venerdì 30 aprile 2021

IL VELO DELL' ILLUSIONE

Siamo così abituati a credere alle nostre stesse illusioni che facciamo fatica a restare oggettivi.
Abbiamo smesso di sentire il corpo, trascurando i suoi segnali a favore di ciò che consideriamo prioritario, e, in questo modo, ci siamo allontanati da quel filtro così importante per mantenere i piedi ben radicati a terra. 
Veleggiamo vuoti tra le nuvole, sospesi in mezzo alle maschere e agli attori delle nostre illusioni, recitando la parte che riteniamo più funzionale. 
Uno, nessuno, centomila.  Ondeggiamo da una parte all'altra senza sosta, insoddisfatti, arrabbiati, tristi, demotivati.
E quando la realtà irrompe con durezza a squarciare il velo collassiamo e, senza arrenderci, tentiamo di ripararlo, una volta ancora. 
La realtà non ci piace e forse anche noi non ci siamo mai piaciuti.
Il web ci ha offerto la possibilità di navigare nell'illusione e così la rete si è trasformata in un mercato libero dove manifestare emozioni e frustrazioni senza limiti, dove esplorare ciò che ci aggrada e cancellare ciò con cui non vogliamo confrontarci. Dove l'altro assume la forma delle nostre aspettative, non esistendo di per sé, ma solo per l'immagine che noi gli incolliamo addosso.
Il velo dell'illusione si ispessisce ogni giorno un po' di più e la stanchezza si amplifica con il nostro lento svaporare.
Nell'immobilità e nella chiusura abbiamo dimenticato il corpo: troppo indaffarati a vagare con la mente cercando di sopravvivere a noi stessi. E invece di andare dentro siamo finiti in rete riempiendo il nostro contenitore fisico di emozioni e informazioni, per poi scappare dal suo peso in una bolla illusoria di invulnerabilità e controllo.
Sospiro e osservo. Osservo e respiro. Respiro e ascolto. Ascolto e accolgo. Accolgo e vedo. Vedo e allungo le mani. Allungo le mani e tocco il limite del mio sguardo. 
Da qualche parte bisogna pur iniziare.
Nulla dura per sempre. 






mercoledì 28 aprile 2021

LA SPERANZA

 La speranza era finita in fondo ad un taschino.

Di quelli cuciti, difficili da esplorare.

Lo sguardo aveva perso la sua curiosità

annoiato dall'abitudine e dalla mancanza di prospettive.

Le notti senza sogni

spegnevano le stelle e la luna.

Una piccola candela dimenticata 

diffondeva la sua luce

incurante di tutto.

Un sorriso.

Donatella Coda Zabetta


Foto di freestocks.org da Pexels




sabato 17 aprile 2021

FIERA DEL LIBRO DI CREMONA - LEILA UNA STORIA COME TANTE - Domenica 18 Aprile 2021 alle ore 21,00

La prima volta che visitai Cremona fu in occasione della presentazione del mio primo saggio
"Il coraggio di ascoltarsi".
Ricordo ancora con commozione la calorosa e gentile accoglienza del Sig. Spotti:
lo incontrai sotto i portici tra le bancarelle di libri e immediatamente mi fece sentire a casa.
Fui molto rattristata quando appresi della sua scomparsa.
Domenica sera sarà con me quando dialogherò con
Claudio Ardigò
di "Leila".
L'amore per la lettura e i libri unisce i cuori in una dimensione che non ha confini.


Domenica 18 Aprile 2021
alle ore 21,00
Claudio Ardigò presenta il romanzo "Leila una storia come tante"
di Donatella Coda Zabetta




