martedì 23 agosto 2022

ESISTE IL POSTO GIUSTO DOVE STARE?

 Esiste il posto giusto dove stare? 
Il luogo in cui sei è quello giusto, le situazioni in cui stai sono quelle giuste.
Non esiste un luogo perfetto, ma un luogo dove l'esperienza diviene fonte di crescita e maturazione. Un luogo dove provare , sentire, comprendere. Un luogo dove l'unità con il cosmo va costruita, elaborata, sperimentata. Un luogo dove la frammentazione va ridotta e riportata ad unità. Un luogo dove l'unità è presente, ma non visibile così che la tua forza e la tua visione si completino.
Un luogo dove sei già stato e più volte tornerai per rimanere o andare oltre.
Un luogo dove la vita si esprime e dove tu potrai assaporarla e accoglierla con amore.



Foto Donatella Coda Zabetta - Lucerna

venerdì 5 agosto 2022

IL PASSATO E I BILANCI

 Fare bilanci è sempre difficile.  A volte  ci domandiamo se avremmo potuto fare di più. 
Forse, ma non ha importanza. Abbiamo fatto quanto sentivamo ed eravamo pronti a fare.
Non sempre possiamo incontrare le aspettative degli altri. Dobbiamo fare i conti con le nostre possibilità. Con le nostre forze. Con le nostre fragilità.
Spesso dimentichiamo quanto poco ci siamo amati, volti a soppesare quanto abbiamo amato gli altri.



Foto Donatella Coda Zabetta

mercoledì 3 agosto 2022

FLESSIBILITÀ E CAMBIAMENTO

 La flessibilità necessaria a una sopravvivenza consapevole non è fragilità, ma versatilità e adattamento. La realtà richiede continuamente cambiamenti e svolte. Accogliere la trasformazione è fondamentale per crescere coerenti a sé stessi, alla propria maturazione e alla propria manifestazione. Non sempre è possibile procedere in linea retta: sempre più spesso occorre adeguarsi alle deviazioni e farne tesoro. 
Gli obiettivi si trasformano, la consapevolezza cresce con la tensione a seguire il flusso senza scandagliarlo razionalmente sulla base di giudizi e aspettative. 
L'istinto sta tornando ad essere importante e ne è manifestazione il risveglio delle coscienze. Non sempre si può seguire un solo sentiero perché siamo composti di più parti e ognuna di esse richiede maturazione, sperimentazione e integrazione. Per questo le vie si snodano alternandosi secondo piani non previsti e seguirle è fondamento di versatilità e flessibilità.
A volte occorre essere umili anche di fronte a sé stessi e accogliere con consapevolezza il sentire più profondo per procedere.


Foto Donatella Coda Zabetta - panoramica Zegna


mercoledì 20 luglio 2022

LE PORTE DELL'INTERIORITÀ

 Vi sono porte, nella nostra interiorità, chiuse e dimenticate. Sono le porte di accesso a stanze di dolore così grande da destabilizzarci. Per sicurezza quel dolore l'abbiamo chiuso e chiave, buttando pure via la chiave. Eppure quel dolore ha il potere di infilarsi negli spifferi di quella porta e torturarci lo stesso. Lo fa in modo subdolo attraverso gesti automatici, odori, suoni, sapori. E di colpo lo avvertiamo scombussolarci senza comprenderne la natura. È il dolore nascosto, profondo, che ci portiamo dietro. Spesso facciamo di tutto per dimenticarlo, per ribellarci ad esso. Ma si tratta di una zavorra che non possiamo abbandonare. I nostri comportamenti ne sono condizionati, le nostre relazioni colpite. A volte capita di scorgere porte di questo tipo e, stazionandoci davanti, chiedersi cosa fare, come aprirle. Cerchiamo una chiave di lettura che non troviamo e ci rattristiamo. Ma quando le vediamo, quelle porte hanno il potere di muovere qualcosa in noi, anche se non ne siamo consapevoli. La stessa visione ha scardinato una barriera invisibile del sentire. Capita così che, a poco a poco, la porta si schiuda lasciandoci intravedere il suo interno. Vedere non ci piace, ma allo stesso tempo non riusciamo a smettere di sbirciare. Qualcosa in noi si scioglie, la ferita torna a sanguinare in attesa della guarigione. Ci vuole tempo e pazienza, ma una volta scorta quella porta non si potrà dimenticare una seconda volta e andrà esplorata. La maturità accompagnerà l'esperienza e il distacco la nutrirà della capacità di elaborare il vissuto con maggiore oggettività. 
È proprio l'oggettività la chiave in grado di aprire la porta per osservarne il contenuto.
L'oggettività dello spettatore che prende atto del passato, ne osserva scorrere i momenti, attribuisce loro un significato evolutivo per poi lasciarli andare.



Oropa - Foto Donatella Coda Zabetta


venerdì 15 luglio 2022

COSA SONO LE EMOZIONI?

 Il carico emotivo di questo periodo è molto faticoso da integrare. Si tratta di schermare tutte quelle emozioni che entrano in risonanza con le nostre fragilità e questo comporta un notevole dispendio energetico. Spesso si tende a essere travolti dal flusso emotivo subendo la destabilizzazione che questo comporta.
Cosa sono le emozioni?
Sono manifestazione delle nostre paure più profonde e, allo stesso tempo, delle nostre capacità di farvi fronte. Sono una continua oscillazione alla ricerca dell'equilibrio: uno scarico e un carico energetico. Fare pace con le proprie emozioni e accogliere in sé la propria natura più profonda senza combatterla, accogliere il sentire, non significa identificarsi con esso, ma osservare la manifestazione del disequilibrio e integrarla in un passaggio di consapevolezza.




mercoledì 13 luglio 2022

ERA GIÀ TUTTO PREVISTO?

