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giovedì 3 dicembre 2020

IL CORAGGIO DI ASCOLTARE

 Il coraggio di ascoltare nasce dal coraggio di ascoltarsi.

Sembra un'affermazione banale, ma non lo è affatto. E il coraggio di ascoltarsi, per approfondire ulteriormente la comprensione, nasce dalla capacità di stare in ascolto. 
Come posso ascoltarmi, se sono intento a parlare? 
E le parole possono affollare la mia mente, non solo la mia bocca. 
Una mente piena di parole non lascia spazio all'ascolto. 
L'ascolto ha bisogno di uno spazio vuoto di accoglienza per manifestarsi. 

Prima presa di coscienza: è necessario uno spazio di ascolto. 
Seconda presa di coscienza: è necessario essere presente in quello spazio di ascolto, starci dentro. 
Terza presa di coscienza: è necessario aprirsi a quello spazio di presenza e ascolto.

Prendo ad esempio qualcosa che tutti abbiamo sperimentato: vi sarà capitato di soffermarvi a  leggere il contenuto di un post di vostro interesse pubblicato sui social e poi per curiosità leggerne anche i commenti  relativi. Personalmente lo faccio spesso. E spesso ho letto commenti avulsi dal contesto che sfociavano in risposte fuori tema o in giudizi. 
Come può accadere? Chi ha letto il post non si è aperto a quello spazio di ascolto. Non ha dedicato alla lettura del post il tempo necessario allo stare nella lettura e al silenzio necessario alla sua comprensione. Ha riempito quello spazio delle sue parole.
Risultato: una Babele di lingue "incomprensibili le une alle altre" a creare chiusura e separazione. 

                                        Il coraggio di ascoltare nasce dal coraggio di ascoltarsi.

                                                         Donatella Coda Zabetta





lunedì 23 luglio 2018

sabato 17 marzo 2018

PRESENTAZIONE AL FESTIVAL DELL'ORIENTE DI TORINO


Venerdì 23 Marzo 2018 
SALA 1 
al Festival dell'Oriente di Torino: 

alle 15,00 con Paola Neyroz 
"Scrittura e immaginazione nel pensiero di Baba Bedi"
l'ascolto e l'espressione di sè. 

alle 16,00 con Donatella Coda Zabetta

"In movimento dal coraggio di ascoltarsi al ritmo del corpo"

quando l'esperienza segna la via verso la consapevolezza:
ascolto, osservazione, apertura nel vivere la quotidianità.




lunedì 15 gennaio 2018

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI AL FESTIVAL DELL'ORIENTE DI MILANO

VENERDI' 2 FEBBRAIO 2017

sarò a Milano 

al FESTIVAL DELL'ORIENTE

Alle ore 15,00 - SALA 1 - ho il piacere di presentare una cara amica scrittrice,
che parlerà della sua esperienza con BABA BEDI
con particolare attenzione all'espressione di sè
attraverso la scrittura e l'immaginazione.

Alle ore 16,00 - SALA 1 - sarà Paola ad introdurmi.
Ho scelto di parlare della mia esperienza
in movimento dal "CORAGGIO DI ASCOLTARSI" al "RITMO DEL CORPO"
come via verso la consapevolezza
grazie all'ascolto, all'osservazione e all'apertura di cuore nel vivere la quotidianità.

Per il programma completo delle conferenze



martedì 2 gennaio 2018

NON HO VOGLIA DI FARE NIENTE

Non ho voglia di fare niente.
Scelgo di stare.
Non mi sento in colpa, non nutro aspettative, non penso.
Il corpo si rilassa
cullato dal respiro:
nessun luogo dove andare.
La salivazione aumenta 
e mi trasforma 
allagando il sentire.
Mi espando:
 il silenzio mi accoglie.
Un silenzio pieno di sfumature
e di libertà.



