passi. 
Per questo è importante imparare a vivere quelle relazioni nel presente rimanendo centrati.
Noi siamo cambiati e le persone che ci circondano sono cambiate. Difficilmente nel tempo si rimane uguali a se stessi. Si può crescere o ci si può irrigidire sempre più. Ognuno ha un suo percorso e le scelte fatte ne stabiliscono la direzione.
Per questo è importante vivere anche le relazioni più faticose in uno stato di presenza. Un filo invisibile ci lega al passato e non ci abbandona mai: a fare la differenza è come ci rapportiamo ad esso.
Possiamo prendere quel filo per mano e scegliere di allentarne la tensione oppure possiamo finire aggrovigliati al suo interno.



Foto di Ksenia Chernaya da Pexels

martedì 29 giugno 2021

CORPO O SPIRITO?

 Osservando gli umani con attenzione si possono intuire le scelte che dirigono la loro vita e le loro priorità.
Qualcuno ha scelto il corpo, qualcuno ha scelto lo spirito. L'uomo è entrambe le cose, ma per essere totali si devono accogliere sia la dimensione esteriore sia quella interiore senza condizioni e con consapevolezza. 
Immaginate di essere un albero: le radici sprofondano nella terra e i rami si espandono nel cielo. Il fusto che unisce le due parti rappresenta la vita che scorre e si manifesta. Prima c'è il seme che ha in sé la totalità, poi si sviluppa il germoglio e la differenziazione prende forma: in basso con l'apparato radicale e in alto con la parte verde. Radici e rami potranno espandersi se il fusto sarà in grado di collegare le due parti integrandone l'energia.
A volte capita di dimenticare che per realizzarci dobbiamo essere totali.
E quando saliamo in alto, non dobbiamo mai scordare di esserci riusciti grazie a profonde radici e ad un sostegno adeguato.
Così quando sprofondiamo sotto terra non dobbiamo mai scordare che la parte aerea del nostro albero è parte di noi.
Allo stesso modo quando ci sentiamo prigionieri di una spessa corteccia non dobbiamo mai scordare che possiamo scendere in profondità o elevarci verso il cielo.
Questa consapevolezza è fondamentale per rispettare ogni  scelta di vita senza giudicarla.



Foto di Akil Mazumder da Pexels




sabato 5 giugno 2021

LEILA & CO

Oggi pensavo a Leila. Alla sua uscita in pandemia. Alla sua invisibilità. 
Forse il libro si è portato dietro l'energia della protagonista e quella dei temi trattati. 
L'intento che ne ha diretto la stesura era quello di rendere visibili storie di violenza troppo spesso taciute o messe a tacere.
Non dovrebbe quindi stupirmi il fatto di aver intrapreso una via in salita.
A otto mesi dalla sua uscita è stato letto da pochi, sebbene sia stato apprezzato e abbia ottenuto ottime recensioni.
Da qui nasce la mia riflessione.
I percorsi desueti mi appartengono da sempre. 
Quando osservi e ascolti con attenzione, le vie che devi percorrere si manifestano naturalmente e non puoi esimerti dal farne esperienza.
Quando scrissi "Il coraggio di ascoltarsi" misi su carta pensieri e riflessioni senza filtrare l'esperienza vissuta. Il titolo accattivante e le tante presentazioni ne promossero la diffusione. A volte qualcuno condivideva con me le difficoltà della lettura per poi confermarmi di averlo compreso a distanza di anni.
Ad oggi "Il coraggio di ascoltarsi" continua a vendere ed essere ristampato. Forse era solo in anticipo con i tempi.
"Il ritmo del corpo" fu un'ulteriore passo avanti nel mio percorso e la sua diffusione sebbene più rallentata, continua pian pianino a farsi strada. 
Credo molto in questo volume: ritengo la consapevolezza del corpo un passaggio essenziale nella crescita personale. In una realtà in cui il corpo è diventato un semplice mezzo di sussistenza, tornare a vivere la fisicità come alleata inscindibile della nostra presa di coscienza è un passo quanto mai necessario, sebbene molto faticoso.
Il mio percorso non è mai stato esente dalla fatica che comportano le difficoltà: i miei scritti non possono esserne liberi e forse per questo, a modo loro, sono terapeutici. 
Con Leila la scelta è stata ancora più azzardata: mettere su carta l'indicibile.
Quando si prende contatto con il corpo, non si può non ascoltarne le memorie.
Il filo invisibile che traccia i miei passi si inerpica sempre più, scavando nelle radici della natura umana.
Spesso mi viene chiesto a cosa stia lavorando, se abbia ripreso a scrivere.
Non ancora, è la mia risposta.
Mi manca il passaggio della condivisione che con Leila non ha ancora potuto manifestarsi. 
Il mio percorso in solitaria non si è mai fermato. 
Tante sono le comprensioni maturate in questi anni di lavoro introspettivo. E sono state arricchite dal percorso universitario di Scienze e Tecniche Psicologiche.
A mancarmi è la direzione in cui svolgerle. La condivisione è un dono per chi lo offre e per chi lo riceve.
Un dono ha maggior valore se è cucito su misura su chi lo riceve.
E Leila, a suo modo, mi sta inviando dei segnali: "Prendi nuovamente contatto con i lettori: ascoltali, osservali, comprendili".
E questo è il mio intento attuale. Sono in apertura.

