martedì 5 novembre 2019

I SENSI DI COLPA DEGLI "ADULTI" DISOBBEDIENTI

Avete presente quella vocina noiosa e persistente che si manifesta subdola quando fate qualcosa che non rientra nei socialmente accettati "Si deve" o "Non si deve fare"?
E avete presente la lotta interiore che si scatena quando il "bambino ribelle" entra in modalità attiva dando una spallata a quello "conforme"?
Il mare in burrasca delle emozioni travolge la nostra fragile barchetta alla ricerca di se stessa.
E sono cavoli amari.
Spiegare le vele durante la tempesta è un atto ardito, anzi addirittura folle. E noi non siamo folli, ci ripetiamo con fermezza cercando di placare il fuoco che ci brucia dentro. Ma la fiamma non si estingue e divampa ancora di più. Soffiarci sopra cercando di spegnerla è un tentativo maldestro, non faremmo che aumentarne la forza. Ignorarla non funziona. Comprimerla all'interno di noi stessi potrebbe farci esplodere. A meno che le leviamo l'ossigeno: cioè ci rassegniamo a sopravvivere e scegliamo la barchetta "conforme", cioè quella ligia alle regole educative. 
Immaginiamo per un attimo di spiegare le vele scegliendo il ribelle nascosto in ognuno di noi. La barca che ondeggia nella tempesta è poca cosa se paragonata alla nostra assenza di equilibrio, per altro naturale quando si affrontano nuove esperienze. Se abbiamo il coraggio di non farci intimorire e poggiamo i piedi ben saldi a terra cercando stabilità il primo passo è andato. Le tempeste non durano mai per sempre e, con il nostro intento a non mollare di fronte alla paura, spunteranno i primi sparuti raggi di sole: luminosi e leggeri come quei rari momenti in cui siamo in armonia con noi stessi. I sensi di colpa probabilmente ce li porteremo dietro per un bel po' perchè ci siamo troppo affezionati per lasciarli andare completamente, ma quella vocina noiosa e persistente si farà sempre più sottile e lontana con il passare del tempo. E arriverà il giorno in cui guarderemo ai nostri sensi di colpa con fare benevolo e li saluteremo in pace con noi stessi per proseguire il cammino con la gioia nel cuore.
Perchè non pesa essere soli o controcorrente quando si può essere se stessi.








lunedì 4 novembre 2019

I LIMONI INSODDISFATTI DEL WEB

Ne percepisci il profumo già da lontano.
Talvolta scrivono utilizzando lettere maiuscole
per spruzzare la loro acredine a gola spiegata.
Sono gli sputasentenze della rete.
Quelli che sventolano come bandiere
criticando indifferentemente qualsiasi proposta o notizia.
Non hanno una coerenza propria,
se non per l'indefessa ricerca di motivazioni
tese a dar libero sfogo alla loro insoddisfazione.
Sono quelli che non ce l'hanno fatta,
che arrancano all'interno di una quotidianità che non sopportano
e che non hanno il coraggio di cambiare.
Sono quelli che vivono convinti
che affossare gli altri 
renda meno dolorosa la loro sopravvivenza.
Sono quelli che a forza di sopprimere emozioni 
e mandar giù bocconi amari
si sono persi nel labirinto della loro cecità.
Sono quelli carenti di autocritica
orgogliosi inconsapevoli della loro ignoranza.
Sono quelli che si credono "nel giusto"
sempre e comunque
convinti che la libertà di pensiero
sia un dono riservato agli eletti, cioè loro.
Sono quelli che dobbiamo ringraziare 
perchè allenano la nostra pazienza 
ci insegnano la tolleranza
e ci stimolano a essere consapevoli e mai troppo seri.
Sono quelli che danno colore alla rete
perchè di fronte ai limoni insoddisfatti del web
non si può che sorridere.





 


mercoledì 30 ottobre 2019

VIAGGIARE A RITROSO NEL TEMPO

Viaggiare a ritroso nel tempo
contemplando il presente.

Siamo il frutto maturo delle nostre scelte,
delle ferite subite e di quelle inferte.
Siamo la manifestazione della paura provata
e delle emozioni vissute.
Siamo un dedalo di vie intraprese,
sensi unici,
cadute.

Perchè questo non riusciamo a dimenticare.

La nostra quotidianità
è scandita
da schemi irrazionali e barriere
che hanno radici profonde.
Fili invisibili direzionano le nostre reazioni
rendendoci burattini di ciò che è stato.

Viaggiare a ritroso nel tempo
contemplando il presente.

Possiamo scegliere il presente.
Possiamo scegliere se avere i fili o no.
Avere i fili è più facile, ma saranno essi a definirci.
Non avere fili richiede impegno e responsabilità,
ma possiamo scegliere chi vogliamo essere.
Con leggerezza,
perchè tutto è un gioco.

Viaggiare a ritroso nel tempo
contemplando il presente. 





domenica 27 ottobre 2019

AI BAMBINI CRESCIUTI TROPPO IN FRETTA

- Ciao piccola, perchè tremi?
- Ho paura.
- Sento la tua paura.

- Ciao piccola perchè piangi?
- Sono triste.
- Sento la tua tristezza.

- Ciao piccola perchè te ne stai in disparte?
- Sono sola.
- Sento la tua solitudine.

- Posso avvicinarmi piccola?
  Silenzio.

- Piccola, la tua paura è la mia, così come il mio coraggio è il tuo. La tua fragilità è la mia, così come la mia forza è la tua. Lasciati andare tra le mie braccia senza paura. Le mie spalle sono adulte e capaci. Non posso cancellare la nostra ferita, ma posso guarirla. Non sei più sola. L'energia della Madre è dentro di noi.