Makunudu Island 


martedì 19 dicembre 2017

I FILI INVISIBILI

Un filo invisibile mi sfiora:
lo osservo, lo sento, mi piace.
D'un tratto mi trovo a seguirlo
e scopro un sentiero, una possibilità,
che risuona con me,
che non conoscevo
e mi incuriosisce.
Proseguo con attenzione lungo il filo invisibile
e mi ascolto:
vedo ombre che non pensavo di avere,
vedo potenzialità che non ho sviluppato.
Un altro filo invisibile mi sfiora:
lo osservo, lo sento, mi piace.
Lascio andare il filo precedente
per accogliere l'invito di una nuova via
più coerente con la mia trasformazione.
Il viaggio nella profondità del mio essere
è un intrecciarsi di fili
che mi legano al mondo 
 e che mi allontanano da esso 
in un dolce fluttuare tra gli specchi di ciò che sono.







lunedì 11 dicembre 2017

giovedì 7 dicembre 2017

LA LIBERTA' DI SCEGLIERE

Quando leggo un libro e una frase mi colpisce per la sua intensità, mi piace condividerla. Così oggi tocca a Berlin, la trilogia di Fabio Geda e Marco Magnone:

"Dev'esserci un momento in cui la gente comincia a morire.
No, non a morire, a fare qualcosa di meno coraggioso, di meno eroico: sbiadire.
All'inizio succede piano, parte da un polso, da una caviglia, 
da un punto dietro alla testa facile da coprire con i capelli.
Nessuno se ne accorgerà per molto tempo.
Ma è da lì che tutto ciò che ti sembra bello, e valoroso, e nobile, e puro, finisce."


Queste poche parole hanno una grande profondità e credo in qualche modo  abbiamo sfiorato un po' tutti, almeno una volta nella vita, in un momento di particolare scoramento, dolore o  tristezza. Un momento importante, decisivo per la potenzialità di scelta in esso racchiuso. La scelta di abbandonarsi ad esso o quella di rinascere, lasciando andare  una parte di noi stessi legata al passato. In questa decisione si manifesta la consapevolezza o l'inconsapevolezza che abbiamo scelto di vivere.

domenica 3 dicembre 2017

CORSI E RICORSI STORICI

Quando nel 2008 scelsi di ribaltare la mia vita, lasciando il ruolo di imprenditrice che avevo rivestito per oltre 20 anni, non sapevo assolutamente dove sarei approdata. Saltai nel vuoto (non senza fatica, dubbi e perplessità) e con semplicità dispiegai le ali verso nuovi orizzonti senza alcuna rete di protezione ad accogliere eventuali cadute. Feci una pazzia agli occhi di molti: da parte mia ero stimolata dalla nuova avventura che stava per iniziare, ma terrorizzata dalla paura di annegare, a distanza di tempo, in un mare infinito di "Te l'avevo detto!". Accettai di buon grado (si fa per dire: frustrazione ed alti e bassi erano all'ordine del giorno) un faticoso periodo di transizione e mi dedicai spesso alla meditazione ampliando i momenti che tanto amavo e che avevo sempre ritagliato con grandi difficoltà nel mio precedente e frenetico ritmo di vita. Insomma, mi aprii interiormente, cercando di comprendere cosa ero pronta a fare. Fu così che un giorno, in meditazione, arrivò l'intuizione di scrivere un libro: al mio categorico rifiuto a farlo, l'intuizione si trasformò in un martello persistente ogni volta che meditavo. Ci vollero sei mesi perchè trovassi il coraggio di prendere la penna ed iniziare a scrivere: in realtà, avevo ceduto solo in parte alla richiesta, in quanto, cercando di fuggire da quel compito così ostico, avevo trovato il compromesso che mi avrebbe salvato dalle mie debolezze e permesso di non affrontarle; raccolsi, infatti, con gran semplicità ed ordine le riflessioni nate in meditazione nel corso degli anni.  Impiegai un anno a scartabellare centinaia di quaderni, a dividere gli argomenti e a dare un senso logico al tutto: molto soddisfatta mi recai da un un caro amico, un lama buddista, per mostrargli il mio immenso lavoro e averne un parere a proposito.  Fu così che il mio castello di carte crollò miseramente al suolo, mettendo a nudo la mia paura di mettermi in gioco, e di fronte al suo "E in tutte queste parole tu dove sei?", mi rimboccai le maniche e ricominciai la stesura da capo, scrivendo della mia esperienza e rendendo il libro più personale: mi ci vollero due anni e fu un'opera titanica.
Così nacque "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI guardare alle cose cambiando prospettiva" e mai titolo e consiglio furono più centrati di questi. 
Perchè oggi ho scritto tutta questa pappardella? Perchè sono immersa nella stessa situazione di 9 anni fa. In meditazione è arrivata l'intuizione per un nuovo volume e sono alle prese con un tenace tentativo di ostruzionismo volto ad evitarla. Sono pronta a svelare una nuova paura che mi appartiene. Mi ci vorranno 6 mesi di resistenze, tanta fatica e 3 anni di scrittura e riscrittura? Non so, ma forse quando si è già fatta esperienza una volta, la seconda procede più speditamente. Nel frattempo la quotidianità mi donerà gli spunti necessari ad approfondire il sentire: le presentazioni rientrano di buon grado tra gli stimoli migliori.
Mercoledì sera, 6 dicembre, sarò alla Biblioteca di Piobesi Torinese e dialogherò con Giancarlo Caselli, psicologo clinico ed editore che stimo moltissimo. Giancarlo ha scritto la prefazione alla ristampa del Coraggio e per me è stato un grande dono. 
Chissà che l'incontro di mercoledì e quello del 15 Dicembre al Centro Pannunzio di Torino (alle 18), sempre in compagnia di Giancarlo, siano una svolta importante a sciogliere i freni inbitori che ancora mi trattengono dal mettermi in gioco per la seconda volta con grande profondità. 
E guai a chi mi dice che la scrittura non è terapeutica! ;-)