 La sensazione dell'accaduto permane quando tutto è già previsto. Ogni azione è in qualche modo coordinata da binari prefissati che ne seguono il dispiegamento. 
Causa-effetto diventano allora imperativi?
No, non sempre.
Vi sono situazioni in cui è possibile deviare il corso degli eventi. Queste situazioni sono determinate da un salto consapevole, da un incremento vibrazionale in grado di cambiare l'energia e sintonizzarla su frequenze differenti. 
I salti di consapevolezza avvengono quando si supera una soglia vibrazionale attraverso un continuo e graduale incremento dell'energia potenziale. Incremento che si manifesta con il salto quando il livello di soglia è raggiunto. 
L'energia della nostra interiorità fluisce e, quindi, viene continuamente ricevuta e lasciata andare nella relazione interno/esterno. Quando viene trattenuta questa energia crea un accumulo che si mantiene fino al livello soglia: successivamente deve essere trasformata e questo avviene con la manifestazione  di un evento inaspettato e temuto in grado di destabilizzare il sistema e riportarlo in equilibrio di flusso. Si tratta della caduta, proprio in quanto l'energia, raggiunto il suo picco, cade a livello materiale e si trasforma. Questo evento può può essere il punto di partenza del salto consapevole se viene vissuto con maturità e presa di coscienza inducendo un cambio di prospettiva e una nuova visione. Se questo non avviene si tratta semplicemente di uno scarico e un punto di partenza per un nuovo accumulo.
Le svolte nella vita nascono in questo modo per favorire la crescita e si manifestano sempre con un'interrelazione interno/esterno. Per questo non siamo disgiunti da ciò che ci circonda.
La rete invisibile che ci lega gli uni agli altri si allenta, si indurisce, si rompe, si ricrea sulla base della nostra interiorità e capacità di comprensione.
Non si può pensare ad un processo isolato. Non si può pensare che una nave possa navigare in assenza di mare, di terra da raggiungere, di confini da attraversare, di incontri da vivere.


    Foto Donatella Coda Zabetta

lunedì 11 luglio 2022

NON SI CORRE ALL'INTERNO DI SE STESSI

  L'essere non dipende dalla volontà, ma dalla manifestazione dell'essenza; essenza esemplificata come natura. Ognuno di noi ha una propria unicità. La manifestazione di questa unicità è l'essenza che si esprime nella sua integrità.
   Essere integri è faticoso. È un cammino di crescita. È uno sviluppo consapevole delle proprie capacità, dei propri talenti e al contempo una presa di coscienza delle proprie fragilità. Entrambi sono essenziali a sperimentare la vita nelle sue infinite sfumature. Non puoi evolvere senza fare esperienza e l'esperienza nasce dal confronto con le parti del sé che ancora non sono mature. La maturità è un passaggio in continuo divenire, una scala di consapevolezza.
   L'umiltà  accompagna i passi instabili della riscoperta e li arricchisce di uno sguardo attento e consapevole. Le cadute e le soste sono punti di partenza e di bilancio. 
    Non si corre all'interno di se stessi, ma ci si avventura con l'oculata accortezza dell'esploratore. Ogni anfratto è degno di nota, ogni finestra è uno sguardo sulla percezione. Essere cauti non significa aver paura, ma non avere fretta.



Baceno - Orridi di Uriezzo - Foto di Donatella Coda Zabetta

venerdì 8 luglio 2022

L'ESSENZA DELLA VITA

 L'essenza della vita non consiste nell'essere perfetti, ma perfettibili. Il percorso si dispiega attraverso le difficoltà, le sfide, le crescite scaturite dall'esperienza. Attraverso gli episodi di vita ci si innalza o ci si arena. Il percorso è sempre in verticale, mai in orizzontale. La crescita avviene verso l'alto, elevando la propria frequenza vibrazionale affinché si possa manifestare un equilibrio tra corpo e spirito. Radici e rami di un grande albero si sviluppano insieme. Per questo tutto prende forma attraverso un'immersione nella quotidianità esperienziale per assurgere allo spirito. Non esiste una scala uguale per tutti: ognuno ha la sua. La scala può essere più o meno lunga, più o meno ripida, più o meno accessibile. Dipende da ognuno e dal cammino scelto per manifestarsi.



Foto Donatella Coda Zabetta - Isola Bella - Verbania

mercoledì 29 giugno 2022

RAGGI DI LUCE

 Foto di Anna Micoli

Ci sono foto che aprono varchi nell'interiorità.
E nel silenzio mi ritrovo.
Ritrovo forza e coraggio, ricordi ed esperienze.
E Luce a illuminare il cuore.



venerdì 24 giugno 2022

VISIBILITÀ

 Visibilità. 
Quando si cerca visibilità?
Quando non ci si vede e si ha bisogno della visione degli altri per vedersi.
La visibilità, se ricercata continuamente e compulsivamente, è una prigione che ci lega indefinitamente ad un'immagine che non ci appartiene in quanto derivata dall'esterno.
Quando non siamo capaci di vederci?
Quando siamo stati condizionati a credere di essere sbagliati, non all'altezza,
per cui ci convinciamo che il nostro essere debba essere rettificato e normalizzato.
Questa convinzione ci impedisce di lasciar emergere ciò che siamo nella nostra interiorità privilegiando l'immagine che gli altri hanno di noi. Se per caso venisse a crearsi una situazione in cui il nostro essere entra in conflitto con questa immagine, ne usciamo devastati e disintegrati. Perseguire un'immagine che si scontra con il nostro essere più profondo porta dissociazione, confusione, frustrazione. 
Il passaggio necessario a rendersene conto passa attraverso la consapevolezza del proprio disagio, di quella spaccatura che sembra caratterizzarci bloccando la nostra evoluzione. Divenire consapevoli di questa spaccatura ci porta a domandarci da quale lato della stessa vogliamo stare. Siamo abituati a conoscerne uno solo e l'altro ci appare lontano e pericoloso in quanto per raggiungerlo dobbiamo fare un salto nel vuoto. Eppure arriva un momento nella vita in cui quel salto è inevitabile. E quando si trova il coraggio di saltare dall'altra parte ci si può sentire soli in quanto non più corrispondenti alla norma.  È solo una percezione riflessa  e mantenuta dall'abitudine di una visione distorta. Abbandonare l'immagine è fonte di libertà, espressione e realizzazione.
Ogni percorso è unico e la sua manifestazione deve derivare dall'emanazione della propria interiorità per realizzarsi. Sganciarsi da convinzioni e stereotipi è il passaggio obbligato verso la libertà dell'essere.
Sii libero e spiega le ali verso il cielo perché il mondo visto dall'alto è quanto di più fedele alla realtà possa esistere.



