mercoledì 22 settembre 2021

L'ORDINE DELLE COSE

 Osho ha scritto una frase molto significativa: 

"L'illuminazione accade quando accade: non la puoi pretendere, non la puoi ordinare, non puoi farla accadere tu. Certo, puoi fare molto perché accada, ma qualunque cosa farai non funzionerà come una causa. (....) Affinché possa accadere ti devi dissolvere."

Osho, The Secret of Secrets, vol. II

Oggi ho meditato, dopo aver letto questa riflessione, facendo spazio in me. L'immagine che improvvisamente si è presentata è stata quella di un formicaio. L'ho accolta e ho osservato la vita frenetica delle formiche che si manifestava davanti ai miei occhi. Gli infiniti percorsi, gli ostacoli, le interazioni, i pericoli, le nascite e le morti. E in quell'infinitamente piccolo tutto mi è sembrato relativo ed effimero. 
Ne è seguita l'intuizione della vita come scuola esperienziale. L'immagine di tante scuole ed esperienze differenti a definire i percorsi. E la consapevolezza che quando una scuola è terminata o non è più funzionale, è naturale cambiarne i presupposti attraverso un percorso di morte e rinascita. Con distacco ho osservato la stessa relatività del formicaio in forma umana.
La vita continua, ma non è più mia o tua. E' semplicemente un'energia d'amore che ci attraversa e ci alimenta fino a quando il nostro percorso giunge a compimento. 
In questo momento storico così delicato in grado di porci di fronte alla nostra fragile umanità senza mezzi termini, l'ordine delle cose mi ha donato serenità alleggerendo i pensieri di attaccamento e controllo per nutrire la mia capacità di accettazione. 



lunedì 20 settembre 2021

NON SI PUO' AIUTARE CHI NON VUOLE AIUTARSI

Spesso mi è capitato di confrontarmi con le persone in merito al percorso verso la consapevolezza. 
E spesso mi è capitato di ascoltare la frase: "Io voglio cambiare" in momenti di grande sofferenza. 
Cosa significa "cambiare"? 
La trasformazione non è mai indolore. Significa rinunciare alla sicurezza dell'abitudine di schemi consolidati per inoltrarsi nel territorio inesplorato di una nuova prospettiva. Per compiere questo passo ci vuole coraggio e, soprattutto, grande umiltà.
Immaginate un labirinto (la nostra mente con i suoi schemi) fatto su misura e di cui conosciamo ogni particolare. Sebbene, a volte, quel labirinto ci tolga aria e libertà abbiamo paura ad abbandonarlo. 
Paura di perderci nel vuoto delle mille possibilità. Ci manca il fiato al solo pensarlo.
La vita ci sprona spesso ad abbandonare il nostro labirinto ponendoci di fronte ad ostacoli che per essere affrontati richiedono svolte e scelte importanti. 
Ma quante volte noi troviamo il coraggio di fare una scelta fuori dagli schemi?
Spesso siamo così accecati dalla paura da non scorgere nemmeno la via sconosciuta che si profila davanti ai nostri occhi. La guardiamo senza vederla e ci ripetiamo allo sfinimento di non avere scelta.
Quando sento pronunciare la fatidica frase "Io voglio cambiare" cerco sempre di osservare la persona e comprendere se quelle parole sottendono un velato "a modo mio". 
In questo caso, sono consapevole che sarà molto difficile che la trasformazione possa avere luogo. 
Questa riflessione è il tema portante dei miei libri. In "Leila una storia come tante" ho cercato di concretizzarla con un viaggio nella quotidianità della protagonista.






sabato 18 settembre 2021

C'ERA UNA VOLTA

 C'era una volta... iniziano così le favole. 
C'era una volta e ora non è più. 
E' passato.

Eppure passiamo moltissimo del nostro tempo a rimuginare e altrettanto lo viviamo trattenendo le zavorre e le dinamiche del passato. Ogni giorno ci svegliamo con la nostra valigia piena zeppa di c'era una volta e sbilanciati dal suo peso pensiamo, agiamo e ci relazioniamo.
Siamo il prodotto immaturo di un passato che genera i presupposti di un presente vissuto inconsapevolmente. 
Quante volte ci capita di reagire agli eventi?
Ci attiviamo come molle per una frase che non ci piace, per una situazione che ci mette in difficoltà, per qualcosa che ci infastidisce. Ci fermiamo raramente e come treni in corsa sorpassiamo le stazioni della nostra vita senza nemmeno rendercene conto. Ci muoviamo in modo automatico e riflettiamo allo stesso modo utilizzando gli schemi a cui la nostra percezione ci ha abituato. Rimbalziamo così da uno stato d'animo all'altro senza alcun equilibrio. Ricerchiamo la sicurezza nella stabilità dell'abitudine e viviamo con angoscia tutto ciò che trascende il nostro controllo: ci inalberiamo come bufali inferociti e combattiamo le nostre partite a scacchi senza esclusione di colpi.
C'era una volta, ora e per sempre. 
Fino a che non impareremo a disgregare questo schema attraverso la consapevolezza vedremo il passato ripetersi indefinitamente nella storia delle nostre vite e delle generazioni. 
E come pedoni di scacchiere virtuali combatteremo contro cavalli, torri, alfieri, re e regine cercando di sottrarci agli attacchi e attaccando a nostra volta senza realizzare che siamo diretti da una regia esterna a cui tutto compete: l'inconsapevolezza.
Solo un regista sa bene che il c'era una volta è funzionale allo sviluppo del film e non può protrarsi all'infinito senza annoiare lo spettatore.
La cosa buffa è che noi non ci annoiamo neanche perché siamo così coinvolti dal nostro c'era una volta da non accorgercene nemmeno.




