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martedì 25 aprile 2017

BUFALE IN CORSA ...

"Anche se la dicono cinquanta milioni di persone,
una sciocchezza è sempre una sciocchezza".
Anatole France



Ciò che è vero per il capobranco è vero anche per il gregge che lo segue.
La mancata assunzione di responsabilità personale porta alla rinuncia ad un proprio discernimento.
L'affidarsi totalmente è donare il proprio potere personale all'altro.
Lamentele e feroci giudizi a posteriori 
 sono rivolti a chi li proferisce 
e, senza rendersene conto, li proietta all'esterno.

mercoledì 11 gennaio 2017

AVEVO DIMENTICATO

"Avevo semplicemente dimenticato che non è sempre conveniente dire la verità a chiunque, 
che ognuno capisce secondo il suo modo di pensare (la sua programmazione interna) 
e le sue abitudini, 
che il vero inusuale "non passa" senza un mare di spiegazioni 
e che le persone che pongono domande non sempre sono interessate a conoscere le vere risposte,
poichè ogni domanda non è necessariamente una vera domanda, 
ma spesso semplicemente l'occasione di uno scambio sociale leggero, 
una "conversazione all'inglese": 
" Che bel tempo oggi - Sì, il tempo adatto per questa stagione."


Leggendo questa riflessione, ho sorriso. Avevo dimenticato ...
www.ildiamantearcobaleno.com

venerdì 6 gennaio 2017

L'UOMO PRIMITIVO E NOI


La coscienza deve sempre sostituire la risposta istintuale con una sua azione, diversa per natura e per orientamento, perchè la reazione istintuale ha una dimensione collettiva che è necessariamente in contrasto con le finalità individuali dell'Io e con la sua conservazione.
L'adattamento dell'istinto alla situazione individuale è spesso insufficiente; l'istinto infatti è utile a un livello primitivo per un Io primitivo, mentre risulta estremamente dannoso per un Io sviluppato. Per esempio, una reazione emotiva che spinga a uccidere può essere utilissima per un selvaggio nella foresta;  ma nella vita normale dell'uomo civilizzato essa risulta, salvo che nella guerra, non solo inappropriata, ma decisamente pericolosa. La psicologia delle masse ci ha tragicamente insegnato quanto possa essere insensata e letale per l'Io l'azione degli istinti, anche nei casi in cui operi nell'interesse del collettivo.


La lettura del volume di Neumann è molto stimolante e mi induce a pormi un sacco di domande. Nel blog precedente (IL BRANCO, IL GREGGE E NOI) ho analizzato la passività individuale degli appartenenti al gruppo. Passività che si manifesta con una rinuncia al discernimento e all'assunzione di responsabilità per delega al "capo" o al "guru" di turno. Tale passività porta l'individuo ad allontanarsi dal proprio corpo e dal proprio sentire immergendolo in una sorta di sonno ipnotico (o di schiavitù) che apre le porte a reazioni istintuali ed emotive scatenate da una mente fuori controllo.
L'uomo è passato da uno stato primitivo di reattività totale ad una situazione di apatia che, adeguatamente manipolata dal carisma del "capo" di turno, lo riporta alle origini rendendolo schiavo della propria emotività. A caratterizzare le due posizioni una totale assenza di libertà.
Considerando che la consapevolezza matura al riparo delle componenti emotive, risulta evidente quanto sia difficile uscire dalla situazione di sonno ipnotico per chi vi è finito dentro.
Questa riflessione mi porta a supportare ulteriormente l'intuizione che ebbi con la stesura de IL RITMO DEL CORPO - Ed. Mediterranee.  
Con IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI Ed. Mediterranee avevo iniziato a lavorare sull'ascolto consapevole del corpo attraverso la meditazione, ma osservando le persone avevo notato che il distacco sempre più evidente dalla propria fisicità unitamente ad una mente molto reattiva avevano reso il lavoro estrememante faticoso per la tendenza a negare l'esperienza.
Nel Ritmo proposi, quindi, un lavoro sul corpo che agevolasse la consapevolezza fisica, fondamento di qualsiasi lavoro interiore. Una pratica individuale che grazie al movimento lento e consapevole favorisse l'esperienza individuale e la rendesse innegabile. 
Con la pubblicazione del libro realizzo però un altro ostacolo: la resistenza dell'individuo dormiente a mettersi in gioco. Ho molto riflettuto su questo aspetto e, in particolar modo, su come trascenderlo. 
In effetti la spiritualità dilagante fa leva sull'illusione e su greggi importanti ed è un sistema difficilmente scalfibile.
Mi sono data una risposta: pazienza e osservazione.

giovedì 5 gennaio 2017

IL BRANCO, IL GREGGE E NOI


Circa la fusione dell'individuo nel gruppo e della coscienza egoica nell'inconscio, riportiamo un'interessante osservazione di W. Trotter a proposito del gregge:

La reazione appropriata dell'individuo è di rispondere a un impulso ricevuto dal gregge e non direttamente al motivo reale di allarme. Sembra sia in questo modo che l'individuo è posto al riparo dal provare un'emozione paralizzante di paura, la quale può raggiungerlo soltanto nella forma della passione attiva e formidabile del panico.
....