Per chi fosse interessato ai volumi di cui parlo in questo post: Il giardino dei libri - Donatella Coda Zabetta






giovedì 20 maggio 2021

AGGRESSIVITA' E DIRITTI

 Si respira tanta aggressività nelle relazioni. Il distanziamento ha fortificato le nostre barriere e potenziato i nostri sistemi difensivi. Si guarda all'altro come ad un estraneo, senza sforzarsi di ascoltarlo o comprenderlo. La tendenza ad essere centrati solo sui propri bisogni ha annullato empatia e compassione, facendoci dimenticare che la libertà individuale finisce dove inizia quella dell'altra persona. 
Un IO di proporzioni giganti ha preso il posto del noi.  Le parole aleggiano come spade affilate a infilzar nemici e a emettere giudizi: hanno perso il loro valore comunicativo.  Capita spesso di sentire monologhi al posto di dialoghi. Si è perso il coraggio di ascoltare: aprirsi all'altro fa paura, perché aprirsi a se stessi è ancora più terrificante. E per non correre il rischio di scoprire le nostre fragilità e doverci fare i conti, abbiamo annebbiato anche la vista. L'altro è diventato uno specchio opaco: l'abbiamo spersonalizzato e  trasformato nella discarica dei nostri problemi. 
Non mi è dato conoscere l'evoluzione della trasformazione che sto osservando, ma ho fiducia nell'uomo  e nella sua capacità di rinascita.





mercoledì 19 maggio 2021

APPARTENENZA

 Ci sono persone che con le loro visioni sono in grado di svelare il filo invisibile che ci unisce al Cielo segnando una via e risuonando con il cuore.  Sono le persone che si incarnano in un corpo fisico senza dimenticare la loro natura e che con le loro parole sanno risvegliare la nostra stella interiore. 
Dalla e Battiato sono state le mie persone di Cielo. E quando hanno lasciato il corpo, la realtà mi è  apparsa più buia. Guardando le stelle ho provato una profonda nostalgia e ho percepito la fatica della mia appartenenza.
Ieri ho ascoltato più volte la canzone di Battiato che preferisco: "Le aquile non volano a stormi" e mi sono persa tra le sue parole lasciando spazio al dolore.
Oggi so che devo saltare sul mio cavallo alato prima che l'incostanza offuschi lo splendore...







