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sabato 18 marzo 2023

LA VIA

 Non si può essere, facendo.
L'energia si disperde nell'atto intenzionale del fare
e non lascia spazio alla manifestazione dell'essere.
Non devi fare,
ma essere te stess*
e portare alla luce la tua bellezza.



Foto Donatella Coda Zabetta - Saint-Denis

lunedì 24 dicembre 2018

NON BASTA MORIRE UN PO' PER VOLTA, PER RINASCERE

Ebbene sì: non basta morire un po' per volta per rinascere. Non si può aspirare ad un cambiamento radicale trattenendo gli schemi del passato, anche solo in minima parte.

Si nasce nudi e così si rinasce. 
Tutto quello che ci portiamo dietro è un cuore che ha conosciuto il dolore, 
ma non vi ha messo radici, 
perchè per sua natura ricerca l'armonia.

Un'armonia profonda che si manifesta nella coerenza tra l'essere e la realtà dell'essere.
La vita è come un percorso ad ostacoli: alcuni li superiamo con facilità, altri ci fermano, altri ancora ci inducono a sopravvivere per poter procedere. Non ce ne rendiamo conto nel momento in cui li affrontiamo, ma con la maturità capita di tirare le fila della trama che abbiamo intessuto e osservarne con maggiore oggettività i nodi. Quei nodi che ancora ci legano a dolori del passato, limitando i nostri passi. Slegare quei nodi richiede coraggio e forza di volontà  perchè vi è sempre un prezzo da pagare per poterlo fare e spesso si tratta di una parte disfunzionale che dobbiamo lasciare andare.

Si nasce nudi e così si rinasce. 
Tutto quello che ci portiamo dietro è un cuore che ha conosciuto il dolore, 
ma non vi ha messo radici, 
perchè per sua natura ricerca l'armonia.

Che questo Natale sia per tutti giorno di rinascita.

Tanti cari auguri ai lettori
del
"Coraggio di ascoltarsi."

Donatella





domenica 18 febbraio 2018

IL BISOGNO DI AFFERMAZIONE

Spesso cerchiamo di soddisfare il nostro bisogno di affermazione con un'azione precisa che si dispiega nella materialità (accettando un posto di lavoro più prestigioso, acquistando un immobile, inserendoci in un contesto politico...): cerchiamo in questo modo di dimostrare a noi stessi che esistiamo e che abbiamo un valore e  un posto ben preciso nel mondo.
Spesso accade allo stesso tempo che la realtà si dispieghi ai nostri occhi come una corsa ad ostacoli che affrontiamo imperterriti con la convinzione di poter soddisfare quel bisogno che sentiamo prudere imperiosamente dentro di noi.  Se fossimo oggettivi, molleremmo il tiro e accoglieremmo i dubbi emergenti di fronte agli ostacoli come segnali importanti ad indicarci che la via non è quella. Purtroppo in questa situazione abbiamo un atteggiamento altamente soggettivo essendo talmente offuscati dal bisogno di affermarci e di rivendicare il nostro potere e posto nel mondo, da perderci nelle sue ombre. Siamo certi che la soddisfazione materiale del bisogno sia fisiologicamente necessaria al nostro benessere.
Il protrarsi della nostra corsa ad ostacoli sarà, quindi, direttamente proporzionale alla nostra ostinazione e il momento della resa sarà dettato dall'esaurimento delle nostre energie.
La resa sarà come sempre fonte di risveglio. 
La comprensione che l'azione non è necessaria all'essere sarà il passaggio successivo.  
Il bisogno di affermazione è già soddisfatto nel momento stesso in cui io sono. 
Gli ostacoli incontrati nella materialità per soddisfare questo bisogno sono la manifestazione delle nostre resistenze ad accettare la libertà dell'essere. 
Il raggiungimento del nostro obiettivo materiale risolve, infatti, solo temporanemante il bisogno del nostro ego e un nuovo bisogno prenderà vita nel breve termine coinvolgendoci in un'eterna corsa ad ostacoli che abbiamo l'ardire di chiamare vita.
Il bisogno sotteso all'ego ha radici ben più profonde ed è soddisfatto dalla consapevolezza che nulla deve essere raggiunto perchè già è.
Oggi forse mi sono ingarbugliata: portate pazienza e che sia un buon giorno nella comprensione di  se stessi.






martedì 19 dicembre 2017

I FILI INVISIBILI

Un filo invisibile mi sfiora:
lo osservo, lo sento, mi piace.
D'un tratto mi trovo a seguirlo
e scopro un sentiero, una possibilità,
che risuona con me,
che non conoscevo
e mi incuriosisce.
Proseguo con attenzione lungo il filo invisibile
e mi ascolto:
vedo ombre che non pensavo di avere,
vedo potenzialità che non ho sviluppato.
Un altro filo invisibile mi sfiora:
lo osservo, lo sento, mi piace.
Lascio andare il filo precedente
per accogliere l'invito di una nuova via
più coerente con la mia trasformazione.
Il viaggio nella profondità del mio essere
è un intrecciarsi di fili
che mi legano al mondo 
 e che mi allontanano da esso 
in un dolce fluttuare tra gli specchi di ciò che sono.







mercoledì 22 novembre 2017

ESSERE O NON ESSERE

Estratto da "Psicoterapie orientali e occidentali" di Alan W. Watts:

"...  l'ansia e la colpa sono inseparabili dalla vita umana; essere, coscientemente, vuol dire sapere che l'essere è relativo al non-essere, e che la possibilità di cessare di essere è presente in ogni momento ed è sicura alla fine. Qui sta la radice dell'angst, il tormento fondamentale dell'esser vivi che corrisponde approssimativamente al dubkha buddista, la sofferenza cronica da cui il Buddha ha proposto la liberazione. Essere o non essere non è il problema; essere è non essere. A causa delle sue ansie l'uomo non è mai del tutto posseduto da quello che Tillich chiama "il coraggio di essere", e per questo si sente sempre in colpa; non è mai stato completamente vero di fronte a se stesso."


