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giovedì 17 agosto 2023

I GIORNI DI TRANSIZIONE

 I giorni di transizione
sono i giorni dell'attesa.
Un'attesa partecipata e sentita.
Sono i giorni dedicati allo stare con se stessi,
quelli aperti all'ascolto e al silenzio.
Il movimento esterno si ferma
per far spazio a quello interiore.
Sono giorni impegnativi,
quelli ai quali non siamo abituati.
Sono i giorni dei bilanci e della trasformazione:
i germogli di quanto abbiamo seminato prendono forma
mostrandoci la direzione del nostro percorso.


Lago di Antrona - Foto di Donatella Coda Zabetta



giovedì 6 luglio 2023

CHIAREZZA

La chiarezza di pensieri, di intenti e di azione è il fondamento dell'allineamento tra il piano materiale e quello spirituale. Non vi è peggior ostacolo alla crescita di quello che si frappone tra questi due piani scindendoli o separandoli.
La vita spesso ci porta a operare delle scelte impegnative nel rispetto di noi stessi. Sono scelte determinanti per il nostro percorso evolutivo e cooperano ad insegnarci come procedere, quali fragilità necessitano della nostra attenzione e quali rigidità devono essere disgregate. Questi passaggi possono essere molto dolorosi e comportare una profonda trasformazione attivata dalla rinuncia e dal sacrificio. Non importa quali siano le condizioni che ci inducono ad operare in tal senso, ma esse rappresentano il motore di avviamento di un processo che siamo pronti a intraprendere. Per questo non dobbiamo mai rimpiangere il passato o arenarci in esso.
Tutto si evolve secondo il piano evolutivo della nostra essenza.


Foto Donatella Coda Zabetta





sabato 15 aprile 2023

LA VIA

 Non sempre la via che consideriamo razionalmente più indicata,
si rivela la migliore.
La vita spesso frappone ostacoli
per deviarne la traiettoria e indirizzarci
verso ciò che maggiormente corrisponde al nostro intento evolutivo.
La deviazione verso lo sconosciuto apre nuovi orizzonti
e visioni inaspettate 
che ci aiutano a crescere e a maturare.
Seguire il flusso diviene basilare
e non opporre resistenza al dispiegarsi degli eventi
rappresenta l'espressione dell'apertura richiesta alla loro realizzazione.



Foto Donatella Coda Zabetta - Saint Denis











domenica 26 marzo 2023

CHIUSURA

 Non si possono chiudere gli occhi di fronte alla chiusura
e sebbene non sarà semplice aprirsi dei varchi
è importante provarci.
Non è necessario fare grandi cose,
ma sii sempre sensibile e fiducioso.
Le esperienze si manifestano
quando trovano lo spazio per farlo.



Foto Donatella Coda Zabetta

martedì 7 marzo 2023

TRASFORMAZIONE

 Ogni momento della nostra vita è prezioso
e fonte di trasformazione.
In ogni passo che compiamo è racchiusa una scelta.
La direzione che intraprendiamo dipende da noi.


Foto Donatella Coda Zabetta



martedì 14 febbraio 2023



Essere aperti al cambiamento è rispettare sé stessi e gli altri.

Non pensare e non soppesare:

accogli.


Foto Donatella Coda Zabetta


martedì 10 novembre 2020

COVID-19: E' COME ESSERE IN GUERRA?

