venerdì 9 agosto 2019

LA PAURA DELLA MORTE

In questi giorni riflettevo sulla paura della morte e sono giunta alla conclusione che non è il nuovo viaggio che la morte porta con sè a fare paura, ma il bagaglio che ci porteremo dietro alla partenza. A determinare lo stato d'animo con cui affronteremo la morte sarà  infatti il modo in cui avremo vissuto la vita.
Se il nostro bagaglio sarà carico di sospesi, di rimpianti e di attaccamenti, non avremo voglia di partire e di affrontare una nuova esperienza e ci sentiremo impreparati a farlo. Saremo terrorizzati all'idea di abbandonare il corpo e le nostre resistenze renderanno il passaggio molto faticoso.
Se il nostro bagaglio sarà leggero per i semi che abbiamo piantato, cresciuto e coltivato con amore, guarderemo alla vita passata con il cuore. Accoglieremo le tempeste, la siccità e lo scarso raccolto come naturale parte del percorso fatto e affronteremo il cambiamento senza paura.

Se pensassimo di più alla morte, sono convinta vivremmo vite più consapevoli.










giovedì 8 agosto 2019

L'IMPONDERABILE LEGGEREZZA DEL CIELO

Imponderabile presenza al mio fianco
che mi offri sguardi leggeri sulla vita e le sue complicazioni
accompagna i miei passi
donando loro consapevolezza e totalità.
Risalire la china delle mie debolezze e delle mie paure
è un percorso impegnativo
come lo è il lasciar andare e il perdono.
Poco per volta riscopro i miei talenti 
e li perfeziono tra i tanti dubbi che la mia umanità confeziona. 
E imparo a non temere la mia unicità e a valorizzarla.
Imponderabile presenza al mio fianco
che mi offri sguardi leggeri sulla vita e le sue complicazioni
accompagna i miei passi 
donando loro consapevolezza e totalità.






lunedì 5 agosto 2019

CAMBI DI PROSPETTIVA

Con l'aumentare dell'età le prospettive di osservazione cambiano radicalmente.
Da bambini si guarda al mondo con stupore e meraviglia, forti del fuoco della vita che ci rende invincibili. Si è in una piana sconfinata di possibilità.
Da adolescenti si inizia a  salire la china della montagna: si incontrano le prime ripide salite, la fatica, il confronto con chi percorre lo stesso percorso. Si desidera essere parte di un gruppo pur nella consapevolezza di doversi comunque muovere con le proprie gambe. Ci si scontra con l'insicurezza, i dubbi, la paura. Per questo si sfida se stessi nel tentativo di comprendersi, conoscersi, fare esperienza.
Da giovani si arriva al primo campo base. Si ha voglia di costruire, di costruirsi. Si pongono le fondamenta del progetto uomo che vorremmo diventare. L'entusiasmo ci induce a inseguire le immagini di noi che sentiamo di voler realizzare e mattone su mattone proviamo a renderle reali.
Con la maturità e il terzo campo base abbiamo fatto i conti con le intemperie e le difficoltà. Siamo caduti e ci siamo rialzati più volte. Abbiamo visto crollare illusioni e ideali. Ci siamo abituati ad accogliere i compromessi come parte del gioco della vita. Quel fuoco che da bambini ci rendeva onnipotenti a volte si affievolisce, altre volte si infiamma nell'ottovolante delle circostanze.
A questo punto del percorso scorgiamo la cima della montagna, ma i passi che ci separano da essa attirano la nostra attenzione più di quelli già percorsi.
Procedendo con gli anni, lo zaino che ci portiamo sulle spalle ci piega sotto il peso delle responsabilità. A volte vorremmo proprio mollarlo per strada per procedere con più leggerezza (C'è chi lo fa... in effetti. Sono quelli che girano inconcludenti su se stessi come trottole impazzite. Che si divertano, non mi è dato sapere). Ogni passo ci pone di fronte ad una scelta e i sentieri seppur limitati si fanno sempre più scoscesi. Non so se per la fatica della salita o per  maggiore consapevolezza. Molte illusioni si sono sgretolate aumentando oggettività e realismo. Ci siamo inevitabilmente irrigiditi e l'abitudine ci ha resi poco propensi alla flessibilità. Pensiamo di aver capito chi siamo e cosa vogliamo, o almeno lo crediamo, e percorriamo la nostra strada rispettandoci maggiormente. A volte trascendiamo nell'egoismo come atto dovuto a rivendicare la nostra identità. Abbiamo maturato il coraggio di riposarci se siamo stanchi e di stare soli e in silenzio quando il brusio del mondo ci ha annoiato. Osserviamo di più e parliamo di meno. Ci perdiamo a fare bilanci e controbilanci nei ritagli di tempo che possiamo dedicarci al di fuori della rete delle relazioni che inevitabilmente con gli anni si è infittita limitando la nostra libertà. 
La vetta è alla portata e guardare al cammino fatto è inevitabile. I compagni di viaggio con cui abbiamo condiviso parte della nostra vita iniziano a scomparire e il nostro stesso corpo ci ricorda l'impermanenza a cui tendiamo.
Il nostro sguardo si focalizza più spesso sul cielo che sulla cima della montagna e in esso ritroviamo la piana sconfinata che abbiamo amato da bambini.
La sofferenza e il dolore ci preparano al passaggio dimensionale aprendo le porte ad un'interiorità troppo spesso dimenticata. Il nostro sguardo cambia prospettiva e relativizza molte delle cose che ritenevamo importanti. Nudi con noi stessi facciamo i conti con le nostre paure e con il passato. Non possiamo più trattenere nulla e questo ci spaventa o ci libera per sempre.
Il profumo di un petalo di rosa ed è nuovamente primavera.