"Hai mai visto la notte svanire? Ben poche persone si rendono conto delle cose che accadono ogni giorno. Hai mai visto arrivare la sera ... ci comportiamo come ciechi. In questo mondo meraviglioso, viviamo nei miseri stagni della nostra tristezza: ci è così familiare, che se anche qualcuno volesse tirarti fuori, ti opponi, ti ribelli. Non vuoi esserne tirato fuori.
Altrimenti tutt'intorno a te c'è così tanta gioia, devi solo rendertene conto e partecipare: partecipa alla notte che se ne va , alla sera che giunge, alle stelle e alle nuvole, fai di questa partecipazione il tuo stile di vita e l'intera esistenza diventa gioia ed estasi senza confine alcuno. Non avresti potuto sognare un universo migliore".
Osho: Satyam, Shivam, Sundram







lunedì 21 ottobre 2019

IL MOMENTO GIUSTO PER METTERSI IN GIOCO

Non esiste il momento giusto per mettersi in gioco.
Ogni momento è quello giusto se sappiamo trovare in noi un pizzico di follia unitamente al coraggio di ascoltarci. 
Le sfide e i cambiamenti si manifestano sempre con un tarlo interiore che ci pungola verso il movimento. A trattenerci  il freno a mano tirato della paura. Ecco che quel pizzico di follia gioca un ruolo determinante nell'assestarci la pedata necessaria a spiccare il volo dissipando all'istante i sensi di  inadeguatezza che insorgono di fronte a ciò che non si conosce.
Spesso riponiamo quel pizzico di follia in fondo alle nostre tasche per poterlo dimenticare tutelando l'apparente tranquillità dell'abitudine. Ma quando un tarlo si è innescato è difficile fermarlo, anche se può ruminare legno per anni prima che ce ne accorgiamo. I tarli, infatti, sono instancabili lavoratori molto prolifici, in grado di fare una quantità di fori inenarrabile nella nostra spessa corteccia di protezione. Poi un giorno piove e ci ritroviamo bagnati da capo a piedi e realizziamo che stiamo toccando il fondo della nostra sedentarietà. Ispezioniamo le tasche alla ricerca di quel pizzico di follia e le troviamo bucate. E ci sentiamo persi. Incapaci di stare e incapaci di muoverci: a questo punto ha inizio la  lotta all'interno di noi stessi. Il cuore spinge per la nostra realizzazione e la mente spara a manetta milioni di giustificazioni per mantenere lo status quo. 
E noi, come spettatori alla finale di Wimbledon, osserviamo attenti lo scambio tra le varie parti di noi stessi, incerti sul vincitore. Quando il coraggio ha il servizio per il match point, anche se un po' ci dispiace, tifiamo segretamente per la paura. La pigrizia, l'insicurezza e i sensi di colpa si alleano e urlano a squarciagola incitando la paura ad annullare il punto.
Il coraggio tira in alto la pallina pronto a colpirla e noi tratteniamo il fiato. 
Primo servizio: una bomba. Fuori. 
Acciderboli. 
Con le mani sudate osserviamo il secondo servizio. 
Ace. 
Mr. Pizzico di Follia dalla panchina corre trionfante in mezzo al campo e danza felice dinnanzi alla paura inebetita dagli eventi.
Sentiamo il terreno tremare sotto i nostri piedi. Coraggio e follia ci spingono da dietro oltre la paura. 
Il tarlo tarleggia con un party di dimensioni epocali, mentre avanziamo facendocela sotto. 
E' andata. Il momento giusto è arrivato e in un attimo si è concluso. 
Siamo in movimento.
Incerti, impauriti, paturnioni, forse. 
Ma in cammino ;-)





giovedì 17 ottobre 2019

LA SORGENTE

Vedo una sorgente di acqua pura.
Mi avvicino con le mani a coppa per bere.
Molta acqua andrà perduta
ma l'esperienza del suo sapore rimarrà per sempre nel mio cuore
così come le mani bagnate segneranno una via.
Lavo con l'acqua di fonte il volto:
gli occhi per vedere con chiarezza,
il naso per odorare con discernimento,
la bocca per parlare con consapevolezza,
le orecchie per ascoltare con apertura e umiltà.
Osservo le mie mani ancora umide di acqua di sorgente:
ora sanno come accogliere e lasciar andare.






lunedì 7 ottobre 2019

ABBANDONARE I RUOLI

Oggi riflettevo sul fatto che tendiamo a identificarci con un ruolo così profondamente da dimenticare chi siamo al di là di esso.
Siamo talmente abituati a pensare a noi stessi come attori sul palcoscenico della vita che quando togliamo gli abiti di scena dei ruoli che abbiamo interpretato (in famiglia, sul lavoro, in compagnia degli amici, a scuola...) ci sentiamo nudi.
Solo quando un cambiamento inaspettato (un licenziamento, una separazione, una litigata...) rimette in discussione il ruolo che rivestiamo da tempo ci rendiamo conto di quanto ci fossimo identificati con esso e di colpo ci sentiamo svuotati. Ci eravamo talmente adagiati nella sicurezza e nella stabilità di quel ruolo che la sua scomparsa ci porta inevitabilmente a fare i conti con qualcosa di più profondo dell'idea che avevamo di noi stessi.
I cambiamenti si rivelano sempre un dono e non avvengono mai casualmente. Questo non significa che abdicheremo al cambiamento al primo colpo, ma saremo comunque obbligati a fare un primo passo nella sua direzione.
Ho lavorato in proprio nel tessile per tanti anni e per ben 3 volte la vita mi ha posto di fronte al bivio del cambiamento. Le prime due non ho avuto il coraggio di cambiare e ho ricostruito con indefessa volontà il mio castello di carte nel mondo del business.
Quando, dopo anni di fatiche, arrivavo a piazzare la bandiera in cima al mio meraviglioso maniero, pregustando il meritato riposo del guerriero, il destino mi faceva crollare tutto. Alla terza volta mi arresi. Dopo mesi di crisi interiore nacque "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" e l'Associazione "Centro per lo sviluppo evolutivo dell'uomo". Dopo qualche anno prese forma "IL RITMO DEL CORPO" e con la sua uscita crollò tutto il mondo che avevo costruito: il destino ci mise lo zampino e mi obbligò a continuare in solitaria. Chiusi l'Associazione e firmai un'altra volta la resa. Di nuovo mi trovai a fare i conti con la mia nudità: colsi l'occasione (con l'età si diviene meno testardi o forse solo leggermente più consapevoli) e scavai nei meandri della mia anima.
E tutto si ribaltò nuovamente. Edizioni Mediterranee avrebbe voluto scrivessi il seguito del "Coraggio di ascoltarsi", ma non ci riuscii. Un'urgenza interiore mi spinse a viva forza in un'altra direzione e prese forma un romanzo. 
Tutto da capo. Pubblicherò o non pubblicherò? Non è dato sapere.
Scrivere un romanzo non è come scrivere saggi, per cui potrebbe anche rivelarsi una clamorosa sconfitta. Di cui, evidentemente, non potevo fare a meno.
E nell'attesa di una risposta dalle case editrici, qualche giorno fa mi va in tilt il computer e mi ritrovo senza passato e con un futuro del tutto imprevedibile.
Solo il presente è reale e mi trova libera da zavorre e obiettivi. Qualcosa si è compiuto e qualcosa non è ancora iniziato.
E' l'alba. Ne assaporo i colori e l'intensità. E li ritrovo in me.
Percepisco un fuoco ardere nel mio cuore: è vivace, luminoso e allo stesso tempo rassicurante. Mi accoccolo dinnanzi ad esso  e in solitudine mi preparo alla rinascita. Qualunque essa sia. 
Sento una grande forza in espansione e so che la Luce illuminerà la via. Mi affido.