martedì 28 novembre 2017

I LIBRI

Mi piacciono i libri che si fanno divorare: quelli che non riesci a smettere di leggere. I libri capaci di  accompagnarti in un viaggio che vorresti continuare per sempre. I libri capaci di farti sognare; quelli capaci di metterti ali per volare in alto o per scendere in picchiata all'interno di te stesso. Quei libri racchiusi in una frase o in un momento che ti rimarrà per sempre nel cuore. Quei libri così vivi da farti emozionare, piangere e ridere di gusto. Mi piacciono i libri specchio: quelli in grado di rimandarti parti di te  che avevi dimenticato o di capovolgere gli schemi a cui sei abituato.
Mi piacciono i libri scritti bene. Quei libri che scorrono lievi e intriganti allo stesso tempo. I libri che ti incuriosiscono al punto da voler conoscere meglio l'autore.
Mi piace leggere e mi piace scrivere. Se penso alla scrittura e osservo i libri che ho scritto, sento un cambiamento prendere forma in me, un seme di leggerezza, di sogno, di avventura. Un seme che ancora deve germogliare, ma che sto seguendo con cura e dedizione. E' un seme di fiducia, di cieli aperti e di sentimenti. Un seme che darà frutti.





domenica 25 giugno 2017

GRAZIE DI CUORE

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI 
è stato ristampato
grazie a tutti voi preziosi lettori.
Scrivere "IL CORAGGIO" è stata una grande fatica
ed il frutto di un'importante crescita personale.
 Presentare il libro in giro per l'Italia 
e relazionarmi con il pubblico
è stata un'esperienza meravigliosa
dalla quale ho imparato moltissimo.
La consapevolezza di aver risuonato con tanti cuori
mi colma di gioia.

Una bellissima prefazione, scritta da Giancarlo Caselli,
arricchisce la nuova edizione.

A tutti coloro che hanno acquistato il libro precedentemente,
 con estrema gratitudine.