venerdì 26 marzo 2021

LA LOTTA CON IL MATERASSO: ESSERE RESILIENTI

In quest'ultimo anno ci siamo sempre più irrigiditi: vuoi per il carico emotivo e le preoccupazioni a cui abbiamo dovuto far fronte vuoi per le tensioni accumulate per via della mancanza di movimento.
Io me ne sono accorta iniziando la mia personale lotta contro il materasso. Lo scorso luglio ho iniziato a dormire male, svegliandomi completamente "incriccata". Partivo ad affrontare la giornata da ultracentenaria per tornare gradualmente alla mia età anagrafica nel giro di qualche ora senza capacitarmi di un tale e improvviso cambiamento. La notte riposavo, ma riposavo male.  Così decisi di cambiare il materasso, addebitando ad esso la causa dei miei mali. Non cambiò nulla. 
Pensai di averlo comprato troppo rigido e mi arresi rifugiandomi in mansarda nel letto sfondato dei ragazzi. Rinacqui: la mattina ero pimpante e riposata. Il materasso era accogliente e avvolgente: la sua storia di anni di battaglie giovanili e salti lo aveva reso inoffensivo. Il mio isolarmi in mansarda, sebbene funzionale al riposo, mi apparve come un eremitaggio prematuro e così iniziai a investigare la natura di questo mio bisogno. 
Nel frattempo decisi di prendere un materasso più morbido per tornare alla quotidianità di sempre e questa notte sono tornata a far parte della famiglia. Ho riposato abbastanza bene, ma non benissimo. Comunque nessun "incriccamento mattutino". 
E' stato inevitabile meditare su quanto stavo vivendo.
E' facile rapportarsi all'assenza di ostacoli, soprattutto se ci si è irrigiditi: il materasso della mansarda, nel mio caso, rappresenta il luogo sicuro dove lasciarsi andare; essendo sfondato non oppone alcun tipo di resistenza. 
Il materasso nuovo, al contrario, rivendica il suo diritto di esistere. Un diritto di esistere reale e tangibile. Ecco che il lasciarsi andare implica un lavoro interiore teso ad acquisire la resilienza e la fiducia necessaria ad essere se stessi anche di fronte alla realtà delle cose. 
Resilienza non significa passività, ma capacità di adattamento. 
Nel mio caso l'eremitaggio ha rappresentato una scelta di isolamento protetto, funzionale per un breve periodo, ma disfunzionale a lungo termine. Il mio ritirarmi nel momento dell'abbandono del controllo (il sonno) è stato un estraniarmi da tutta la fatica di questo periodo così sfidante. Ne percepivo la necessità ed è stato utile per qualche settimana: ha agevolato la comprensione di quanto sia importante non abbandonarsi alla passività e quanto una moderata attività fisica (seppur tra le mura domestiche) possa essere efficace nel mantenere quella flessibilità così importante di fronte alle difficoltà. La rigidità del corpo si manifesta durante il sonno rendendo quest'ultimo agitato e poco ristoratore. A influire sulla rigidità sono le tensioni accumulate in tanti mesi di pandemia. La percezione di impotenza e di ineluttabilità che sembra caratterizzare questo momento storico è faticosa da elaborare e il nostro corpo ce lo rimanda con chiarezza. La chiusura di palestre e piscine unitamente all'impossibilità a muoversi liberamente hanno acuito questo disagio. Si dorme poco e male.
Tendiamo a chiuderci e isolarci per proteggerci e nonostante questa scelta sia funzionale per un breve periodo, diventa molto pericolosa se protratta nel tempo in quanto favorisce la nostra passività e affossa la nostra capacità di resilienza. 
La lotta con il materasso si trasforma, quindi, in percorso di consapevolezza. Quando non puoi cambiare quanto sta accadendo intorno a te, cambia te stesso: lavora sulla tua capacità di resilienza e di accettazione.
Cosi come fa Ralph, che riesce a dormire ovunque, anche sulla pietra ;-)



