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mercoledì 1 settembre 2021

CHE CI FA UNA BARCA A VELA NEL FIUME?

 La piccola barca a vela si era persa. Osservava le sponde boscose alla sua sinistra e alla sua destra mentre la massa d'acqua scivolava via intorno a lei. Non le era dato vedere la sorgente né la destinazione di tutta quell'acqua che la trascinava a valle. Avrebbe voluto prendere tempo per capire qualcosa in più, ma per restare ferma doveva comunque resistere in quanto l'inerzia avrebbe comportato l'affidarsi alla corrente. La piccola barca si rese conto che non era possibile evitare una scelta. A fare la differenza era solo la consapevolezza: poteva scegliere di resistere o di non resistere alla corrente. Se issava la vela la situazione peggiorava ulteriormente: un vento forte la sferzava da più direzioni e la piccola barca rischiava di ribaltarsi. 
Doveva agire e  in fretta. E si sa che la fretta è cattiva consigliera, sempre.
La piccola barca scelse consapevolmente di resistere e prendere tempo: era un buon momento per tornare al centro e chiedersi quale fosse la direzione giusta per lei.
Fu a quel punto che vide la grande aquila volteggiare nel cielo: osservò il maestoso rapace e ne invidiò la vista acuta e distaccata; da lassù poteva certamente vedere il lungo corso del fiume e i suoi pericoli.
E mentre la piccola barca a vela si dilettava in queste meditazioni, si illuminò. 
Aveva importanza sapere? Le avrebbe evitato secche e cascate lungo il percorso? O avrebbe potuto evitare la fine del viaggio?
Probabilmente avrebbe prestato più attenzione, ma al di là di questo solo l'interrompere il viaggio l'avrebbe messa al riparo dai pericoli (o questa era la sua illusione?).
La soluzione si celava nella consapevolezza della scelta. Solo in questo modo la piccola barca sarebbe stata in grado di accettare le difficoltà della via che aveva scelto assumendosene la responsabilità.
Era pronta a riprendere il viaggio e a seguire il corso del fiume. Lentamente. Con i suoi tempi.
Godendo della bellezza del paesaggio e del presente, consapevole delle sue scelte e delle sue fragilità.



Foto di Oziel Gómez da Pexels



mercoledì 18 agosto 2021

STIAMO UCCIDENDO LA MADRE

Stiamo uccidendo la Madre.
Lo facciamo quotidianamente scegliendo di non rispettarla
e fomentando l'illusione di poterne fare a meno.
Immersi in un delirio di onnipotenza
rinneghiamo la nostra origine.
Stiamo uccidendo la Madre.
Dalla sofferenza della Terra e delle donne che la abitano
si eleva lancinante un grido di dolore muto.



Foto di Suliman Sallehi da Pexels

martedì 27 marzo 2018

RIORGANIZZARE LA MEMORIA SI PUO'

Abbiamo una valigia fedele che ci segue ad ogni passo: la memoria. 
Questa valigia è piena di ricordi, emozioni, gioia, dolore, ferite, sogni mancati e sogni realizzati, errori ed esperienze. 
Vi siete mai domandati  perchè nella valigia tutte queste cose abbiano pesi differenti e sembra che il dolore con il suo carico ne occupi la maggior parte e che la gioia, così leggera, resti spesso relegata ad un angolino? 
Io sì.
Così per curiosità decisi di appoggiare la mia valigia a terra, aprirla e osservarne il contenuto. 
Scoprii che il dolore aveva tanti fili invisibili che lo collegavano alla tristezza, alla rabbia, alla paura e a tante altre emozioni che zavorravano l'esperienza alla valigia e le facevano mettere radici tenaci  in essa. 
Ogni volta che provavo emozioni  similari realizzai, inoltre, che le radici del dolore si rafforzavano e i fili invisibili dell'emotività si intrecciavano ad altre esperienze dolorose occupando sempre più spazio. Con grande stupore osservai invece la gioia avere un unico filo invisibile che la collegava ad un enorme palloncino rosso con la scritta amore: in trasparenza al suo interno potevo leggere fiducia, amicizia, lealtà, sincerità, coerenza, rispetto ... 
Nella mia valigia il palloncino rosso era schiacciato dal peso del dolore e la sua leggerezza influiva poco sul peso che mi portavo dietro.
Così ho preso un enorme paio di forbici e ho iniziato a tagliare i fili invisibili delle emozioni delle esperienze dolorose, togliendo ad esse il carico emotivo di quando le ho vissute e riducendole a semplici episodi del passato. Man mano che tagliavo i fili, le emozioni si sgonfiavano fino a scomparire e il dolore diveniva una scatolina chiusa molto meno ingombrante. 
Questa operazione mi richiese molto tempo, ma il risultato fu spettacolare. 
Il palloncino rosso si gonfiò occupando più spazio grazie all'amore con  il quale mi ero presa cura di me stessa e le scatoline di dolore si accumularono ordinatamente in una parte della valigia liberando un sacco di spazio per le esperienze del presente. 
Soddisfatta richiusi la valigia e ripresi il cammino.
Non dimenticai mai l'importante lezione che avevo appena imparato: riorganizzare la memoria si può.
Buon viaggio esploratori della memoria.







giovedì 7 dicembre 2017

LA LIBERTA' DI SCEGLIERE

Quando leggo un libro e una frase mi colpisce per la sua intensità, mi piace condividerla. Così oggi tocca a Berlin, la trilogia di Fabio Geda e Marco Magnone:

"Dev'esserci un momento in cui la gente comincia a morire.
No, non a morire, a fare qualcosa di meno coraggioso, di meno eroico: sbiadire.
All'inizio succede piano, parte da un polso, da una caviglia, 
da un punto dietro alla testa facile da coprire con i capelli.
Nessuno se ne accorgerà per molto tempo.
Ma è da lì che tutto ciò che ti sembra bello, e valoroso, e nobile, e puro, finisce."