Foto Donatella Coda Zabetta

giovedì 23 giugno 2022

GUARDARSI DENTRO

 Quando ci si ferma e ci si guarda dentro è naturale domandarsi se la nostra vita specchi il sentire e se la direzione che stiamo perseguendo sia quella che ci corrisponde. Queste sono le ragioni per cui lo facciamo raramente. Nei momenti critici o carichi di difficoltà si tratta di una mossa intelligente in quanto ci consente di calibrare meglio le nostre energie. Sono proprio le crisi a permetterci di confrontarci con la realtà che stiamo vivendo destabilizzandola.
 Quando ci si ferma e ci si guarda dentro è naturale nutrire dei dubbi. Non possiamo conoscere il futuro, ma possiamo scegliere consapevolmente il presente. I dubbi nascono dal conflitto tra sentire e aspettative, tra corpo e mente. Non sempre coincidono. Il corpo semplicemente riconosce cosa ci fa stare bene, la mente lo valuta sulla base dell'immagine che vorremmo avere e trasmettere. Il primo segue la maturazione evolutiva della nostra individualità, la seconda tutela la nostra personalità. 
  Quando ci si ferma e ci si guarda dentro è naturale operare una scelta. Il cambiamento nasce sempre da una scelta e da una presa di coscienza delle nostre priorità. Scegliere di non scegliere significa optare per l'immobilità: quell'assenza di movimento chiamata sopravvivenza. Respiro, dormo, mangio come un automa. Scegliere la trasformazione è molto più faticoso e sfidante, ma racchiude in sé il senso stesso della vita: la crescita.
  Quando ci si ferma e ci si guarda dentro è naturale fare i conti con la fiducia. Fiducia che anche la vita che stiamo vivendo, pur con le sue molteplici difficoltà, sia la palestra migliore per la nostra crescita. Fiducia in noi stessi e nella nostra capacità di farvi fronte. Fiducia nelle nostre scelte e nel percorso che si dispiega davanti noi.




Foto di Elina Fairytale: https://www.pexels.com/it-it/foto/meditando-con-candele-e-incenso-3822621/



mercoledì 15 giugno 2022

LE SVOLTE

 Le svolte germogliano silenziose dalla nostra interiorità. Rappresentano i semi trascurati che non hanno mai smesso di respirare. Quando ci accorgiamo della loro presenza, insorge in noi un senso di ribellione e di inquietudine che spesso non riusciamo a catalogare, ma nemmeno a trascurare. La spinta verso la libertà è più forte della resistenza che ci trattiene nella quotidianità di un presente che non ci soddisfa più.
Quando si instaura la modalità ribelle è inevitabile fare i conti con la piena emotiva che ne consegue. Si percepisce un vuoto molto faticoso da gestire: si ha la consapevolezza di dover abbandonare qualcosa senza aver visibilità sul nuovo punto di partenza. Insicurezza, paura e senso di colpa si uniscono coralmente a rabbia e frustrazione creando un frappé multi gusto dal colore indefinito. E se ci ritroviamo a berlo con la luna piena, l'effetto è dirompente. Le possibilità sono due: o lo digeriamo a fatica e ci zavorriamo al punto da diventare massi irremovibili o lo vomitiamo insieme a tutto quanto abbiamo a lungo represso e voliamo via verso lidi sconosciuti in un moto irrazionale verso la libertà.
Le svolte sono i nodi cruciali della nostra rete: possono dividere o unire, allontanarci da noi stessi o ricongiungerci con la nostra individualità.



Foto di James Wheeler: https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-del-percorso-circondato-da-abeti-1578750/

martedì 31 maggio 2022

RESISTERE

 Resistere.
Cosa significa resistere?
Resistere significa opporsi al fluire dell'esistenza.

Resistere è fermare il momento con la convinzione che sia possibile farlo.
Resistere è opporsi al percorso esperienziale necessario alla crescita.
Resistere è manifestare la presunzione di poter controllare la vita.

Vi è una sana resistenza?
No.

La resistenza non è mai sana in quanto cristallizza l'esperienza e la radica nell'immobilità.
Resistere è allontanarsi dalla natura propria delle cose: il movimento.
Non si può resistere all'infinito in quanto le forze implicate nella resistenza sono importanti e inevitabilmente giungeranno ad esaurimento. Quando questo accade la vita può riprendere il suo corso dal punto in cui si è bloccata. Lo spazio tempo si comprime nell'assenza di movimento per poi espandersi nuovamente e manifestarsi nel movimento.

Cos'è la cristallizzazione se non la morte dell'anima?
Cos'è la morte dell'anima?
La rinuncia all'incarnazione.
Perché questo avviene?

Le motivazioni sono molteplici, ma alla base delle stesse vi è una profonda inconsapevolezza e un dispiegarsi delle forze più materiali della natura umana.
Vi è una sorta di delirio di onnipotenza teso al controllo e alla manipolazione. Vi è mancanza di accettazione e consapevolezza. Vi è l'orgogliosa presunzione della conoscenza intesa come potere sulla manifestazione.

