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giovedì 26 maggio 2022

VIAGGIARE

 Viaggiare nel tempo e nello spazio. 
Viaggiare esternamente e internamente. 
Viaggiare per scoprire, conoscere, comprendere, crescere.
Viaggiare per aprirsi a nuovi orizzonti, per ampliare lo sguardo.
Viaggiare per entrare in mondi inesplorati e confrontarsi con se stessi.
Viaggiare per muoversi e vivere con totalità.

Ci sono diversi tipi di viaggi e diversi modi di viaggiare. Ognuno di loro è determinato dalle nostre scelte. Ci sono viaggi di piacere e viaggi di dolore. Viaggi leggeri e viaggi faticosi. Ogni viaggio porta con sè le esperienze di cui abbiamo bisogno per crescere. 
Viaggiare è confrontarsi con il proprio mondo interiore specchiandolo in ciò che incontriamo e percepiamo al di fuori di noi. Ogni movimento esterno specchia un movimento interno che forma la nostra identità e la definisce. A volte ci sono movimenti consapevoli, altre volte inconsapevoli. Le scelte che possiamo operare sono infinite, come infiniti sono i mondi della nostra interiorità. Scoprire se stessi è un viaggio intenso, a tratti faticoso, ma sempre interessante.
Nessun viaggio è mai fine a se stesso in quanto parte da noi per farvi ritorno. Nel tragitto manifestiamo la nostra natura, la conosciamo, la apprezziamo, a volte la detestiamo. Gli ostacoli del viaggio ci insegnano l'accettazione, ci mostrano l'intensità del nostro intento e ci illustrano la nostra direzione. Direzione che possiamo scegliere di perseguire o di cambiare.
L'esplorazione è fatta di osservazione, ascolto e sentimento.



Il Toce - Donatella Coda Zabetta

lunedì 23 maggio 2022

PRESENTAZIONE "LEILA UNA STORIA COME TANTE"

 Venerdì 27 Maggio 2022 alle 21,00 sarò in Biblioteca a Cigliano 
per parlare di Leila con una carissima amica, 
autrice a sua volta di volumi che ho molto amato.
Sono felicissima di questo incontro e spero partecipiate numerosi
per condividere con noi
spunti di riflessione, ascolto, dialogo e tanta magia.





sabato 9 ottobre 2021

LEGGERE CHE PASSIONE

 Nelle ultime settimane ho letto parecchi romanzi. Ho sempre dedicato il mio tempo libero alla lettura di saggi,  ma ho iniziato ad aprirmi in modo consapevole ai romanzi quando ho scelto di scriverne uno. E devo ammettere che questa mia scelta è stata ampiamente ricompensata dal beneficio di una lettura coinvolgente, ma non troppo impegnativa. Alcuni romanzi li ho letteralmente divorati, altri li ho abbandonati dopo poche pagine senza rimorsi. Un tempo sarei ostinatamente arrivata alla fine con grande sprezzo del pericolo e forte dell'illusione che prima o poi vi avrei scorto le ragioni che avevano portato alla pubblicazione dello stesso, ma oggi ho smesso di fossilizzarmi. Un romanzo può piacere o non piacere affatto. Per quanto mi riguarda un prerequisito fondamentale è che sia scritto bene e con questo intendo un italiano corretto, una prosa fluida e coinvolgente. Non riuscirei a proseguire la lettura se dovessi riscontrare frasi mal architettate, errori grammaticali e refusi in abbondanza. D'altra parte l'editing è basilare e un buon editore lo sa.
Leggere un romanzo è come viaggiare: stimola la tua immaginazione, specchia situazioni, sentimenti ed emozioni, tocca la tua interiorità e ti induce a riflettere aprendoti a nuove prospettive di osservazione. 
In ogni romanzo puoi trovare una frase scritta apposta per te: esattamente quella di cui avevi bisogno.
E questo credo sia un altro tratto saliente a caratterizzare le scelte di lettura: certi romanzi ti attirano a sé in modo inspiegabile.
Leggo molto velocemente e voracemente e così ho pensato di dedicare qualche minuto per condividere quanto ho letto nelle ultime settimane e mi è piaciuto. 
Vi segnalo "L'acqua del lago non è mai dolce" di Giulia Caminito, la saga di Stefania Auci "I leoni di Sicilia" e "L'inverno dei leoni",  "Due vite" di Emanuele Trevi, "L'arminuta" di Donatella Di Pietrantonio, "Le otto montagne" di Paolo Cognetti.