 L'altra settimana, dopo un intervento 118 con paziente Covid, sanificavo l'ambulanza con la collega quando lei, inaspettatamente, ha affermato: "E' come essere in guerra" e di fronte al mio sguardo sbigottito ha aggiunto "Hanno messo il coprifuoco". 
Quelle parole ascoltate in un contesto di grande affaticamento sono scivolate via, ma hanno messo radici all'interno di me e alla distanza ho dovuto farci i conti.
Dopo i servizi 118 il mio corpo rimane teso per un paio di giorni a segnalare le resistenze che sto mettendo in atto e anche la mia meditazione cambia ed è volta a riportarmi al centro e in equilibrio. 
Razionalmente ho subito associato le rigidità percepite alla paura del contagio, allo stress della gestione del servizio, al carico psicologico del vissuto, ma oggi, quando la meditazione è tornata ad essere silenzio e ascolto, quella parola "guerra" è tornata a manifestarsi per aiutarmi a fare chiarezza.
Ho sempre associato la parola guerra ad uno scontro tra uomini appartenenti a coalizioni con ideologie religiose, politiche o economiche conflittuali, ma il Covid come poteva rientrare in un simile contesto?
Ad un'analisi più approfondita sono emersi spunti interessanti. 
Primo: il Covid si manifesta sia fuori sia dentro di noi: il mostro dai tentacoli ha, infatti, il potere di essere infettivo e di contagiare tutti indistintamente. La sua azione non è, quindi, conflittuale, ma pacifica: non fa distinzioni di razza, di sesso, di età, di religione, di status sociale.
Secondo: ognuno di noi è vulnerabile alla malattia. 
Come mai allora la parola guerra è tornata a far capolino nella mia meditazione a distanza di giorni? 
Forse per l'intrinseco potere del Covid di scatenare conflitti fuori e dentro di noi, considerata l'evidenza che, se non ce lo siamo ancora preso, dobbiamo comunque rapportarci ad esso continuamente per i limiti imposti dal coprifuoco e le conseguenti difficoltà economiche da esso generate.
Questa situazione di grande instabilità ha dato il via allo spettacolo umano mostrando sul palcoscenico della realtà deliri di onnipotenza, confusione e tanta, troppa, inconsapevolezza.
Ad uno sguardo oggettivo e distaccato non può sfuggire quanto il Covid abbia reso manifesta la nostra interiorità.
Il lockdown non è forse la concreta manifestazione del nostro egoismo? La nostra reazione alla limitazione della libertà individuale non è forse uno specchio della mancanza di rispetto che ci caratterizza? L'aggressività verso medici e operatori sanitari non è forse manifestazione della nostra paura e incapacità ad affrontare la malattia e la morte? La negazione della realtà non sottende forse una fuga dal problema e una mancata assunzione di responsabilità di fronte ad esso?
Ci siamo abituati a non rispettare il nostro corpo, noi stessi, gli altri, a non avere limiti, a pensare in modo egoistico, a delegare le responsabilità, a giudicare... e così in primavera è nato il Covid, il seme della discordia, e ha gradualmente messo radici in noi. Ci ha travolto come un ciclone, destabilizzandoci, immobilizzandoci, mettendoci di fronte alla nostra umana natura senza mezzi termini.
In estate il fiore della discordia è silenziosamente sbocciato e nella nostra inconsapevolezza ne abbiamo osservato la bellezza in silenzio, dimenticando la sua virulenza per tornare alle nostre abitudini di sempre. In autunno il Covid ha dato il frutto della discordia e nessuno ha più potuto ignorarlo: il suo seme era già penetrato in noi in primavera, senza che ce ne accorgessimo, disgregando il sentire ed evidenziando i conflitti repressi, i non detti, le nostre fragilità e paure più profonde. E di fronte alla nostra nudità abbiamo iniziato a sbraitare contro tutti indistintamente illudendoci che le nostre urla fossero in grado di zittire il sentire. E abbiamo cominciato la nostra battaglia personale: abbiamo inveito contro chi usciva senza mascherina, abbiamo giudicato chi si metteva in gioco pur consapevole della sua fallibilità, abbiamo ideato complotti interstellari per controllare la nostra paura, ci siamo arrabbiati con chi aveva il coraggio di prendersi cura degli altri perché ci infastidiva.
La realtà dei fatti è racchiusa nei due spunti iniziali: siamo una rete. Una rete piena di buchi e di fili sfilacciati perché la maggioranza dei nodi che la compongono sono convinti di poter esistere in autonomia senza la presenza di altri nodi, come se ad essere umani e fallibili fossero solo gli altri.
Il Covid ha evidenziato il nostro egoismo, la nostra superficialità e inconsapevolezza.
Il Covid nella sua drammaticità ci invita a fare pace con noi stessi.
Non dimentichiamo mai che ogni azione manifestata, ogni parola espressa è specchio della nostra interiorità. 
Un'interiorità conflittuale e in disequilibrio a livello mondiale.
Il Covid è il frutto maturo di ciò che siamo diventati: un virus che ferma la vita.
Le difficoltà racchiudono sempre un'opportunità: accogliamo, con umiltà e rispetto, la trasformazione. 