Pralungo - Torrente Oropa - Foto Donatella Coda Zabetta



mercoledì 2 ottobre 2019

RESISTERE AL CAMBIAMENTO

Ogni giornata inizia con un cambiamento: il risveglio. 

E se riflettiamo su questo particolare, possiamo osservarci proprio al momento del risveglio per conoscere meglio il nostro approccio in relazione al cambiamento.
C'è chi vive il risveglio con tonicità ed entusiasmo, chi non vorrebbe alzarsi mai e chi lo fa con enorme fatica. Poi c'è chi non ha chiuso occhio tutta la notte e darebbe qualsiasi cosa per addormentarsi seduta stante.
Ci sono periodi in cui abbiamo voglia di alzarci, altri in cui solo un tenace atto di volontà ci induce a farlo. Se ripensiamo ai nostri risvegli da questa prospettiva, gli stimoli di riflessione sono numerosi.

Oggi come mi sono svegliato?

Il cambiamento prende forma con il movimento: trasforma la stabilità dell'abitudine e dell'immobilità in qualcosa di nuovo e di sconosciuto.
Per questo il cambiamento spesso fa paura e opponiamo ad esso resistenza. Tendiamo a voler mantenere il più possibile intatta la situazione di cui abbiamo il controllo, anche se non ci soddisfa pienamente. Perdere il controllo ci destabilizza, ci richiede un centro interiore equilibrato e capace della flessibilità necessaria all'apertura verso qualcosa che non conosciamo. 
Quando il nostro centro è traslato su persone, oggetti o situazioni esterne, ecco che la loro mancanza ci manda in tilt. Ci sentiamo in balia degli eventi come una fragile barchetta in un mare in burrasca. Diveniamo ansiosi, tristi, irrequieti, arrabbiati, depressi. Abbiamo dimenticato come avere fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità. Siamo così dipendenti dal mondo esterno da apparire come burattini abbandonati, che in mancanza di qualcuno in grado di tirare i fili al posto nostro, giacciono inerti. 
Quando questo accade, abbiamo una meravigliosa opportunità a nostra disposizione: quella di rendercene conto. Abbiamo la possibilità di realizzare quanto fossimo legati ad un'immagine di noi stessi (di persona di successo, di moglie o  marito, di padre o madre, di figlio o  figlia...), tanto da perdere di vista la nostra identità. Come se il ruolo avesse il potere di definirci. 
Solo con il movimento possiamo manifestarci e conoscerci meglio. Con le nostre scelte, le nostre azioni, i nostri pensieri in relazione alla vita che si dispiega. 
Potremo cadere e rialzarci, affinare la mira, incontrare gioie e dolori, crescere e maturare. E magari un giorno, chissà, risvegliarci per davvero.







sabato 28 settembre 2019

SAREMO NOI A SALVARE LA TERRA?

O SARA' LA TERRA A SALVARCI DA NOI STESSI?

In questa confusione mediatica nella quale informarsi con oggettività è quasi impossibile, osservo gli eventi, i battibecchi e le tante parole scritte su Greta Thunberg cercando di comprendere.
Leggo tutto e il contrario di tutto. Pareri scientifici contrastanti, disamine sulla Sindrome di Asperger, ipotesi di complotti a fini commerciali... Insomma, ci sarebbe da farsi una grassa risata, non fosse una fotografia della realtà che stiamo vivendo.
Dietro all'immagine di una ragazzina che ha trovato il coraggio di lottare per quello in cui crede e lo fa con coerenza e determinazione, c'è l'uomo con tutte le sue paure e l'incapacità manifesta ad assumersi le proprie responsabilità.
E' facile parlare, scrivere, manifestare, ma l'inconsapevolezza generale potrà mai essere toccata dall'atto di denuncia e di ribellione di Greta in modo concreto?
Gli uomini di potere potranno mai considerare la possibilità di un bene comune a lungo termine, sacrificando interessi e popolarità?
I ragazzi che ne condividono le idee sapranno mai trasformarle in azioni personali, sacrificando uno  stile di vita comodo e votato al consumismo?
Ciascuno di noi saprà operare le rinunce necessarie per contribuire attivamente e con consapevolezza a ridurre l'inquinamento?
Siamo circondati da stimoli che ci inducono a rimetterci in discussione e a meditare su quanto sta avvenendo, eppure spesso non sappiamo far altro che delegare le nostre stesse responsabilità.
La terra sta scuotendo l'uomo dal suo torpore con terremoti, inondazioni e calamità naturali sempre più intense.
Forse la natura ha capito che deve cavarsela da sola.
E questo significa riportare equilibrio sacrificando la specie fuori controllo che sta alterando sempre più pesantemente l'omeostasi dell'ecosistema.
Oggettivamente ineccepibile.







giovedì 26 settembre 2019

LASCIAR ANDARE LA MEMORIA

Lasciar andare la memoria.
E' possibile dimenticare le ferite dell'anima?
Le cicatrici del passato sono segni indelebili 
con cui inevitabilmente dobbiamo fare i conti, prima o poi.
Tutto ciò che ha intaccato la nostra dignità
permeando la nostra vita di insicurezze e bassa autostima 
ha scavato solchi profondi nella nostra psiche.
Ogni giorno ne sfioriamo il contorno
cadendo in schemi autodifensivi 
atti a schermare le nostre paure e fragilità.
Lasciar andare la memoria.
Mi sovviene l'immagine di un albero colpito dal fulmine.
La sua forma non sarà mai più la stessa.
Il suo funzionamento dovrà compensare il vuoto della parte incenerita.
Un singolo evento ha cambiato per sempre la sua esistenza.
Eppure l'albero continuerà a vivere, germogliare e
probabilmente, con il tempo, anche a dare frutti.
Lasciar andare la memoria.
Come le foglie in autunno,
con leggerezza,
contemplando la bellezza della libertà
che scaturisce dal lasciar andare
ciò che non serve più.
Non è possibile cancellare le ferite dell'anima,
ma si può trasformarne il dolore.





sabato 14 settembre 2019

L'INTEGRITA' DELLA SOLITUDINE

"Quando riconosci l'integrità della tua solitudine e ti abbandoni nel suo mistero,
le tue relazioni con gli altri prendono un nuovo calore, avventura e meraviglia (...).
Se dai coraggio alla tua solitudine,
impari a non avere paura (...).
La solitudine umana è ricca e infinitamente creativa."