 

domenica 26 settembre 2021

ESSERE LIBERI

 In questo periodo si sente spesso citare la parola "libertà" e ho meditato molto a mia volta su questo termine. A mio avviso non si può riflettere sul significato di libertà senza introdurre altri due fattori: quello di scelta e di responsabilità.
Io mi sento libero quando posso scegliere e sono libero quando mi assumo la responsabilità della mia scelta. Il processo scaturisce dal nostro centro per poi farvi ritorno.
Immaginiamo la vita come un percorso in montagna: partiamo dalla valle, dalle radici del nostro albero, per arrivare in cima, ai rami carichi di frutti dello stesso. Siamo terra e siamo cielo: il nostro viaggio integra e completa le due dimensioni.
Non ci è dato creare la montagna, ma siamo liberi di scegliere i sentieri da intraprendere e assumerci la responsabilità delle nostre scelte.
Può capitare che ad un certo punto la montagna ci presenti un paesaggio impervio e carico di pericoli e difficoltà. A quel punto la nostra scelta si fa veramente difficile. Continuare il cammino è una partita al buio. Possiamo scegliere di fermarci al punto in cui siamo arrivati oppure assumerci il rischio di andare oltre, pur sapendo che stiamo per intraprendere un percorso inesplorato e dovremo assumerci la responsabilità della nostra scelta e far fronte a ciò che incontreremo lungo la via. 
Se siamo giovani non avremo dubbi: ci sentiamo carichi di energia e la nostra voglia di vivere ci sprona ad andare oltre. Scegliere di fermarsi è contro natura e una certa dose inconsapevolezza e spavalderia fanno il resto. Accettiamo la sfida e la responsabilità della scelta. La morte è troppo lontana per fare la differenza.
Se siamo nella mezza età i dubbi fanno capolino e si ergono consistenti al punto da assumere le parvenze di un labirinto in cui è facile smarrirsi in un bilancio continuo di pro e contro. Possiamo rimanere nell'impasse del nostro labirinto oppure possiamo procedere. La nostra mente fornirà giustificazioni a iosa per supportare la nostra scelta qualunque essa sia. Scelta che ci renderà liberi nel momento in cui riusciremo a operarla trascendendo il labirinto. Siamo "i tiepidi", coloro che stanno nel mezzo: la morte non è lontana, ma nemmeno vicina e il nostro attaccamento alla vita ci rende schiavi della sua ombra.
Se siamo in età avanzata, come per i giovani, la scelta è più semplice pur partendo da presupposti opposti. Le energie vacillano, ma la vicinanza della morte rende la scelta di vivere ancora più forte. Tanto vale procedere e assaporare la bellezza del paesaggio quanto più è possibile. La morte è troppo vicina per fare la differenza.
Cosa accomuna le varie età? L'impossibilità di cambiare la montagna: quella è e quella rimane. Per tutti.
Possiamo scegliere di indossare scarponcini e coraggio e procedere o possiamo fermarci ai campi base soddisfatti del percorso già fatto. La nostra scelta è libera e dipenderà dalle nostre priorità. 
Spesso sento ripetere che di fronte alla realtà non abbiamo scelta: non sono d'accordo. Anche non scegliere implica una scelta. E siamo sempre liberi di scegliere. Possiamo farlo attivamente o passivamente, ma non potremo mai accusare la montagna di limitare il nostro cammino.
La montagna è quello che ci serve per crescere, maturare e conoscerci meglio. E sono i crepacci a fare la differenza in quanto nel loro superamento è insito il salto dimensionale di cui abbiamo bisogno.



Foto di Francesco Ungaro da Pexels

mercoledì 22 settembre 2021

L'ORDINE DELLE COSE

 Osho ha scritto una frase molto significativa: 

"L'illuminazione accade quando accade: non la puoi pretendere, non la puoi ordinare, non puoi farla accadere tu. Certo, puoi fare molto perché accada, ma qualunque cosa farai non funzionerà come una causa. (....) Affinché possa accadere ti devi dissolvere."