Foto di cottonbro da Pexels


giovedì 10 settembre 2020

UN FEMMINILE SOTTO ACCUSA

 Non so quale strano meccanismo si instauri, ma una cosa è certa: quando si parla di femminile si scatena una malcelata aggressività. Aggressività più manifesta rispetto al passato forse per la mancanza di freni inibitori determinata dal traboccare della frustrazione maturata in periodo Covid.
L’uomo è naturalmente portato ad esternare la propria rabbia convinto che l’espressione della stessa ne riduca l’intensità. Ovviamente la rabbia deve scaricarsi su soggetti più vulnerabili perché questa giustificazione mentale possa funzionare: puoi scaricare la tua immondizia addosso a qualcun altro solo a patto che chi la riceve sia considerato una discarica dalla società. L’unirsi in branco in uno sbrodolamento di aggressività condivisa diminuisce il senso di colpa e acuisce la percezione di essere socialmente autorizzati ad agire.
A farne le spese le categorie da sempre più stigmatizzate. O le categorie che cercano di uscire dagli schemi. Per quanto riguarda le donne, scrollarsi di dosso canoni di bellezza, modi di vestire, ruoli e doveri determinati da secoli di pregiudizi non è semplice. E’ un percorso tutto in salita lungo il fiume dell’anticonformismo alla ricerca di una libertà individuale determinata dal sentire interiore e non dalle possibilità esterne di espressione.
La trasformazione richiede sempre un’opera di distruzione del conosciuto per poter ricostruire il nuovo su fondamenta più solide. E questo passaggio non è mai indolore.
Guardare alle cose cambiando prospettiva è sempre segnale di grande coraggio.
#Leilaunastoriacometante 

                                                             Donatella Coda Zabetta

                                                                             

                                                              Foto di Herman. io da Pexels








giovedì 26 settembre 2019

LASCIAR ANDARE LA MEMORIA

Lasciar andare la memoria.
E' possibile dimenticare le ferite dell'anima?
Le cicatrici del passato sono segni indelebili 
con cui inevitabilmente dobbiamo fare i conti, prima o poi.
Tutto ciò che ha intaccato la nostra dignità
permeando la nostra vita di insicurezze e bassa autostima 
ha scavato solchi profondi nella nostra psiche.
Ogni giorno ne sfioriamo il contorno
cadendo in schemi autodifensivi 
atti a schermare le nostre paure e fragilità.
Lasciar andare la memoria.
Mi sovviene l'immagine di un albero colpito dal fulmine.
La sua forma non sarà mai più la stessa.
Il suo funzionamento dovrà compensare il vuoto della parte incenerita.
Un singolo evento ha cambiato per sempre la sua esistenza.
Eppure l'albero continuerà a vivere, germogliare e
probabilmente, con il tempo, anche a dare frutti.
Lasciar andare la memoria.
Come le foglie in autunno,
con leggerezza,
contemplando la bellezza della libertà
che scaturisce dal lasciar andare
ciò che non serve più.
Non è possibile cancellare le ferite dell'anima,
ma si può trasformarne il dolore.



Foto di freestocks.org da Pexels


venerdì 13 settembre 2019

IL COMPLETAMENTO

Il cerchio si chiude nel punto da cui sei partito,
ma al tuo arrivo non sei più lo stesso.
Il percorso fatto ti ha cambiato:
hai corso, rallentato, sei caduto e ti sei rialzato.
Hai imparato a convivere con le difficoltà,
a conoscere le tue paure e le tue fragilità
e a riscoprire la tua forza e i tuoi talenti.
Spesso hai dubitato,
a volte ti sei lasciato trascinare dall'entusiasmo 
e a volte ti sei fermato affranto di fronte alla tua nudità.
Il cerchio si chiude nel punto da cui sei partito,
ma al tuo arrivo non sei più lo stesso.
Se osservi dove sei
ti sembra di non esserti mosso affatto,
ma se sposti lo sguardo all'interno sai che non è così:
hai la consapevolezza di aver completato un passaggio della tua vita
e di essere pronto per una nuova avventura.
Puoi respirare e riposarti
godendo della gioia che il completamento porta con sè.
Puoi assaporare le mille possibilità 
del nuovo cerchio che sei pronto a percorrere.
La vita, in fondo, è una giostra che non si ferma mai.