venerdì 30 aprile 2021

IL VELO DELL' ILLUSIONE

Siamo così abituati a credere alle nostre stesse illusioni che facciamo fatica a restare oggettivi.
Abbiamo smesso di sentire il corpo, trascurando i suoi segnali a favore di ciò che consideriamo prioritario, e, in questo modo, ci siamo allontanati da quel filtro così importante per mantenere i piedi ben radicati a terra. 
Veleggiamo vuoti tra le nuvole, sospesi in mezzo alle maschere e agli attori delle nostre illusioni, recitando la parte che riteniamo più funzionale. 
Uno, nessuno, centomila.  Ondeggiamo da una parte all'altra senza sosta, insoddisfatti, arrabbiati, tristi, demotivati.
E quando la realtà irrompe con durezza a squarciare il velo collassiamo e, senza arrenderci, tentiamo di ripararlo, una volta ancora. 
La realtà non ci piace e forse anche noi non ci siamo mai piaciuti.
Il web ci ha offerto la possibilità di navigare nell'illusione e così la rete si è trasformata in un mercato libero dove manifestare emozioni e frustrazioni senza limiti, dove esplorare ciò che ci aggrada e cancellare ciò con cui non vogliamo confrontarci. Dove l'altro assume la forma delle nostre aspettative, non esistendo di per sé, ma solo per l'immagine che noi gli incolliamo addosso.
Il velo dell'illusione si ispessisce ogni giorno un po' di più e la stanchezza si amplifica con il nostro lento svaporare.
Nell'immobilità e nella chiusura abbiamo dimenticato il corpo: troppo indaffarati a vagare con la mente cercando di sopravvivere a noi stessi. E invece di andare dentro siamo finiti in rete riempiendo il nostro contenitore fisico di emozioni e informazioni, per poi scappare dal suo peso in una bolla illusoria di invulnerabilità e controllo.
Sospiro e osservo. Osservo e respiro. Respiro e ascolto. Ascolto e accolgo. Accolgo e vedo. Vedo e allungo le mani. Allungo le mani e tocco il limite del mio sguardo. 
Da qualche parte bisogna pur iniziare.
Nulla dura per sempre. 






mercoledì 28 aprile 2021

LA SPERANZA

 La speranza era finita in fondo ad un taschino.

Di quelli cuciti, difficili da esplorare.

Lo sguardo aveva perso la sua curiosità

annoiato dall'abitudine e dalla mancanza di prospettive.

Le notti senza sogni

spegnevano le stelle e la luna.

Una piccola candela dimenticata 

diffondeva la sua luce

incurante di tutto.

Un sorriso.

Donatella Coda Zabetta


Foto di freestocks.org da Pexels




sabato 17 aprile 2021

FIERA DEL LIBRO DI CREMONA - LEILA UNA STORIA COME TANTE - Domenica 18 Aprile 2021 alle ore 21,00

La prima volta che visitai Cremona fu in occasione della presentazione del mio primo saggio
"Il coraggio di ascoltarsi".
Ricordo ancora con commozione la calorosa e gentile accoglienza del Sig. Spotti:
lo incontrai sotto i portici tra le bancarelle di libri e immediatamente mi fece sentire a casa.
Fui molto rattristata quando appresi della sua scomparsa.
Domenica sera sarà con me quando dialogherò con
Claudio Ardigò
di "Leila".
L'amore per la lettura e i libri unisce i cuori in una dimensione che non ha confini.


Domenica 18 Aprile 2021
alle ore 21,00
Claudio Ardigò presenta il romanzo "Leila una storia come tante"
di Donatella Coda Zabetta




