venerdì 30 aprile 2021

IL VELO DELL' ILLUSIONE

Siamo così abituati a credere alle nostre stesse illusioni che facciamo fatica a restare oggettivi.
Abbiamo smesso di sentire il corpo, trascurando i suoi segnali a favore di ciò che consideriamo prioritario, e, in questo modo, ci siamo allontanati da quel filtro così importante per mantenere i piedi ben radicati a terra. 
Veleggiamo vuoti tra le nuvole, sospesi in mezzo alle maschere e agli attori delle nostre illusioni, recitando la parte che riteniamo più funzionale. 
Uno, nessuno, centomila.  Ondeggiamo da una parte all'altra senza sosta, insoddisfatti, arrabbiati, tristi, demotivati.
E quando la realtà irrompe con durezza a squarciare il velo collassiamo e, senza arrenderci, tentiamo di ripararlo, una volta ancora. 
La realtà non ci piace e forse anche noi non ci siamo mai piaciuti.
Il web ci ha offerto la possibilità di navigare nell'illusione e così la rete si è trasformata in un mercato libero dove manifestare emozioni e frustrazioni senza limiti, dove esplorare ciò che ci aggrada e cancellare ciò con cui non vogliamo confrontarci. Dove l'altro assume la forma delle nostre aspettative, non esistendo di per sé, ma solo per l'immagine che noi gli incolliamo addosso.
Il velo dell'illusione si ispessisce ogni giorno un po' di più e la stanchezza si amplifica con il nostro lento svaporare.
Nell'immobilità e nella chiusura abbiamo dimenticato il corpo: troppo indaffarati a vagare con la mente cercando di sopravvivere a noi stessi. E invece di andare dentro siamo finiti in rete riempiendo il nostro contenitore fisico di emozioni e informazioni, per poi scappare dal suo peso in una bolla illusoria di invulnerabilità e controllo.
Sospiro e osservo. Osservo e respiro. Respiro e ascolto. Ascolto e accolgo. Accolgo e vedo. Vedo e allungo le mani. Allungo le mani e tocco il limite del mio sguardo. 
Da qualche parte bisogna pur iniziare.
Nulla dura per sempre. 






mercoledì 28 aprile 2021

LA SPERANZA

 La speranza era finita in fondo ad un taschino.

Di quelli cuciti, difficili da esplorare.

Lo sguardo aveva perso la sua curiosità

annoiato dall'abitudine e dalla mancanza di prospettive.

Le notti senza sogni

spegnevano le stelle e la luna.

Una piccola candela dimenticata 

diffondeva la sua luce

incurante di tutto.

Un sorriso.

Donatella Coda Zabetta


Foto di freestocks.org da Pexels




sabato 17 aprile 2021

FIERA DEL LIBRO DI CREMONA - LEILA UNA STORIA COME TANTE - Domenica 18 Aprile 2021 alle ore 21,00

La prima volta che visitai Cremona fu in occasione della presentazione del mio primo saggio
"Il coraggio di ascoltarsi".
Ricordo ancora con commozione la calorosa e gentile accoglienza del Sig. Spotti:
lo incontrai sotto i portici tra le bancarelle di libri e immediatamente mi fece sentire a casa.
Fui molto rattristata quando appresi della sua scomparsa.
Domenica sera sarà con me quando dialogherò con
Claudio Ardigò
di "Leila".
L'amore per la lettura e i libri unisce i cuori in una dimensione che non ha confini.


Domenica 18 Aprile 2021
alle ore 21,00
Claudio Ardigò presenta il romanzo "Leila una storia come tante"
di Donatella Coda Zabetta