Oggi festeggio l'invio del mio primo romanzo alle case editrici.
Fingers crossed.





venerdì 9 agosto 2019

LA PAURA DELLA MORTE

In questi giorni riflettevo sulla paura della morte e sono giunta alla conclusione che non è il nuovo viaggio che la morte porta con sè a fare paura, ma il bagaglio che ci porteremo dietro alla partenza. A determinare lo stato d'animo con cui affronteremo la morte sarà  infatti il modo in cui avremo vissuto la vita.
Se il nostro bagaglio sarà carico di sospesi, di rimpianti e di attaccamenti, non avremo voglia di partire e di affrontare una nuova esperienza e ci sentiremo impreparati a farlo. Saremo terrorizzati all'idea di abbandonare il corpo e le nostre resistenze renderanno il passaggio molto faticoso.
Se il nostro bagaglio sarà leggero per i semi che abbiamo piantato, cresciuto e coltivato con amore, guarderemo alla vita passata con il cuore. Accoglieremo le tempeste, la siccità e lo scarso raccolto come naturale parte del percorso fatto e affronteremo il cambiamento senza paura.

Se pensassimo di più alla morte, sono convinta vivremmo vite più consapevoli.



Ad uso gratuito (CCO) - Pexels








venerdì 26 aprile 2019

NUOVE PRIORITA' COMPORTANO SCELTE E CAMBIAMENTI

Capita spesso che la vita ci ponga di fronte ad ostacoli importanti. 
Passato il primo momento di rabbia e smarrimento, ci renderemo conto che una scelta si profila sempre all'orizzonte. 
Sì, proprio così, perchè anche il subire passivamente l'arresto e sedersi a osservare l'ostacolo piangendosi addosso è una scelta. Potremmo considerarla la scelta di una non scelta.
Gli ostacoli ci inducono a riportare l'attenzione sulla nostra vita: su ciò che non ci piace, su ciò che richiede un maggior impegno, sulle zavorre che ci trasciniamo dietro, sui sogni che teniamo chiusi a doppia mandata nel cassetto, sulle nostre paure e abitudini, sui nostri talenti inespressi e sui compromessi ... 
Insomma, gli ostacoli sono un dono prezioso che ci dicono: "E' arrivato il momento di crescere e andare oltre".
Questo non significa immediatezza di movimento manifesto, ma se troviamo il coraggio di restare aperti al flusso degli eventi sarà l'inizio di un percorso di trasformazione.
E il cambiamento parte sempre dall'interiorità: dal nostro modo di guardare le cose.
Di fronte agli ostacoli le nostre fragilità vengono messe a nudo e siamo indotti a rimetterci in discussione e ad abbandonare i filtri che hanno adombrato la nostra percezione fino a quel momento.
Togliersi le lenti scure apre nuovi orizzonti di osservazione. 
W l'avventura.



Foto di James Wheeler da Pexels

giovedì 13 dicembre 2018

LA SCRITTURA

Ci sono periodi fertili e altri più poveri di parole. 
In realtà,  questo momento è per me denso di idee e di parole,
ma sono tutte concentrate nel mio primo romanzo. 