Foto Donatella Coda Zabetta
Ralph

lunedì 22 marzo 2021

PULIZIE DI PRIMAVERA: ASPETTI POSITIVI DEL LOCKDOWN

Aspetti positivi del lockdown: pulizie di primavera. 
In tempi normali la primavera è un invito alle passeggiate e alle gite fuori porta e non ci lascia sufficiente tempo da dedicare a quei lavori di riordino e di pulizia approfondita della casa che il clima di rinascita sembra invocare. 
Senza accorgercene siamo diventati accumulatori seriali di oggetti e se mettiamo mano a cantine, garage, soffitte, cassetti e armadi ce ne rendiamo facilmente conto. Fare pulizia è un gesto concreto, ma con importanti risvolti interiori: è, infatti, legato al concetto del lasciar andare. Abituati come siamo a controllare e programmare tutto, le nostre resistenze al lasciar e lasciarsi andare sono efficacissime.
Pensiamo ad un abito che non mettiamo da anni: perché è fuori moda o di una misura che non collima più con la nostra; esso occupa spazio nell'armadio che potremmo utilizzare altrimenti, ma se ci lasciamo andare ai ricordi affiorano strenue le nostre resistenze (magari dimagrisco, magari torna di moda, magari lo posso usare per una festa di carnevale...) a indurci a tenerlo. 
In questo caso si tratta di ricordi legati ad oggetti materiali, ma attuiamo esattamente lo stesso procedimento, con motivazioni differenti, in relazione a parole e azioni che ci hanno ferito, a fallimenti che abbiamo vissuto, a relazioni disfunzionali.
Lavorare interiormente su questi temi è come metter mano a una patata bollente, ragion per cui l'utilizzo del corpo e della materialità è un ottimo training per imparare a lasciar andare: soprattutto se il lavoro di riordino e di pulizia viene attuato con intento consapevole.
Di fronte alle resistenze che inaspettatamente e inevitabilmente faranno capolino in corso d'opera, sorridete, immaginando Gollum...





domenica 21 marzo 2021

RINASCERE A SE STESSI

 La natura si sta risvegliando: il giardino si anima di cinguettii e sugli alberi compaiono le prime gemme. Nei prati fanno la loro comparsa le pratoline e gli occhi della Madonna. I colori tornano a dipingere il paesaggio e una nuova energia prende forma e manifestazione.
Le giornate si allungano e la voglia di rinascita che aleggia nell'aria non lascia indifferenti. Lo "stare" a causa del Covid si trasforma in un atto innaturale e ancor più faticoso se focalizziamo l'attenzione all'esterno.
Come ho ripetuto spesso, l'energia si divide e si alterna tra lavoro esterno (incombenze della quotidianità) e lavoro interno (interiore): non è mai sincrono.
Per questo motivo accogliamo lo "stare" come una meravigliosa opportunità di rinascita a noi stessi. Portiamo l'attenzione al nostro centro e al nostro sentire: rivalutiamo alla luce degli eventi le nostre priorità e le nostre scelte per portare armonia all'interno di noi stessi. Approfondiamo le nostre radici, rinforziamo la nostra stabilità e accogliamo con gratitudine le gemme di nuovi percorsi esperienziali. Il Covid ha disintegrato le nostre sicurezze e la nostra illusione di controllo cambiando il nostro modo di vivere e di relazionarci agli altri: accettiamo la sfida e ripartiamo dal nostro sé.
E che questo primo giorno di primavera sia fonte di rinascita e di riconoscimento.



Foto Donatella Coda Zabetta

sabato 20 marzo 2021

SCEGLIERE CON DISCERNIMENTO

 Per scegliere con discernimento è importante trovare il coraggio di ascoltarsi. 
Ogni scelta, soprattutto se importante per la nostra vita, attiva dinamiche inconsce delle quali dobbiamo essere consapevoli per non correre il rischio di lasciarci condizionare dai bisogni che ci portiamo dietro.
Ogni scelta porta con sé un riconoscimento della nostra identità: nella scelta manifestiamo chi siamo.
E proprio a proposito della manifestazione attivata dalla scelta voglio stimolare un'ulteriore riflessione: possiamo scegliere di essere noi stessi, di essere come gli altri vorrebbero che fossimo o di essere l'immagine ideale di come noi stessi vorremmo apparire.
La prima opzione è la più difficile da portare a termine in quanto presuppone un riconoscimento interno che raramente coincide con un riconoscimento esterno e con il soddisfacimento dei bisogni insoddisfatti.
Si tratta infatti di aver fiducia in se stessi in prima persona e disgregare un'eventuale schema che ci  induce a dubitare delle nostre capacità ricercando all'esterno accettazione e riconoscimento.
In tempi così confusi, carichi di emozioni e di bisogni insoddisfatti, scegliere con discernimento diventa fondamentale affinché lo "stare" che il Covid ci impone non diventi isolamento, ma una solitudine piena e costruttiva  in armonia con il proprio sé.




