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mercoledì 14 febbraio 2024

NON TI MANCHI MAI LA GIOIA

Ho letto l'ultimo volume di Vito Mancuso "Non ti manchi mai la gioia. Breve itinerario di liberazione" e ne consiglio la lettura: evidenzia le trappole che ci attanagliano e stimola una profonda analisi sul processo di liberazione che ognuno di noi è in grado di attivare quando ne diviene consapevole.
Un estratto in particolare ha catturato la mia attenzione e ho scelto di riportarlo integralmente anche se il suo significato è meglio comprensibile all'interno del contesto in cui è inserito.

"La guarigione? Io credo che essa possa arrivare solo da un concerto di forze, di tutte le forze sane della politica, della scienza, della cultura, delle religioni. Credo però che il ruolo principale spetti all'economia, perché proprio da dove ha origine la malattia può scaturire la guarigione, come insegna l'etimologia del termine greco phármakon che significa sia "veleno" sia "medicinale". Alle aziende sane a partecipi del bene comune spetta un grande compito; correndo il rischio della retorica, direi una missione." (pag.44)

Condivido questa riflessione e con I Bambini delle Fate vivo ogni giorno la bellezza della rete di responsabilità sociale che sta coinvolgendo tante aziende di tutti settori, illuminate e partecipi del bene comune. È una grande gioia essere parte di questa trasformazione.







sabato 25 novembre 2023

UNA STORIA COME TANTE...

Giulia, Martina, Oriana, Teresa, Alina Cristina, Yana, Melina, Santa, Iulia, Maria, Zenepe, Sara, Brunetta, Danjela, Jessica, Giulia, Pierpaola, Maria Brigida, Floriana, Svetlana, Margherita, Maria Michelle, Mariella, Angela, Sofia, Celine, Anna, Vera, Rossella, Marisa, Maria Rosa, Liliana, Anna Elisa, Klodiana, Concetta, Annalisa, Etleva, Michele, Giulia ....


Quante storie dobbiamo ancora ascoltare 
prima che questo agghiacciante urlo di dolore finisca?


lunedì 1 maggio 2023

SII TE STESS*

 Non accettare che ti venga richiesto 
di andare oltre il rispetto verso te stess*.
Sai e conosci i tuoi limiti.
L'entusiasmo non si accompagna allo sfinimento.








mercoledì 26 settembre 2018

RISPETTO CONFORMISTA

Il rispetto conformista nasce dalle dinamiche educative e sociali con le quali siamo cresciuti. Il rispetto conformista è strettamente vincolato a ciò che "devi fare" o non "devi fare", a ciò che "devi dire" o "non devi dire" per comportarti in modo educato. 
Il rispetto conformista è una valigia che ci trasciniamo al seguito e che si fa sempre più pesante con il passare del tempo. Ci accorgiamo di trasportarla quando per un evento inaspettato e casuale ci cade sui piedi e la vediamo. A quel punto possiamo osservarla e cercare di abbandonarla, ma il filo invisibile che ci lega ad essa non ce lo permetterà obbligandoci prima o poi ad aprirla e a vagliarne il contenuto.  Solitamente la cernita scatena quella rabbia che per reazione ci trasforma in pugili provetti e provocatori. Passata la fase reattiva inizia la sedimentazione: osservo pezzo per pezzo il contenuto per valutare se mi appartiene oppure no. Un primo seme di consapevolezza è  piantato alla luce dell'oggettività che il rispettare chi non ti rispetta è assai scomodo. Le domande sorgono spontanee come bucanevi in primavera: "Perchè allora lo faccio?". Le vena autolesionistica emerge in tutto il suo splendore e poco per volta ti svela la mancanza di rispetto verso te stesso. "Acciderboli" è l'esclamazione di fronte all'immenso lavoro necessario a disgregare questo schema comportamentale.
I propositi si ergono forti e battaglieri a segnare i limiti del rispetto personale, mentre la schiera dei "devi" attacca spavalda la barricata traballante e ancora in costruzione. Le battaglie si susseguono e la parità è già un buon risultato. Ci vorrà pazienza per giungere al distacco e alla scelta consapevole, ma il percorso è visibile, seppur in salita: le cadute lo allungano, ma la forza di rialzarsi e difendere il proprio spazio lo sostiene. 
Quando la cima è alla portata, la paura sbuca improvvisa con un interrogativo che ci stende letteralmente: "Te lo meriti?". Ma questa è tutta un'altra storia.



Foto di Shuxuan Cao da Pexels

martedì 17 luglio 2018

ESSERE IMPORTANTE

Essere importante per te stesso
significa osservarti con amore,
rispettarti, 
accettarti.
Essere importante per te stesso
significa riconoscere le tue paure e le tue debolezze
e abbracciarle perchè sono parte di te.
Essere importante per te stesso
significa volerti più bene
 quando le emozioni ti trascinano nell'abisso del tuo buio.
Essere importante per te stesso
significa definire il tuo spazio 
e tracciare i confini del tuo benessere.
Essere importante per te stesso
significa imparare a perdonarti con compassione.
Essere importante per te stesso
è la via solitaria verso la consapevolezza.