Non pensavo fosse una tale fatica: erroneamente credevo che scrivere romanzi fosse una passeggiata. In realtà lo è, ma a piedi e fin sulla cima dell'Everest. Per questo motivo dedico poco tempo al blog.
Abituata a scrivere saggi mi sto confrontando con un mondo che mi è totalmente estraneo sia per il linguaggio sia per il modo espressivo. Ho dovuto accantonare la capacità di sintesi che mi è propria e, gradualmente, imparare a soffermarmi sulla realtà, assaporandola, annusandola, ascoltandola, toccandola.
Per come sono fatta, è un passaggio superimpegnativo. Devo accantonare quell'oggettività che mi è costata anni di sacrifici per calarmi nella soggettività dei personaggi e da buon regista farli muovere con coerenza e logica.
Il divertimento di questa nuova avventura è fagocitato dallo sforzo necessario alla mia trasformazione, ma sento profondamente l'urgenza di quest'opera. Sono pronta a trattare argomenti delicati di cui è importante scrivere e ho scelto di farlo con il romanzo per alleggerire il peso delle parole.
Questa decisione sta ribaltando le mie percezioni e mi porta, ancora una volta, a guardare alle cose cambiando prospettiva. 

"Così in alto, così in basso" scriveva Ermete Trimegistro
e ricordo questa frase ogni singolo giorno
quando mi appresto a scrivere 
calandomi nelle dinamiche umane con tutta me stessa.







giovedì 22 novembre 2018

UMANI IN TRASFORMAZIONE

Avete mai fatto caso agli impercettibili cambiamenti che ci coinvolgono continuamente?

Siamo in continua trasformazione.
Ogni evento, ogni parola, ogni gesto
ha il potere di cambiare qualcosa di noi, in noi.
Possiamo aprirci alla vita con fiducia
o chiuderci ad essa per difenderci dalle nostre paure.
Possiamo crescere, maturare, metterci alla prova, sperimentare
oppure
possiamo barricarci, rinunciare, bloccarci.
Il cambiamento che ci appartiene 
è frutto delle nostre scelte,
che esse siano consapevoli o inconsapevoli.



Ad uso gratuito (CCO) - Pexels


giovedì 27 settembre 2018

MI TRATTENGO IN UN BUCO CONFORTEVOLE

Mi trattengo in un buco confortevole: il passato. 

Come può un buco essere confortevole? In effetti, appena mi ci trovo dentro non lo è affatto, ma lo diventa con il tempo, quando mi ci accoccolo per forza di cose e mi abituo a stare tutto raggomitolato su me stesso. Con il passare degli anni non ricordo neanche più la gioia della distensione e dell'apertura e avendo dimenticato quella percezione non tendo a ricercarla.
Ciò che si conosce bene ci fa sentire al sicuro, soprattutto quando non proviamo più lo stimolo ad esplorare altre prospettive. 
Quando ci si trova in un buco, alzare lo sguardo richiede uno sforzo di volontà consapevole e non sempre si ha l'energia, la determinazione e la costanza per compierlo giorno dopo giorno.

Mi trattengo in un buco confortevole: il passato.
E il mio presente non cambia mai.
Tutto si ripete arrotolandosi in quel buco
dove mi sono abituato a stare comodo.



Foto di Shuxuan Cao da Pexels


giovedì 14 giugno 2018

TAGLI E RITAGLI

I giorni dei tagli nascono dai ritagli del passato.
Ad un certo punto ti guardi indietro e ti senti pronta.
Pronta a trasformare ciò che eri in ciò che sei.
Pronta a lasciar andare i binari prefissati dell'abitudine.
Pronta a manifestare la tua profondità e i tuoi talenti.
Pronta a salpare il mare a vele spiegate.
Ti guardi allo specchio,
nei tuoi occhi rivedi la luce di quando eri bambina
e sai che nulla sarà più come prima.





sabato 28 aprile 2018

L'ESPLOSIONE

Ci sono giorni in cui il cuore scalpita come un purosangue imbizzarrito.
La gabbia toracica si fa stretta
e la ricerca di nuovi orizzonti amplia lo sguardo oltre il visibile.
Sono i giorni in cui le emozioni sono fuori controllo
si mescolano, si integrano, esplodono.
Sono i giorni della trasformazione e della scelta.
I sentimenti segnano la via
le emozioni, distratte, li seguono 
e il cuore ride.





giovedì 8 febbraio 2018

DA UNA PALUDE PUO' NASCERE UNA STORIA?

