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giovedì 2 novembre 2017

LA FORZA ILLUMINANTE DELLE PAROLE

La forza dentro di noi è un seme che va coltivato.



Ti svegli alle 2 di notte con una frase che pulsa per venire alla luce. Ti giri nel letto e ti dici che te la ricorderai sicuramente la mattina successiva. Poi ti giri  nuovamente e sai che non sarà così. O la scrivi o te la perdi. Quante volte è successo: inutile ripetersela per decine di volte, la mattina successiva quelle poche parole sembrano svaporate con l'alba. Così recuperi la matita che utilizzi per sottolineare il libro di turno e ce la scrivi sopra per metterla al sicuro.
Il giorno dopo la rileggi e realizzi che si tratta di un messaggio importante. Così scegli di condividerla. Chissà mai che qualcun altro ne faccia tesoro.



mercoledì 13 settembre 2017

CHI SEI?

Un cuore grande in una gabbia toracica troppo stretta. 
Un cuore luminoso e forte in un recinto. 
Un cuore ribelle a cui piace espandersi oltre la palizzata per esplorare l'universo.
Un cuore che ama osservare, ascoltare, comprendere, crescere.
Un cuore fragile di fronte agli spigoli della realtà.
Un cuore ferito, a volte adombrato, a volte invincibile.
Un cuore umano.
Un cuore di luce.
Il mio cuore.



Sacred Caves. 1932

mercoledì 6 settembre 2017

AVERE UNO SCOPO

"Lo scopo di una persona è al principio come una luce che essa scorge lontana mentre cammina di notte lungo una strada buia. Essa fa di questa luce il proprio scopo e cammina per raggiungerlo. Lungo la strada scorge un'altra luce, tra sè e la prima, comprende che prima deve arrivare alla luce più vicina, e va verso di essa. Dopo un certo tempo, scorge una terza luce, di nuovo fra sè e la luce verso cui sta andando, e così di seguito. Ciò si ripete varie volte finchè, all'ultimo, essa vede la luce più vicina a sè, cioè lo scopo che è capace di raggiungere da dove si trova.
Non abbiate quindi una visione troppo grande delle cose; non guardate troppo lontano; guardate più vicino. Non potete cominciare a lavorare per un qualche futuro remoto; lavorate per domani. Trovate qualcosa di sbagliato oggi. Perchè? Perchè ieri era sbagliato. Perciò, se fate  giusto l'oggi, il domani sarà giusto. E soltanto con uno scopo è possibile ricordare quello che avete fatto ieri e quello che fate oggi: ciò che corrisponde al vostro scopo e ciò che non vi corrisponde."



Trovo molto significativo questo estratto di Ouspensky. Da quando sono piccola inseguo una luce, lontana e indefinita. A tratti la vedo e a tratti mi rendo conto di averla persa di vista. Così si è dispiegata la mia vita, nonostante la consapevolezza che quella luce è sempre presente nel mio cuore. E' stata questa consapevolezza ad illuminare i momenti bui e le ombre che ho attraversato; e sempre la stessa consapevolezza mi ha aiutato a fare chiarezza su ciò che non mi corrispondeva e mi ha donato la forza di lasciarlo andare. Questo non significa affatto che quella luce abbia acquisito una migliore definizione, ma la sua luminosità ha attivato in me l'apertura necessaria a scorgere luci più vicine, definite e raggiungibili. Così ho imparato a vivere alla giornata, ad accogliere le opportunità e i segnali, a ribaltare gli schemi, a cambiare, a lasciar andare gli attaccamenti e a inseguire le luci.
I momenti di più grande dolore sono stati anche i momenti più luminosi, quelli in cui quella luce lontana  acquisiva maggiore definizione mostrandomi una luce vicina e alla portata.
La singolarità è che la luce che segnava il mio cammino a breve termine non corrispondeva mai a quello che "PENSAVO" di dover raggiungere, ma era qualcosa di assolutamente nuovo e innovativo, che donava significato al vissuto. Tutte le esperienze fatte, i dolori attraversati e le ombre che mi portavo dietro servivano solo a farmi arrivare a quella luce in modo così semplice e naturale che a ragion veduta sembrava impossibile non me ne  fossi resa conto.
Ogni luce raggiunta è stato un dono ad illuminare il mio cammino verso la realizzazione.



sabato 29 luglio 2017

ARRENDERSI

Arrendersi al passato è accogliere le esperienze vissute.
Arrendersi al passato è accogliere le scelte compiute,
consapevolemente o inconsapevolemente.
Arrendersi al passato è accogliere il corpo, le sue tensioni e rigidità,
le sue debolezze, la sua maturazione.
Arrendersi al passato è accogliere i ruoli che ci hanno condizionato.
Arrendersi al passato è
vedere i fili invisibili che ancora determinano le nostre azioni
e trovare il coraggio di tagliarli.
Arrendersi al passato è essere consapevoli di non poterlo cambiare.
Arrendersi al passato è essere consapevoli di poter scegliere il presente.
Un presente che parte da quello che è stato,
ma che non è definito da esso.
Si può rinascere.
Sempre.
La vera forza è arrendersi,
per essere liberi.







sabato 22 aprile 2017

LA NOSTRA FORZA E' LA NOSTRA RESISTENZA

La nostra forza è la nostra resistenza. Tanto siamo tenaci a tener testa agli eventi traumatici che sconvolgono la nostra vita, tanto siamo tenaci a resistere ai cambiamenti che ci coinvolgono in profondità. Come se la forza si identificasse con una barriera di protezione e non con un'energia interiore che deve essere canalizzata. 
Spesso le persone più forti sono anche le più rigide, le più restie ad accogliere le proprie debolezze. Si instaura una dinamica contraddittoria per cui la debolezza e il lasciar andare vengono visti come rinuncia all'utilizzo della forza e per questo osteggiati in tutti i modi.
La crescita evolutiva ci pone inevitabilmente di fronte a rese incondizionate e questi passaggi risultano i più critici per le persone forti: la loro capacità di resistere agli eventi senza venirne travolte si trasforma di colpo nella polarità opposta sfociando in una resistenza all'accoglienza della loro parte più vulnerabile.
Il corpo in queste situazioni è un grande alleato: la sua tensione e la sua rigidità sono specchi fedeli di questa resistenza. Lo stare, inteso come abbandono, attesa, accoglienza, diviene uno snodo importante all'emersione della resistenza che ci caratterizza. Il movimento stesso del corpo specchierà il controllo che la "forza" richiede per resistere alla spontaneità.
A fronte di questa consapevolezza, la via più facilmente percorribile è proprio quella della fisicità.
Sciogliere le tensioni ed ammorbidire i movimenti significa accogliere la resistenza che ci caratterizza e trasformarla, poco per volta, in resilienza.