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mercoledì 26 settembre 2018

RISPETTO CONFORMISTA

Il rispetto conformista nasce dalle dinamiche educative e sociali con le quali siamo cresciuti. Il rispetto conformista è strettamente vincolato a ciò che "devi fare" o non "devi fare", a ciò che "devi dire" o "non devi dire" per comportarti in modo educato. 
Il rispetto conformista è una valigia che ci trasciniamo al seguito e che si fa sempre più pesante con il passare del tempo. Ci accorgiamo di trasportarla quando per un evento inaspettato e casuale ci cade sui piedi e la vediamo. A quel punto possiamo osservarla e cercare di abbandonarla, ma il filo invisibile che ci lega ad essa non ce lo permetterà obbligandoci prima o poi ad aprirla e a vagliarne il contenuto.  Solitamente la cernita scatena quella rabbia che per reazione ci trasforma in pugili provetti e provocatori. Passata la fase reattiva inizia la sedimentazione: osservo pezzo per pezzo il contenuto per valutare se mi appartiene oppure no. Un primo seme di consapevolezza è  piantato alla luce dell'oggettività che il rispettare chi non ti rispetta è assai scomodo. Le domande sorgono spontanee come bucanevi in primavera: "Perchè allora lo faccio?". Le vena autolesionistica emerge in tutto il suo splendore e poco per volta ti svela la mancanza di rispetto verso te stesso. "Acciderboli" è l'esclamazione di fronte all'immenso lavoro necessario a disgregare questo schema comportamentale.
I propositi si ergono forti e battaglieri a segnare i limiti del rispetto personale, mentre la schiera dei "devi" attacca spavalda la barricata traballante e ancora in costruzione. Le battaglie si susseguono e la parità è già un buon risultato. Ci vorrà pazienza per giungere al distacco e alla scelta consapevole, ma il percorso è visibile, seppur in salita: le cadute lo allungano, ma la forza di rialzarsi e difendere il proprio spazio lo sostiene. 
Quando la cima è alla portata, la paura sbuca improvvisa con un interrogativo che ci stende letteralmente: "Te lo meriti?". Ma questa è tutta un'altra storia.



Foto di Shuxuan Cao da Pexels

martedì 27 marzo 2018

RIORGANIZZARE LA MEMORIA SI PUO'

Abbiamo una valigia fedele che ci segue ad ogni passo: la memoria. 
Questa valigia è piena di ricordi, emozioni, gioia, dolore, ferite, sogni mancati e sogni realizzati, errori ed esperienze. 
Vi siete mai domandati  perchè nella valigia tutte queste cose abbiano pesi differenti e sembra che il dolore con il suo carico ne occupi la maggior parte e che la gioia, così leggera, resti spesso relegata ad un angolino? 
Io sì.
Così per curiosità decisi di appoggiare la mia valigia a terra, aprirla e osservarne il contenuto. 
Scoprii che il dolore aveva tanti fili invisibili che lo collegavano alla tristezza, alla rabbia, alla paura e a tante altre emozioni che zavorravano l'esperienza alla valigia e le facevano mettere radici tenaci  in essa. 
Ogni volta che provavo emozioni  similari realizzai, inoltre, che le radici del dolore si rafforzavano e i fili invisibili dell'emotività si intrecciavano ad altre esperienze dolorose occupando sempre più spazio. Con grande stupore osservai invece la gioia avere un unico filo invisibile che la collegava ad un enorme palloncino rosso con la scritta amore: in trasparenza al suo interno potevo leggere fiducia, amicizia, lealtà, sincerità, coerenza, rispetto ... 
Nella mia valigia il palloncino rosso era schiacciato dal peso del dolore e la sua leggerezza influiva poco sul peso che mi portavo dietro.
Così ho preso un enorme paio di forbici e ho iniziato a tagliare i fili invisibili delle emozioni delle esperienze dolorose, togliendo ad esse il carico emotivo di quando le ho vissute e riducendole a semplici episodi del passato. Man mano che tagliavo i fili, le emozioni si sgonfiavano fino a scomparire e il dolore diveniva una scatolina chiusa molto meno ingombrante. 
Questa operazione mi richiese molto tempo, ma il risultato fu spettacolare. 
Il palloncino rosso si gonfiò occupando più spazio grazie all'amore con  il quale mi ero presa cura di me stessa e le scatoline di dolore si accumularono ordinatamente in una parte della valigia liberando un sacco di spazio per le esperienze del presente. 
Soddisfatta richiusi la valigia e ripresi il cammino.
Non dimenticai mai l'importante lezione che avevo appena imparato: riorganizzare la memoria si può.
Buon viaggio esploratori della memoria.