"Si narra che il grande filosofo tedesco di area cattolica Max Scheler venne sorpreso in una “casa di malaffare” in compagnia di una prostituta e che quando si sentì dire “maestro, da Lei non ce lo saremmo mai aspettato” lui rispose “i filosofi sono come i cartelli stradali, devono indicare la via non percorrerla…”
Non so quanta verità ci sia nell’aneddoto che ho riportato ma sono convinto che chiunque per poter, credibilmente, indicare una via debba averla percorsa, magari con fatica e sofferenza.
La prima cosa che mi ha colpito quando ho conosciuto Donatella Coda Zabetta  è che la strada lei l’ha percorsa tutta e, quindi, non parla per astrazione ma per conoscenza e, in qualche modo, nel suo libro ho trovato assonanze con i Ricordi, sogni e riflessioni dove Jung, mirabilmente, riesce a condurci all’interno del suo pensiero attraverso la sua esperienza di vita.
Il coraggio di ascoltarsi è un libro che può essere letto su piani diversi che convergono, però, tutti su un medesimo punto: nella vita si può cambiare purché si sia disponibili di essere parte e guida del cambiamento stesso.
L’assunto che troviamo alla base è che solo il “soggetto” può essere artefice della propria trasformazione semplicemente (e faticosamente) cambiando prospettiva (o “vertice” come avrebbe detto Bion) di osservazione e per fare questo non servono necessariamente interventi esterni taumaturgici ma la voglia di mettersi in gioco e di ascoltare le voci che sussurrano dentro di noi.
Il primo piano di lettura che incontriamo è quello autobiografico: attraverso il libro possiamo ripercorrere e condividere le tappe principali del percorso che ha portato l’autrice a muoversi lungo il continuum estroversione/introversione imparando l’importanza di dar più voce al mondo interno che non a quello esterno ed a scoprire un nuovo senso nelle cose che la circondano assumendo anche una scala di valori diversa da quella che l’aveva accompagnata nella prima parte della vita (per inciso ricordo che anche Carl Gustav Jung sosteneva che la vita è, in qualche modo, divisa a metà di cui la prima parte più “mondana” e la seconda più “introspettiva”).
Il secondo piano di lettura lo definirei più metodologico in quanto, sempre attraverso la sua esperienza (ma non solo), l’autrice affronta con ordine e rigore numerosi temi e argomenti come la paura, il dolore, le debolezze e il perdono che, se non correttamente gestiti, possono diventare tra le principali fonti di malessere e disagio del nostro quotidiano (il tema del quotidiano non va assolutamente sottovalutato banalizzandolo e relegandolo a parte ineluttabile della nostra vita, basti pensare che uno dei primi trattati di Sigmund Freud fu proprio La psicopatologia della vita quotidiana).
Attraverso questa lettura metodologica si evince chiaramente come il concetto dell’ascolto sia centrale per affrontare il tema del cambiamento, d’altra parte non lo è forse in tutte le professioni terapeutiche? Ma quanto spesso, nel quotidiano viene trascurato, portati come siamo a concentrarci più sulle nostre idee e sulle nostre sensazioni che non su quanto gli “altri” ci dicono? E tra questi altri, inserisco a pieno titolo il nostro corpo che, troppo frequentemente, consideriamo quasi come un estraneo in quella dicotomia mente corpo che ci accompagna.
Donatella Coda Zabetta accompagnandoci in questo meraviglioso viaggio alla riscoperta di noi stessi ci insegna proprio l’importanza di rappropriarci del nostro corpo, e di ascoltare i segnali che questo ci lancia, come strumento principe per dare un senso alle nostre emozioni, alle nostre paure (e non solo) e non farci travolgere da loro.
Il terzo piano di lettura è quello pratico dove incontriamo una serie di esercizi che ci permettono, progressivamente e con semplicità, di sperimentare quanto abbiamo letto e ci portano a interiorizzare il fatto che non solo questo percorso non è impossibile ma, anzi, è praticabile e, pur con le sue difficoltà, fonte di piacere e benessere.
Ovviamente la lettura di un libro resta sempre un momento individuale di scambio tra chi ha scritto e chi legge e ciascuno coglie ciò che è pronto e disponibile a cogliere in quel momento, ecco perché il mio suggerimento è di leggere più volte il libro (anche a distanza di tempo) e ogni volta scoprirete di trovarvi di fronte sempre a un’esperienza unica e irripetibile.
Vi lascio con una suggestione: il grande psicanalista James Hillman ha scritto, tra gli altri, un bellissimo libro, che si intitola Le storie che curano, dove esplora la nascita della psicanalisi come cura delle parole e con le parole; anche questo libro è una storia che cura, provate ad avvicinarvi ad esso lasciandovi avvolgere dal testo e trasportare dalla corrente delle parole e vedrete che lentamente le posizioni tra chi legge e chi scrive diventano più sfocate, siete arrivati ad un quarto piano di lettura, quello magico, dove il cambiamento comincia a scorrere dentro di voi non per scelta ma per necessità e, se riuscirete ad abbandonare le vostre resistenze, vi renderete veramente conto che le prospettive attraverso le quali osservare ciò che ci circonda sono più di quante potessimo immaginare… così come quando recandoci al Prado e soffermandoci ad osservare il dipinto Las Meninas di Velasquez in un primo momento siamo consapevoli di essere gli spettatori che stanno guardando un quadro ma, poco dopo, rapiti dall’intensità della scena ci rendiamo conto di essere nella prospettiva in cui si trovava il pittore mentre lo dipingeva e ci identifichiamo con lui, ma solo per un attimo perché veniamo immediatamente travolti dalle emozioni e realizziamo di essere posizionati nel luogo in cui si trovava il Re, soggetto assente della raffigurazione (cercate una riproduzione e capirete, andate al museo a Madrid e proverete).
Grazie Donatella, grazie per il coraggio di ascoltarti che hai avuto e grazie per averci regalato questo libro che, come scritto in copertina, è “un libro per sempre”.