Perché quindi resistere?
Perché opporsi?
Perché adombrarsi?

Non c'è amore nella resistenza. C'è solo la brama del possesso e del desiderio manifestato di essere in grado di dirigere gli eventi.
Lasciare andare è la via. L'unica via verso il centro del cuore. L'amore non possiede, non controlla, non resiste.
L'amore fluisce e nel suo fluire accoglie e si espande.
Come il corso d'acqua aggira gli ostacoli per continuare a fluire, l'amore avvolge e devia il suo corso di fronte alla resistenza.



Pralungo - Donatella Coda Zabetta

venerdì 27 maggio 2022

ESISTERE

 Esistere.
Cosa significa esistere?
Essere nell'esistenza, nella manifestazione.
Incarnati.

Significa scegliere. 
Scegliere di fare esperienza, di sbagliare per imparare e crescere, di sperimentare la vita per ritrovarla al centro della propria natura come espressione di sé.
Significa aggiustare, guarire, raddrizzare la mira dei propri intenti e delle proprie priorità.
Significa osservarsi, specchiarsi, ritrovarsi, riconoscersi grazie all'altro da noi.
Significa vedere e ascoltare.

Le parole a volte ci trascinano via, a percorrere labirinti fini a se stessi.
Solo se sono ancorate al cuore le parole segnano vie e colorano visioni.
Il mondo che ci circonda è lo stesso che il nostro sguardo osserva. È specchio del nostro sentire, delle nostre aspettative, dei nostri giudizi. Spesso è fin troppo diretto nel rimandarci le nostre parti più nascoste affinché possiamo vederle, riconoscerle e trasformarle.

Non vi è mondo che non sia stato immaginato.
Non vi è immaginazione confinata ad un unico mondo.



Fondotoce - Donatella Coda Zabetta



giovedì 26 maggio 2022

VIAGGIARE

 Viaggiare nel tempo e nello spazio. 
Viaggiare esternamente e internamente. 
Viaggiare per scoprire, conoscere, comprendere, crescere.
Viaggiare per aprirsi a nuovi orizzonti, per ampliare lo sguardo.
Viaggiare per entrare in mondi inesplorati e confrontarsi con se stessi.
Viaggiare per muoversi e vivere con totalità.

Ci sono diversi tipi di viaggi e diversi modi di viaggiare. Ognuno di loro è determinato dalle nostre scelte. Ci sono viaggi di piacere e viaggi di dolore. Viaggi leggeri e viaggi faticosi. Ogni viaggio porta con sè le esperienze di cui abbiamo bisogno per crescere. 
Viaggiare è confrontarsi con il proprio mondo interiore specchiandolo in ciò che incontriamo e percepiamo al di fuori di noi. Ogni movimento esterno specchia un movimento interno che forma la nostra identità e la definisce. A volte ci sono movimenti consapevoli, altre volte inconsapevoli. Le scelte che possiamo operare sono infinite, come infiniti sono i mondi della nostra interiorità. Scoprire se stessi è un viaggio intenso, a tratti faticoso, ma sempre interessante.
Nessun viaggio è mai fine a se stesso in quanto parte da noi per farvi ritorno. Nel tragitto manifestiamo la nostra natura, la conosciamo, la apprezziamo, a volte la detestiamo. Gli ostacoli del viaggio ci insegnano l'accettazione, ci mostrano l'intensità del nostro intento e ci illustrano la nostra direzione. Direzione che possiamo scegliere di perseguire o di cambiare.
L'esplorazione è fatta di osservazione, ascolto e sentimento.



Il Toce - Donatella Coda Zabetta

lunedì 23 maggio 2022

PRESENTAZIONE "LEILA UNA STORIA COME TANTE"

 Venerdì 27 Maggio 2022 alle 21,00 sarò in Biblioteca a Cigliano 
per parlare di Leila con una carissima amica, 
autrice a sua volta di volumi che ho molto amato.
Sono felicissima di questo incontro e spero partecipiate numerosi
per condividere con noi
spunti di riflessione, ascolto, dialogo e tanta magia.





sabato 30 aprile 2022

IL VIAGGIO

 How many roads must a man walk down
before you can call him a man?
Bob Dylan

Se vuoi andare oltre devi spingerti oltre al conosciuto, lasciare andare gli ormeggi e navigare in mare aperto spiegando le vele. Se ti areni sulla battigia potrai solo osservare senza sperimentare e questo approccio ti lascerà incompleto. 
Il viaggio deve essere totale, coinvolgere corpo e mente in un azione coerente e audace. Non si può sperimentare la vita senza viverla nella sua totalità fatta di cadute, avvallamenti, salite, risalite e discese (poche in quanto raramente si torna indietro).  Andare avanti richiede coraggio e disciplina, curiosità e spregiudicatezza. 
Non si possono scoprire nuove terre con gli strumenti del passato: è necessario reinventarsi, rimettersi in gioco, riscoprire le proprie fragilità insieme alla forza matura dell'esperienza. Andare per mare aperto è allargare il grandangolo a comprendere la vita nella sua interezza. Non si può sperare di viaggiare mantenendo l'ancora ancorata al fondale. Occorre osare, non avere paura di osare. Non avere paura di sperimentare. Non avere paura di finire fuori strada.
Il tempo. La preoccupazione principale dell'uomo è il tempo. Quando mai il tempo può influire sul viaggio? Solo quando il viaggio è limitato ad una vita. Se così non fosse? Se non ci fosse un traguardo da raggiungere? Una meta?
Lascia andare l'idea del finito e l'oceano si mostrerà ai tuoi occhi.
Dove devi andare? Mai fuori, ma dentro di te. L'esterno è solo il corollario del viaggio, ciò che permette il suo dispiegarsi, non il fine ultimo dello stesso.
E quanto puoi viaggiare all'interno di te stesso? Fino all'infinito e oltre. L'essere non può essere contenuto dalla limitatezza di un concetto. L'essere è qualcosa di indefinibile, inafferrabile, per cui smetti di protocollarlo e incasellarlo. Vivilo, assaporalo, sperimentalo, senza fermarti a pensare, soppesare, confrontare. 
Può l'essere confrontare se stesso? La tua mente cerca di controllare ciò che non riesce ad afferrare, limitandolo. Per questo lascia la mente perdersi nelle sue elucubrazioni e segui il cuore. Lascia stare i significati, le spiegazioni, e nutri il tuo essere con il battito del tuo cuore.
Procedi dove il sentimento ti conduce senza timore. Non cercare di comprendere. La comprensione non è necessaria. La comprensione è interiore e avviene senza che tu te ne accorga o la realizzi. Saranno i tuoi passi a manifestarla, le tue parole a irradiarla, il tuo ascolto a interiorizzarla. 
Fiducia. L'affidarsi è la via. L'affidarsi a qualcosa che non riesci ad afferrare non significa perdere tempo, ma procedere a passo spedito verso il tuo centro senza scegliere razionalmente la via. La razionalità percorre sentieri già battuti, orizzonti già visti: la crescita si rivela ampliando lo sguardo e il cuore fino a comprendere il mondo intero.
Non ci sono premi, né medaglie, ma battiti da percepire e aperture da sperimentare.