Sebbene l'interpretazione teleologica di Trotter sia opinabile, dato che la reazione collettiva può anche indurre l'individuo a mettersi in situazioni pericolose o addirittura esiziali, tuttavia il fenomeno merita di per sè attenzione. Nella situazione originaria ogni componente del gruppo è sintonizzato più sul gruppo che non sul mondo esterno; esso è orientato verso il gruppo, dal quale dipende per le sue reazioni. Non è tanto l'individuo che determina direttamente il suo rapporto con il mondo esterno, quanto piuttosto l'entità immaginaria "gruppo" che si incarna nel capo o, tra gli animali, nell'animale guida, la cui coscienza supplisce a quella dei componenti del gruppo.




Questo estratto di Neumann mi ha fatto ricordare le esperienze più volte vissute durante la stesura della mia tesi osservando il comportamento dei daini. Il daino dominante è l'animale che permette al branco di pascolare con tranquillità mantenendosi vigile e attento. Esso utilizza la coda, come segnale facilmente visibile e adottabile, per avvisare il branco di un eventuale pericolo (la coda smette di muoversi spontaneamente e si mantiene fissa e orizzontale) o della necessità della fuga (la coda viene sollevata verticalmente mostrando la zona bianca e nera). Appena il segnale viene dato, tutto il branco lo adotta e reagisce di conseguenza.
Leggere le parole di Neumann mi ha fatto ripensare a questo comportamento istintivo e a come la natura abbia adottato, nella sua semplicità, un modo per tutelare la collettività attribuendo il ruolo di dominante all'animale più forte ed evolutivamente più adatto.
Se osservo la scena nuovamente, è evidente quanto l'entità immaginaria gruppo si affidi con totalità alla coscienza dell'animale dominante. Il gruppo svolge un ruolo in qualche modo "passivo" rispetto all'animale guida "attivo".
Dove voglio andare a parare? Sugli umani naturalmente.
Quella frase "la coscienza del capo supplisce a quella dei componenti del gruppo" mi sembra quanto mai attuale. La passività del gruppo dinnanzi alle scelte di colui che è stato eletto "capo" o "guru" di turno crea un'energia difficilmente scalfibile. Il singolo, appartenente al gruppo, che contesta la scelta opinabile del "capo" di turno, viene solitamente espulso o escluso dal gruppo dai membri dello stesso.
Possiamo osservare la passività di cui sopra nella nostra quotidianità tante volte: nella famiglia, nella scuola, nell'ambiente lavorativo, politico o religioso. Come se la scelta di un punto di riferimento carismatico, fosse intimamente collegata alla rinuncia alla propria capacità di discernimento. Come mai questo avviene? Forse  questo comportamento prese forma proprio per le ragioni di cui sopra, ma con lo sviluppo della coscienza dell'individuo, a mio avviso, continua ad essere radicato per motivi differenti, quali la paura ad assumersi la responsabilità di una scelta o una diminuita capacità di discernimento. Senza accorgercene, tendiamo ad assumere comportamenti sempre più passivi e slegati dalla fisicità (la tecnologia ha facilitato e sostituito molte attività fisiche legate alla quotidianità - lavare i piatti, ad esempio, o andare a piedi o in bicicletta), allontanandoci sempre più dal contatto con il nostro corpo. Per supplire a questa carenza di movimento, vi è poi la tendenza a praticare attività aerobiche intense che non facilitano a loro volta un ascolto del corpo. Questo distacco dalla fisicità ha permesso alla mente di prendere il sopravvento, allontanandoci dallo strumento più adatto a filtrarla: il corpo. Una mente molto attiva e non filtrata dal sentire non ha come priorità il benessere psico-fisico, ma la ricerca della "felicità" attraverso il soddisfacimento di desideri ed aspettative: questa attitudine può creare confusione per il labirintico sistema del nostro modo di pensare. E quando siamo confusi, diventiamo passivi: non abbiamo chiarezza sulle scelte da attuare per i troppi elementi in esse coinvolti e ci blocchiamo. (E' infatti il corpo a rimandarci con naturale spontaneità: questo ti fa stare bene, quest'altra cosa non ti fa stare bene, rendendo la scelta semplice e diretta.) Il blocco crea passività ed essa richiama altra passività: inevitabilmente la non scelta  è comunque una scelta che regala il nostro potere personale ad altri. L' affidarsi al "capo" di turno incrementa così l'atteggiamento passivo e ci rende  schiavi del sistema che noi stessi abbiamo creato.
Gente strana noi umani.

Questo blog non è semplice, lo so bene. L'intento con cui è stato scritto è quello di offrire spunti di riflessione personale e di dialogo. Mi piacerebbe conoscere il vostro punto di vista.