Osho, The Secret of Secrets, vol. II

Oggi ho meditato, dopo aver letto questa riflessione, facendo spazio in me. L'immagine che improvvisamente si è presentata è stata quella di un formicaio. L'ho accolta e ho osservato la vita frenetica delle formiche che si manifestava davanti ai miei occhi. Gli infiniti percorsi, gli ostacoli, le interazioni, i pericoli, le nascite e le morti. E in quell'infinitamente piccolo tutto mi è sembrato relativo ed effimero. 
Ne è seguita l'intuizione della vita come scuola esperienziale. L'immagine di tante scuole ed esperienze differenti a definire i percorsi. E la consapevolezza che quando una scuola è terminata o non è più funzionale, è naturale cambiarne i presupposti attraverso un percorso di morte e rinascita. Con distacco ho osservato la stessa relatività del formicaio in forma umana.
La vita continua, ma non è più mia o tua. E' semplicemente un'energia d'amore che ci attraversa e ci alimenta fino a quando il nostro percorso giunge a compimento. 
In questo momento storico così delicato in grado di porci di fronte alla nostra fragile umanità senza mezzi termini, l'ordine delle cose mi ha donato serenità alleggerendo i pensieri di attaccamento e controllo per nutrire la mia capacità di accettazione. 



lunedì 20 settembre 2021

NON SI PUO' AIUTARE CHI NON VUOLE AIUTARSI

Spesso mi è capitato di confrontarmi con le persone in merito al percorso verso la consapevolezza. 
E spesso mi è capitato di ascoltare la frase: "Io voglio cambiare" in momenti di grande sofferenza. 
Cosa significa "cambiare"? 
La trasformazione non è mai indolore. Significa rinunciare alla sicurezza dell'abitudine di schemi consolidati per inoltrarsi nel territorio inesplorato di una nuova prospettiva. Per compiere questo passo ci vuole coraggio e, soprattutto, grande umiltà.
Immaginate un labirinto (la nostra mente con i suoi schemi) fatto su misura e di cui conosciamo ogni particolare. Sebbene, a volte, quel labirinto ci tolga aria e libertà abbiamo paura ad abbandonarlo. 
Paura di perderci nel vuoto delle mille possibilità. Ci manca il fiato al solo pensarlo.
La vita ci sprona spesso ad abbandonare il nostro labirinto ponendoci di fronte ad ostacoli che per essere affrontati richiedono svolte e scelte importanti. 
Ma quante volte noi troviamo il coraggio di fare una scelta fuori dagli schemi?
Spesso siamo così accecati dalla paura da non scorgere nemmeno la via sconosciuta che si profila davanti ai nostri occhi. La guardiamo senza vederla e ci ripetiamo allo sfinimento di non avere scelta.
Quando sento pronunciare la fatidica frase "Io voglio cambiare" cerco sempre di osservare la persona e comprendere se quelle parole sottendono un velato "a modo mio". 
In questo caso, sono consapevole che sarà molto difficile che la trasformazione possa avere luogo. 
Questa riflessione è il tema portante dei miei libri. In "Leila una storia come tante" ho cercato di concretizzarla con un viaggio nella quotidianità della protagonista.






sabato 18 settembre 2021

C'ERA UNA VOLTA

 C'era una volta... iniziano così le favole. 
C'era una volta e ora non è più. 
E' passato.