venerdì 26 marzo 2021

LA LOTTA CON IL MATERASSO: ESSERE RESILIENTI

In quest'ultimo anno ci siamo sempre più irrigiditi: vuoi per il carico emotivo e le preoccupazioni a cui abbiamo dovuto far fronte vuoi per le tensioni accumulate per via della mancanza di movimento.
Io me ne sono accorta iniziando la mia personale lotta contro il materasso. Lo scorso luglio ho iniziato a dormire male, svegliandomi completamente "incriccata". Partivo ad affrontare la giornata da ultracentenaria per tornare gradualmente alla mia età anagrafica nel giro di qualche ora senza capacitarmi di un tale e improvviso cambiamento. La notte riposavo, ma riposavo male.  Così decisi di cambiare il materasso, addebitando ad esso la causa dei miei mali. Non cambiò nulla. 
Pensai di averlo comprato troppo rigido e mi arresi rifugiandomi in mansarda nel letto sfondato dei ragazzi. Rinacqui: la mattina ero pimpante e riposata. Il materasso era accogliente e avvolgente: la sua storia di anni di battaglie giovanili e salti lo aveva reso inoffensivo. Il mio isolarmi in mansarda, sebbene funzionale al riposo, mi apparve come un eremitaggio prematuro e così iniziai a investigare la natura di questo mio bisogno. 
Nel frattempo decisi di prendere un materasso più morbido per tornare alla quotidianità di sempre e questa notte sono tornata a far parte della famiglia. Ho riposato abbastanza bene, ma non benissimo. Comunque nessun "incriccamento mattutino". 
E' stato inevitabile meditare su quanto stavo vivendo.
E' facile rapportarsi all'assenza di ostacoli, soprattutto se ci si è irrigiditi: il materasso della mansarda, nel mio caso, rappresenta il luogo sicuro dove lasciarsi andare; essendo sfondato non oppone alcun tipo di resistenza. 
Il materasso nuovo, al contrario, rivendica il suo diritto di esistere. Un diritto di esistere reale e tangibile. Ecco che il lasciarsi andare implica un lavoro interiore teso ad acquisire la resilienza e la fiducia necessaria ad essere se stessi anche di fronte alla realtà delle cose. 
Resilienza non significa passività, ma capacità di adattamento. 
Nel mio caso l'eremitaggio ha rappresentato una scelta di isolamento protetto, funzionale per un breve periodo, ma disfunzionale a lungo termine. Il mio ritirarmi nel momento dell'abbandono del controllo (il sonno) è stato un estraniarmi da tutta la fatica di questo periodo così sfidante. Ne percepivo la necessità ed è stato utile per qualche settimana: ha agevolato la comprensione di quanto sia importante non abbandonarsi alla passività e quanto una moderata attività fisica (seppur tra le mura domestiche) possa essere efficace nel mantenere quella flessibilità così importante di fronte alle difficoltà. La rigidità del corpo si manifesta durante il sonno rendendo quest'ultimo agitato e poco ristoratore. A influire sulla rigidità sono le tensioni accumulate in tanti mesi di pandemia. La percezione di impotenza e di ineluttabilità che sembra caratterizzare questo momento storico è faticosa da elaborare e il nostro corpo ce lo rimanda con chiarezza. La chiusura di palestre e piscine unitamente all'impossibilità a muoversi liberamente hanno acuito questo disagio. Si dorme poco e male.
Tendiamo a chiuderci e isolarci per proteggerci e nonostante questa scelta sia funzionale per un breve periodo, diventa molto pericolosa se protratta nel tempo in quanto favorisce la nostra passività e affossa la nostra capacità di resilienza. 
La lotta con il materasso si trasforma, quindi, in percorso di consapevolezza. Quando non puoi cambiare quanto sta accadendo intorno a te, cambia te stesso: lavora sulla tua capacità di resilienza e di accettazione.
Cosi come fa Ralph, che riesce a dormire ovunque, anche sulla pietra ;-)



Foto Donatella Coda Zabetta
Ralph

lunedì 22 marzo 2021

PULIZIE DI PRIMAVERA: ASPETTI POSITIVI DEL LOCKDOWN

Aspetti positivi del lockdown: pulizie di primavera. 
In tempi normali la primavera è un invito alle passeggiate e alle gite fuori porta e non ci lascia sufficiente tempo da dedicare a quei lavori di riordino e di pulizia approfondita della casa che il clima di rinascita sembra invocare. 
Senza accorgercene siamo diventati accumulatori seriali di oggetti e se mettiamo mano a cantine, garage, soffitte, cassetti e armadi ce ne rendiamo facilmente conto. Fare pulizia è un gesto concreto, ma con importanti risvolti interiori: è, infatti, legato al concetto del lasciar andare. Abituati come siamo a controllare e programmare tutto, le nostre resistenze al lasciar e lasciarsi andare sono efficacissime.
Pensiamo ad un abito che non mettiamo da anni: perché è fuori moda o di una misura che non collima più con la nostra; esso occupa spazio nell'armadio che potremmo utilizzare altrimenti, ma se ci lasciamo andare ai ricordi affiorano strenue le nostre resistenze (magari dimagrisco, magari torna di moda, magari lo posso usare per una festa di carnevale...) a indurci a tenerlo. 
In questo caso si tratta di ricordi legati ad oggetti materiali, ma attuiamo esattamente lo stesso procedimento, con motivazioni differenti, in relazione a parole e azioni che ci hanno ferito, a fallimenti che abbiamo vissuto, a relazioni disfunzionali.
Lavorare interiormente su questi temi è come metter mano a una patata bollente, ragion per cui l'utilizzo del corpo e della materialità è un ottimo training per imparare a lasciar andare: soprattutto se il lavoro di riordino e di pulizia viene attuato con intento consapevole.
Di fronte alle resistenze che inaspettatamente e inevitabilmente faranno capolino in corso d'opera, sorridete, immaginando Gollum...





domenica 21 marzo 2021

RINASCERE A SE STESSI

 La natura si sta risvegliando: il giardino si anima di cinguettii e sugli alberi compaiono le prime gemme. Nei prati fanno la loro comparsa le pratoline e gli occhi della Madonna. I colori tornano a dipingere il paesaggio e una nuova energia prende forma e manifestazione.
Le giornate si allungano e la voglia di rinascita che aleggia nell'aria non lascia indifferenti. Lo "stare" a causa del Covid si trasforma in un atto innaturale e ancor più faticoso se focalizziamo l'attenzione all'esterno.
Come ho ripetuto spesso, l'energia si divide e si alterna tra lavoro esterno (incombenze della quotidianità) e lavoro interno (interiore): non è mai sincrono.
Per questo motivo accogliamo lo "stare" come una meravigliosa opportunità di rinascita a noi stessi. Portiamo l'attenzione al nostro centro e al nostro sentire: rivalutiamo alla luce degli eventi le nostre priorità e le nostre scelte per portare armonia all'interno di noi stessi. Approfondiamo le nostre radici, rinforziamo la nostra stabilità e accogliamo con gratitudine le gemme di nuovi percorsi esperienziali. Il Covid ha disintegrato le nostre sicurezze e la nostra illusione di controllo cambiando il nostro modo di vivere e di relazionarci agli altri: accettiamo la sfida e ripartiamo dal nostro sé.
E che questo primo giorno di primavera sia fonte di rinascita e di riconoscimento.



Foto Donatella Coda Zabetta