O'Donohue, 1997 - poeta e filosofo

Condivido profondamente questa riflessione di O'Donohue nella quale è bene assaporare ogni singolo termine, perchè in ciascuno di essi è celato un mondo non rivelato. L'integrità della solitudine, il mistero della solitudine... quando riconosci te stesso, le tue paure e le tue fragilità, e le accogli senza fuggirle o combatterle, gli altri non possono più ferirti. Quando riconosci te stesso, le tue paure e le tue fragilità, e le accogli senza fuggirle o combatterle, gli altri sono come te. Sono specchi di luce.







venerdì 13 settembre 2019

IL COMPLETAMENTO

Il cerchio si chiude nel punto da cui sei partito,
ma al tuo arrivo non sei più lo stesso.
Il percorso fatto ti ha cambiato:
hai corso, rallentato, sei caduto e ti sei rialzato.
Hai imparato a convivere con le difficoltà,
a conoscere le tue paure e le tue fragilità
e a riscoprire la tua forza e i tuoi talenti.
Spesso hai dubitato,
a volte ti sei lasciato trascinare dall'entusiasmo 
e a volte ti sei fermato affranto di fronte alla tua nudità.
Il cerchio si chiude nel punto da cui sei partito,
ma al tuo arrivo non sei più lo stesso.
Se osservi dove sei
ti sembra di non esserti mosso affatto,
ma se sposti lo sguardo all'interno sai che non è così:
hai la consapevolezza di aver completato un passaggio della tua vita
e di essere pronto per una nuova avventura.
Puoi respirare e riposarti
godendo della gioia che il completamento porta con sè.
Puoi assaporare le mille possibilità 
del nuovo cerchio che sei pronto a percorrere.
La vita, in fondo, è una giostra che non si ferma mai.

Oggi festeggio l'invio del mio primo romanzo alle case editrici.
Fingers crossed.





lunedì 9 settembre 2019

IN EQUILIBRIO TRA CONTINUITA' E FLESSIBILITA'

Sto leggendo un volume molto interessante: "La mente relazionale. Neurobiologia dell'esperienza interpersonale" di Daniel J. Siegel.
Analizzando il cervello come sistema complesso e la sua proprietà auto-organizzativa, l'autore propone uno spunto di riflessione che trovo estremamente attuale.

"La stabilità del sistema è raggiunta con il movimento verso la massimizzazione della complessità. La complessità non deriva da attivazioni casuali, ma è incrementata da un equilibrio fra continuità e flessibilità. La "continuità" è legata alla forza di stati precedentemente acquisiti, e dunque alla probabilità di una loro ripetizione: implica similarità, familiarità, prevedibilità. Con "Flessibilità" si intende invece il grado di sensibilità del sistema  rispetto alle condizioni ambientali; coinvolge variabilità, novità, incertezza. La capacità di operare cambiamenti permette al sistema di adattarsi all'ambiente, ma una variabilità e una flessibilità eccessive possono portare ad attivazioni casuali; d'altra parte, un'adesione troppo rigida a stati precedentemente fissati determina un'eccessiva continuità e riduce le capacità di cambiamento e di adattamento del sistema (Fogel, de Koeyer, Secrist et al. 2002, Anderson, 2002)"

Se rapportiamo le stesse parole al percorso evolutivo del sistema uomo, realizziamo quanto un equilibrio tra continuità e flessibilità sia importante e difficile da raggiungere. Per finire nel caos o bloccarsi basta un attimo di inconsapevolezza. 
Quel meraviglioso mistero chiamato vita consapevole racchiude in sè il segreto di un equilibrio dinamico tra passato e presente in grado di adattarsi al continuo movimento del fiume che scorre. 




martedì 3 settembre 2019

SOGNO DI UNA NOTTE DI FINE ESTATE

Osservo l'orizzonte in silenzio. 
Il mare in tempesta agita le acque. 
Difficile orientarsi.
Il cielo coperto dalle nubi oscura lo sguardo.
L'immobilità è l'unica risposta ai venti contrari.
Un'immobilità attonita, stanca, disillusa.
E' tempo di muoversi e non so dove andare.
Le vie si arrotolano su se stesse.
Cerco la Luna
e trovo Marte.
Depongo l'armatura a terra
e trattengo la spada
per osservare sulla sua lama 
il fuoco riflesso della mia interiorità.
Nello specchio d'acciaio brilla più di una fiamma
in un incendio scomposto
dai mille colori.
Inseguo l'arcobaleno.




giovedì 22 agosto 2019

IL WEB E L'ANNULLAMENTO DELLA DIMENSIONE SPAZIO-TEMPORALE

Non so se sia capitato anche a voi, frequentando i social, di veder riproposte come attuali notizie risalenti a settimane, mesi e anni fa. A me succede spesso e mi sono soffermata a riflettere su questa particolarità del web. La rete offre, infatti, la possibilità di leggere in tempo reale notizie di altri parti del mondo e del passato annullando la dimensione spazio-temporale. Il flusso continuo e sovrabbondante di informazioni di ogni genere crea però, allo stesso tempo, una gran confusione. Soprattutto in chi non applica alla lettura un acuto discernimento volto a verificare, innanzi a tutto, l'autenticità della notizia e, a seguire, la sua collocazione temporale.
Considerando il ripetersi indefesso di bufale di dimensioni cosmiche e di informazioni datate, deduco che il discernimento si sia perso nel grande pentolone della rete offrendole un potere che, a pensarci bene, fa un po' paura.
Siamo ancora noi a gestire la rete o è il web a gestire le nostre menti in vacanza?
Mi piacerebbe conoscere la vostra idea.