... se potessi vivere di nuovo
comincerei ad andare a piedi scalzi all'inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell'autunno...
Jorge Louis Borges



Pixabay - ad uso gratuito (CC0)


sabato 23 aprile 2022

RIFLESSIONI A RUOTA LIBERA

 Dopo settimane di siccità è arrivata la pioggia e ha suscitato in me un profondo sentimento di gratitudine. Osservare la fitta pioggerellina innaffiare le piante del mio giardino ha dilatato il mio respiro.
Per giorni ho guardato i faggi e le querce trattenere le foglie secche, sintomo di un'immobilità che perdurava al fianco della fioritura del ciliegio, della magnolia e dei prati.
Ho accolto la loro pazienza e imparato la loro fiducia. 
Poi d'un tratto ecco spuntare i germogli e le foglie a risvegliare anche gli alberi più reticenti.
Voglio postare una fotografia particolarmente significativa: si tratta di un faggio nel quale potete osservare in alto le prime foglioline verdi e in basso le foglie secche della passata stagione. 
La trasformazione parte sempre da un intento più alto e porta con sé il lasciar andare e la fiducia.
In pochi giorni, grazie alla pioggia, anche questo faggio rinascerà con la primavera.
Sono particolarmente attenta alla natura in quanto mi è stata sempre Maestra di vita.
Lunedì 2 maggio mi laureerò in Scienze e Tecniche Psicologiche portando a completamento un percorso di studio triennale con un leggero anticipo. I libri mi hanno fatto compagnia e reso interessante anche questo periodo cosi faticoso per via del Covid-19. Fare il topo da biblioteca ha aperto nuovi orizzonti interiori, ma al contempo ha rallentato, se non annullato, la mia vita sociale. Amando la solitudine e lo studio questo passaggio è scivolato via senza difficoltà. Difficoltà che, al contrario, sembrano sorgere di fronte al suo esaurirsi. Mi sento proprio come il faggio della foto.
L'intento per una nuova apertura è già presente, ma avverto l'intensità della fase relativa al lasciar andare il passato. La pioggia sta nutrendo la mia consapevolezza e supportando il mio cambiamento.
Cosa farò da grande? Mi chiedo alla veneranda età di 57 anni e sorrido alle mie stesse parole.
A differenza di quando ero giovanissima ora so di poter contare su mille possibilità di scelta e so anche di essere libera nelle scelte che porterò avanti.
Forse è proprio questa responsabilità a rendere difficile la trasformazione. I miei cassetti sono tuttora pieni zeppi di sogni da realizzare ed è il momento di stabilire delle priorità.
Non ho ancora la chiarezza necessaria per farlo, ma lascerò la pioggia fare spazio nel mio cuore affinché nuovi germogli prendano vita.



Amato Maestro faggio.
Foto di Donatella Coda Zabetta

venerdì 15 aprile 2022

IL RITIRO

 Ci sono periodi della vita in cui tutto sembra complicarsi. Le difficoltà si susseguono senza tregua impegnando le nostre energie e richiedendo la nostra piena attenzione.
Quando finiamo dentro a periodi come questi possiamo sentirci stanchi, esausti, svuotati e scivolare nella cantina emotiva dove tristezza e rabbia si alternano dandosi il cinque. Il nostro corpo fatica a tener botta, la nostra mente annega nelle preoccupazioni e il nostro cuore osserva silenzioso la nostra barca alla deriva. Piangersi addosso e lamentarsi in continuazione, accomodandosi sull'altare della vittima sacrificale, significa abbandonare il timone e rinunciare a scrutare l'orizzonte in attesa dell'arrivo di un nuovo giorno.
Otteniamo lo stesso risultato se opponiamo strenue resistenza agli eventi. Ci areniamo come cozze sugli scogli dell'immobilità.
Se come un gabbiano avessimo la capacità di volare alto nel cielo potremmo vedere la barca alla deriva, le cozze sugli scogli e l'approdo di un'isola verdeggiante poco al di là dell'orizzonte.
E' faticoso guardare avanti quando il mare è in tempesta, ma se il cuore potesse parlare ci ricorderebbe che la tempesta non dura mai per sempre (per quanto eterna ci possa apparire).
E allora perché tutte queste difficoltà una dietro l'altra? Per temprare la nostra fiducia. 
E' scontato avere fiducia quando tutto va bene, ma non è affatto scontato essere fiduciosi quando tutto va storto. E di questi tempi, in cui di dritto e prevedibile c'è ben poco, la  nostra consapevolezza può fare la differenza.
Consapevolezza che i passaggi sono sempre più faticosi, ma che in noi è racchiusa la forza per superarli.
Consapevolezza che ritiro non significa chiusura, ma apertura centrata su di un presente difficile.
Consapevolezza che quando le vie che avevamo programmato deviano lungo imprevedibili percorsi in salita siamo pronti a scrutare nuovi orizzonti.
Consapevolezza che un gabbiano in volo abbraccia con lo sguardo un insieme che noi, dal nostro piano base, non siamo in grado di scorgere... e forse per questo ci ritroviamo su un percorso inaspettato a esercitarci in arrampicata libera 😂.



