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lunedì 12 novembre 2018

IN UNA RAGNATELA

Vi è mai capitato di sentirvi talmente imbrigliati dalle situazioni da pensare di essere finiti in una ragnatela senza alcuna via di scampo? Il ragno vi osserva, ma voi non lo vedete pur percependone la presenza. Qualunque movimento voi facciate potrebbe innervosirlo e spingerlo a ingoiarvi in un sol boccone. 
Non volevo essere macabra, ma suggerire una percezione corporea forte: quella di sentirsi con le mani e  i piedi legati. Se noi ci trovassimo in quella situazione fisica, sicuramente faremmo di tutto per liberarci delle corde che ci vincolano: sarebbe naturale almeno provarci.
Al contrario quando le corde che ci legano sono i fili invisibili delle relazioni facciamo molta più fatica ad attivarci: la paura di un ragno che potrebbe assalirci da un momento all'altro all'improvviso ci rende passivi. E se ragno e paura  fossero la stessa cosa? 
Spesso non abbiamo il coraggio di guardare alle nostre paure con trasparenza e questa scelta ha l'inevitabile risvolto di renderci vittime del nostro stesso non agire.
Della serie ...non aprite quella porta. Giusto per rimanere in tema.



Ad uso gratuito (CCO) Pexels

mercoledì 4 ottobre 2017

STARE NELLE DIFFICOLTA'

Imparare a stare nelle difficoltà è una pratica importante per conoscersi. Istintivamente ci si chiude o si scappa dalle difficoltà: rimanere in apertura ed ascolto è molto faticoso. 
Le difficoltà. nel momento in cui le viviamo come tali, hanno il potere di mostrarci le nostre paure, ferite, debolezze. Esse hanno il potere di metterci a nudo e farci sentire impotenti. Questo potere  indotto è frutto del nostro tentativo di controllare la vita e il suo fluire. 
Le difficoltà disgregano l'illusione del controllo e ci creano sofferenza fintanto che rifiutiamo questa presa di coscienza. Una consapevolezza che parte dalla nostra umanità per immergersi in un  percorso di crescita evolutiva volto a renderci più oggettivi. 
Il mondo non ruota intorno a noi, ma con noi: tanti fili invisibili ci legano agli altri come una grande ragnatela di cui facciamo parte e di cui scorgiamo solo i particolari e non la visione d'insieme. Questa ristrettezza di vedute ci induce a sentirci separati e a vivere soggettivamente ogni evento, identificando nelle difficoltà un ostacolo da superare o da eliminare. 
Perchè si creano le difficoltà? Per renderci coscienti di una mancata accettazione che ha radici profonde all'interno di noi stessi. Per questo è importante stare nelle difficoltà: perchè attraverso di esse abbiamo la possibilità di vedere qualcosa che ci appartiene, accoglierlo e crescere in consapevolezza.
Accettarsi non significa lottare per essere perfetti, ma accogliere la propria imperfezione senza giudizio e farne un punto di partenza.
Faccio un esempio pratico. Ho difficoltà a relazionarmi con gli altri. Istintivamente cerco di relazionarmi comunque per essere accettato, per non venir escluso, per tener fede al ruolo che ho scelto... i motivi per cui cerco di vincere le mie difficoltà possono essere svariati, ma il mio sforzo  non farà che crearmi disagio. Provo allora a  essere presente in mezzo agli altri e invece di agire, ascolto, osservo, vivo il momento. Questo nuovo approccio mi aiuterà a rendere più oggettiva la situazione e mi mostrerà quanto l'evitare lo sforzo titanico di relazionarmi indistintamente con tutti per soddisfare un'aspettativa mia o altrui,  lasci spazio ad una percezione di benessere. Il diventare invisibile mi dona la possibilità di osservare le relazioni con distacco e, quindi, di sviscerarne le dinamiche sottese e grazie ad esse scoprire le mie.  Se continuo a stare nella presenza, riesco ad approfondire ulteriormente l'ascolto e a rendermi conto di quanto l'accettazione delle mie difficoltà e l'astensione dalla reazione inconsapevole ad esse siano fonte di libertà. Libertà che potrebbe essere sinonimo di scelta consapevole. Ci sono, infatti, relazioni che risuonano con me e con cui non ho difficoltà ad interagire e ci sono relazioni che non mi interessano e con le quali si creano grandi difficoltà: questa consapevolezza riporta in luce la mia ricerca di controllo tesa a sostenere l'immagine che vorrei mi rappresentasse. E' proprio questo continuo sforzo verso l'esteriorità a sacrificare la mia interiorità e a generare difficoltà. La realtà mi ha fatto da specchio, gli altri mi hanno fatto da specchio e mi hanno mostrato quell'immagine evidenziando gli sforzi enormi che devo fare per il suo mantenimento. Le difficoltà sempre più grandi l'hanno fatta crollare e dalle sue macerie è nata la mia libertà di essere imperfetta, unica. Sono solo una microbica parte di quella ragnatela e mi è richiesto essere semplicemente così come sono e lì dove mi trovo per partecipare all'armonia del tutto.

PS:
Non è un messaggio di autofustigazione individuale! ;-)