venerdì 9 agosto 2019

LA PAURA DELLA MORTE

In questi giorni riflettevo sulla paura della morte e sono giunta alla conclusione che non è il nuovo viaggio che la morte porta con sè a fare paura, ma il bagaglio che ci porteremo dietro alla partenza. A determinare lo stato d'animo con cui affronteremo la morte sarà  infatti il modo in cui avremo vissuto la vita.
Se il nostro bagaglio sarà carico di sospesi, di rimpianti e di attaccamenti, non avremo voglia di partire e di affrontare una nuova esperienza e ci sentiremo impreparati a farlo. Saremo terrorizzati all'idea di abbandonare il corpo e le nostre resistenze renderanno il passaggio molto faticoso.
Se il nostro bagaglio sarà leggero per i semi che abbiamo piantato, cresciuto e coltivato con amore, guarderemo alla vita passata con il cuore. Accoglieremo le tempeste, la siccità e lo scarso raccolto come naturale parte del percorso fatto e affronteremo il cambiamento senza paura.

Se pensassimo di più alla morte, sono convinta vivremmo vite più consapevoli.










giovedì 8 agosto 2019

L'IMPONDERABILE LEGGEREZZA DEL CIELO

Imponderabile presenza al mio fianco
che mi offri sguardi leggeri sulla vita e le sue complicazioni
accompagna i miei passi
donando loro consapevolezza e totalità.
Risalire la china delle mie debolezze e delle mie paure
è un percorso impegnativo
come lo è il lasciar andare e il perdono.
Poco per volta riscopro i miei talenti 
e li perfeziono tra i tanti dubbi che la mia umanità confeziona. 
E imparo a non temere la mia unicità e a valorizzarla.
Imponderabile presenza al mio fianco
che mi offri sguardi leggeri sulla vita e le sue complicazioni
accompagna i miei passi 
donando loro consapevolezza e totalità.






lunedì 5 agosto 2019

CAMBI DI PROSPETTIVA

Con l'aumentare dell'età le prospettive di osservazione cambiano radicalmente.
Da bambini si guarda al mondo con stupore e meraviglia, forti del fuoco della vita che ci rende invincibili. Si è in una piana sconfinata di possibilità.
Da adolescenti si inizia a  salire la china della montagna: si incontrano le prime ripide salite, la fatica, il confronto con chi percorre lo stesso percorso. Si desidera essere parte di un gruppo pur nella consapevolezza di doversi comunque muovere con le proprie gambe. Ci si scontra con l'insicurezza, i dubbi, la paura. Per questo si sfida se stessi nel tentativo di comprendersi, conoscersi, fare esperienza.
Da giovani si arriva al primo campo base. Si ha voglia di costruire, di costruirsi. Si pongono le fondamenta del progetto uomo che vorremmo diventare. L'entusiasmo ci induce a inseguire le immagini di noi che sentiamo di voler realizzare e mattone su mattone proviamo a renderle reali.
Con la maturità e il terzo campo base abbiamo fatto i conti con le intemperie e le difficoltà. Siamo caduti e ci siamo rialzati più volte. Abbiamo visto crollare illusioni e ideali. Ci siamo abituati ad accogliere i compromessi come parte del gioco della vita. Quel fuoco che da bambini ci rendeva onnipotenti a volte si affievolisce, altre volte si infiamma nell'ottovolante delle circostanze.
A questo punto del percorso scorgiamo la cima della montagna, ma i passi che ci separano da essa attirano la nostra attenzione più di quelli già percorsi.
Procedendo con gli anni, lo zaino che ci portiamo sulle spalle ci piega sotto il peso delle responsabilità. A volte vorremmo proprio mollarlo per strada per procedere con più leggerezza (C'è chi lo fa... in effetti. Sono quelli che girano inconcludenti su se stessi come trottole impazzite. Che si divertano, non mi è dato sapere). Ogni passo ci pone di fronte ad una scelta e i sentieri seppur limitati si fanno sempre più scoscesi. Non so se per la fatica della salita o per  maggiore consapevolezza. Molte illusioni si sono sgretolate aumentando oggettività e realismo. Ci siamo inevitabilmente irrigiditi e l'abitudine ci ha resi poco propensi alla flessibilità. Pensiamo di aver capito chi siamo e cosa vogliamo, o almeno lo crediamo, e percorriamo la nostra strada rispettandoci maggiormente. A volte trascendiamo nell'egoismo come atto dovuto a rivendicare la nostra identità. Abbiamo maturato il coraggio di riposarci se siamo stanchi e di stare soli e in silenzio quando il brusio del mondo ci ha annoiato. Osserviamo di più e parliamo di meno. Ci perdiamo a fare bilanci e controbilanci nei ritagli di tempo che possiamo dedicarci al di fuori della rete delle relazioni che inevitabilmente con gli anni si è infittita limitando la nostra libertà. 
La vetta è alla portata e guardare al cammino fatto è inevitabile. I compagni di viaggio con cui abbiamo condiviso parte della nostra vita iniziano a scomparire e il nostro stesso corpo ci ricorda l'impermanenza a cui tendiamo.
Il nostro sguardo si focalizza più spesso sul cielo che sulla cima della montagna e in esso ritroviamo la piana sconfinata che abbiamo amato da bambini.
La sofferenza e il dolore ci preparano al passaggio dimensionale aprendo le porte ad un'interiorità troppo spesso dimenticata. Il nostro sguardo cambia prospettiva e relativizza molte delle cose che ritenevamo importanti. Nudi con noi stessi facciamo i conti con le nostre paure e con il passato. Non possiamo più trattenere nulla e questo ci spaventa o ci libera per sempre.
Il profumo di un petalo di rosa ed è nuovamente primavera.