Donatella Coda Zabetta - Saint Denis

lunedì 4 aprile 2022

NEL SILENZIO

Nel silenzio trova pace il mio cuore.
Nell'assenza di rumori respiro e accolgo.
Accolgo e osservo le mie emozioni per trasformarle.
Rabbia e tristezza: il fuoco e il lago oscuro.
Con la torcia accesa illumino il lago e risveglio la coscienza.
Non sono la mia rabbia.
Non sono la mia tristezza.
Provo rabbia. Provo tristezza.
Sperimento il pericolo del fuoco e il buio del lago
senza lasciarmi avvolgere dalle fiamme e sopraffare dall'oscurità.

Nel silenzio trova luce il mio cuore.
Nell'assenza di rumori respiro e accolgo.
Accolgo e ascolto le vibrazioni dell'energia emotiva:
le trasformo in intento e consapevolezza.

Nel silenzio si ritrova il mio cuore.
Nell'assenza di rumori respiro la sua forza e il suo coraggio.



Foto di Svetlana🎞 da Pexels

lunedì 21 marzo 2022

CHE FATICA!

Che fatica mantenersi centrati. Che fatica non farsi fagocitare dal vortice emotivo. Che fatica assistere inermi ai giochi di potere delle leadership mondiali. Che fatica vederne l'incoerenza, l'ipocrisia, la mistificazione. 
Che fatica restare in piedi e non perdere di vista il cielo.
Il cielo è sempre presente, ma il nostro sguardo si abbassa sotto il peso della realtà facendoci sentire soli, tesi e affaticati.
Meditare quotidianamente è di grande aiuto, ma molti non riescono a meditare per il carico mentale di questo periodo.
E', quindi, molto più accessibile e altrettanto benefica una meditazione in movimento centrata sul corpo.
Per questo propongo a tutti di lavorare con la prima posizione de "Il Ritmo del Corpo. Muoversi con consapevolezza ".
Questa posizione ci permette di lavorare su centratura ed equilibrio. Se eseguita con lentezza e simmetria, utilizzando una respirazione profonda, mette in luce la nostra instabilità e ci offre la possibilità di riconoscerla per poterla trasformare in stabilità. Potenzia il contatto con il corpo e ci rende consapevoli dei suoi segnali, offrendoci la possibilità di un lavoro consapevole alla ricerca di un radicamento migliore.
Possiamo abbassare il nostro baricentro, limitare l'apertura delle gambe, mantenere i piedi allineati senza unirli e trovare le posture, adattando i movimenti, che ci permettono di sentirci più sicuri e centrati.
Il lavoro sul corpo specchia il lavoro interiore e se avremo la costanza di applicarci quotidianamente i benefici non si faranno attendere.
Utilizzo un'immagine per spiegarmi meglio: immaginate di osservare un albero in mezzo ad una bufera. Il vento, la pioggia e la grandine sferzano i rami dell'albero, piegandoli e rompendoli, ma se le radici saranno forti e profonde, il suo tronco reggerà l'impatto e sarà pronto a rigenerare i rami spezzati quando la bufera sarà passata. 
L'essere ben radicati ci permette di restare flessibili di fronte agli eventi e di reggere la tormenta dei pensieri e il vento delle emozioni senza esserne sopraffatti.
Buon lavoro. 

Per chi vorrà applicarsi resto a disposizione per la condivisione dell'esperienza ed eventuali riflessioni in merito. 




venerdì 11 marzo 2022

L' ABITUDINE

 Quando ascoltiamo e vediamo le stesse notizie un giorno dopo l'altro, la nostra soglia di sensibilità si alza e impariamo a convivere con le situazioni che inizialmente ci sono apparse spaventose. 
Così per il Covid, ora per la guerra. 
Ce ne rendiamo conto se ci fermiamo e osserviamo come la guerra abbia scacciato e relegato alla normalità la malattia. Ci siamo abituati allo stato delle cose diminuendo la nostra sensibilità. 
Convivere con la percezione della propria impotenza è molto sfidante: attiva una serie di meccanismi di difesa che ci inducono a erigere barriere, mettere distanza e a pensare in modo ego-centrato. 
La paura è irrazionale e se ad essa uniamo l'inconsapevolezza, il connubio diventa esplosivo. 
Le conseguenze dell'abitudine possono rivelarsi molto distruttive per l'uomo in quanto necessita di stimoli sempre più potenti per attivarsi. 
L'abitudine addormenta la coscienza, la annebbia, la relega in uno spazio chiuso di indifferenza ed egoismo. L'abitudine è assenza di consapevolezza.
Restare svegli e consapevoli in questo periodo richiede tantissima energia. Restare centrati è ancora più faticoso per il caos emotivo che aleggia nell'etere. Eppure questo sforzo lo dobbiamo a noi stessi.
Voglio terminare questa riflessione con le parole di Osho, tratte da "The Hidden Splendor":

Gesù, la notte precedente la sua cattura, disse ai suoi discepoli:
"Questa potrebbe essere l'ultima notte che stiamo insieme e voglio pregare.
Mentre prego, dietro quei cespugli, voi dovete rimanere svegli.
E' essenziale che diate sostegno alla mia preghiera rimanendo svegli.
Non addormentatevi."
A un certo punto, tornò e trovò che quasi tutti si erano addormentati.
Li svegliò e disse:
"Non mi avete sentito? Vi ho detto di rimanere svegli!
Neppure la mia morte vi aiuta a rimanere svegli?"
La cosa continuò diverse volte.
Quando tornava li trovava addormentati.
Ebbene, questo è stato l'ultimo l'insegnamento di Gesù:
rimanere svegli.