lunedì 13 settembre 2021

QUANDO ENTRI NEL TUNNEL

 Quando entri nel tunnel ti senti costretto e preoccupato. Percorrendolo smetti di guardare oltre e di guardarti intorno. Tutto è buio. Anche quel microscopico puntino di luce che fa capolino alla fine dello stesso ti sembra insignificante e smetti di osservarlo.  
Tornare al centro è l'unico sentiero percorribile per continuare a camminare senza arrendersi alla volubilità degli stati d'animo. Passo dopo passo avanzi incerto brancolando nell'incertezza del presente. 
Focalizzarsi sul respiro aiuta a mantenere equilibrio e oggettività. 
E ti osservi mentre procedi lentamente come una piccola formica affaticata dal peso di un carico più grande di lei. Sorridi e sai che quella formichina non si fermerà perché quello è il suo cammino.
Vita: passaggio fugace all'interno delle proprie fragilità per riscoprire se stessi.



Foto di Filipe Delgado da Pexels


sabato 11 settembre 2021

11 SETTEMBRE: QUANDO CROLLANO LE CERTEZZE

 Quando crollano le certezze
il silenzio si riempie di stupore e di vuoto.
L'inimmaginabile trova spazio
con prepotenza
nella visione delle cose.
Il senso di smarrimento pervade le coscienze
mentre la razionalità mostra i suoi limiti.
Il cuore batte forte
in un salvifico tentativo di rivendicazione.
E in quel battito mi perdo e mi ritrovo.




Foto di Lars Mulder da Pexels

mercoledì 1 settembre 2021

CHE CI FA UNA BARCA A VELA NEL FIUME?

 La piccola barca a vela si era persa. Osservava le sponde boscose alla sua sinistra e alla sua destra mentre la massa d'acqua scivolava via intorno a lei. Non le era dato vedere la sorgente né la destinazione di tutta quell'acqua che la trascinava a valle. Avrebbe voluto prendere tempo per capire qualcosa in più, ma per restare ferma doveva comunque resistere in quanto l'inerzia avrebbe comportato l'affidarsi alla corrente. La piccola barca si rese conto che non era possibile evitare una scelta. A fare la differenza era solo la consapevolezza: poteva scegliere di resistere o di non resistere alla corrente. Se issava la vela la situazione peggiorava ulteriormente: un vento forte la sferzava da più direzioni e la piccola barca rischiava di ribaltarsi. 
Doveva agire e  in fretta. E si sa che la fretta è cattiva consigliera, sempre.
La piccola barca scelse consapevolmente di resistere e prendere tempo: era un buon momento per tornare al centro e chiedersi quale fosse la direzione giusta per lei.
Fu a quel punto che vide la grande aquila volteggiare nel cielo: osservò il maestoso rapace e ne invidiò la vista acuta e distaccata; da lassù poteva certamente vedere il lungo corso del fiume e i suoi pericoli.
E mentre la piccola barca a vela si dilettava in queste meditazioni, si illuminò. 
Aveva importanza sapere? Le avrebbe evitato secche e cascate lungo il percorso? O avrebbe potuto evitare la fine del viaggio?
Probabilmente avrebbe prestato più attenzione, ma al di là di questo solo l'interrompere il viaggio l'avrebbe messa al riparo dai pericoli (o questa era la sua illusione?).
La soluzione si celava nella consapevolezza della scelta. Solo in questo modo la piccola barca sarebbe stata in grado di accettare le difficoltà della via che aveva scelto assumendosene la responsabilità.
Era pronta a riprendere il viaggio e a seguire il corso del fiume. Lentamente. Con i suoi tempi.
Godendo della bellezza del paesaggio e del presente, consapevole delle sue scelte e delle sue fragilità.



Foto di Oziel Gómez da Pexels