AMLETO
Shakespeare
(atto terzo, scena prima)

« Essere, o non essere, questo è il problema:
se sia più nobile nella mente soffrire
colpi di fionda e dardi d'atroce fortuna
o prender armi contro un mare d'affanni
e, opponendosi, por loro fine? Morire, dormire…
nient'altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l'ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci riflettere. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell'oppressore, l'ingiuria dell'uomo superbo,
gli spasimi dell'amore disprezzato, il ritardo della legge,
l'insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione. »








martedì 31 ottobre 2017

UN VIAGGIO, MILLE VIAGGI

“Io non ho segreti da svelarti, né tu devi rinunciare alla tua vita per cercare me. Ognuno di noi deve vivere se stesso. Deve svolgere il proprio compito. Io non sono frenetico, sei tu che ti proietti su di me. Io ho una strada che devo e voglio compiere.  Non è fretta la mia, ma urgenza. Ora va’. Va’ e occupati di te stesso. La notte è fatta per riposare. Il giorno per vegliare. L’acqua deve scorrere dalle sorgenti al mare, così come il sole deve seguire il movimento dall’alba al tramonto. Tu devi occuparti di te, di ciò che senti. Io devo essere libero di occuparmi di me, di quello che sento. Hai anche tu dei compiti da svolgere. Che siano davvero i tuoi, non quelli degli altri.”

 Estratto da "YANEZ ovvero il possibile"


"E' la fiaba. Immaginazione che spazia libera e profonda.
Un viaggio, mille viaggi.
Un cambiamento, mille cambiamenti.
Dentro di noi." 
scrive Paola Neyroz. 

Grazie a Paola ho imparato la bellezza del lasciarsi andare alla fantasia inseguendo storie e immagini in un mondo dove tutto è possibile. In questo viaggio ho scoperto con meraviglia quanto sia semplice trovare soluzioni, aprirsi a nuove esperienze e crescere, ritrovando la magia dell'essere se stessi.

mercoledì 24 maggio 2017

CHI SEI TU?

Chi sei tu? O chi non sei tu?
Non sei la tua famiglia. Non sei chi ti circonda. Non sei altri che te stesso. Sei chi hai scelto di essere. Sei le esperienze che hai fatto. Sei gli sbagli che hai compiuto e le comprensioni che da essi hai maturato. Sei il frutto delle tue azioni, delle tue responsabilità, delle tue scelte. Sei in ogni istante e cambi continuamente. Un cerchio, simbolo di pienezza, nasce, cresce, si trasforma. Ed il suo intento è ritrovare, nel dispiegarsi degli eventi la sua forma originale, smussando gli spigoli, rinforzando i punti di cedimento ed espandendo il suo spazio uniformemente.

Sei un cerchio che ha dimenticato la sua forma. Sei un cerchio che si sente a volte quadrato, a volte ovale. Sei un cerchio in divenire. Sei chi hai scelto di essere. Non vi è alcuna meta da raggiungere, alcun punto d’arrivo. La consapevolezza deriva dalla presenza a se stessi, da chi si è nel presente. Non hanno importanza le forme, sono solo specchio del nostro percorso verso casa.

Uomo Vitruviano - Leonardo Da Vinci

mercoledì 20 luglio 2016

L'IMPULSO A ESSERE

Estratto da L'uomo Superiore di Bennet :

"L'impulso a essere, che ha il suo culmine nell'amore, si radica in noi per mezzo della sensazione del vuoto. Però è annebbiato dal nostro "spasmodico desiderio di esistere", l'impulso a riempirci di cose esterne. Dobbiamo disilluderci rispetto al mondo e a ciò che ci può dare: dobbiamo capire che le nostre emozioni non devono dipendere da ciò che ci proviene dal mondo esterno."





Queste parole di Bennet sono un prezioso spunto di riflessione. Se mi apro all'ascolto visualizzo due forze opposte e contrarie: una diretta all'esterno a supportare "lo spasmodico desiderio di esistere" e l'altra volta all'interno tesa a ricercare il significato delle cose. Fin da piccola percepivo la spinta interiore a entrare nelle cose, ma per anni l'ho manifestata cercando fuori di me le risposte che scoprii solo successivamente essere dentro di me. Ci si potrebbe domandare il significato di queste due forze che ci caratterizzano. Gurdjieff rispondeva in modo molto semplice a questa domanda, rivolgendosi a coloro che erano con lui al Prieurè: "Se siete venuti qui è perchè avete capito la necessità di lottare con voi stessi e solo con voi stessi. Pertanto ringraziate tutti coloro che vi danno la possibilità di farlo." La lotta con lo stato di schiavitù della nostra natura emotiva è quasi impossibile se siamo isolati dagli altri: tuttavia non è semplice essere capaci di trarre insegnamento dal mondo esterno.
Ci vuole grande apertura per percepire direttamente come sono le cose, in quanto lo si può fare solo attraverso la partecipazione e l'entrata nelle cose stesse.