Ad uso gratuito (CC0) - Pixabay


giovedì 24 febbraio 2022

SIATE CANALI DI LUCE

 Da giorni stavo male. Tensione, irrequietezza, notti pesanti. Mi capita sempre quando sta per succedere qualcosa e inizio a percepirne l'energia nel piano eterico. Ieri in meditazione ho visto piovere fango. 
Poi stanotte la tensione è svanita. Si è concretizzata la manifestazione. La Russia ha invaso l'Ucraina e ci sono stati raid aerei su diverse città.
Quando all'alba ho letto le notizie, dopo un primo momento di smarrimento (sta succedendo veramente?), mi sono chiesta cosa potessi fare. 
La risposta è arrivata in meditazione: sii un canale di Luce.
Ho scritto questo post per un motivo molto semplice: invitarvi a fare lo stesso.
Vi spiego anche le motivazioni alla base della mia richiesta. Nel piano fisico l'energia è vibrazionalmente molto bassa ed è naturale esserne fagocitati. La conseguenza dei nostri pensieri cupi è un ulteriore appesantimento a livello eterico. Appesantimento che nel tempo troverà manifestazione. Se in tanti troveremo la forza, e parlo di forza perché si tratta di un atto volontario con un intento preciso, di focalizzarci sulla Luce e sulla bellezza faremo la nostra parte. Se questo processo si amplificasse a livello mondiale potete immaginarne l'energia.

SIATE CANALI DI LUCE






sabato 12 febbraio 2022

UCCS - UFFICIO COMPLICAZIONE COSE SEMPLICI: RESISTERE AL CAMBIAMENTO

 Quando viviamo una situazione destabilizzante, che altera il nostro equilibrio e ci porta a perseguirne uno nuovo, tendiamo inconsciamente a opporre resistenza per mantenere lo status quo. Non ci piace cambiare la nostra vita, il nostro modo di essere e di rapportarci agli altri: in fondo l'abitudine ci dona quella parvenza di stabilità che ci fa sentire al sicuro. Rinunciare a ciò a cui siamo abituati ci fa paura: ci scombussola profondamente e porta a galla le nostre fragilità. Le fragilità che giacevano silenti all'ombra della nostra illusoria sicurezza. 
Il cambiamento nasce dalla presa di coscienza della nostra vulnerabilità e dalla sua accettazione. Passaggio complesso e faticoso che sconfina il più delle volte nell'UCCS: l'Ufficio Complicazione Cose Semplici (espressione che mi piacque moltissimo quando il Professore di Matematica la usò con mia figlia in merito alla sua arzigogolata maniera di risolvere i problemi). 
Cosa significa esattamente? Che per andare dal punto A al punto B, invece di farlo in modo lineare, passiamo dal punto C, poi svoltiamo sul punto D, ritorniamo al punto E, ci fermiamo al punto F per riprendere dal punto G (😂)  e risalire al punto H fino a giungere a B. 
Come si traduce questa immagine in pratica?
C, D, E, F, G, H rappresentano la manifestazione delle resistenze inconsce che si attivano rendendo il nostro percorso lungo e tortuoso. Ci sono necessarie? Evidentemente sì, perché abbiamo bisogno di tempo per digerire le nostre debolezze e trasformarle in solide fondamenta da cui partire a costruire noi stessi.
Immaginate una costruzione in mattoni: i mattoni che rappresentano le qualità che ci piacciono sono solidi e visibili, mentre quelli che rappresentano le nostre fragilità sono trasparenti (vorremmo non vederle). Come fa una costruzione zeppa di buchi a innalzarsi e a crescere? 
Forti di questa consapevolezza, osserviamo con maggiore oggettività i mattoni invisibili nell'ambito dell'intera costruzione e prendiamo atto della loro importante funzione. 
L'UCCS serve a questo: a recuperare i mattoni invisibili e farne dei punti di partenza per procedere oltre.
Ecco perché quando viviamo un periodo faticoso e destabilizzante le difficoltà sembrano aggiungersi giorno dopo giorno a complicarci la vita: siamo finiti nell'UCCS.
Inutile dire che usciremo dall'UCCS più completi rispetto a quando ne siamo entrati e il punto B sarà il punto di partenza per un nuovo viaggio alla riscoperta di noi stessi.



Foto di cottonbro da Pexels

giovedì 3 febbraio 2022

PERCHÈ "NON SERVE CAPIRE TUTTO"?

 Faccio seguito ai post pubblicati precedentemente nel blog per offrire un ulteriore cambio di prospettiva.
Partendo dal presupposto che vorremmo capire tutto, ma non serve farlo, approfondiamo gli insegnamenti insiti nell'esperienza:
1) APERTURA. Quando ci troviamo di fronte all'imprevisto tendiamo a difenderci e a chiuderci nel nostro compulsivo rimuginare gli eventi. Questo atteggiamento impedisce uno sguardo oggettivo e ci sprofonda in un labirinto di schemi acquisiti rendendoci arrabbiati, instabili e impauriti.
2) PAZIENZA. Quanto ci piacerebbe gestire tutto e farlo in fretta! Eppure non funziona così. Ci sono dei tempi di maturazione essenziali alla nostra crescita che devono essere rispettati.
3) ACCETTAZIONE. Accettare la nostra fragilità e instabilità di fronte agli eventi è il primo passo per porre le basi di un nuovo equilibrio su presupposti più consoni al cambiamento.
4) FIDUCIA. E' importantissima e sebbene l'abbia posta al quarto posto è il fondamento dei precedenti insegnamenti. Purtroppo quando le cose vanno storte, è la prima a vacillare. La fiducia è la consapevolezza della luce in fondo al tunnel anche se non siamo in grado di scorgerla. La fiducia è il nostro cuore che continua a battere e ci fa rialzare dalle cadute. La fiducia è la porta dell'interiorità: quando tutto intorno a noi sembra traballare ci riporta al centro.