Foto di mentatdgt da Pexels





martedì 12 settembre 2017

LASCIAR CHE LE COSE SIANO

Lasciar che le cose siano
senza cercare di trattenerle, controllarle, dirigerle.
Lasciar che le persone siano
con le loro paure, debolezze, emozioni.
Con consapevolezza.
Rispetto.
Osservazione.
Ascolto.
Accettazione.
Libertà.



Guardian of the Chalice. Mongolia. 1937




lunedì 3 luglio 2017

GRANDE MAMA

Grande Mama,
in silenzio te ne sei andata.
Eri stanca e vecchia,
sempre in disparte,
ma ogni mattina venivi ad accogliermi.
Avevo un debole per te 
lo sentivi
grande Mama.
Quante cose ho imparato da te negli anni.
Eri giovane e sfacciata, 
   la prima a mangiare 
scacciando gli altri: 
stabilivi le regole del branco
e insegnavi il rispetto,
per se stessi, innanzi tutto.
Quanti caprettini hai allevato!
Il tuo amore era un porto sicuro 
anche per i piccoli rifiutati dalla mamma.
Quando aprivo il recinto
come un fulmine scappavi in giardino a brucare
e appena voltavo lo sguardo
miravi alle gemme, alle foglioline più tenere, ai fiori.
Sapevi cogliere l'attimo e la bellezza.
I cani non ti intimorivano e neanche gli asini,
avevi il tuo posto ed eri pronta a difenderlo.
Il peso degli anni
non ti ha tolto dignità 
e fino all'ultimo hai amato
e accolto il naturale fluire delle cose.
Mi mancherai Grande Mama
la mattina quando verrò per il fieno.
Ti porterò per sempre nel cuore.
Con gratitudine.


mercoledì 8 marzo 2017

ESSERE DONNA

Oggi parlerò del mio femminile.
Ho rifiutato il femminile fin da subito,  fin da quando avevo pochi anni di vita.
A causa di questo rifiuto, la durezza e la rigidità costrinsero la mia anima in un castello fortificato a difendere ciò che mi apparteneva e a promuovere un atteggiamento più aggressivo. 
Quanta strada è stata necessaria per comprendere che l'idea che avevo di femminile e maschile era illusoria!
Furono necessari anni di lavoro consapevole per cambiare prospettiva e considerare la mia sensibilità  un dono e non una condanna e per realizzare l'aridità di un maschile scevro da sentimenti.
Ho dovuto scavare a fondo dentro di me e trovare la forza di svincolarmi dagli schemi educativi, religiosi e karmici per rielaborare il vissuto attraverso occhi nuovi.
Scelsi di trasformare quella che "consideravo" la mia debolezza in forza rivedendo totalmente il concetto di forza che erroneamente attribuivo ad un atteggiamento "vincente", così caro ai nostri tempi: l'accettazione di chi sono mi donò una forza inesauribile unitamente a grande leggerezza e libertà, la centratura nel cuore mi aprì un mondo. Questo non mi difese dalle situazioni che continuamente mi ponevano di fronte ai miei limiti, ma ogni evento rafforzò il mio sentire.
Il femminile emerse nella sua purezza di madre consapevole e di donna realizzata. Un femminile caldo e avvolgente, luminoso e accogliente. Un femminile consapevole dei suoi limiti e delle sue potenzialità. Un femminile che rimanda ad un maschile concreto, più razionale, altrettanto essenziale per donare manifestazione a chi sono. Non vi è conflitto tra maschile e femminile, ma integrazione, completamento.
Ognuno di noi racchiude in sé una parte femminile e una parte maschile pur avendo assunto la fisicità di una parte soltanto.  E spesso proprio il nostro atteggiamento nei confronti di ciò che non ci appartiene evidenzia i limiti che devono essere compresi e trascesi per il nostro stesso benessere.
Oggi vi è grande confusione e poco rispetto, specchio di quello che siamo, pensiamo e proviamo. 
Gli estremismi non fanno che evidenziare quanto ci siamo allontanati dalla nostra natura, da quell'equilibrio così importante per stare bene con noi stessi e con gli altri.
"Sii il cambiamento che vuoi veder avvenire nel mondo" diceva Gandhi e io accolgo nel cuore queste parole e le ripropongo oggi, in un giorno che non ho mai festeggiato, ma al quale desidero dare un significato differente: non la festa della donna, ma una valorizzazione dell'essere donna.
La realtà che ci circonda ci ripropone continuamente un femminile schiacciato, adombrato, posseduto, rinchiuso in un ruolo e non visto.
E quel "non visto" vorrei che oggi fosse uno spunto di riflessione per tutte le donne e desse vita ad una domanda importante: "Io mi vedo?". 
La trasformazione del femminile avverrà solo nel momento in cui sempre più donne impareranno a vedersi e troveranno il coraggio di rispettarsi e amarsi per quello che sono.