lunedì 8 marzo 2021

IL CORAGGIO DI ESSERE LEILA

Da quando ho iniziato la stesura di "Leila una storia come tante" ho letto tanti libri che parlavano di violenza sulle donne, di diritti delle donne, di invisibilità delle donne. E sto continuando a leggere saggi e ricerche scientifiche su questo argomento, instancabilmente e con immensa fatica. Non lo nascondo: di fronte ai numeri che quantificano la violenza sotto stimandola perché spesso gli episodi di violenza non vengono denunciati, mi sale una tristezza cosmica che diviene ancora più devastante quando leggo delle difficoltà nel mettere in atto azioni di tutela nei confronti delle vittime.

Ho lavorato a fondo sul mio femminile e ho avuto l'opportunità di farlo anche in gruppi di donne.  Anni di stereotipi di genere hanno segnato percorsi difficili da abbandonare e lasciato ferite profonde. C'è un gran lavoro di auto consapevolezza da portare avanti sia da parte femminile sia da parte maschile per tornare in equilibrio. Si tratta di un passaggio individuale che richiede grande coraggio e strenua volontà. Rimettere in discussione le proprie convinzioni e imboccare vie desuete per percorrerle in solitudine non è mai facile. Ed è innegabile che la società non sia ancora pronta ad accogliere una trasformazione di questo tipo.

Però un piccolo seme sta germogliando proprio a Biella, la mia città d'origine. Gli uomini della compagnia teatrale "Teatrando", hanno dato vita al flash mob "Uomini in scarpe rosse" mettendosi in gioco e agendo attivamente al fianco delle donne vittime di violenza. Questa iniziativa mi ha commosso e ha sciolto un bel cumulo della mia tristezza. Ritengo essenziale un'azione concreta  da parte maschile.

Oggi, in questo giorno così particolare, istituito a seguito dell'evento in cui perirono 129 donne a causa  dell'incendio della Triangle Shirwaist Company di New York il 25 Marzo 1911, non posso che augurarmi che sempre più persone trovino il coraggio di essere Leila.

Dal dolore si può rinascere e Leila segna una strada al femminile in direzione dell'equilibrio. 

Gli "Uomini in scarpe rosse" hanno intrapreso una strada al maschile in direzione dell'equilibrio, trovando il coraggio di essere Leila e di indossare le sue scarpe.

Nuove vie si stanno manifestando. Nuove comprensioni e nuove prese di coscienza. 

Per tre lune cammineremo insieme fino al centro.

Donatella Coda Zabetta




martedì 2 marzo 2021

CI SIAMO PERSI

Ci siamo persi nell'irrazionalità della paura. Ci siamo persi nella confusione delle informazioni. 
Abbiamo perso il nostro centro ed eretto barriere. Ci siamo chiusi in castelli fortificati pronti a combattere battaglie tese al soddisfacimento dei nostri bisogni senza esclusione di colpi.
Abbiamo smesso di vederci e di vedere. Siamo collassati in un limbo di insoddisfazione e aggressività.
Abbiamo confuso la sensibilità con la fragilità, il rispetto con l'aggressività. Abbiamo smesso di sentire il battito del cuore e di percepire la nostra umanità.
Le parole si sono trasformate in lame taglienti, gli sguardi in specchi oscurati.
Le mascherine e la mancanza di relazioni sociali dirette ci hanno deresponsabilizzato, allentando freni inibitori e potenziando egoismo e indifferenza.
Ci lamentiamo della realtà incapaci di riconoscerla come parte di noi.
Il Covid ci ha tolto l'ossigeno o abbiamo iniziato a respirare male autonomamente? 
Presi dalle nostre vite frenetiche e dall'illusione di poter controllare tutto avevamo tempo di fermarci e dilatare i polmoni in un respiro profondo?
Abbiamo smesso di vivere molto prima del Covid, ma non ce ne rendevamo conto.
Così come ora ci inalberiamo per le chiusure che ci limitano, senza renderci conto che la chiusura è già dentro di noi. Non possiamo più disperdere all'esterno l'energia trattenuta al nostro interno e ci sembra di morire. Buffo. 
La nostra mente, grande creatrice di illusioni e giustificazioni, si è arrugginita un po' anche lei lasciandoci nel gorgo di emozioni mai elaborate.
Ci siamo persi per strada il discernimento e la compassione, verso noi stessi in primis.
E quando ti perdi cosa fai?
Cerchi un punto di riferimento. 
Sento in lontananza un battito sordo e dimenticato. Non lo riconosco. Mi avvicino con cautela. Ho paura. Sono nudo, come il mio cuore abbandonato.