Foto di Svetlana🎞 da Pexels

mercoledì 2 febbraio 2022

PERCHE' VORREMMO CAPIRE TUTTO?

 A seguito dell'interesse scaturito dal mio precedente post  NON SERVE CAPIRE TUTTO desidero approfondire la motivazione sottesa al nostro bisogno di dare una spiegazione a ciò che ci accade.
Essa affonda le radici in un altro bisogno: quello di stabilità. Cerchiamo di  controllare le situazioni, sebbene non sia possibile farlo, perché è nella nostra natura tentare di arginare l'incertezza e l'imprevisto. Quando un evento ci spiazza è proprio cercando di comprenderlo che crediamo - o ci illudiamo - di poterne controllare gli sviluppi.
In effetti non perdiamo tempo ad arrovellarci su qualcosa di deciso e scelto da noi a meno che le conseguenze del nostro agire sfocino in una situazione in grado di scardinare le nostre previsioni.



Foto di Jim Richter da Pexels



venerdì 28 gennaio 2022

NON SERVE CAPIRE TUTTO

Trovo difficile accogliere quanto mi accade senza cercare spiegazioni.
E mi capita spesso di passare ore a rimuginare sugli eventi tentando di svelarne il significato:
soprattutto quando la quotidianità è particolarmente sfidante.
 Questo lavorio cervellotico mi richiede un sacco di energie e ne sono consapevole,
ma ho la testa dura e mi ci sono voluti anni per comprendere che:

NON SERVE CAPIRE TUTTO.
😜

Foto di Skyler Ewing da Pexels

mercoledì 26 gennaio 2022

VI SIETE MAI OSSERVATI?

 Osservarsi in qualità di spettatori del film della nostra vita può riservare molteplici spunti di riflessione. 
Essere oggettivi non è semplice e lo dimostrano le scenette umoristiche di cui siamo protagonisti quando ci inalberiamo come rinoceronti pronti a caricare, quando diciamo Sì ma vorremmo dire No, quando ci trasformiamo in eroi greci di fronte ai contrattempi della quotidianità o quando esausti sprizziamo saette di 220 a caso. Se ci ascoltiamo parlare, poi, possiamo fare incetta di chicche memorabili: il numero di maschere che indossiamo a seconda dell'interlocutore e delle situazioni è degno delle migliori sfilate carnevalesche.
Visualizzate il vostro corpo come punto origine di tanti fili colorati che raggiungono e si legano al corpo di chi è in relazione con voi: ogni movimento determina un allungamento, un accorciamento, un taglio, un nodo nei fili. Di rimando i fili possono allungarsi, accorciarsi e ingarbugliarsi con il movimento altrui. E' un bel modo di riconoscere le proprie responsabilità e rendersi conto del fatto che non siamo isolati, ma parte di una rete le cui maglie cambiano continuamente anche grazie alla nostra presenza, attiva o passiva che sia.
 Un sano senso dell'umorismo è alla base di un'osservazione oggettiva. Il piedistallo su cui spesso ci accomodiamo per giudicare gli altri è fatto di argilla. Riconoscere le proprie contraddizioni, incoerenze e fragilità è il primo passo verso la consapevolezza. Assumersene la responsabilità, il secondo. 





domenica 23 gennaio 2022

SPAZIARE CON LO SGUARDO

 Mi piace moltissimo spaziare con lo sguardo. Quando ho la possibilità di ammirare panorami che non segnano confini, ma aprono possibilità di esplorazione. Adoro la visione allargata offerta da uno sguardo che si pone al di sopra delle cose. Il cambio di prospettiva è una grande ricchezza. E questa consapevolezza diviene ancora più preziosa se adottata nella quotidianità.
Il focalizzarsi sui particolari, o sui problemi, come spesso accade, limita la visione del quadro d'insieme e lo riduce alla dimensione della nostra soggettività. 



Panoramica Zegna - Biella

domenica 16 gennaio 2022

I SEMI ABBANDONATI

 Procedendo con l'esplorazione della propria interiorità, può capitare di imbattersi in semi abbandonati lungo il percorso, sogni nel cassetto accantonati, idee riposte e lasciate a sedimentare.
Passato lo stupore iniziale generato dall'incontro, ci rivolgiamo ai semi abbandonati con lo sguardo rinnovato dalle maturate esperienze. La nostra visione si è arricchita di orizzonti allora sconosciuti e la consapevolezza che nulla accade per caso smuove l'interesse verso il punto in cui le nostre orme si sono interrotte per riscoprirne il messaggio.
Spesso il viaggio si è fermato perché ci mancava un'adeguata preparazione e la deviazione è stata necessaria a renderci pronti a proseguirlo.
Come le tessere di un puzzle: si inizia dai bordi per poi completare le parti più complesse a spirale, cominciando dalla cornice per poi seguirne i contorni verso il centro. Non è raro trovare parti del puzzle che possiamo completare senza seguire l'ordine a spirale in quanto possiamo intuirne facilmente il disegno finale. Ritroveremo queste parti nel proseguo del lavoro e le riprenderemo per collocarle al loro posto per completare il puzzle.
Così funzionano le nostre esperienze: le accumuliamo e le mettiamo da parte proprio come i semi abbandonati che tornano a far capolino nella nostra vita quando siamo pronti a riutilizzarli per completare il puzzle che stiamo componendo.
Nulla di quanto abbiamo sperimentato va perso.


Foto di Viktor Smith da Pexels