domenica 4 agosto 2019

QUANDO LA MORTE BUSSA ALLA PORTA

Quando la morte bussa alla porta ci trova sempre spiazzati, anche quando si tratta di una visita di cortesia.
L'altro giorno ero affaccendata in tutt'altri pensieri, quando un lieve tocco mi fece sobbalzare.
Mi girai  e, attonita, osservai la figura eterea che stazionava a pochi passi da me.
"Buongiorno..." dissi incerta sulla necassità di aprire una conversazione con una così inusuale presenza.
"'giorno..." mi rispose la morte senza esitazione e continuò "che sia buono, non mi è dato sapere..."
Un brivido mi percorse la schiena. "Già" pensai tra me e le gambe iniziarono a tremarmi.
"Come mai da queste parti?" la apostrofai diretta. Inutile nascondersi in certi frangenti.
"Me lo dica lei" mi rispose in modo altrettanto trasparente e poi riprese: "sento aleggiare un richiamo qui intorno..."
Scrutai l'ambiente annusando l'aria. In effetti non potevo darle torto. 
"Non ci avevo fatto caso" replicai candidamente.
"Lo so" esordì annoiata "è sempre la stessa storia: voi umani siete così occupati a sopravvivere da dimenticarvi di me".
In effetti. Non potevo darle torto... per la seconda volta. 
Il che non mi mise affatto a mio agio.
In un battibaleno vidi sfilare davanti ai miei occhi la lista ottusa delle banalità e delle preoccupazioni. Lasciavano poco spazio ad altro. Mi osservai le mani vuote e percepii lo stesso vuoto dentro di me. Istintivamente guardai al passato e vidi un sentiero scosceso tra le rocce e qualche petalo di rosa delicatamente appoggiato qua e là. Forse non tutto era perduto. Il profumo di quei rari petali mi donò leggerezza e serenità. 
Fu in quel momento che mi accorsi che la morte mi stava fissando. Sorridendo.
Le sorrisi a mia volta e la ringraziai per la visita.
Vidi la sua figura disperdersi all'orizzonte.
Mi recai nel giardino delle rose con acqua, guanti e cesoie.
Potai i rami secchi facendo attenzione alle spine, pulii il terreno dalle erbacce e con amore innaffiai le piantine. Nuovi boccioli di rosa si sarebbero presto trasformati in petali profumati. 
Li avrei visti sbocciare? Avrei coltivato nuovi boccioli? Avrei estirpato altre erbacce e potato altri rami secchi?
Non mi era dato sapere, ma non mi sarei mai più dimenticata di lei.











venerdì 2 agosto 2019

L'EREMITA

Ci sono periodi in cui la solitudine è una fedele compagna.
Periodi silenziosi
in cui l'anima ritrova se stessa
specchiandosi nella bellezza della natura.
Periodi avari di parole, di amicizie e di chiacchiere.
Periodi in cui l'osservazione
potenzia l'ascolto del taciuto, del non detto, del nascosto.
Periodi di trasformazione e cambiamento
intensi di emozioni e di scelte.
Periodi accoglienti e maturi.
Periodi necessari.
Abbraccio me stessa
per ritrovarmi, riscoprirmi, comprendermi.

Tempo verrà per la manifestazione.






mercoledì 24 luglio 2019

SENZA RADICI NON SI VOLA

I voli pindarici sono rischiosi,
soprattutto in ambito spirituale.
I voli pindarici in altre dimensioni
attraggono e incuriosiscono
e spesso direzionano la ricerca interiore
facendoci dimenticare che senza radici non si vola.
Le radici sono scontate e poco ambite
sebbene siano il fondamento della crescita.
E in una realtà sempre più sradicata
le correnti di pensiero dilagano, trasportano, travolgono.
E i più mirano alla luna
perdendosi dietro al dito che la indica.









martedì 16 luglio 2019

IL LABIRINTO DELLA FOLLIA

Si era persa in un dedalo di vicoli, forme, stanze chiuse.
All’apparenza senza uscita.
Piccole luci spuntavano qua e là a darle speranza e forza.
Due sacche di aria le permettevano di respirare 
e non perdere lucidità.
Tutto quanto sembrava già conosciuto e percorso più volte, 
ma la donna si accorse per caso di poter camminare 
sulle pareti e sui soffitti del labirinto senza problemi.
Cambiò prospettiva.
Le Luci tutte disposte a sinistra 
sembravano illuminare una via precisa verso destra.
Arrivare all’ultima stanza fu naturale. 
L’apertura mostrava l’alba soffusa di un nuovo giorno.
Lasciare ciò che conosceva per lo sconosciuto 
la spaventava un po’, 
ma tempo era giunto per nuove esperienze e avventure.
Mosse un primo passo in quella luce ovattata, 
chiuse gli occhi e si affidò ad essa.

Scrivere una storia lasciandosi trasportare 
dalle immagini delle carte
è un'avventura meravigliosa all'interno di se stessi...



www.ilgiocatoredicarte.it
di Paola Neyroz e Nadia Savoini




sabato 15 giugno 2019

E' LA TRISTEZZA CHE TI AVVOLGE SENZA UN MOTIVO APPARENTE

Sale in silenzio, sommessa.
E' la tristezza che ti avvolge senza un motivo apparente.
Il cuore batte a rilento,
il respiro vibra.
Avanza in silenzio, sommessa.
E' la tristezza che ti sommerge senza un motivo apparente.
La ascolti e la percepisci fin nelle corde più intime del tuo essere.
Non puoi far altro che accoglierla
e disporre l'anima a quello che verrà.
Non ci sono parole nè pensieri nell'attesa.










venerdì 14 giugno 2019

QUEL CHE NON COMPRENDI, LO RIPETI

Vi è mai capitato di ritrovarvi più volte nella stessa situazione?
Quando capita, la tentazione a reagire come si è sempre fatto è potente e spesso ci lasciamo travolgere dalla sua energia ripetendo inconsciamente uno schema profondamente radicato in noi.
Le reazioni sono comportamenti automatici che abbiamo attivato per fronteggiare una situazione che ci ha messo in seria difficoltà in passato. Esse si riattivano di fronte a eventi simili.
Con le reazioni ci difendiamo in due modi: fuggendo o attaccando. In entrambi i casi non cogliamo l'opportunità di elaborare la ferita che abbiamo congelato e la vita tenderà a riproporci la possibilità di farlo per permetterci di crescere ulteriormente prendendo consapevolezza del sentire.
Ogni volta un ostacolo più faticoso servirà a ricordarci che ciò che non si risolve si amplifica.