Queste poche parole hanno una grande profondità e credo in qualche modo  abbiamo sfiorato un po' tutti, almeno una volta nella vita, in un momento di particolare scoramento, dolore o  tristezza. Un momento importante, decisivo per la potenzialità di scelta in esso racchiuso. La scelta di abbandonarsi ad esso o quella di rinascere, lasciando andare  una parte di noi stessi legata al passato. In questa decisione si manifesta la consapevolezza o l'inconsapevolezza che abbiamo scelto di vivere.

venerdì 3 novembre 2017

IL DOLORE DELL'ASSENZA

Sto leggendo L'ordine del tempo di Carlo Rovelli. 
Apprezzo molto questo autore, fisico teorico,  
e la sua capacità di rendere semplici e comprensibili argomenti scientifici complessi.  
Apprezzo moltissimo anche la sua abilità nello spaziare dalla fisica alla vita.

Qualche giorno fa avevo postato queste parole 
dando voce al mio cuore:

"Quando i giorni non sono sempre uguali. 
Mancanza, assenza, amore."

Ieri sera leggo questo estratto dal libro di Rovelli: esso ha dato un significato ancora più profondo a quelle parole. 
Rovelli scrive della sua esperienza personale con un altro scienziato, John Wheeler; nel racconto Rovelli parla in prima persona riferendosi a John Wheeler:

"L'ultima volta che sono andato a trovarlo, a Princeton, abbiamo fatto una lunga passeggiata. Mi parlava (John Wheeler) con la voce tenue di un anziano, io (Carlo Rovelli) perdevo molte delle cose che diceva e non osavo chiedergli troppo di ripetere. Ora non c'è più. Non posso più fargli domande, non posso più raccontargli quello che penso. Non posso più dirgli che mi sembra che le sue idee fossero quelle giuste, che le sue idee hanno guidato tutta una mia vita di ricerca. Non posso più dirgli che penso che lui sia stato il primo ad avvicinarsi al cuore del mistero del tempo in gravità quantistica. Perchè lui, qui e ora, non c'è più. Questo è il tempo per noi. Il ricordo e la nostalgia. Il dolore dell'assenza.
Ma non è l'assenza che provoca dolore. Sono l'affetto e l'amore. Se non ci fosse affetto, se non ci fosse amore, non ci sarebbe il dolore dell'assenza. Per questo anche il dolore dell'assenza, in fondo, è buono e bello, perchè si nutre di quello che dà senso alla vita."





martedì 27 giugno 2017

RESISTENZE

Resisto, fuggo, divago.
Mi accorgo di avere paura
a sprofondare ancor più nel dolore.
Il corpo è scarico e devo prenderne atto.
Riposo e ricerco la leggerezza dell'attimo.
Il corpo recupera forza e armonia,
ma la resistenza non si placa:
ora è mentale.
E' necessario uno sforzo consapevole
a disgregare lo schema dell'apatia.
Muovo i primi passi incerti:
le radici sono scese in profondità e li accompagnano.
Procedo con lentezza, 
ma non fatico a camminare.
L'immobilità è giunta a compimento
dando vita ad un nuovo inizio.
Sono pronta a trasformare il dolore
in storie di guarigione.






lunedì 5 giugno 2017

PERDERSI

Capita, a volte, di perdersi. 
Capita, a volte, di rimettersi in discussione in modo così totale
da doversi osservare ed ascoltare per vedersi. 
Capita, a volte, di percepire un vuoto immenso dentro di sè,
un'assenza di confini, nella ricerca di chi sei.
Capita, a volte, di dover voltare pagina
e ritrovarsi nudi.
Capita, a volte, di doversi abbandonare al dolore e alla tristezza
per rinascere.
Capita, a volte, di sentirsi vivi come non mai.








sabato 17 dicembre 2016

AMARE LA VITA

Di fronte alla morte di chi si ama si realizza il proprio amore per la vita.

Perdere una persona amata è accogliere, allo stesso tempo, la morte di una parte di noi. La vita sembra sospendere la sua energia e l'immobilità del dolore ci avvolge con la sua gelida stretta. Solo l'amore per la vita può scuoterci dal limbo in cui il lutto ci sprofonda. 
Quando questo non avviene? Quando la vita sembra non aver più alcuno stimolo per dispiegarsi.

Quando il nodo del dolore è più forte dell'amore per la vita. 

Quando la vita non è più un dono, ma diviene una condanna, trasformandosi in sopravvivenza.
Il dolore non lascia spazio ad altro. Il gelo dell'immobilità ottunde i sensi e blocca il movimento.

Di fronte alla morte di chi si ama si realizza il proprio amore per la vita.