mercoledì 30 settembre 2020

GRATITUDINE

 Mai come in questi giorni il mio cuore è colmo di gratitudine. 

Sono passati ben 4 anni dalla pubblicazione de "Il ritmo del corpo" e, nonostante questo, quando ho annunciato l'uscita del mio primo romanzo "Leila una storia come tante" ho ricevuto un grande abbraccio, virtuale e "non" da parte di lettori, librai, conoscenti e amici. Questo abbraccio mi ha commosso profondamente.
Ho sempre scritto con l'intento di condividere ciò che avevo compreso o sperimentato e che ritenevo potesse essere di supporto anche ad altri. L'ho sempre fatto con il cuore traboccante della gioia della realizzazione.
E nella mia invisibilità ho sempre continuato a studiare, osservare, ricercare e sperimentare. Spesso avara di parole in quanto non ancora pronta alla condivisione. 
Quando sono riuscita a portare a compimento "Leila", sono tornata visibile e ho trovato molti ad attendermi. 
Il mio cuore fatica a trovare le parole per ringraziarvi tutti, così lascio che sia un messaggio da "cuore" a "cuore" a rinforzare la rete che ha preso vita con le parole del "Coraggio di ascoltarsi":
 
"Ognuno di noi racchiude nel cuore l'Amore, l'essenza di quella Luce infinitamente più grande.
Ognuno di noi è libero di esprimerlo al di là di schemi e ideologie.
L'Amore deve tornare a essere parte della vita dell'uomo:
la ricerca deve essere volta all'interno di sè e tendere alla riscoperta della propria natura di Luce.
L'Amore non discrimina, non giudica, non crea divisioni nè limiti.
L'Amore unisce e condivide, 
accetta e accoglie tutti indistintamente."

Grazie 



Foto di Will Mu da Pexels


domenica 27 settembre 2020

RISPETTARE IL SENTIRE

 Quante volte siamo tristi e reprimiamo la tristezza?
Quante volte siamo arrabbiati e tratteniamo la rabbia?
Quante volte siamo stanchi e non ci permettiamo di riposare?
Quante volte non stiamo bene e facciamo finta di niente?
Quante volte vorremmo isolarci e non abbiamo il coraggio di farlo?
Quante volte vorremmo sottrarci a incombenze che non abbiamo scelto 
e le portiamo avanti comunque?
Quante volte vorremmo dire no e ci esce un sì?
E perchè questo avviene?

Spesso non sappiamo neanche più ritrovare il punto di inizio di queste dinamiche. Forse perchè risale all'infanzia e allora non avevamo scelta. Poi è diventata un'abitudine e poco per volta abbiamo perso per strada il nostro sentire. Per poterlo fare ci siamo staccati dal corpo e dalle sue esigenze e abbiamo compensato frustrazioni e disagi con le migliori giustificazioni mentali che eravamo in grado di architettare. Ci siamo adeguati a un'immagine e facciamo il possibile per tutelarla in quanto quell'immagine rappresenta il nostro spazio nel mondo. 
E' innegabile il fatto che viviamo in una realtà fatta di immagini. Immagini costruttive e immagini distruttive, ma pur sempre immagini. Siamo arrivati a questo punto con graduale e crescente inconsapevolezza. La mancanza di rispetto che si respira in ogni ambito affonda le sue radici proprio in questa mancanza di rispetto verso noi stessi.
Tornare a rispettare il sentire richiede forza di volontà, sacrifici e apertura di cuore e non è un percorso agevole in quanto si fonda sulla distruzione della nostra immagine. E senza l'immagine che ci siamo incollati addosso ci sentiamo nudi e vulnerabili. E poi potremmo anche realizzare che la vita che stiamo vivendo non ci corrisponde. Ma questo è un altro discorso.
#Leilaunastoriacometante #Ilcoraggiodiascoltarsi







sabato 26 settembre 2020

LASCIARSI ANDARE E' POSSIBILE?