Ebbene sì. Da una palude può nascere una storia e, soprattutto, a lieto fine. 
La storia di un pesciolino in una palude.
Un pesciolino magico? No un pesciolino come tanti ce ne sono,
ma con il coraggio di ascoltarsi.

Da troppo tempo il pesciolino vorticava in un gorgo oscuro, incapace di uscirne. Quel lungo girovagare aveva quasi convinto il pesciolino che quello che viveva fosse il mondo intero.
Il girare in tondo lo aveva confuso, la mancanza di aria aveva annebbiato il suo sguardo. Ogni movimento sembrava riportarlo sempre al punto di partenza: sforzarsi era inutile.
Fu nel momento di quella comprensione che il pesciolino rallentò. Nuotava per respirare, per piacere, ma senza cercare di raggiungere alcunchè. Se quello era il suo mondo, tanto valeva accoglierlo con leggerezza.
Nel nuoto il pesciolino si rilassò e l’oscurità che lo avvolgeva, gli apparve meno opprimente. Essa faceva parte di lui, in fondo. Questa percezione ne stimolò altre. L’ombra era densa, ma questa densità rendeva il nuoto leggero. L’ombra era silenziosa e questo silenzio rendeva il nuoto rilassante. L’ombra era casa e questo rendeva il nuoto sicuro. L’ombra era buio e questo rendeva il nuoto pieno di possibilità.
Proprio mentre il pesciolino assaporava le sensazioni di questa nuova prospettiva, un luccichio attirò la sua attenzione. Incuriosito il pesciolino gli si avvicinò: sembrava un foro, piccolissimo e luminoso. Il pesciolino era molto più grande ed esplorarlo ulteriormente, infilandosi dentro di esso, era impossibile.
Il pesciolino restò perplesso in attesa, poi decise di usare il buio per coprire e rimpicciolire la sua sagoma tanto quanto la dimensione del foro. In un attimo il pesciolino si immerse nella luce, forte del buio che lo proteggeva e fu subito azzurro. Le acque trasparenti e calde di un mare infinito accolsero il pesciolino che riempì le branchie, stirò le pinne e con un colpo di coda ben assestato si avviò ad esplorare quel nuovo mondo.






martedì 6 febbraio 2018

COLMARE IL VUOTO INTERIORE

Immaginate una palude ingoia tutto e immaginate di buttarvi dentro qualsiasi cosa e di vederla scomparire al suo interno. Immaginate quella palude dentro di voi: una palude che ha origini antiche risalenti all'infanzia o anche prima. Immaginate la formazione di quella palude, generata dalla mancanza di un regolare deflusso delle acque. Immaginate di acquisire consapevolezza di questa stagnazione di acqua ed emozioni dentro di voi. Ed ora fate mente locale e osservate i tanti tentativi compiuti negli anni per cercare di riempirla: relazioni sbilanciate, atteggiamenti di vittimismo, ricerca di attenzioni, visibilità ed amore; ogni azione volta a creare movimento nella stagnazione è risultato inutile. Le paludi non si riempiono: si bonificano realizzando una rete di canali che raccolgono e convogliano altrove le acque e impedendo l'afflusso di acque esterne. 
Se vogliamo bonificare la nostra palude interiore dobbiamo, innanzi tutto, risolvere la stagnazione delle emozioni e dei pensieri accumulati durante la sua formazione ed imparare a lasciar andare il passato: è evidente che noi non possiamo cambiarlo, ma è altrettanto evidente che non può cambiarlo tutto ciò che risuona con esso e che attiriamo dall'esterno.
Il fossilizzarci sulle mancanze che abbiamo vissuto nella speranza di riuscire a colmarle nel presente è un autosabotaggio a tutti gli effetti: la nostra palude diverrà sempre più insalubre.
Per bonificare la palude ci toccherà lasciar andare la rabbia, il senso di impotenza vissuto, i sensi di colpa e i pensieri di vendetta; l'accettazione passa per forza di cose dal perdonare se stessi ritrovando l'amore che noi stessi ci siamo negati.
A quel punto, il terreno paludoso di una volta è pronto per essere coltivato dando fiori e frutti.