Eppure passiamo moltissimo del nostro tempo a rimuginare e altrettanto lo viviamo trattenendo le zavorre e le dinamiche del passato. Ogni giorno ci svegliamo con la nostra valigia piena zeppa di c'era una volta e sbilanciati dal suo peso pensiamo, agiamo e ci relazioniamo.
Siamo il prodotto immaturo di un passato che genera i presupposti di un presente vissuto inconsapevolmente. 
Quante volte ci capita di reagire agli eventi?
Ci attiviamo come molle per una frase che non ci piace, per una situazione che ci mette in difficoltà, per qualcosa che ci infastidisce. Ci fermiamo raramente e come treni in corsa sorpassiamo le stazioni della nostra vita senza nemmeno rendercene conto. Ci muoviamo in modo automatico e riflettiamo allo stesso modo utilizzando gli schemi a cui la nostra percezione ci ha abituato. Rimbalziamo così da uno stato d'animo all'altro senza alcun equilibrio. Ricerchiamo la sicurezza nella stabilità dell'abitudine e viviamo con angoscia tutto ciò che trascende il nostro controllo: ci inalberiamo come bufali inferociti e combattiamo le nostre partite a scacchi senza esclusione di colpi.
C'era una volta, ora e per sempre. 
Fino a che non impareremo a disgregare questo schema attraverso la consapevolezza vedremo il passato ripetersi indefinitamente nella storia delle nostre vite e delle generazioni. 
E come pedoni di scacchiere virtuali combatteremo contro cavalli, torri, alfieri, re e regine cercando di sottrarci agli attacchi e attaccando a nostra volta senza realizzare che siamo diretti da una regia esterna a cui tutto compete: l'inconsapevolezza.
Solo un regista sa bene che il c'era una volta è funzionale allo sviluppo del film e non può protrarsi all'infinito senza annoiare lo spettatore.
La cosa buffa è che noi non ci annoiamo neanche perché siamo così coinvolti dal nostro c'era una volta da non accorgercene nemmeno.




lunedì 13 settembre 2021

QUANDO ENTRI NEL TUNNEL

 Quando entri nel tunnel ti senti costretto e preoccupato. Percorrendolo smetti di guardare oltre e di guardarti intorno. Tutto è buio. Anche quel microscopico puntino di luce che fa capolino alla fine dello stesso ti sembra insignificante e smetti di osservarlo.  
Tornare al centro è l'unico sentiero percorribile per continuare a camminare senza arrendersi alla volubilità degli stati d'animo. Passo dopo passo avanzi incerto brancolando nell'incertezza del presente. 
Focalizzarsi sul respiro aiuta a mantenere equilibrio e oggettività. 
E ti osservi mentre procedi lentamente come una piccola formica affaticata dal peso di un carico più grande di lei. Sorridi e sai che quella formichina non si fermerà perché quello è il suo cammino.
Vita: passaggio fugace all'interno delle proprie fragilità per riscoprire se stessi.



Foto di Filipe Delgado da Pexels


mercoledì 1 settembre 2021

CHE CI FA UNA BARCA A VELA NEL FIUME?

 La piccola barca a vela si era persa. Osservava le sponde boscose alla sua sinistra e alla sua destra mentre la massa d'acqua scivolava via intorno a lei. Non le era dato vedere la sorgente né la destinazione di tutta quell'acqua che la trascinava a valle. Avrebbe voluto prendere tempo per capire qualcosa in più, ma per restare ferma doveva comunque resistere in quanto l'inerzia avrebbe comportato l'affidarsi alla corrente. La piccola barca si rese conto che non era possibile evitare una scelta. A fare la differenza era solo la consapevolezza: poteva scegliere di resistere o di non resistere alla corrente. Se issava la vela la situazione peggiorava ulteriormente: un vento forte la sferzava da più direzioni e la piccola barca rischiava di ribaltarsi. 
Doveva agire e  in fretta. E si sa che la fretta è cattiva consigliera, sempre.
La piccola barca scelse consapevolmente di resistere e prendere tempo: era un buon momento per tornare al centro e chiedersi quale fosse la direzione giusta per lei.
Fu a quel punto che vide la grande aquila volteggiare nel cielo: osservò il maestoso rapace e ne invidiò la vista acuta e distaccata; da lassù poteva certamente vedere il lungo corso del fiume e i suoi pericoli.
E mentre la piccola barca a vela si dilettava in queste meditazioni, si illuminò. 
Aveva importanza sapere? Le avrebbe evitato secche e cascate lungo il percorso? O avrebbe potuto evitare la fine del viaggio?
Probabilmente avrebbe prestato più attenzione, ma al di là di questo solo l'interrompere il viaggio l'avrebbe messa al riparo dai pericoli (o questa era la sua illusione?).
La soluzione si celava nella consapevolezza della scelta. Solo in questo modo la piccola barca sarebbe stata in grado di accettare le difficoltà della via che aveva scelto assumendosene la responsabilità.
Era pronta a riprendere il viaggio e a seguire il corso del fiume. Lentamente. Con i suoi tempi.
Godendo della bellezza del paesaggio e del presente, consapevole delle sue scelte e delle sue fragilità.



