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domenica 26 marzo 2023

CHIUSURA

 Non si possono chiudere gli occhi di fronte alla chiusura
e sebbene non sarà semplice aprirsi dei varchi
è importante provarci.
Non è necessario fare grandi cose,
ma sii sempre sensibile e fiducioso.
Le esperienze si manifestano
quando trovano lo spazio per farlo.



Foto Donatella Coda Zabetta

lunedì 6 aprile 2020

IL MONDO IN UNA STANZA

Oggi mi sono svegliata con l'immagine del mondo in una stanza. 
Significativa, se pensiamo alla situazione attuale. 
L'intuizione che ne è seguita è, però, ancora più significativa.
Spesso abbiamo letto e sentito dire che la realtà è specchio di noi stessi.
Se così fosse, quanto stiamo vivendo non è diverso da chi siamo.
Ho insistito molto sul concetto di chiusura che sembra caratterizzare l'uomo attuale.
Bene, ora siamo immersi nella manifestazione di questa chiusura.
E non ci piace affatto.
Tanto che cerchiamo di fuggire dalla chiusura imposta 
mettendo a rischio la nostra salute e quella di chi ci è vicino.
Un po' lo stesso meccanismo che si instaura quando in una situazione di chiusura
attiviamo il movimento per disperdere la nostra energia all'esterno
ed evitare di fare i conti con noi stessi
(a danno della salute psico-fisica nostra e di coloro che ci sopportano).
A seguito di questa riflessione non posso che congratularmi con l'universo per la mossa geniale.

Da tempo insisto sull'attivazione di un lavoro sul corpo come chiave verso la consapevolezza.  
Il contatto con la fisicità è infatti il modo più semplice a nostra disposizione per filtrare la frenetica attività della mente. Lo realizzai dopo aver scritto "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" e aver accompagnato le persone in meditazione per diversi anni. L'esperienza mi mostrò quanto il contatto con il corpo fosse sempre più labile e così decisi di verificare questa ipotesi osservando con consapevolezza classi di esercizi di qi gong. La ricerca mi confermò la percezione che avevo maturato nei gruppi di meditazione e mi spinse a proporre un lavoro fisico di consapevolezza sul corpo e scrissi "IL RITMO DEL CORPO". Credo molto in questo progetto, ma presuppone un intento che non tutti non sono disposti a accogliere in un lavoro su se stessi: quello del lavoro fisico attuato con pazienza e consapevolezza. Non potevo fermare la mia ricerca in questo senso, così ho deciso di attuare una strategia diversa e proporre un romanzo di formazione. Sto seguendo l'editing del manoscritto proprio in queste settimane. E' stata una grande fatica cambiare l'approccio da saggista per vestirlo con la penna del romanziere, ma come ogni trasformazione ha coinvolto la mia crescita personale. Perchè un romanzo? Perchè essere troppo diretti non funziona. E l'intento va coltivato con cura e con leggerezza, come un seme che per poter mettere radici deve ricevere nutrimento e attenzioni. 
Non si può scalfire l'inconsapevolezza con un fendente dritto al cuore, della serie "Stai a casa". La situazione che osserviamo ce lo dimostra chiaramente. Stiamo letteralmente scappando da noi stessi.
Ma forse lo si può fare attivando delle fotografie, dei primi piani, dei cambi di prospettiva, un po' come quello che ho proposto nelle righe superiori del post. 
Piccole gocce a inumidire la terra affinchè i semi possano germogliare.



Foto di Clara da Pexels

martedì 21 maggio 2019

APRIRSI AL MONDO

Sono uscita di casa e ho incontrato rabbia. 
L'ho vista avvicinarsi da lontano, con quel suo fare infuocato 
e ho avuto paura che quel fuoco incendiasse anche me. 
Ho svoltato l'angolo e mi sono trovata davanti tristezza 
e ho avuto paura che la sua nuvola di pensieri cupi avvolgesse la mia anima. 
Sono entrata in un bar e mi sono trovata davanti odio
e ho avuto paura che la sua lama tagliente portasse anche me ad impugnare la spada.
Ho scelto di recarmi ai giardini,
ma li ho trovati spogli di gioia e di amicizia;
anche i bambini facevano giochi di guerra e di esclusione.
Ho avuto paura di dimenticare la spontaneità.
Rientrando ho incontrato dolore, passeggiava a braccetto con invidia.
Ho avuto paura che il virus della loro disperazione mi contagiasse.
Quando ho richiuso la porta di casa 
mi sono sentita al sicuro
e ho compreso che chiudersi in se stessi era naturalmente più semplice
di fronte all'intensità di quelle emozioni.
Solo uno stato di presenza consapevole mi avrebbe permesso 
di camminare in equilibrio nel mondo
senza farmi travolgere dalla sua confusione.
Così ho pensato di mettere salde e forti radici
prima di avventurarmi al suo interno.
Quando sono uscita nuovamente non è stato facile 
e la tentazione di tornare a casa è stata grande.
Ho cercato amore e rispetto per le vie della città senza trovarli,
poi ho guardato nel mio cuore e vi ho trovato due piccoli semi.
Mi sono apparsi così fragili e indifesi 
che ho avuto paura di perderli viaggiando.
Così sono rimasta in stazione per un po'
indecisa se prendere il treno della vita:
sapevo bene che avrei incontrato odio, rabbia, dolore, invidia, tristezza, disperazione.
Fu a quel punto che scorsi il piccolo seme che era rimasto nascosto dagli altri due.
Un piccolo seme scintillante:
il seme della fiducia.



Foto di Gelgas Airlangga da Pexels








giovedì 27 settembre 2018

MI TRATTENGO IN UN BUCO CONFORTEVOLE

Mi trattengo in un buco confortevole: il passato. 

Come può un buco essere confortevole? In effetti, appena mi ci trovo dentro non lo è affatto, ma lo diventa con il tempo, quando mi ci accoccolo per forza di cose e mi abituo a stare tutto raggomitolato su me stesso. Con il passare degli anni non ricordo neanche più la gioia della distensione e dell'apertura e avendo dimenticato quella percezione non tendo a ricercarla.
Ciò che si conosce bene ci fa sentire al sicuro, soprattutto quando non proviamo più lo stimolo ad esplorare altre prospettive. 
Quando ci si trova in un buco, alzare lo sguardo richiede uno sforzo di volontà consapevole e non sempre si ha l'energia, la determinazione e la costanza per compierlo giorno dopo giorno.

Mi trattengo in un buco confortevole: il passato.
E il mio presente non cambia mai.
Tutto si ripete arrotolandosi in quel buco
dove mi sono abituato a stare comodo.



Foto di Shuxuan Cao da Pexels