domenica 9 giugno 2019

LA STANCHEZZA DI VIVERE

La stanchezza di vivere la senti aleggiare nell'aria.
In alcune frasi senza speranza.
In comportamenti tesi a sfidare la vita.
Nella disperazione che porta a inseguire l'illusione di un futuro diverso.
La stanchezza di vivere ha radici interiori profonde
e interessa tante persone.
Persone nel dolore fisico e psicologico,
insoddisfatte e deluse, 
incapaci  di trovare al proprio interno
un significato superiore
in grado di trascendere gli eventi per osservarli con oggettività.
La stanchezza di vivere la senti aleggiare nell'aria.
La ascolti, la percepisci 
e in silenzio
ti affidi al cuore e espandi la sua luce.




mercoledì 29 maggio 2019

IN UN MONDO QUADRATO

In un mondo quadrato i cerchi, le linee sinuose, i triangoli, i parallelogrammi e i poligoni 
non hanno vita facile. 
Non quadrano. 
Molto semplicemente. 
E se non quadri sei escluso. 
I lati devono essere tutti uguali e gli angoli devono essere di novanta gradi.  
Figuriamoci i cerchi che di angoli non ne hanno neppure uno! 
Sono i peggiori. 
Rotolano via che è una meraviglia. 
I triangoli poi con quel vertice supponente all'insù 
che cerca di far quadrare gli estremi
sono gli incompresi per eccellenza.
I parallelogrammi fanno del loro meglio per adeguarsi,
ma tira di qua e tira di là,
imperfetti rimangono.
Le linee sinuose 
scivolano e si intrufolano ovunque: 
sono dei veri catalizzatori di rabbia.
E i poligoni con le loro facce multiple
non sai mai dove metterli.
In un mondo quadrato i cerchi, le linee sinuose, i triangoli, i parallelogrammi e i poligoni
non hanno vita facile. 
Non quadrano.
E quando tutto deve quadrare
tutto deve essere uguale e conforme.
Non c'è spazio per unicità e accettazione.
In un mondo quadrato
la politica è "Il grande fratello" delle stelle.



mercoledì 22 maggio 2019

QUANDO SI ATTRAVERSA UN GRANDE DOLORE

Quando si attraversa un grande dolore
tutta la nostra energia viene convogliata nell'affrontarlo.
Per questo motivo formiamo naturalmente una barriera che ci difenda da ingerenze esterne.
Non abbiamo la forza di fare altro che chiuderci in noi stessi
e galleggiare nel fiume emotivo che ci travolge.
Questo passaggio richiede tempo, pazienza e tanta forza,
fino al giorno in cui ci svegliamo stanchi, ma con uno sguardo diverso,
meno adombrato dalla tempesta che abbiamo attraversato.
Ecco che siamo pronti a dare nuovamente una sbirciatina all'esterno.
Lo facciamo con cautela e con l'inconscia paura di soffrire ancora.
Così chiudiamo il nostro cuore  a doppia mandata in uno scrigno ben custodito.
Avanziamo a passettini e con circospezione
scrutando con la lente d'ingrandimento ogni cosa.
Ci portiamo dietro la barriera che ci siamo costruiti per proteggerci
e senza accorgecene non lasciamo entrare nè uscire nulla.
Siamo inscalfibili e rigidi,
ma, ahimè, anche aridi.
Rendersene conto è importante
per poter abbandonare un approccio alla vita non più funzionale.
Sopravvivere è fondamentale,
ma vivere è un'altra cosa.



martedì 21 maggio 2019

APRIRSI AL MONDO

Sono uscita di casa e ho incontrato rabbia. 
L'ho vista avvicinarsi da lontano, con quel suo fare infuocato 
e ho avuto paura che quel fuoco incendiasse anche me. 
Ho svoltato l'angolo e mi sono trovata davanti tristezza 
e ho avuto paura che la sua nuvola di pensieri cupi avvolgesse la mia anima. 
Sono entrata in un bar e mi sono trovata davanti odio
e ho avuto paura che la sua lama tagliente portasse anche me ad impugnare la spada.
Ho scelto di recarmi ai giardini,
ma li ho trovati spogli di gioia e di amicizia;
anche i bambini facevano giochi di guerra e di esclusione.
Ho avuto paura di dimenticare la spontaneità.
Rientrando ho incontrato dolore, passeggiava a braccetto con invidia.
Ho avuto paura che il virus della loro disperazione mi contagiasse.
Quando ho richiuso la porta di casa 
mi sono sentita al sicuro
e ho compreso che chiudersi in se stessi era naturalmente più semplice
di fronte all'intensità di quelle emozioni.
Solo uno stato di presenza consapevole mi avrebbe permesso 
di camminare in equilibrio nel mondo
senza farmi travolgere dalla sua confusione.
Così ho pensato di mettere salde e forti radici
prima di avventurarmi al suo interno.
Quando sono uscita nuovamente non è stato facile 
e la tentazione di tornare a casa è stata grande.
Ho cercato amore e rispetto per le vie della città senza trovarli,
poi ho guardato nel mio cuore e vi ho trovato due piccoli semi.
Mi sono apparsi così fragili e indifesi 
che ho avuto paura di perderli viaggiando.
Così sono rimasta in stazione per un po'
indecisa se prendere il treno della vita:
sapevo bene che avrei incontrato odio, rabbia, dolore, invidia, tristezza, disperazione.
Fu a quel punto che scorsi il piccolo seme che era rimasto nascosto dagli altri due.
Un piccolo seme scintillante:
il seme della fiducia.











lunedì 20 maggio 2019

CI SONO MOMENTI E MOMENTI

Ci sono momenti e momenti. 
Ci sono i  momenti in cui senti il bisogno di stare solo, 
di chiuderti in te stesso per poterti ascoltare e comprendere nel silenzio della tua interiorità. 
Ci sono i momenti in cui hai voglia di leggerezza e di due risate senza impegno. 
Ci sono i momenti in cui il tuo corpo reclama attenzioni e ha la priorità. 
Ci sono i momenti in cui la famiglia non lascia spazio a nient'altro. 
Ci sono i momenti in cui il dolore è parte di te e non ci puoi fare nulla. 
Ci sono i momenti in cui il tempo con gli amici è prezioso.
Poi ci sono i momenti in cui ti senti pronto a condividere quello che hai imparato.
E io ci sono dentro.
Non so come si manifesterà la mia condivisione:
saranno gli eventi ad indicarmi la via. 
 In apertura di cuore, accolgo.