Foto di Oziel Gómez da Pexels



giovedì 5 agosto 2021

LA CONFUSIONE

 Difficile non essere confusi in questo periodo. 
Si legge di tutto e il contrario di tutto. 
Le parole si incrociano, si scontrano, si annullano.
La mente è un'accozzaglia di pensieri, dubbi, perplessità.
Ricerco il silenzio e un respiro che ossigeni polmoni e cervello.
La stanchezza sopravviene improvvisa a imporre una sosta,
una deviazione, una caverna.
Tra tanti colori mi è di conforto il buio della notte.
Le nuvole oscurano le stelle
e amplificano la pace dello stare.
Nessun rumore, nessuna distrazione: il silenzio.
Nella solitudine mi osservo.
Fatico a riconoscermi.
Chi sono? Dove sto andando?
Lascio andare orpelli e maschere:
il loro peso mi è insopportabile.
Accolgo il vuoto delle mille possibilità,
senza paura.
Resto in ascolto.




Foto di Francesco Ungaro da Pexels



sabato 17 luglio 2021

METTERSI A NUDO

 Mettersi a nudo fa paura.
Trattenere la corazza
che abbiamo eretto nel tempo
a proteggere la nostra vulnerabilità
è un atto istintivo.
Ogni mattone del muro intorno a noi
è stato posto a coprire una ferita, 
a difendere una fragilità.
Possiamo avere l'impressione 
che disgregando la nostra protezione
si disintegri il nostro stesso essere.
Mettersi a nudo fa paura.
La paura di non riconoscersi più.
Abbandonare la maschera
del personaggio che siamo abituati a recitare
trasforma la visione di noi stessi
al punto da sentirsi estranei 
nei confronti di chi siamo.
E se ci fossimo persi per sempre
nel labirinto illusorio delle maschere?
La voragine che si apre sul vuoto
è terrificante:
non mostra appigli o ancore di salvezza.
Mettersi a nudo fa paura.
Ci vuole coraggio e una certa dose di spavalderia
nella totale assenza di certezze.
E' una scelta consapevole.
E' un percorso tortuoso e doloroso.
È la nascita di un nuovo mondo.
Un mondo che ci aspetta da sempre,
pronto ad accoglierci.
Tra terra e cielo: il cuore.





sabato 3 luglio 2021

LE RELAZIONI

 Il lungo periodo di chiusura al quale, con fatica, ci siamo abituati, ha cambiato profondamente il nostro modo di relazionarci agli altri. Si è creata una distanza non solo fisica, ma anche emotiva. La mancata possibilità di una condivisione partecipata ci ha allontanati e resi più estranei.
Quando ci troviamo in mezzo alla gente è naturale sentirsi disorientati o infastiditi. Il nostro spazio personale si è talmente dilatato nel periodo Covid che il ridurlo stimola in noi quella percezione di pericolo che ci è stata propinata per mesi in relazione al contatto con l'altro vissuto come potenziale fonte di contagio.
Ci siamo quindi trasformati in palloncini gonfi e a tenuta stagna. Mi piace l'idea del palloncino che custodisce con attenzione l'aria vitale al suo interno con un nodo di chiusura ben stretto affinché nulla esca. E... nulla entri.
Non riesco a non pensare all'effimera vita del palloncino e alla sua vulnerabilità. Prima o poi si sgonfia comunque. Non è bello di per sé, ma lo diventa per mano ad un bambina, in un gioco tra ragazzi, quando rallegra una festa di compleanno, di laurea,  di pensionamento.
Forse quando ci sentiamo smarriti o nervosi in mezzo alla gente dovremmo pensare al nostro palloncino, allentarne il nodo di chiusura, senza preoccuparci del fatto che il nostro spazio si riduca, e ricordare che la nostra bellezza risplende e acquisisce significato quando siamo parte di una rete di relazioni.



