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lunedì 27 febbraio 2023

INSICUREZZE

    Quando ci troviamo in un ambiente buio e sconosciuto ci sentiamo fragili e insicuri. 
Non abbiamo la padronanza del movimento e non possiamo contare sulla vista per orientarci. Dobbiamo acuire udito, olfatto, tatto e sensibilità, sperimentando una nuova narrazione.
Non ci siamo resi conto di aver investito moltissimo sulla vista trascurando gli altri sensi a nostra disposizione. Abbiamo disimparato ad ascoltare, ad annusare le persone, a toccarle e a scorgerne l'anima. Le guardiamo con la lente del giudizio, barricati nelle nostre credenze e nei nostri pregiudizi perché abbiamo smesso di vedere noi stessi. 
Ci siamo infilati nel labirinto del conosciuto con la presunzione di aver capito il mondo, ma rimaniamo spiazzati di fronte alla sua trasformazione. Guardiamo e giudichiamo tanto, ma la nostra cecità è evidente ad uno sguardo consapevole.
Le nostre priorità sono essere visibili ed avere visibilità. Se sono visibile esisto e se ho visibilità mi sento al sicuro. Presupposti che non funzionano in un ambiente poco illuminato e sconosciuto come la realtà attuale. 
Come poniamo rimedio alla questione?
Intraprendiamo percorsi a caso, pur di muoverci e mettere a tacere le nostre insicurezze, oppure scivoliamo nell'indolenza inconsapevole, immergendoci in programmi per non pensare. Mettiamo a tacere temporaneamente quei pochi segnali che sfondano il muro della nostra incapacità di ascoltare.
E se accogliessimo l'assenza di visibilità come una direzione da intraprendere per esplorare gli altri sensi? 



Foto Donatella Coda Zabetta



venerdì 24 giugno 2022

VISIBILITÀ

 Visibilità. 
Quando si cerca visibilità?
Quando non ci si vede e si ha bisogno della visione degli altri per vedersi.
La visibilità, se ricercata continuamente e compulsivamente, è una prigione che ci lega indefinitamente ad un'immagine che non ci appartiene in quanto derivata dall'esterno.
Quando non siamo capaci di vederci?
Quando siamo stati condizionati a credere di essere sbagliati, non all'altezza,
per cui ci convinciamo che il nostro essere debba essere rettificato e normalizzato.
Questa convinzione ci impedisce di lasciar emergere ciò che siamo nella nostra interiorità privilegiando l'immagine che gli altri hanno di noi. Se per caso venisse a crearsi una situazione in cui il nostro essere entra in conflitto con questa immagine, ne usciamo devastati e disintegrati. Perseguire un'immagine che si scontra con il nostro essere più profondo porta dissociazione, confusione, frustrazione. 
Il passaggio necessario a rendersene conto passa attraverso la consapevolezza del proprio disagio, di quella spaccatura che sembra caratterizzarci bloccando la nostra evoluzione. Divenire consapevoli di questa spaccatura ci porta a domandarci da quale lato della stessa vogliamo stare. Siamo abituati a conoscerne uno solo e l'altro ci appare lontano e pericoloso in quanto per raggiungerlo dobbiamo fare un salto nel vuoto. Eppure arriva un momento nella vita in cui quel salto è inevitabile. E quando si trova il coraggio di saltare dall'altra parte ci si può sentire soli in quanto non più corrispondenti alla norma.  È solo una percezione riflessa  e mantenuta dall'abitudine di una visione distorta. Abbandonare l'immagine è fonte di libertà, espressione e realizzazione.
Ogni percorso è unico e la sua manifestazione deve derivare dall'emanazione della propria interiorità per realizzarsi. Sganciarsi da convinzioni e stereotipi è il passaggio obbligato verso la libertà dell'essere.
Sii libero e spiega le ali verso il cielo perché il mondo visto dall'alto è quanto di più fedele alla realtà possa esistere.



Foto Donatella Coda Zabetta