venerdì 26 marzo 2021

LA LOTTA CON IL MATERASSO: ESSERE RESILIENTI

In quest'ultimo anno ci siamo sempre più irrigiditi: vuoi per il carico emotivo e le preoccupazioni a cui abbiamo dovuto far fronte vuoi per le tensioni accumulate per via della mancanza di movimento.
Io me ne sono accorta iniziando la mia personale lotta contro il materasso. Lo scorso luglio ho iniziato a dormire male, svegliandomi completamente "incriccata". Partivo ad affrontare la giornata da ultracentenaria per tornare gradualmente alla mia età anagrafica nel giro di qualche ora senza capacitarmi di un tale e improvviso cambiamento. La notte riposavo, ma riposavo male.  Così decisi di cambiare il materasso, addebitando ad esso la causa dei miei mali. Non cambiò nulla. 
Pensai di averlo comprato troppo rigido e mi arresi rifugiandomi in mansarda nel letto sfondato dei ragazzi. Rinacqui: la mattina ero pimpante e riposata. Il materasso era accogliente e avvolgente: la sua storia di anni di battaglie giovanili e salti lo aveva reso inoffensivo. Il mio isolarmi in mansarda, sebbene funzionale al riposo, mi apparve come un eremitaggio prematuro e così iniziai a investigare la natura di questo mio bisogno. 
Nel frattempo decisi di prendere un materasso più morbido per tornare alla quotidianità di sempre e questa notte sono tornata a far parte della famiglia. Ho riposato abbastanza bene, ma non benissimo. Comunque nessun "incriccamento mattutino". 
E' stato inevitabile meditare su quanto stavo vivendo.
E' facile rapportarsi all'assenza di ostacoli, soprattutto se ci si è irrigiditi: il materasso della mansarda, nel mio caso, rappresenta il luogo sicuro dove lasciarsi andare; essendo sfondato non oppone alcun tipo di resistenza. 
Il materasso nuovo, al contrario, rivendica il suo diritto di esistere. Un diritto di esistere reale e tangibile. Ecco che il lasciarsi andare implica un lavoro interiore teso ad acquisire la resilienza e la fiducia necessaria ad essere se stessi anche di fronte alla realtà delle cose. 
Resilienza non significa passività, ma capacità di adattamento. 
Nel mio caso l'eremitaggio ha rappresentato una scelta di isolamento protetto, funzionale per un breve periodo, ma disfunzionale a lungo termine. Il mio ritirarmi nel momento dell'abbandono del controllo (il sonno) è stato un estraniarmi da tutta la fatica di questo periodo così sfidante. Ne percepivo la necessità ed è stato utile per qualche settimana: ha agevolato la comprensione di quanto sia importante non abbandonarsi alla passività e quanto una moderata attività fisica (seppur tra le mura domestiche) possa essere efficace nel mantenere quella flessibilità così importante di fronte alle difficoltà. La rigidità del corpo si manifesta durante il sonno rendendo quest'ultimo agitato e poco ristoratore. A influire sulla rigidità sono le tensioni accumulate in tanti mesi di pandemia. La percezione di impotenza e di ineluttabilità che sembra caratterizzare questo momento storico è faticosa da elaborare e il nostro corpo ce lo rimanda con chiarezza. La chiusura di palestre e piscine unitamente all'impossibilità a muoversi liberamente hanno acuito questo disagio. Si dorme poco e male.
Tendiamo a chiuderci e isolarci per proteggerci e nonostante questa scelta sia funzionale per un breve periodo, diventa molto pericolosa se protratta nel tempo in quanto favorisce la nostra passività e affossa la nostra capacità di resilienza. 
La lotta con il materasso si trasforma, quindi, in percorso di consapevolezza. Quando non puoi cambiare quanto sta accadendo intorno a te, cambia te stesso: lavora sulla tua capacità di resilienza e di accettazione.
Cosi come fa Ralph, che riesce a dormire ovunque, anche sulla pietra ;-)



Foto Donatella Coda Zabetta
Ralph

lunedì 22 marzo 2021

PULIZIE DI PRIMAVERA: ASPETTI POSITIVI DEL LOCKDOWN

Aspetti positivi del lockdown: pulizie di primavera. 
In tempi normali la primavera è un invito alle passeggiate e alle gite fuori porta e non ci lascia sufficiente tempo da dedicare a quei lavori di riordino e di pulizia approfondita della casa che il clima di rinascita sembra invocare. 
Senza accorgercene siamo diventati accumulatori seriali di oggetti e se mettiamo mano a cantine, garage, soffitte, cassetti e armadi ce ne rendiamo facilmente conto. Fare pulizia è un gesto concreto, ma con importanti risvolti interiori: è, infatti, legato al concetto del lasciar andare. Abituati come siamo a controllare e programmare tutto, le nostre resistenze al lasciar e lasciarsi andare sono efficacissime.
Pensiamo ad un abito che non mettiamo da anni: perché è fuori moda o di una misura che non collima più con la nostra; esso occupa spazio nell'armadio che potremmo utilizzare altrimenti, ma se ci lasciamo andare ai ricordi affiorano strenue le nostre resistenze (magari dimagrisco, magari torna di moda, magari lo posso usare per una festa di carnevale...) a indurci a tenerlo. 
In questo caso si tratta di ricordi legati ad oggetti materiali, ma attuiamo esattamente lo stesso procedimento, con motivazioni differenti, in relazione a parole e azioni che ci hanno ferito, a fallimenti che abbiamo vissuto, a relazioni disfunzionali.
Lavorare interiormente su questi temi è come metter mano a una patata bollente, ragion per cui l'utilizzo del corpo e della materialità è un ottimo training per imparare a lasciar andare: soprattutto se il lavoro di riordino e di pulizia viene attuato con intento consapevole.
Di fronte alle resistenze che inaspettatamente e inevitabilmente faranno capolino in corso d'opera, sorridete, immaginando Gollum...





