sabato 30 aprile 2022

IL VIAGGIO

 How many roads must a man walk down
before you can call him a man?
Bob Dylan

Se vuoi andare oltre devi spingerti oltre al conosciuto, lasciare andare gli ormeggi e navigare in mare aperto spiegando le vele. Se ti areni sulla battigia potrai solo osservare senza sperimentare e questo approccio ti lascerà incompleto. 
Il viaggio deve essere totale, coinvolgere corpo e mente in un azione coerente e audace. Non si può sperimentare la vita senza viverla nella sua totalità fatta di cadute, avvallamenti, salite, risalite e discese (poche in quanto raramente si torna indietro).  Andare avanti richiede coraggio e disciplina, curiosità e spregiudicatezza. 
Non si possono scoprire nuove terre con gli strumenti del passato: è necessario reinventarsi, rimettersi in gioco, riscoprire le proprie fragilità insieme alla forza matura dell'esperienza. Andare per mare aperto è allargare il grandangolo a comprendere la vita nella sua interezza. Non si può sperare di viaggiare mantenendo l'ancora ancorata al fondale. Occorre osare, non avere paura di osare. Non avere paura di sperimentare. Non avere paura di finire fuori strada.
Il tempo. La preoccupazione principale dell'uomo è il tempo. Quando mai il tempo può influire sul viaggio? Solo quando il viaggio è limitato ad una vita. Se così non fosse? Se non ci fosse un traguardo da raggiungere? Una meta?
Lascia andare l'idea del finito e l'oceano si mostrerà ai tuoi occhi.
Dove devi andare? Mai fuori, ma dentro di te. L'esterno è solo il corollario del viaggio, ciò che permette il suo dispiegarsi, non il fine ultimo dello stesso.
E quanto puoi viaggiare all'interno di te stesso? Fino all'infinito e oltre. L'essere non può essere contenuto dalla limitatezza di un concetto. L'essere è qualcosa di indefinibile, inafferrabile, per cui smetti di protocollarlo e incasellarlo. Vivilo, assaporalo, sperimentalo, senza fermarti a pensare, soppesare, confrontare. 
Può l'essere confrontare se stesso? La tua mente cerca di controllare ciò che non riesce ad afferrare, limitandolo. Per questo lascia la mente perdersi nelle sue elucubrazioni e segui il cuore. Lascia stare i significati, le spiegazioni, e nutri il tuo essere con il battito del tuo cuore.
Procedi dove il sentimento ti conduce senza timore. Non cercare di comprendere. La comprensione non è necessaria. La comprensione è interiore e avviene senza che tu te ne accorga o la realizzi. Saranno i tuoi passi a manifestarla, le tue parole a irradiarla, il tuo ascolto a interiorizzarla. 
Fiducia. L'affidarsi è la via. L'affidarsi a qualcosa che non riesci ad afferrare non significa perdere tempo, ma procedere a passo spedito verso il tuo centro senza scegliere razionalmente la via. La razionalità percorre sentieri già battuti, orizzonti già visti: la crescita si rivela ampliando lo sguardo e il cuore fino a comprendere il mondo intero.
Non ci sono premi, né medaglie, ma battiti da percepire e aperture da sperimentare.

... se potessi vivere di nuovo
comincerei ad andare a piedi scalzi all'inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell'autunno...
Jorge Louis Borges



Pixabay - ad uso gratuito (CC0)


sabato 23 aprile 2022

RIFLESSIONI A RUOTA LIBERA

 Dopo settimane di siccità è arrivata la pioggia e ha suscitato in me un profondo sentimento di gratitudine. Osservare la fitta pioggerellina innaffiare le piante del mio giardino ha dilatato il mio respiro.
Per giorni ho guardato i faggi e le querce trattenere le foglie secche, sintomo di un'immobilità che perdurava al fianco della fioritura del ciliegio, della magnolia e dei prati.
Ho accolto la loro pazienza e imparato la loro fiducia. 
Poi d'un tratto ecco spuntare i germogli e le foglie a risvegliare anche gli alberi più reticenti.
Voglio postare una fotografia particolarmente significativa: si tratta di un faggio nel quale potete osservare in alto le prime foglioline verdi e in basso le foglie secche della passata stagione. 
La trasformazione parte sempre da un intento più alto e porta con sé il lasciar andare e la fiducia.
In pochi giorni, grazie alla pioggia, anche questo faggio rinascerà con la primavera.
Sono particolarmente attenta alla natura in quanto mi è stata sempre Maestra di vita.
Lunedì 2 maggio mi laureerò in Scienze e Tecniche Psicologiche portando a completamento un percorso di studio triennale con un leggero anticipo. I libri mi hanno fatto compagnia e reso interessante anche questo periodo cosi faticoso per via del Covid-19. Fare il topo da biblioteca ha aperto nuovi orizzonti interiori, ma al contempo ha rallentato, se non annullato, la mia vita sociale. Amando la solitudine e lo studio questo passaggio è scivolato via senza difficoltà. Difficoltà che, al contrario, sembrano sorgere di fronte al suo esaurirsi. Mi sento proprio come il faggio della foto.
L'intento per una nuova apertura è già presente, ma avverto l'intensità della fase relativa al lasciar andare il passato. La pioggia sta nutrendo la mia consapevolezza e supportando il mio cambiamento.
Cosa farò da grande? Mi chiedo alla veneranda età di 57 anni e sorrido alle mie stesse parole.
A differenza di quando ero giovanissima ora so di poter contare su mille possibilità di scelta e so anche di essere libera nelle scelte che porterò avanti.
Forse è proprio questa responsabilità a rendere difficile la trasformazione. I miei cassetti sono tuttora pieni zeppi di sogni da realizzare ed è il momento di stabilire delle priorità.
Non ho ancora la chiarezza necessaria per farlo, ma lascerò la pioggia fare spazio nel mio cuore affinché nuovi germogli prendano vita.