Giancarlo Caselli
Psicologo clinico
Presidente “La Terza Via”
Centro di Incontri e di Formazione Junghiana
per la Crescita Personale e Professionale

Per chi volesse acquistarlo: 
IL GIARDINO DEI LIBRI  AMAZON  IBS


venerdì 14 aprile 2017

EGO E MALATTIA

"L'uomo vive in base al proprio Ego, che ha una fama costante di potere. Ogni "Ma io voglio...", è espressione di questa volontà di potenza. L'Io si dilata sempre più e fa in modo di asservire sempre l'uomo con travestimenti sempre nuovi e sempre più belli. L'Io vive di questa limitazione e ha quindi paura della dedizione, dell'amore e dell'unione. L'Io decide e realizza un polo, e di conseguenza spinge fuori l'ombra, la proietta sul Tu, sul mondo circostante. La malattia compensa tutte queste unilateralità in quanto attraverso i sintomi lo riporta al centro ogni volta  che se ne allontana. La malattia, che richiede umiltà e abbandono, compensa la superbia dell'Ego."



Quanto siamo complicati e divisi noi umani! 
E che giri infiniti ci creiamo per giungere al centro di noi stessi! 
Siamo continuamente sbalzati da un polo all'altro (bene, male - giusto, sbagliato - vivo, morto) 
e resistiamo strenuamente al movimento della vita che si dispiega! 
Ci ancoriamo indefessi alle nostre abitudini, ai nostri schemi mentali, alle nostre proiezioni 
e via di giudizi! 
Per non parlare delle responsabilità: appartengono sempre ad altri. 
E così, 
fortunatamente, 
ci ammaliamo per tornare umilmente al nostro posto, 
riconoscere quanto ci appartiene 
e imparare a lasciarlo andare.

mercoledì 12 aprile 2017

LA PAURA DELL'OMBRA

"La nostra ombra ci infonde paura. Questo non deve meravigliare, in quanto essa consiste esclusivamente di tutte quelle parti di realtà che abbiamo allontanato il più possibile da noi. L'ombra è la somma di tutto ciò che noi crediamo fermamente che dovrebbe essere eliminato dal mondo affinchè il mondo possa essere bello e sano. Ma le cose stanno esattamente all'opposto: l'ombra contiene tutto ciò che il mondo - il nostro mondo - ha bisogno di avere per sanarsi. L'ombra ci rende malati in quanto ci manca la sua presenza per poter essere interamente sani."