 Con l'arrivo dell'autunno, i boschi dai mille colori e i tappeti di foglie che accompagnano le nostre passeggiate, l'invito al lasciarsi andare è specchiato tutto intorno a noi dal meraviglioso universo naturale.
Se osserviamo una quercia con attenzione vi noteremo foglie ancora verdi, foglie ingiallite e foglie secche pronte a staccarsi. La quercia affronta il processo del lasciar andare con pacata gradualità, tanto da rimanere completamente spoglia solo all'inizio della primavera con il riemergere dei nuovi germogli. Nel mio giardino ho una grande e amatissima quercia che per tutto l'autunno e l'inverno non smette di insegnarmi il lasciar andare e il rispetto verso la maturazione di questo passaggio: ogni giorno per mesi raccolgo le sue foglie, le ammucchio e attendo che la natura le trasformi in fertilizzante per i campi. E mentre svolgo questa attività medito sulla mia capacità di fare lo stesso con tanta naturalezza.
Perchè lasciarsi andare o lasciar andare qualcosa non è affatto facile per noi umani amanti della razionalizzazione e del controllo.
Prendo spunto da un interessante libricino che sto leggendo di Abraham J. Twerski: "Sveglia Charlie Brown! Come affrontare gli alti e bassi della vita con i Peanuts" edito Oscar Mondadori.
Scrive Twerski: "Ecco qui una buona regola pratica: se c'è qualcosa che causa un problema, è un problema. Convincerci che non lo sia, fa solamente sì che il problema continui il suo corso. Cos'è la razionalizzazione? Consiste nell'inventare buone ragioni invece di ammettere le vere ragioni. La razionalizzazione è così comune che se smettessimo di razionalizzare, il silenzio diventerebbe insopportabile. Non solo razionalizziamo quando parliamo con altre persone per dar loro giustificazioni logiche del perchè abbiamo o non abbiamo fatto una cosa, ma razionalizziamo anche in modo silenzioso e interiormente. Spesso non siamo neanche coscienti che stiamo razionalizzando."
Già. E siamo eccellenti creatori di giustificazioni quando non vogliamo lasciar andare un'immagine di noi stessi a cui siamo affezionati e non ci appartiene più, o un'abitudine o una relazione che ci rende la vita difficile e ci obbliga alla sopravvivenza. Perchè lasciar andare qualcosa che si conosce fa sempre molta paura. Meglio inventarsi mille motivi per mantenere lo status quo o negare la realtà delle cose.
Continua Twerski: "A volte le nostre vite, o alcuni aspetti di esse, diventano incontrollabili e tuttavia ci mostriamo ostinati e restii a cambiare. Perseveriamo nel nostro comportamento autodistruttivo. Spesso ci si riferisce a questo tipo di atteggiamento come alla "paura del successo". Perchè si dovrebbe temere il successo? Non è più logico preferire il successo al fallimento? La risposta è che per quanto possa essere spiacevole una sconfitta, essa ha un aspetto compensatorio. La sconfitta in generale ci evita le responsabilità, mentre il successo tende a generare nuove responsabilità. Se falliamo in un compito, non ci verrà richiesto niente di più e allo stesso tempo diminuiscono le nostre stesse aspettative su di noi. Se abbiamo successo si pretenderà che continuiamo così".
Quando ieri sera ho letto queste parole non ho potuto fare a meno di assimilarle e pensare alla mia esperienza personale considerando l'imminente pubblicazione di Leila. Il successo mi ha sempre fatto paura, ragion per cui potete immaginare l'impatto della riflessione di Twerski su di me.
Dopo l'uscita de "Il ritmo del corpo" con Mediterranee, il mio editore insistette  perchè scrivessi il seguito de "Il coraggio di ascoltarsi". Il mio primo libro aveva ottenuto un ottimo riscontro dal pubblico e una seconda pubblicazione in questa direzione avrebbe facilmente avuto la strada spianata verso il successo. Non ci riuscii. Ci provai infinite volte, ma senza riuscirvi. Avevo materiale e idee in abbondanza per poterlo fare in quanto dalla pubblicazione del Coraggio il mio percorso si era arricchito di tante nuove esperienze e consapevolezze. Eppure qualcosa mi spingeva altrove.
Leggendo Twerski è stato naturale domandarmi se a direzionare il mio cambio di rotta fossero le aspettative che altri riponevano in me o la paura del successo. Forse entrambi. O forse no. Non ho mai scritto con l'intento di scalare le classifiche, ma perchè la gioia della realizzazione nel percorso era un traboccare che trovava la sua manifestazione nella condivisione. 
In questi anni è stato inevitabile chiedermi le ragioni alla base della folle impresa di scrivere un romanzo. Mediterranee non pubblica romanzi e avrei dovuto ricominciare da zero rinunciando alle entrature che avevo a disposizione. Stavo inevitabilmente virando verso il mondo dello sconosciuto e delle infinite possibilità.
La grande quercia, nel suo maestoso silenzio, mi rimandava il tacito messaggio della maturazione del lasciar andare e quando una notte la luna mi sussurrò "Buttati" iniziai a scrivere Leila e non smisi più fino al momento in cui la terminai. Ed oggi, che grazie a Giancarlo Caselli, e Golem Edizioni ho il romanzo tra le mani sento di aver seguito il cuore al di là di tutte le pippe mentali.
Sono pronta ad assumersi la responsabilità di questa nuova pubblicazione? Sì. 
Ancora una volta ho trovato il coraggio di ascoltarmi e di non aver paura a fare il mitico salto nel vuoto.