Foto Donatella Coda Zabetta






sabato 20 febbraio 2021

LA MEDITAZIONE DELLA SCATOLA

Oggi ero particolarmente in crisi in merito ad un progetto che sto portando avanti. La percezione provata era quella di essere rinchiusa in una scatola senza via d'uscita.
Quando mi capita di trovarmi in situazioni simili mi metto in meditazione per aprirmi a nuove prospettive di osservazione. 
Quando ci si sente chiusi in una scatola si tende, infatti, a focalizzarsi sulle pareti e sul soffitto della stessa acuendo il senso di impotenza provato.
In meditazione, al contrario, tutto è possibile e il punto di partenza è proprio quello di stare nel disagio.
Mi sono vista nella posizione del loto sulla base della mia scatola chiusa e l'ho osservata cercando di immaginare una via d'uscita al di là dei limiti della razionalità.
Subito ho immaginato di avere un taglierino e di agire sui quattro spigoli verticali. Non ho risolto nulla: a seguito di un'ulteriore azione tesa a creare un varco attraverso gli spigoli, il soffitto mi cadeva sulla testa.
Ho immaginato di tagliare due spigoli opposti, ma l'esito è stato lo stesso.
Perchè non tagliare il soffitto? Sbam, tutto intero sulla testa.
Al che ne ho tagliato metà e mi sono riparata dalla caduta della metà tagliata sotto a quella rimasta intatta. Poi ho appoggiato la metà tagliata a quella rimasta intatta per salire sopra la scatola e ho nuovamente utilizzato la parte tagliata per scendere dalla scatola dalla parte opposta.
Ce l'avevo fatta. Avevo la risposta che serviva ad uscire dall'impasse del mio progetto.
Ovviamente non starò a spiegarvi il significato recondito della meditazione, ma questo esercizio si è rivelato funzionale a disgregare il senso di impotenza provato.
A chi di voi non è mai capitato di sentirsi rinchiuso in una scatola?
Provate a fare una meditazione di questo tipo, accantonando il problema, per stare nel disagio.
Sono certa vi saranno vie d'uscita funzionali per ciascuno di voi. In fondo si tratta solo di una scatola.
Buon lavoro!



Foto Donatella Coda Zabetta


venerdì 12 febbraio 2021

UN SILENZIO ASSORDANTE - LA VIOLENZA OCCULTATA SU DONNE E MINORI - PATRIZIA ROMITO

 Prima di iniziare la stesura di "LEILA UNA STORIA COME TANTE" ho approfondito i temi che desideravo trattare sia con un lavoro interiore personale e di gruppo sul femminile sia con la lettura di parecchi volumi di cui ho allegato una ridotta bibliografia alla fine del romanzo.