martedì 14 maggio 2019

LE ESPERIENZE SI ALTERNANO

Quando viviamo una bella esperienza vorremmo non finisse mai.
Quando viviamo un'esperienza dolorosa vorremmo finisse al più presto.
E la vita fa quello che vuole.
Esperienze belle e dolorose si alternano inseguendo un percorso segreto
la cui comprensione ci è preclusa.
A volte il significato di quanto viviamo ci si svela con il tempo,
altre volte no.
Noi ci arrabbiamo, ci disperiamo, ci ribelliamo o ci deprimiamo
di fronte alle svolte del destino
e sfoderiamo tutto il nostro campionario di resistenze al cambiamento.
Il rimetterci in discussione è faticoso,
fare i conti con l'instabilità anche,
crescere lo è ancor di più.
Eppure ogni esperienza ha un inizio e una fine
così che la vita sia una meravigliosa avventura 
tutta da sperimentare.



lunedì 6 maggio 2019

LA CALMA DEL CUORE

Abituati a correre, a pensare e a parlare troppo, ci siamo ritrovati con un'irrequietezza di fondo che non ci abbandona mai. Anche quando ci fermiamo o possiamo riposare.
Il corpo è teso e fatica a rilassarsi e la mente ci inonda di ogni sorta di  rimuginazioni.
Rallentare il respiro per ampliare uno spazio di apertura non è più naturale, ma ci richiede concentrazione. Una concentrazione a cui non siamo più adusi e che svapora velocemente annegata dal fiume di pensieri che la inonda. Anche il corpo ci rimanda a gran voce il suo disagio quando tentiamo di approfondire il respiro ed evidenzia lo stato di rigidità che lo immobilizza.
Percepiamo il battito del cuore quando siamo agitati o in apnea, ma abbiamo smesso di percepire il suo ritmo naturale.
Abbiamo dimenticato la calma del cuore e con essa abbiamo dimenticato la nostra individualità.



giovedì 2 maggio 2019

INSEGUENDO IL SOGNO DI ESSERE SE STESSI

Capita a volte di fermarsi e di rendersi conto che ci si comporta in funzione dell'idea che si ha di se stessi. Un'idea maturata nel tempo a seguito dell'esperienza.
L'esperienza infantile ci ha indotto ad assomigliare ai modelli che ai nostri occhi di bambini  ci sembravano migliori e, allo stesso tempo, ad allontanarci da quelli che ci apparivano come deludenti.
L'esperienza adolescenziale ci ha buttato nella mischia confondendoci le idee nel tentativo di essere accettati dal gruppo.
In ambito lavorativo abbiamo imparato il compromesso e abbiamo fatto i conti con il controllo.
Insomma, può capitare che l'immagine che vogliamo trasmettere non ci appartenga, ma sia un patchwork di tessere che ci siamo cuciti addosso crescendo. E quando lo si realizza si inizia a percepire il peso della coperta di Linus che ci trasciniamo dietro.
E alla fatidica domanda: "Ma chi sono veramente?" ecco arrivare la crisi.
E' difficile depurare il sentimento dal filtro della razionalità. Se ci si focalizza su una scelta in particolare, ad esempio, ci si rende conto di quanto essa sia condizionata dalle nostre paure, dalle nostre fragilità e dalle nostre aspettative. Se potessimo decidere di pancia probabilmente andremmo da tutt'altra parte. E perchè non abbiamo il coraggio di seguire il sentire? 
Perchè siamo dei cagasotto diamantati. Amiamo la quiete dell'abitudine e guai a chi ci tocca la parvenza di stabilità che essa ci trasmette. 
Mettersi in gioco è faticoso. Essere se stessi lo è ancor di più.







venerdì 26 aprile 2019

NUOVE PRIORITA' COMPORTANO SCELTE E CAMBIAMENTI

Capita spesso che la vita ci ponga di fronte ad ostacoli importanti. 
Passato il primo momento di rabbia e smarrimento, ci renderemo conto che una scelta si profila sempre all'orizzonte. 
Sì, proprio così, perchè anche il subire passivamente l'arresto e sedersi a osservare l'ostacolo piangendosi addosso è una scelta. Potremmo considerarla la scelta di una non scelta.
Gli ostacoli ci inducono a riportare l'attenzione sulla nostra vita: su ciò che non ci piace, su ciò che richiede un maggior impegno, sulle zavorre che ci trasciniamo dietro, sui sogni che teniamo chiusi a doppia mandata nel cassetto, sulle nostre paure e abitudini, sui nostri talenti inespressi e sui compromessi ... 
Insomma, gli ostacoli sono un dono prezioso che ci dicono: "E' arrivato il momento di crescere e andare oltre".
Questo non significa immediatezza di movimento manifesto, ma se troviamo il coraggio di restare aperti al flusso degli eventi sarà l'inizio di un percorso di trasformazione.
E il cambiamento parte sempre dall'interiorità: dal nostro modo di guardare le cose.
Di fronte agli ostacoli le nostre fragilità vengono messe a nudo e siamo indotti a rimetterci in discussione e ad abbandonare i filtri che hanno adombrato la nostra percezione fino a quel momento.
Togliersi le lenti scure apre nuovi orizzonti di osservazione. 
W l'avventura.




mercoledì 17 aprile 2019

VIAGGIARE CONTROMANO

Spesso capita di aver l'impressione di avanzare contromano. Si guardano gli altri sfrecciare in avanti e ci sembra di retrocedere irrimediabilmente o di restare al palo. Spesso ho sentito ripetere alle persone di aver perso tempo. Personalmente sono dell'idea che il tempo vissuto non sia mai perso. Anche quando ci sembra di essere fermi o ci capita di ripetere esperienze similari ad altre già sperimentate. 
Ognuno di noi ha un proprio tempo di maturazione e questo tempo non può essere accelerato. Forse può essere rallentato dalle nostre paure o debolezze, ma proprio per offrirci la possibilità di confrontarci con esse e crescere oltre. 
A volte pensiamo di essere delle duracell eterne, ma non è così e anche l'energia a nostra disposizione, se dispersa all'esterno, non può essere utilizzata all'interno. Per questo quando la vita ci ferma non siamo bloccati, ma stiamo semplicemente lavorando con la nostra interiorità per integrare il vissuto ed elaborarlo. Il tempo che ci metteremo dipende da noi, ma dobbiamo smitizzare l'idea di dover arrivare da qualche parte. La nostra realizzazione ci sarà oscura fintanto che non la raggiungeremo.