Gente strana noi umani. Vorremmo stare al sole senza fare ombra. O almeno ci piacerebbe. Ma da che mondo è mondo, quando una fonte di luce ci illumina, irrimediabilmente facciamo ombra. E' vero che l'ombra ci segue e possiamo anche far finta di non vederla, ma questo non cambia il fatto che essa ci stia dietro e faccia parte di noi. Ed osservandola al tramonto è addirittura ben più grande di noi. Quando la luce è poco intensa, l'ombra diviene ancora più consistente. (Quando siamo tristi, ad esempio, è come se l'ombra avvolgesse tutta la realtà che ci circonda.)
Partendo dal dato di fatto che l'ombra non può essere eliminata, perchè non farci amicizia? ;-)

PS: solo quando la Luce è perfettamente allineata con noi, non facciamo più ombra. Chi sa dirmi il perchè?

martedì 11 aprile 2017

GRUPPI ESOTERICI

"Ogni gruppo ha la sua giustificazione e in certi momenti può fornire a chi cerca determinati stimoli e impulsi. Questo impulso può essere del tutto indipendente dalla qualità interiore del gruppo stesso. Niente a questo mondo può essere tanto cattivo da non essere in grado di trasmettere una determinata informazione a chi ha imparato a vedere consapevolmente. Il valore di un sistema o di una comunità è difficile da definire in termini assoluti, e dipende in primo luogo dal livello di coscienza di chi cerca. Se uno avverte un'affinità in una determinata associazione, significa che può ancora profittare dei suoi insegnamenti, e allora questa associazione gli sarà utile. 
Raramente però la situazione rimarrà tale per sempre. Infatti tutte le associazioni a partire da un determinato momento denotano una certa pigrizia nella loro evoluzione, che spesso è più lenta di quella del singolo.
Verrà così il momento in cui questa comunità ha assolto il suo compito nei riguardi del singolo; e questi troverà altre affinità, che gli consentiranno di compiere altri passi avanti.
Questo appunto è anche il pericolo di tutte le associazioni: ritenere che il proprio insegnamento, che per lo più abbraccia solo un aspetto della realtà, sia la verità unica e sola, e distogliere quindi le energie dalla tensione all'evoluzione personale per dedicarle invece all'attività missionaria, all'attività associativa e alla rivalità nei confronti di chi pensa in modo diverso. Il sistema diviene così rigido e fine a se stesso, invece di liberare dalle fissazioni. Il gruppo diviene il rifugio di chi cerca l'affermazione di se stesso. Si forma così una schiera di discepoli, la cui ricerca esoterica si esaurisce nell'analisi delle parole del maestro. La via diventa un vicolo cieco."



Trovo molto interessante ed attuale questa riflessione di Dethlefsen.Vi è un grande proliferare di gruppi esoterici e associazioni volti a promuovere pratiche dai nomi altisonanti e percorsi per la crescita personale. 
L'offerta è sempre determinata dalla richiesta e questo ci fa intuire quanto l'uomo, sempre più destabilizzato e confuso, tenda attualmente a ricercare nella spiritualità una risoluzione ai propri disagi. Ogni incontro ha radici e significati profondi e avviene nel momento in cui chi cerca è pronto a farne tesoro. Lo scontrarsi con la disillusione è sempre un grande dono.

sabato 8 aprile 2017

sabato 15 ottobre 2016

SUPERIORE ED INFERIORE, MIGLIORE E PEGGIORE, LE ETICHETTE DEL GIUDIZIO


In verità ciò che è realmente superiore non ha bisogno di sopraffare ciò che è inferiore, in quanto questo è il suo stesso essere spirituale ad un altro livello: deve sostenerlo ed organizzarlo, per realizzare in esso la propria continuità spitituale. Ciò che è inferiore ha bisogno di evolvere, onde ha bisogno di ciò che è superiore: per realizzarlo in sè, ascendendo ad esso, secondo un impulso libero, che può apparire autoritario rispetto a ciò che, al livello inferiore, vuol trattenervelo e di conseguenza gli fa impedimento. Il pericolo è che appaia elemento di liberazione ciò che appartiene a tale livello e perciò a questo presume ridurre quanto gli è superiore.  Ciò che è superiore, in ciascuno, è lo Spirituale, unificante tutti. Lo Spirituale che ordina e guida, non fa questo per sopraffare, bensì per realizzare la superiore natura in ciascuno. Le diversità di gradi della evoluzione umana, le differenze che realmente esistono, non hanno altro senso.