Quando ho iniziato a scrivere di Leila sui social  sono rimasta molto colpita dalle reazioni scaturite a proposito della violenza sulle donne. A stupirmi sono stati soprattutto i commenti delle donne sulle donne. Forse perché inaspettati: la rinuncia alla propria identità di genere per conformarsi ad uno stereotipo  è, a mio avviso, fonte di grande inconsapevolezza. 
Al contempo ho prestato maggiore attenzione alle notizie che quotidianamente ci vengono proposte dalla stampa in merito ai tanti, TROPPI, atti di violenza perpetrati nei confronti delle donne.
Questo sommarsi di informazioni mi ha indotto ad approfondire ulteriormente l'argomento e impostare una tesi sperimentale in psicologia sociale a completamento del percorso triennale di studi in Scienze e Tecniche  Psicologiche iniziato nel 2019.
Sto vagliando l'ampia letteratura scientifica sull'argomento e durante questo lavoro di ricerca mi sono imbattuta in un libro denso di informazioni e molto destabilizzante.
Il volume di Patrizia Romito, docente di Psicologia Sociale all'Università di Trieste.
Ho iniziato a leggerlo un paio di settimane fa e nonostante sia di sole 218 pagine ne sto finalizzando la lettura oggi in quanto ho dovuto dedicarmici a piccole dosi.
Il contenuto di questo volume è così drammaticamente intenso da travolgerti. E lo fa con indescrivibile forza per via dei dati scientifici che ne completano la trattazione.
Ancora una volta sento nel cuore che il lavoro iniziato con Leila è determinante per la crescita evolutiva di un femminile confuso. Non vi può essere equilibrio interiore senza un lavoro di consapevolezza teso a riconoscere la natura femminile in un contesto che non la riconosce. E non mi riferisco solo alle donne (anche se ritengo che questo lavoro debba iniziare da loro), ma anche agli uomini: a tutti coloro che sono pronti a rimettersi in gioco.






domenica 7 febbraio 2021

LA CHIAVE

Aveva osservato a lungo quella chiave. L'aveva riposta nel cassetto del comò tanto tempo fa. Tanto da dimenticarsene. Quando l'aveva ritrovata era rimasto sorpreso. Sapeva bene quanto gli era costato disfarsene, ma non aveva avuto il coraggio di buttarla via.
Ci sono sensazioni chiare, a volte, sebbene insopportabili. Lui lo sapeva. Come quando aveva sentito di dover riaprire quel cassetto. 
Si passò la chiave tra le mani e la soppesò tra lo stupito e il preoccupato. 
Ora che ne avrebbe fatto? 
Una cosa era certa: quella chiave scottava. Tanto da rendere faticoso il trattenerla.
Non capiva. Non capiva se stesso. 
Non apriva quella cantina da anni. Non aveva più voluto entrarci. Troppi ricordi feroci.
Cosa era cambiato da allora?
Lui era cambiato. La sua vita era cambiata. Drasticamente.
Ci sono ferite che non si rimarginano mai e con le quali devi imparare a convivere. Per sopravvivere. Per andare avanti.
Ripensò al passato e il buco nero dei ricordi lo fagocitò. Si sentì risucchiare da un vortice buio a cui oppose immediata resistenza. Percepì la lama del coltello affondare nella sua schiena all'altezza dello sterno e trattenne il respiro. Non poteva continuare così.
Avrebbe affrontato il passato ancora una volta. Non che non ci avesse provato prima, certo, ma ora il ritrovamento di quella chiave non lasciava scelta.
Scese le scale cauto, mentre il suo respiro accelerava con il cuore.
Quando giunse di fronte alla porta della cantina, osservò le ragnatele che nel tempo l'avevano ricoperta. Stentava a credere fosse parte della sua casa.
Con le mani scoprì la serratura e inserì la chiave. Un brivido lo scosse. 
Era sicuro di volerlo fare? 
Provava una paura sorda e paralizzante, irrazionale. Era un uomo adulto ormai. 
Esplose in una risata nervosa e girò la chiave nella toppa, afferrò la maniglia e aprì la porta. Cercò l'interruttore della luce e lo schiacciò. Buio pesto. La lampadina doveva essersi bruciata.
Prese l'accendino dalla tasca e illuminò la stanza. Era tutto esattamente come lo aveva lasciato.
Sul tavolo il coltello. Lo osservò avvicinando la piccola fiamma. Il suo sangue giaceva raggrumato sulla lama. Lo toccò come a sfidare la sua stessa vita. Era solo sangue secco. Avvicinò la fiamma alla lama e attese che quel sangue svaporasse via come per magia. 
Non aveva mai pensato di prendere in mano quel coltello, ma l'averlo fatto lo faceva sentire al sicuro. Poteva controllare la situazione. Poteva disfarsene finalmente.
Decise di bruciarlo. Salì al piano di sopra e lo buttò nel camino dove il fuoco ardeva scoppiettante. Il manico di legno bruciò immediatamente lasciando la lama scoperta e inutilizzabile. 
Fece un sospiro di sollievo, recuperò scala e lampadina e scese in cantina. Pulì con un panno la piccola finestrella che dava sul cortile per aver più luce e sostituì la lampadina. Quando accese la luce la cantina era un vero disastro di polvere e ragnatele.
Prese secchio e stracci e iniziò a pulirla a fondo. Quello spazio in casa gli avrebbe fatto comodo.
Non era più necessario chiudere la porta a chiave.






