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venerdì 24 agosto 2018

IL PASSATO E I SUOI RUOLI

Spesso viviamo all'ombra del passato senza accorgercene. Questo accade perchè rinunciare ai ruoli che ci portiamo dietro significa far fronte al carico emotivo che li ha rivestiti. Non sempre abbiamo il coraggio di tuffarci nel baratro del già vissuto e ripercorrere le situazioni che ci hanno fatto soffrire  realizzando le emozioni represse che ci siamo messi in tasca.
Ammettere con noi stessi di aver provato odio, rabbia feroce, invidia ... scalfisce la nostra immagine di persone per bene, a maggior ragione quando queste emozioni sono state dirette verso gli affetti più cari.
Illudersi di non aver provato alcuna "reazione emotiva" al vissuto non porta niente di buono: congelare il sentire e stiparlo in cantina è come depositare un carico esplosivo sotto i  piedi. Questo  comportamento autoprotettivo ingrigisce le giornate con un paio di lenti scure retroattive pronte a donarci il cerino per accendere la miccia  di quel fantomatico gomitolo emotivo quando meno ce lo aspettiamo. Viaggiare armati è rischioso, per noi stessi e per gli altri. Scendere in cantina lo è altrettanto, soprattutto perchè il rinfrescare la memoria non ci rende immuni al suo dolore, ma, se vogliamo muoverci, liberi dal rischio di saltare in aria, sarà un viaggio da intraprendere.
Oltre la porta della cantina ci troveremo di fronte ai vestiti dei ruoli che ci piacciono di più: vittima, carnefice, adolescente, incapace, pretenzioso, malato immaginario, narcisista, crocerossina ... ad ognuno il suo. Il trucco sta nell'entrare in cantina non come attori protagonisti per infilarsi i costumi di scena, ma come registi del film che del nostro passato. Guardare alle immagini  con distacco ci permetterà di   osservare le emozioni dei personaggi come naturali reazioni agli eventi e di accoglierle con maggior serenità. Quando la pellicola sarà esaurita avremo maturato una visione più adulta e oggettiva dei ricordi e potremo anche perdonarci, non senza un velo di tristezza, di aver provato emozioni così potenti e distruttive e di averle trattenute. 
A questo punto i costumi di scena si dissolveranno e forti dell'esperienza e della consapevolezza generata dalla visione potremo chiudere la porta della cantina ormai svuotata dei suoi pericolosi contenuti per prepararci a girare un film di tutt'altro genere, quello che ci rappresenta.







martedì 22 maggio 2018

UNA VITA, TANTE VITE

Camminano nella vita tante parti di me:
la bambina che sono stata,
l'adolescente,
la donna.
Camminano nella vita tante parti di me
immerse nei ruoli che nel tempo ho ricoperto.
Camminano nella vita tante parti di me:
voltandomi indietro le osservo 
riconoscendo le cadute, le esperienze, i successi.
Camminano nella vita tante parti di me
e nel presente le accolgo
insieme alle fragilità, alle paure e al dolore.
A camminare nella vita ora sono io
con il mio passato 
e con la consapevolezza che grazie ad esso ho maturato.
Ogni passo è un movimento verso il mio  centro
e il cuore lo sa.




sabato 11 novembre 2017

LA CONFUSIONE

Essere bambina, ragazza, donna, oggi, non è semplice. Essere bambino, ragazzo, uomo, oggi, non è semplice.
I  ruoli, che per tanto tempo hanno caratterizzato la figura maschile e femminile, sono crollati, lasciando in eredità una crisi d'identità che coinvolge tutti indistintamente dal genere.
Il grande cambiamento intervenuto con l'acquisizione di una maggiore indipendenza femminile ha stravolto gli schemi relazionali e ha acuito l'insicurezza insita nella mancata comprensione di chi siamo. Ognuno di noi ha in sè una parte maschile e femminile ed è il loro disequilibrio o la loro armonia a formare la realtà con cui ci confrontiamo. Se proviamo rabbia verso una parte di noi stessi e non la riconosciamo, inevitabilmente, esploderemo questa aggressività all'esterno per alleggerirne il peso: se non sentiamo questa emozione così distruttiva, infatti,  possiamo illuderci non esista. Questo tipo di atteggiamento annulla anche la lealtà all'interno dello stesso genere (cioè, con se stessi) dando vita nella quotidianità ad una lotta tra più schieramenti diretti e generati dagli schemi mentali dell'educazione e resi sempre più rigidi dalle esperienze vissute. Alla base di tutta questa confusione, la paura di ascoltarsi, di riconoscere le proprie emozioni e debolezze, di vedersi al di là della maschera sociale che ci nasconde. Solo un profondo lavoro individuale potrà trasformare questa confusione, in quanto solo nel momento in cui io riesco a essere in armonia dentro di me e a fare pace con le mie parti, sarò in grado di manifestare questo equilibrio.
Disperdiamo, con grande inconsapevolezza, tutte le nostre energie all'esterno in battaglie senza senso, dimenticando che il significato più profondo del nostro essere qui ed ora è crescere, ricordando la nostra unità.






sabato 29 luglio 2017

ARRENDERSI

Arrendersi al passato è accogliere le esperienze vissute.
Arrendersi al passato è accogliere le scelte compiute,
consapevolemente o inconsapevolemente.
Arrendersi al passato è accogliere il corpo, le sue tensioni e rigidità,
le sue debolezze, la sua maturazione.
Arrendersi al passato è accogliere i ruoli che ci hanno condizionato.
Arrendersi al passato è
vedere i fili invisibili che ancora determinano le nostre azioni
e trovare il coraggio di tagliarli.
Arrendersi al passato è essere consapevoli di non poterlo cambiare.
Arrendersi al passato è essere consapevoli di poter scegliere il presente.
Un presente che parte da quello che è stato,
ma che non è definito da esso.
Si può rinascere.
Sempre.
La vera forza è arrendersi,
per essere liberi.