Ho apprezzato moltissimo questa riflessione di Scaligero. Da sempre sento nel cuore il bisogno di eliminare le cattedre dell'ego dal mio percorso: in quanto di questo si tratta. Il cuore unisce, l'ego divide e ricava la sua forza dal potere nella materialità. Che questo potere si manifesti attraverso la conoscenza, la ricchezza, la visibilità .... non ha importanza: è sempre un potere diretto dalla mente e teso a distinguersi dagli altri, a elevarsi al di sopra degli altri. E il fine giustifica i mezzi, consapevoli o inconsapevoli che siano. Ritengo la manipolazione del dolore e delle debolezze dell'altro un atto di una violenza inaudita, una mancanza di rispetto verso la vita stessa. La superficialità e la mancata empatia con cui ci si avvicina all'altro non fanno altro che specchiare quanto sia superficiale la conoscenza di se stessi. In un mondo di isole, mi piacerebbe si iniziasse a parlare di arcipelago.


mercoledì 28 settembre 2016

LA LIBERTA'


"La libertà è un retorico miraggio, finchè è proiezione della dipendenza della coscienza dal sensibile, onde l'uomo si rappresenta la propria autonomia come affermazione di sè nel mondo dei sensi, o come velleità di potenza, o come lattiginoso universalismo mistico: forme diverse di una malattia che finisce sempre col pesare sui più deboli della collettività. 
L'alternativa in sostanza apre il varco alla scelta volitiva dell'autocoscienza: il mondo infero può divenire ambito di realizzazione del mondo supero, grazie allo svincolamento della coscienza dalle forme dell'apparire, che normalmente la condizionano oltre la loro necessaria funzione nella sfera del sensibile. L'apparire, infatti, non parla alla coscienza dell'Io, bensì alla brama, che può manovrare la coscienza in quanto coscienza riflessa."
....
"Le forze del passato si proiettano nell'avvenire come brama, condizionando l'uomo che non le conosce e tuttavia crede di agire indipendente da esse."


Scaligero è un autore molto difficile. Richiede tempo per una comprensione approfondita ed essa  si può realizzare solo se i passi fatti nel percorso la permettono. I suoi scritti sono prezioso scrigno di insegnamento e di riflessione. 
Mi piace questo estratto di Scaligero: lo trovo particolarmente significativo osservando quanto sia faticoso per l'uomo odierno non identificarsi con il mondo sensibile e perseguire al suo interno l'affermazione di sè. La ricerca di un riconoscimento nell'ambito sensibile fa parte della brama che manovra la coscienza in quanto coscienza riflessa e svia l'uomo dalla realizzazione interiore.

domenica 4 ottobre 2015

RESILIENZA

Estratto da "Mantra Madre" di Selene Calloni Williams:

"Resilienza" è un termine per lo più attribuito alla metallurgia, infatti è un termine derivato dalla scienza dei materiali che indica la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione. Pertanto la resilienza è un principio basilare in alchimia, nel processo che porta alla trasformazione del vile metallo in oro. Ma in senso più generale, può definirsi come l'arte dell'adattamento al cambiamento, volgendo le incertezze in opportunità e i rischi in innovazione.
Applicata in ambito umano, la parola resilienza indica la capacità delle persone di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinnanzi alle difficoltà, la forza di reagire, fino a capovolgerle, alle situazioni avverse. Una persona resiliente è in grado di adattarsi e fornire una risposta reattiva (personalmente preferirei il termine "consapevole" a "reattiva") alla situazione in atto.
La capacità della resilienza è sicuramente tanto più sviluppata in un uomo quanto più egli è vicino alla natura. La natura, infatti, dimostra in tutte le sue forme, dalle più complesse ed evolute, alle più semplici e primitive, una capacità di resilienza straordinaria."



Non aggiungerei altro a questo splendido estratto di Selene Calloni Williams. Auguro a tutti una serena giornata e che la resilienza sia con voi. ;-)