domenica 21 marzo 2021

RINASCERE A SE STESSI

 La natura si sta risvegliando: il giardino si anima di cinguettii e sugli alberi compaiono le prime gemme. Nei prati fanno la loro comparsa le pratoline e gli occhi della Madonna. I colori tornano a dipingere il paesaggio e una nuova energia prende forma e manifestazione.
Le giornate si allungano e la voglia di rinascita che aleggia nell'aria non lascia indifferenti. Lo "stare" a causa del Covid si trasforma in un atto innaturale e ancor più faticoso se focalizziamo l'attenzione all'esterno.
Come ho ripetuto spesso, l'energia si divide e si alterna tra lavoro esterno (incombenze della quotidianità) e lavoro interno (interiore): non è mai sincrono.
Per questo motivo accogliamo lo "stare" come una meravigliosa opportunità di rinascita a noi stessi. Portiamo l'attenzione al nostro centro e al nostro sentire: rivalutiamo alla luce degli eventi le nostre priorità e le nostre scelte per portare armonia all'interno di noi stessi. Approfondiamo le nostre radici, rinforziamo la nostra stabilità e accogliamo con gratitudine le gemme di nuovi percorsi esperienziali. Il Covid ha disintegrato le nostre sicurezze e la nostra illusione di controllo cambiando il nostro modo di vivere e di relazionarci agli altri: accettiamo la sfida e ripartiamo dal nostro sé.
E che questo primo giorno di primavera sia fonte di rinascita e di riconoscimento.



Foto Donatella Coda Zabetta

sabato 20 marzo 2021

SCEGLIERE CON DISCERNIMENTO

 Per scegliere con discernimento è importante trovare il coraggio di ascoltarsi. 
Ogni scelta, soprattutto se importante per la nostra vita, attiva dinamiche inconsce delle quali dobbiamo essere consapevoli per non correre il rischio di lasciarci condizionare dai bisogni che ci portiamo dietro.
Ogni scelta porta con sé un riconoscimento della nostra identità: nella scelta manifestiamo chi siamo.
E proprio a proposito della manifestazione attivata dalla scelta voglio stimolare un'ulteriore riflessione: possiamo scegliere di essere noi stessi, di essere come gli altri vorrebbero che fossimo o di essere l'immagine ideale di come noi stessi vorremmo apparire.
La prima opzione è la più difficile da portare a termine in quanto presuppone un riconoscimento interno che raramente coincide con un riconoscimento esterno e con il soddisfacimento dei bisogni insoddisfatti.
Si tratta infatti di aver fiducia in se stessi in prima persona e disgregare un'eventuale schema che ci  induce a dubitare delle nostre capacità ricercando all'esterno accettazione e riconoscimento.
In tempi così confusi, carichi di emozioni e di bisogni insoddisfatti, scegliere con discernimento diventa fondamentale affinché lo "stare" che il Covid ci impone non diventi isolamento, ma una solitudine piena e costruttiva  in armonia con il proprio sé.




lunedì 8 marzo 2021

IL CORAGGIO DI ESSERE LEILA

Da quando ho iniziato la stesura di "Leila una storia come tante" ho letto tanti libri che parlavano di violenza sulle donne, di diritti delle donne, di invisibilità delle donne. E sto continuando a leggere saggi e ricerche scientifiche su questo argomento, instancabilmente e con immensa fatica. Non lo nascondo: di fronte ai numeri che quantificano la violenza sotto stimandola perché spesso gli episodi di violenza non vengono denunciati, mi sale una tristezza cosmica che diviene ancora più devastante quando leggo delle difficoltà nel mettere in atto azioni di tutela nei confronti delle vittime.

