mercoledì 2 ottobre 2019

RESISTERE AL CAMBIAMENTO

Ogni giornata inizia con un cambiamento: il risveglio. 

E se riflettiamo su questo particolare, possiamo osservarci proprio al momento del risveglio per conoscere meglio il nostro approccio in relazione al cambiamento.
C'è chi vive il risveglio con tonicità ed entusiasmo, chi non vorrebbe alzarsi mai e chi lo fa con enorme fatica. Poi c'è chi non ha chiuso occhio tutta la notte e darebbe qualsiasi cosa per addormentarsi seduta stante.
Ci sono periodi in cui abbiamo voglia di alzarci, altri in cui solo un tenace atto di volontà ci induce a farlo. Se ripensiamo ai nostri risvegli da questa prospettiva, gli stimoli di riflessione sono numerosi.

Oggi come mi sono svegliato?

Il cambiamento prende forma con il movimento: trasforma la stabilità dell'abitudine e dell'immobilità in qualcosa di nuovo e di sconosciuto.
Per questo il cambiamento spesso fa paura e opponiamo ad esso resistenza. Tendiamo a voler mantenere il più possibile intatta la situazione di cui abbiamo il controllo, anche se non ci soddisfa pienamente. Perdere il controllo ci destabilizza, ci richiede un centro interiore equilibrato e capace della flessibilità necessaria all'apertura verso qualcosa che non conosciamo. 
Quando il nostro centro è traslato su persone, oggetti o situazioni esterne, ecco che la loro mancanza ci manda in tilt. Ci sentiamo in balia degli eventi come una fragile barchetta in un mare in burrasca. Diveniamo ansiosi, tristi, irrequieti, arrabbiati, depressi. Abbiamo dimenticato come avere fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità. Siamo così dipendenti dal mondo esterno da apparire come burattini abbandonati, che in mancanza di qualcuno in grado di tirare i fili al posto nostro, giacciono inerti. 
Quando questo accade, abbiamo una meravigliosa opportunità a nostra disposizione: quella di rendercene conto. Abbiamo la possibilità di realizzare quanto fossimo legati ad un'immagine di noi stessi (di persona di successo, di moglie o  marito, di padre o madre, di figlio o  figlia...), tanto da perdere di vista la nostra identità. Come se il ruolo avesse il potere di definirci. 
Solo con il movimento possiamo manifestarci e conoscerci meglio. Con le nostre scelte, le nostre azioni, i nostri pensieri in relazione alla vita che si dispiega. 
Potremo cadere e rialzarci, affinare la mira, incontrare gioie e dolori, crescere e maturare. E magari un giorno, chissà, risvegliarci per davvero.







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