Foto di Jessica Bryant da Pexels

venerdì 2 luglio 2021

IL PASSATO

 Il passato, soprattutto quando porta con sé dolore, fa paura. Relazioni difficili e cariche di dinamiche irrisolte possono destabilizzarci e innervosirci solo se le affrontiamo con inconsapevolezza lasciandoci travolgere dalle reazioni automatiche che ci inducono a ripetere sempre gli stessi passi. 
Per questo è importante imparare a vivere quelle relazioni nel presente rimanendo centrati.
Noi siamo cambiati e le persone che ci circondano sono cambiate. Difficilmente nel tempo si rimane uguali a se stessi. Si può crescere o ci si può irrigidire sempre più. Ognuno ha un suo percorso e le scelte fatte ne stabiliscono la direzione.
Per questo è importante vivere anche le relazioni più faticose in uno stato di presenza. Un filo invisibile ci lega al passato e non ci abbandona mai: a fare la differenza è come ci rapportiamo ad esso.
Possiamo prendere quel filo per mano e scegliere di allentarne la tensione oppure possiamo finire aggrovigliati al suo interno.



Foto di Ksenia Chernaya da Pexels

sabato 5 giugno 2021

LEILA & CO

Oggi pensavo a Leila. Alla sua uscita in pandemia. Alla sua invisibilità. 
Forse il libro si è portato dietro l'energia della protagonista e quella dei temi trattati. 
L'intento che ne ha diretto la stesura era quello di rendere visibili storie di violenza troppo spesso taciute o messe a tacere.
Non dovrebbe quindi stupirmi il fatto di aver intrapreso una via in salita.
A otto mesi dalla sua uscita è stato letto da pochi, sebbene sia stato apprezzato e abbia ottenuto ottime recensioni.
Da qui nasce la mia riflessione.
I percorsi desueti mi appartengono da sempre. 
Quando osservi e ascolti con attenzione, le vie che devi percorrere si manifestano naturalmente e non puoi esimerti dal farne esperienza.
Quando scrissi "Il coraggio di ascoltarsi" misi su carta pensieri e riflessioni senza filtrare l'esperienza vissuta. Il titolo accattivante e le tante presentazioni ne promossero la diffusione. A volte qualcuno condivideva con me le difficoltà della lettura per poi confermarmi di averlo compreso a distanza di anni.
Ad oggi "Il coraggio di ascoltarsi" continua a vendere ed essere ristampato. Forse era solo in anticipo con i tempi.
"Il ritmo del corpo" fu un'ulteriore passo avanti nel mio percorso e la sua diffusione sebbene più rallentata, continua pian pianino a farsi strada. 
Credo molto in questo volume: ritengo la consapevolezza del corpo un passaggio essenziale nella crescita personale. In una realtà in cui il corpo è diventato un semplice mezzo di sussistenza, tornare a vivere la fisicità come alleata inscindibile della nostra presa di coscienza è un passo quanto mai necessario, sebbene molto faticoso.
Il mio percorso non è mai stato esente dalla fatica che comportano le difficoltà: i miei scritti non possono esserne liberi e forse per questo, a modo loro, sono terapeutici. 
Con Leila la scelta è stata ancora più azzardata: mettere su carta l'indicibile.
Quando si prende contatto con il corpo, non si può non ascoltarne le memorie.
Il filo invisibile che traccia i miei passi si inerpica sempre più, scavando nelle radici della natura umana.
Spesso mi viene chiesto a cosa stia lavorando, se abbia ripreso a scrivere.
Non ancora, è la mia risposta.
Mi manca il passaggio della condivisione che con Leila non ha ancora potuto manifestarsi. 
Il mio percorso in solitaria non si è mai fermato. 
Tante sono le comprensioni maturate in questi anni di lavoro introspettivo. E sono state arricchite dal percorso universitario di Scienze e Tecniche Psicologiche.
A mancarmi è la direzione in cui svolgerle. La condivisione è un dono per chi lo offre e per chi lo riceve.
Un dono ha maggior valore se è cucito su misura su chi lo riceve.
E Leila, a suo modo, mi sta inviando dei segnali: "Prendi nuovamente contatto con i lettori: ascoltali, osservali, comprendili".
E questo è il mio intento attuale. Sono in apertura.