Ho lavorato a fondo sul mio femminile e ho avuto l'opportunità di farlo anche in gruppi di donne.  Anni di stereotipi di genere hanno segnato percorsi difficili da abbandonare e lasciato ferite profonde. C'è un gran lavoro di auto consapevolezza da portare avanti sia da parte femminile sia da parte maschile per tornare in equilibrio. Si tratta di un passaggio individuale che richiede grande coraggio e strenua volontà. Rimettere in discussione le proprie convinzioni e imboccare vie desuete per percorrerle in solitudine non è mai facile. Ed è innegabile che la società non sia ancora pronta ad accogliere una trasformazione di questo tipo.

Però un piccolo seme sta germogliando proprio a Biella, la mia città d'origine. Gli uomini della compagnia teatrale "Teatrando", hanno dato vita al flash mob "Uomini in scarpe rosse" mettendosi in gioco e agendo attivamente al fianco delle donne vittime di violenza. Questa iniziativa mi ha commosso e ha sciolto un bel cumulo della mia tristezza. Ritengo essenziale un'azione concreta  da parte maschile.

Oggi, in questo giorno così particolare, istituito a seguito dell'evento in cui perirono 129 donne a causa  dell'incendio della Triangle Shirwaist Company di New York il 25 Marzo 1911, non posso che augurarmi che sempre più persone trovino il coraggio di essere Leila.

Dal dolore si può rinascere e Leila segna una strada al femminile in direzione dell'equilibrio. 

Gli "Uomini in scarpe rosse" hanno intrapreso una strada al maschile in direzione dell'equilibrio, trovando il coraggio di essere Leila e di indossare le sue scarpe.

Nuove vie si stanno manifestando. Nuove comprensioni e nuove prese di coscienza. 

Per tre lune cammineremo insieme fino al centro.

Donatella Coda Zabetta




martedì 2 marzo 2021

CI SIAMO PERSI

Ci siamo persi nell'irrazionalità della paura. Ci siamo persi nella confusione delle informazioni. 
Abbiamo perso il nostro centro ed eretto barriere. Ci siamo chiusi in castelli fortificati pronti a combattere battaglie tese al soddisfacimento dei nostri bisogni senza esclusione di colpi.
Abbiamo smesso di vederci e di vedere. Siamo collassati in un limbo di insoddisfazione e aggressività.
Abbiamo confuso la sensibilità con la fragilità, il rispetto con l'aggressività. Abbiamo smesso di sentire il battito del cuore e di percepire la nostra umanità.
Le parole si sono trasformate in lame taglienti, gli sguardi in specchi oscurati.
Le mascherine e la mancanza di relazioni sociali dirette ci hanno deresponsabilizzato, allentando freni inibitori e potenziando egoismo e indifferenza.
Ci lamentiamo della realtà incapaci di riconoscerla come parte di noi.
Il Covid ci ha tolto l'ossigeno o abbiamo iniziato a respirare male autonomamente? 
Presi dalle nostre vite frenetiche e dall'illusione di poter controllare tutto avevamo tempo di fermarci e dilatare i polmoni in un respiro profondo?
Abbiamo smesso di vivere molto prima del Covid, ma non ce ne rendevamo conto.
Così come ora ci inalberiamo per le chiusure che ci limitano, senza renderci conto che la chiusura è già dentro di noi. Non possiamo più disperdere all'esterno l'energia trattenuta al nostro interno e ci sembra di morire. Buffo. 
La nostra mente, grande creatrice di illusioni e giustificazioni, si è arrugginita un po' anche lei lasciandoci nel gorgo di emozioni mai elaborate.
Ci siamo persi per strada il discernimento e la compassione, verso noi stessi in primis.
E quando ti perdi cosa fai?
Cerchi un punto di riferimento. 
Sento in lontananza un battito sordo e dimenticato. Non lo riconosco. Mi avvicino con cautela. Ho paura. Sono nudo, come il mio cuore abbandonato.



Foto Donatella Coda Zabetta