domenica 4 agosto 2019

QUANDO LA MORTE BUSSA ALLA PORTA

Quando la morte bussa alla porta ci trova sempre spiazzati, anche quando si tratta di una visita di cortesia.
L'altro giorno ero affaccendata in tutt'altri pensieri, quando un lieve tocco mi fece sobbalzare.
Mi girai  e, attonita, osservai la figura eterea che stazionava a pochi passi da me.
"Buongiorno..." dissi incerta sulla necassità di aprire una conversazione con una così inusuale presenza.
"'giorno..." mi rispose la morte senza esitazione e continuò "che sia buono, non mi è dato sapere..."
Un brivido mi percorse la schiena. "Già" pensai tra me e le gambe iniziarono a tremarmi.
"Come mai da queste parti?" la apostrofai diretta. Inutile nascondersi in certi frangenti.
"Me lo dica lei" mi rispose in modo altrettanto trasparente e poi riprese: "sento aleggiare un richiamo qui intorno..."
Scrutai l'ambiente annusando l'aria. In effetti non potevo darle torto. 
"Non ci avevo fatto caso" replicai candidamente.
"Lo so" esordì annoiata "è sempre la stessa storia: voi umani siete così occupati a sopravvivere da dimenticarvi di me".
In effetti. Non potevo darle torto... per la seconda volta. 
Il che non mi mise affatto a mio agio.
In un battibaleno vidi sfilare davanti ai miei occhi la lista ottusa delle banalità e delle preoccupazioni. Lasciavano poco spazio ad altro. Mi osservai le mani vuote e percepii lo stesso vuoto dentro di me. Istintivamente guardai al passato e vidi un sentiero scosceso tra le rocce e qualche petalo di rosa delicatamente appoggiato qua e là. Forse non tutto era perduto. Il profumo di quei rari petali mi donò leggerezza e serenità. 
Fu in quel momento che mi accorsi che la morte mi stava fissando. Sorridendo.
Le sorrisi a mia volta e la ringraziai per la visita.
Vidi la sua figura disperdersi all'orizzonte.
Mi recai nel giardino delle rose con acqua, guanti e cesoie.
Potai i rami secchi facendo attenzione alle spine, pulii il terreno dalle erbacce e con amore innaffiai le piantine. Nuovi boccioli di rosa si sarebbero presto trasformati in petali profumati. 
Li avrei visti sbocciare? Avrei coltivato nuovi boccioli? Avrei estirpato altre erbacce e potato altri rami secchi?
Non mi era dato sapere, ma non mi sarei mai più dimenticata di lei.











venerdì 2 agosto 2019

L'EREMITA

Ci sono periodi in cui la solitudine è una fedele compagna.
Periodi silenziosi
in cui l'anima ritrova se stessa
specchiandosi nella bellezza della natura.
Periodi avari di parole, di amicizie e di chiacchiere.
Periodi in cui l'osservazione
potenzia l'ascolto del taciuto, del non detto, del nascosto.
Periodi di trasformazione e cambiamento
intensi di emozioni e di scelte.
Periodi accoglienti e maturi.
Periodi necessari.
Abbraccio me stessa
per ritrovarmi, riscoprirmi, comprendermi.

Tempo verrà per la manifestazione.






mercoledì 24 luglio 2019

SENZA RADICI NON SI VOLA

I voli pindarici sono rischiosi,
soprattutto in ambito spirituale.
I voli pindarici in altre dimensioni
attraggono e incuriosiscono
e spesso direzionano la ricerca interiore
facendoci dimenticare che senza radici non si vola.
Le radici sono scontate e poco ambite
sebbene siano il fondamento della crescita.
E in una realtà sempre più sradicata
le correnti di pensiero dilagano, trasportano, travolgono.
E i più mirano alla luna
perdendosi dietro al dito che la indica.









martedì 16 luglio 2019

IL LABIRINTO DELLA FOLLIA

Si era persa in un dedalo di vicoli, forme, stanze chiuse.
All’apparenza senza uscita.
Piccole luci spuntavano qua e là a darle speranza e forza.
Due sacche di aria le permettevano di respirare 
e non perdere lucidità.
Tutto quanto sembrava già conosciuto e percorso più volte, 
ma la donna si accorse per caso di poter camminare 
sulle pareti e sui soffitti del labirinto senza problemi.
Cambiò prospettiva.
Le Luci tutte disposte a sinistra 
sembravano illuminare una via precisa verso destra.
Arrivare all’ultima stanza fu naturale. 
L’apertura mostrava l’alba soffusa di un nuovo giorno.
Lasciare ciò che conosceva per lo sconosciuto 
la spaventava un po’, 
ma tempo era giunto per nuove esperienze e avventure.
Mosse un primo passo in quella luce ovattata, 
chiuse gli occhi e si affidò ad essa.

Scrivere una storia lasciandosi trasportare 
dalle immagini delle carte
è un'avventura meravigliosa all'interno di se stessi...



www.ilgiocatoredicarte.it
di Paola Neyroz e Nadia Savoini