venerdì 29 gennaio 2021

IL FAGGIO E LA LUNA

 Stamane, poco prima dell'alba, una splendida luna piena filtrava tra i rami del mio amato faggio. Un albero che amo e che ho fortemente voluto nel mio giardino. Quando me lo portarono era già abbastanza grande e durante il trasporto fu scortecciato. Questa ferita lo debilitò così tanto che ebbi paura non ce la facesse a riprendersi. Lo curai con il mastice per mesi e lo difesi dagli insetti che cercavano continuamente di annidarsi in quella fessura aperta nella corteccia. Ci vollero anni affinché divenisse lo splendido albero attuale. So che può sembrare assurdo, ma nella sua storia mi sono rivista e curandolo è guarita una parte di me. Per questa ragione quando ho visto la luna piena illuminarlo il mio cuore ha fatto un sobbalzo.
Il connubio perfetto. Due simboli importanti nella mia vita. La sconfinata bellezza di un albero nudo e illuminato di fronte al suo lato ombra. La notte a incorniciarlo.
Spesso leggo pensieri di sconforto e di smarrimento di fronte a quanto sta accadendo: come se il buio della notte che stiamo attraversando non dovesse finire mai. E' naturale sentirsi nudi e impotenti davanti alla pandemia e alle sue conseguenze. E più opponiamo resistenza o ci agitiamo, più queste percezioni si faranno forti e ci destabilizzeranno.
Il faggio ci insegna a stare nella fredda notte invernale con apparente immobilità. La luce che lo illumina è riflessa e deriva dal sole interiore che palpita al suo interno pronto a manifestarsi in primavera con inalterata fiducia.  
C'è un tempo per ogni cosa. L'attesa è fonte di maturazione e consapevolezza quando si ha il coraggio di accogliere la propria nudità.



Foto Donatella Coda Zabetta



lunedì 18 gennaio 2021

I PERCORSI E LA MIA VITA

 La mia vita è fatta di stradine in salita, di arrampicate vertiginose, di rapide discese, di passi lenti e ben distesi, di fermate, di cadute e anche di ritorni, o meglio di passaggi ripetuti.
Ho sempre visualizzato il percorso come una spirale verso il centro: più ne seguo le indicazioni approfondendo il sentire e più elevo la mia visione rendendola oggettiva. 
Come in alto, così in basso scriveva Ermete Trimegistro nelle Tavole Smeraldine e questa riflessione mi accompagna da sempre indicandomi la via. 
E' necessario esplorare le proprie ombre per scoprire la forza della propria Luce. E così mi addentro senza paura nel buio delle mie fragilità per osservarle, rinascere e trasformare il sentire.
Quando si impara a conoscersi a fondo, il corpo e il cuore sono preziosi alleati nella percezione dei segnali della quotidianità. Restare in apertura è essenziale e fluire con la vita è altrettanto determinante.
A volte si intraprendono cammini che sono funzionali alla comprensione e per questo sono temporanei: restarvi aggrappati quando cuore e corpo sono sofferenti crea un blocco. Trovare il coraggio di continuare a muoversi spesso è molto difficile. Ho sempre trovato il lasciar andare molto complicato, forse per la mia innata tendenza a non volermi arrendere, ma con l'età anche la resa mi è divenuta familiare. Immagino sia una conseguenza della libertà che la maturità ha portato con sé. Porte si chiudono, altre porte si aprono, nel rispetto di quel filo invisibile che mi lega al cuore e ad un corpo in trasformazione.
Le parole accompagnano i miei passaggi come fari di esplorazione, autoanalisi e condivisione.
A volte si manifestano in libri, altre volte in semplici riflessioni o in intime confessioni. Ritengo la scrittura una splendida terapia per cuori infranti, per menti confuse, per dita instancabili, per menti iperattive, per anime aperte a nuove visioni.
Dopo la pubblicazione del Coraggio, l'entusiasmo mi portò subito a elaborare Il Ritmo, ma poi mi ci volle un bel po' di tempo prima di prendere nuovamente la penna in mano per creare un nuovo libro. Dovevo attraversare l'inferno  del femminile per poter partorire Leila e quando vi riuscii non sapevo bene come avrei potuto esprimere l'intensità di quanto avevo esplorato. Le risposte arrivarono naturalmente, accompagnandomi nella stesura. E ora che il libro ha visto la Luce mi rendo conto delle difficoltà delle condivisione e so bene che dovrò restare aperta ai segnali per farmi trovare pronta quando la vita mi offrirà l'opportunità di poterne parlare. 
La crescita si realizza nel confronto, nel cambio di prospettiva, nell'ascolto dell'altro e devo ammettere che questa parte mi manca tantissimo.
Accolgo i passi del presente e con fiducia mi apro al dispiegarsi degli eventi.