Amato Maestro faggio.
Foto di Donatella Coda Zabetta

venerdì 15 aprile 2022

IL RITIRO

 Ci sono periodi della vita in cui tutto sembra complicarsi. Le difficoltà si susseguono senza tregua impegnando le nostre energie e richiedendo la nostra piena attenzione.
Quando finiamo dentro a periodi come questi possiamo sentirci stanchi, esausti, svuotati e scivolare nella cantina emotiva dove tristezza e rabbia si alternano dandosi il cinque. Il nostro corpo fatica a tener botta, la nostra mente annega nelle preoccupazioni e il nostro cuore osserva silenzioso la nostra barca alla deriva. Piangersi addosso e lamentarsi in continuazione, accomodandosi sull'altare della vittima sacrificale, significa abbandonare il timone e rinunciare a scrutare l'orizzonte in attesa dell'arrivo di un nuovo giorno.
Otteniamo lo stesso risultato se opponiamo strenue resistenza agli eventi. Ci areniamo come cozze sugli scogli dell'immobilità.
Se come un gabbiano avessimo la capacità di volare alto nel cielo potremmo vedere la barca alla deriva, le cozze sugli scogli e l'approdo di un'isola verdeggiante poco al di là dell'orizzonte.
E' faticoso guardare avanti quando il mare è in tempesta, ma se il cuore potesse parlare ci ricorderebbe che la tempesta non dura mai per sempre (per quanto eterna ci possa apparire).
E allora perché tutte queste difficoltà una dietro l'altra? Per temprare la nostra fiducia. 
E' scontato avere fiducia quando tutto va bene, ma non è affatto scontato essere fiduciosi quando tutto va storto. E di questi tempi, in cui di dritto e prevedibile c'è ben poco, la  nostra consapevolezza può fare la differenza.
Consapevolezza che i passaggi sono sempre più faticosi, ma che in noi è racchiusa la forza per superarli.
Consapevolezza che ritiro non significa chiusura, ma apertura centrata su di un presente difficile.
Consapevolezza che quando le vie che avevamo programmato deviano lungo imprevedibili percorsi in salita siamo pronti a scrutare nuovi orizzonti.
Consapevolezza che un gabbiano in volo abbraccia con lo sguardo un insieme che noi, dal nostro piano base, non siamo in grado di scorgere... e forse per questo ci ritroviamo su un percorso inaspettato a esercitarci in arrampicata libera 😂.



Donatella Coda Zabetta - Saint Denis

lunedì 4 aprile 2022

NEL SILENZIO

Nel silenzio trova pace il mio cuore.
Nell'assenza di rumori respiro e accolgo.
Accolgo e osservo le mie emozioni per trasformarle.
Rabbia e tristezza: il fuoco e il lago oscuro.
Con la torcia accesa illumino il lago e risveglio la coscienza.
Non sono la mia rabbia.
Non sono la mia tristezza.
Provo rabbia. Provo tristezza.
Sperimento il pericolo del fuoco e il buio del lago
senza lasciarmi avvolgere dalle fiamme e sopraffare dall'oscurità.

Nel silenzio trova luce il mio cuore.
Nell'assenza di rumori respiro e accolgo.
Accolgo e ascolto le vibrazioni dell'energia emotiva:
le trasformo in intento e consapevolezza.

Nel silenzio si ritrova il mio cuore.
Nell'assenza di rumori respiro la sua forza e il suo coraggio.



Foto di Svetlana🎞 da Pexels

lunedì 21 marzo 2022

CHE FATICA!