#Leilaunastoriacometante #Ilcoraggiodiascoltarsi


La grande Maestra



 


domenica 20 settembre 2020

IL RACCONTO COME SPECCHIO

Ieri sera, parlando di Leila con una cara amica ex libraia, è stato naturale ricordare i saggi editi da Mediterranee, che grazie a lei avevo presentato in più occasioni, e meditare sulla scelta di scrivere un romanzo di formazione al femminile.
Quando Paola Neyroz (Il giocatore di carte) mi ha donato l'opportunità di far parte di "Maria Venere" in compagnia di altre donne, ho scritto, ascoltato e condiviso tantissime storie scaturite dai suoi incipit in un progetto di approfondimento sul femminile.
In quell'occasione è stato naturale osservare con attenzione le dinamiche, le similitudini tra le storie, l'emersione di parti più profonde e spesso "accantonate", le paure, le emozioni e l'empatia scaturite dalla condivisione delle storie che come un filo invisibile ha guidato il gruppo fino al termine del progetto.
Proprio integrando queste esperienze in meditazione è arrivata Leila: "Lei è là": donna e specchio.
Scoprii poi che Leila deriva dal nome arabo "Laylah" che vuole dire "notte" e la sincronicità con la mia fonte ispiratrice, la luna, mi è sembrata perfetta. Femminile, luna, specchio, incosncio.
L'immediato collegamento con la Principessa Leila di Star Wars, con le sue ombre, la sua forza e la sua ribellione mi confermarono ulteriormente quanto questo nome fosse azzeccato per la protagonista del romanzo.
Il filo invisibile che lega indissolubilmente Leila ai miei due primi volumi è proprio racchiuso in lei, nelle sue scelte, nei suoi comportamenti e nelle sue relazioni. Il tema del femminile non può, infatti, essere trattato compiutamente senza scrivere del maschile specchiando la totalità che appartiene ad ognuno di noi.




Carrie Fisher - Principessa Leila in Star Wars

giovedì 17 settembre 2020

LEILA UNA STORIA COME TANTE

Con la luna piena, il 3 agosto, ho finito l'editing del mio primo romanzo. 
Con la luna nuova, pochi minuti fa, il corriere mi ha consegnato le prime copie del libro. 
Con la luna piena, il primo ottobre, "Leila una storia come tante" sarà disponibile in libreria.

La sincronicità di questo libro con le fasi lunari non smette di sorprendermi. 

L'idea di scrivere un romanzo è maturata nel mio cuore con gradualità. 
Percepivo da tempo l'intimo bisogno di scrivere sul femminile 
e spesso mi sono chiesta quale fosse il modo migliore per farlo. 
La risposta arrivò una notte di luna piena di due anni fa. 
Da quel momento non ho più smesso di dialogare con la luna.
Ne è nata una storia, una storia al femminile.






LASCIAR ANDARE LE BARRIERE: LA LUNA NERA

A volte è la vita stessa a sottoporci a così tante difficoltà tutte insieme da destabilizzarci al punto da creare una breccia all'interno delle  barriere che abbiamo sapientememnte costruito per difenderci dal mondo (e dalla nostra fragilità). In quei momenti, che a noi appaiono allucinanti, quando la realtà sembra collassarci addosso senza pietà, viviamo con tale intensità le emozioni da perdere il controllo.
Il confine tra luce e ombra sparisce nel buio del nostro sentire. Le nostre paure più profonde diventano tangibili e ci svelano parti di noi stessi che avevamo accuratamente riposto nelle cantine dell'inconscio.
La luna nera scompare nel cielo notturno permettendoci di osservare stelle e pianeti con maggior chiarezza. 
Ed è proprio nel buio dell'anima che la nostra luce più rifulgere. Non ha importanza se sembra un puntino lontanissimo e irraggiungibile. E' chiaramente presente in attesa del nostro risveglio.

#Leila una storia come tante



Foto di tommy haugsveen da Pexels


sabato 12 settembre 2020

DIFENDERSI DALLA PROPRIA FRAGILITA' E' FUNZIONALE?

Siamo istintivamente portati a creare barriere per difenderci. Soprattutto quando ci sentiamo fragili e vulnerabili.  Siamo convinti che indossando un'armatura, nulla potrà più ferirci. Alla resa dei conti è così?

Ognuno di noi ha i propri punti deboli. Nessuno escluso. E' parte della nostra umanità. 
Quando indossiamo l'armatura con l'intenzione di schermarci dagli altri, la indossiamo inconsciamente nei confronti delle nostre fragilità con  la convinzione di poter essere immuni o di poter controllare il dolore. 
Ci immobilizziamo dietro barriere illusorie e diventiamo sempre più rigidi. 
Con il tempo dimentichiamo pure il motivo per cui abbiamo iniziato a costruire alte mura dentro e intorno a noi. 
Congeliamo le ferite, i sentimenti, le emozioni. 
Non proviamo  più nulla, neanche il dolore, forse. 
E sopravviviamo alla nostra indifferenza accumulando rabbia e frustrazione.
Tutto ci infastidisce quando lo vediamo riflesso negli altri e lo giudichiamo sentendoci superiori e forti per via della nostra insensibilità.
E in un deserto di apatia saliamo in cattedra scivolando via dalla nostra responsabilità più grande: quella del rispetto verso noi stessi. 
Rispetto per il nostro corpo sempre più dilatato e bistrattato, rispetto per il nostro cuore congelato, rispetto per i nostri polmoni affaticati e per i nostri occhi spenti, rispetto per la nostra intelligenza.

#Leilaunastoriacometante



Foto di Maria Pop da Pexels