venerdì 15 gennaio 2021

SCEGLIERE SE STESSI

 Scegliere se stessi è una scelta astratta che si contrappone ad una scelta concreta di rifiuto del conformismo. A fronte di questa scelta ti  ritrovi con le mani vuote. E osservando le mani ti accorgi che nulla può essere trattenuto se esse rimangono aperte.
Scegliere se stessi richiede coraggio e forza interiore in quanto si tratta di una scelta spesse volte incompresa. Essa presuppone una profonda conoscenza di sé, delle proprie fragilità e dei propri talenti e si basa su un'osservazione oggettiva della realtà e sulle possibilità di realizzazione che essa offre.
Scegliere se stessi significa riconoscere il valore dell'unicità individuale ed essere coscienti della ricchezza di una rete di relazioni integrata. Scegliere se stessi presuppone rispetto e apertura alla trasformazione.
Ogni scelta intrapresa determina i passi che siamo pronti a compiere in direzione del nostro centro: la quotidianità è il nostro campo di allenamento e può essere molto sfidante. Tutte le prove ci aiutano a crescere nel momento in cui le affrontiamo con consapevolezza. A volte ci portano a trascendere i nostri limiti, mentre altre volte ci aiutano a riconoscerli per aiutarci a definire meglio la nostra direzione.
Scegliere se stessi è restare aperti al flusso della vita senza opporre resistenza al cambiamento. Nel movimento e nella trasformazione è insito il segreto della crescita.
In "Leila una storia come tante", il mio ultimo romanzo edito con Golem, ho affrontato il tema della scelta e della responsabilità individuale da prospettive differenti grazie ai diversi personaggi. 
Con la scelta manifestiamo la nostra libertà e assumendoci la responsabilità della stessa ci prendiamo cura di noi stessi. La via del cuore si dispiega sempre in direzione dell'amore.





giovedì 14 gennaio 2021

COME FOGLIE AL VENTO

Ogni foglia è utile all'albero
ma nessuna foglia è indispensabile.
Osservando i rami della quercia e le foglie secche mosse dal vento,
osservo la precarietà della nostra presenza.
La quercia mi insegna che ogni foglia ha i suoi tempi di maturazione,
ma,
come tutte le altre foglie,
nasce, germoglia, cresce, si manifesta, appassisce e si stacca dall'albero che le ha dato vita.
Ogni foglia è utile all'albero,
ma nessuna foglia è indispensabile.
La bellezza e l'unicità di ogni foglia
si esprime sia nel suo percorso di vita
sia nel suo essere parte dell'albero.
L'armonia della natura ce lo ricorda continuamente.





venerdì 8 gennaio 2021

GIOVANNA GARBUIO CONSIGLIA "LEILA UNA STORIA COME TANTE"


Giovanna Garbuio, nella sua rubrica LibriLiberi consiglia 

"Leila una storia come tante"

Al link allegato potrete trovare l'intervista

che Giovanna mi ha fatto e nella quale 

riflettiamo insieme in relazione ai contenuti del romanzo.


https://www.giovannagarbuio.com/leila-una-storia-come-tante-di-donatella-coda-zabetta/