Per chi fosse interessato ai volumi di cui parlo in questo post: Il giardino dei libri - Donatella Coda Zabetta






venerdì 30 aprile 2021

IL VELO DELL' ILLUSIONE

Siamo così abituati a credere alle nostre stesse illusioni che facciamo fatica a restare oggettivi.
Abbiamo smesso di sentire il corpo, trascurando i suoi segnali a favore di ciò che consideriamo prioritario, e, in questo modo, ci siamo allontanati da quel filtro così importante per mantenere i piedi ben radicati a terra. 
Veleggiamo vuoti tra le nuvole, sospesi in mezzo alle maschere e agli attori delle nostre illusioni, recitando la parte che riteniamo più funzionale. 
Uno, nessuno, centomila.  Ondeggiamo da una parte all'altra senza sosta, insoddisfatti, arrabbiati, tristi, demotivati.
E quando la realtà irrompe con durezza a squarciare il velo collassiamo e, senza arrenderci, tentiamo di ripararlo, una volta ancora. 
La realtà non ci piace e forse anche noi non ci siamo mai piaciuti.
Il web ci ha offerto la possibilità di navigare nell'illusione e così la rete si è trasformata in un mercato libero dove manifestare emozioni e frustrazioni senza limiti, dove esplorare ciò che ci aggrada e cancellare ciò con cui non vogliamo confrontarci. Dove l'altro assume la forma delle nostre aspettative, non esistendo di per sé, ma solo per l'immagine che noi gli incolliamo addosso.
Il velo dell'illusione si ispessisce ogni giorno un po' di più e la stanchezza si amplifica con il nostro lento svaporare.
Nell'immobilità e nella chiusura abbiamo dimenticato il corpo: troppo indaffarati a vagare con la mente cercando di sopravvivere a noi stessi. E invece di andare dentro siamo finiti in rete riempiendo il nostro contenitore fisico di emozioni e informazioni, per poi scappare dal suo peso in una bolla illusoria di invulnerabilità e controllo.
Sospiro e osservo. Osservo e respiro. Respiro e ascolto. Ascolto e accolgo. Accolgo e vedo. Vedo e allungo le mani. Allungo le mani e tocco il limite del mio sguardo. 
Da qualche parte bisogna pur iniziare.
Nulla dura per sempre. 






sabato 17 aprile 2021

FIERA DEL LIBRO DI CREMONA - LEILA UNA STORIA COME TANTE - Domenica 18 Aprile 2021 alle ore 21,00

La prima volta che visitai Cremona fu in occasione della presentazione del mio primo saggio
"Il coraggio di ascoltarsi".
Ricordo ancora con commozione la calorosa e gentile accoglienza del Sig. Spotti:
lo incontrai sotto i portici tra le bancarelle di libri e immediatamente mi fece sentire a casa.
Fui molto rattristata quando appresi della sua scomparsa.
Domenica sera sarà con me quando dialogherò con
Claudio Ardigò
di "Leila".
L'amore per la lettura e i libri unisce i cuori in una dimensione che non ha confini.


Domenica 18 Aprile 2021
alle ore 21,00
Claudio Ardigò presenta il romanzo "Leila una storia come tante"
di Donatella Coda Zabetta




domenica 21 marzo 2021

RINASCERE A SE STESSI

 La natura si sta risvegliando: il giardino si anima di cinguettii e sugli alberi compaiono le prime gemme. Nei prati fanno la loro comparsa le pratoline e gli occhi della Madonna. I colori tornano a dipingere il paesaggio e una nuova energia prende forma e manifestazione.
Le giornate si allungano e la voglia di rinascita che aleggia nell'aria non lascia indifferenti. Lo "stare" a causa del Covid si trasforma in un atto innaturale e ancor più faticoso se focalizziamo l'attenzione all'esterno.
Come ho ripetuto spesso, l'energia si divide e si alterna tra lavoro esterno (incombenze della quotidianità) e lavoro interno (interiore): non è mai sincrono.
Per questo motivo accogliamo lo "stare" come una meravigliosa opportunità di rinascita a noi stessi. Portiamo l'attenzione al nostro centro e al nostro sentire: rivalutiamo alla luce degli eventi le nostre priorità e le nostre scelte per portare armonia all'interno di noi stessi. Approfondiamo le nostre radici, rinforziamo la nostra stabilità e accogliamo con gratitudine le gemme di nuovi percorsi esperienziali. Il Covid ha disintegrato le nostre sicurezze e la nostra illusione di controllo cambiando il nostro modo di vivere e di relazionarci agli altri: accettiamo la sfida e ripartiamo dal nostro sé.
E che questo primo giorno di primavera sia fonte di rinascita e di riconoscimento.



Foto Donatella Coda Zabetta