Che fatica mantenersi centrati. Che fatica non farsi fagocitare dal vortice emotivo. Che fatica assistere inermi ai giochi di potere delle leadership mondiali. Che fatica vederne l'incoerenza, l'ipocrisia, la mistificazione. 
Che fatica restare in piedi e non perdere di vista il cielo.
Il cielo è sempre presente, ma il nostro sguardo si abbassa sotto il peso della realtà facendoci sentire soli, tesi e affaticati.
Meditare quotidianamente è di grande aiuto, ma molti non riescono a meditare per il carico mentale di questo periodo.
E', quindi, molto più accessibile e altrettanto benefica una meditazione in movimento centrata sul corpo.
Per questo propongo a tutti di lavorare con la prima posizione de "Il Ritmo del Corpo. Muoversi con consapevolezza ".
Questa posizione ci permette di lavorare su centratura ed equilibrio. Se eseguita con lentezza e simmetria, utilizzando una respirazione profonda, mette in luce la nostra instabilità e ci offre la possibilità di riconoscerla per poterla trasformare in stabilità. Potenzia il contatto con il corpo e ci rende consapevoli dei suoi segnali, offrendoci la possibilità di un lavoro consapevole alla ricerca di un radicamento migliore.
Possiamo abbassare il nostro baricentro, limitare l'apertura delle gambe, mantenere i piedi allineati senza unirli e trovare le posture, adattando i movimenti, che ci permettono di sentirci più sicuri e centrati.
Il lavoro sul corpo specchia il lavoro interiore e se avremo la costanza di applicarci quotidianamente i benefici non si faranno attendere.
Utilizzo un'immagine per spiegarmi meglio: immaginate di osservare un albero in mezzo ad una bufera. Il vento, la pioggia e la grandine sferzano i rami dell'albero, piegandoli e rompendoli, ma se le radici saranno forti e profonde, il suo tronco reggerà l'impatto e sarà pronto a rigenerare i rami spezzati quando la bufera sarà passata. 
L'essere ben radicati ci permette di restare flessibili di fronte agli eventi e di reggere la tormenta dei pensieri e il vento delle emozioni senza esserne sopraffatti.
Buon lavoro. 

Per chi vorrà applicarsi resto a disposizione per la condivisione dell'esperienza ed eventuali riflessioni in merito. 




venerdì 11 marzo 2022

L' ABITUDINE

 Quando ascoltiamo e vediamo le stesse notizie un giorno dopo l'altro, la nostra soglia di sensibilità si alza e impariamo a convivere con le situazioni che inizialmente ci sono apparse spaventose. 
Così per il Covid, ora per la guerra. 
Ce ne rendiamo conto se ci fermiamo e osserviamo come la guerra abbia scacciato e relegato alla normalità la malattia. Ci siamo abituati allo stato delle cose diminuendo la nostra sensibilità. 
Convivere con la percezione della propria impotenza è molto sfidante: attiva una serie di meccanismi di difesa che ci inducono a erigere barriere, mettere distanza e a pensare in modo ego-centrato. 
La paura è irrazionale e se ad essa uniamo l'inconsapevolezza, il connubio diventa esplosivo. 
Le conseguenze dell'abitudine possono rivelarsi molto distruttive per l'uomo in quanto necessita di stimoli sempre più potenti per attivarsi. 
L'abitudine addormenta la coscienza, la annebbia, la relega in uno spazio chiuso di indifferenza ed egoismo. L'abitudine è assenza di consapevolezza.
Restare svegli e consapevoli in questo periodo richiede tantissima energia. Restare centrati è ancora più faticoso per il caos emotivo che aleggia nell'etere. Eppure questo sforzo lo dobbiamo a noi stessi.
Voglio terminare questa riflessione con le parole di Osho, tratte da "The Hidden Splendor":

Gesù, la notte precedente la sua cattura, disse ai suoi discepoli:
"Questa potrebbe essere l'ultima notte che stiamo insieme e voglio pregare.
Mentre prego, dietro quei cespugli, voi dovete rimanere svegli.
E' essenziale che diate sostegno alla mia preghiera rimanendo svegli.
Non addormentatevi."
A un certo punto, tornò e trovò che quasi tutti si erano addormentati.
Li svegliò e disse:
"Non mi avete sentito? Vi ho detto di rimanere svegli!
Neppure la mia morte vi aiuta a rimanere svegli?"
La cosa continuò diverse volte.
Quando tornava li trovava addormentati.
Ebbene, questo è stato l'ultimo l'insegnamento di Gesù:
rimanere svegli.



Ad uso gratuito (CC0) - Pixabay


giovedì 24 febbraio 2022

SIATE CANALI DI LUCE

 Da giorni stavo male. Tensione, irrequietezza, notti pesanti. Mi capita sempre quando sta per succedere qualcosa e inizio a percepirne l'energia nel piano eterico. Ieri in meditazione ho visto piovere fango. 
Poi stanotte la tensione è svanita. Si è concretizzata la manifestazione. La Russia ha invaso l'Ucraina e ci sono stati raid aerei su diverse città.
Quando all'alba ho letto le notizie, dopo un primo momento di smarrimento (sta succedendo veramente?), mi sono chiesta cosa potessi fare. 
La risposta è arrivata in meditazione: sii un canale di Luce.
Ho scritto questo post per un motivo molto semplice: invitarvi a fare lo stesso.
Vi spiego anche le motivazioni alla base della mia richiesta. Nel piano fisico l'energia è vibrazionalmente molto bassa ed è naturale esserne fagocitati. La conseguenza dei nostri pensieri cupi è un ulteriore appesantimento a livello eterico. Appesantimento che nel tempo troverà manifestazione. Se in tanti troveremo la forza, e parlo di forza perché si tratta di un atto volontario con un intento preciso, di focalizzarci sulla Luce e sulla bellezza faremo la nostra parte. Se questo processo si amplificasse a livello mondiale potete immaginarne l'energia.

SIATE CANALI DI LUCE