martedì 7 novembre 2017

COMPASSIONE VERSO NOI STESSI

La compassione (dal latino cum patior - soffro con - e dal greco συμπἀθεια , sym patheia - "simpatia", provare emozioni con..) è un sentimento per il quale un individuo percepisce emozionalmente la sofferenza altrui desiderando di alleviarla. 

Luigi Volpicelli, Lessico delle scienze dell'educazione, ed. Vallardi 1978, p.191

Quante volte abbiamo permesso alla realtà di coinvolgerci così profondamente 
da dimenticarci di noi stessi? 
Quante volte ci siamo dispiaciuti per gli altri 
 ignorando il nostro dolore? 
Quante volte abbiamo chiesto al nostro corpo più energia
di quanta fosse in grado di offrirci?
Quante volte abbiamo percepito il bisogno di isolarci e mollare il tiro e non l'abbiamo fatto? 
Quante volte il corpo sfinito ci ha  forzatamente fermato
e invece di trarre giovamento dalla pausa ci siamo giudicati e colpevolizzati?
Perchè è così difficile provare compassione per noi stessi?

Bella domanda. E bella la risposta. Ciò che risulta evidente è una scala di priorità che predilige un atteggiamento diretto all'esterno prima che all'interno. Una scala di priorità sostenuta dalle aspettative che nutriamo verso noi stessi o più precisamente verso l'immagine di noi stessi.
Il prezzo da pagare per soddisfare queste aspettative non ha importanza: a quanto pare siamo dell'idea che il crollo dell'immagine o del ruolo che ci siamo prefissati ci costi assai di più.
In effetti il sacrificio richiesto per essere coerenti con noi stessi è l'accettazione di chi siamo, paure e debolezze incluse. 
Il nascondere ad altri la nostra vulnerabilità diviene essenziale per non potenziare il nostro stesso giudizio già di per sè così pesante. 
E quando il corpo dichiara la resa? Che rabbia! Un ostacolo che non ci voleva: e così, a poco a poco, ci dividiamo in pezzi, il corpo con le sue debolezze da una parte e noi dall'altra, a specchiare l'incoerenza che non vogliamo vedere.
Per approfondire questi temi: IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI guardare alle cose cambiando prospettiva.









lunedì 6 novembre 2017

DOMANDE E RISPOSTE


"La domanda non formulata diventa offerta alla nostra vera natura. 
Una domanda concettualizzata ed espressa è in qualche modo una fuga davanti alla nostra intimità.

La vera domanda sorge dalla risposta e la sua risoluzione viene dalla nostra apertura a lasciarla riassorbirsi. Fare una domanda indica che abbiamo già l'intuizione della risposta.

"La nostra medesima natura conosce se stessa attraverso se stessa.
E' essa stessa nella sua unità essenziale, attraverso domande e risposte, che è contemplata come "Io".
Questo "essere" crea il meravigliarsi che si esprime sottoforma di domande e risposte."

Abhinavagupta, Paratrisika Vivarana

... Quando vi rendete conto che il bisogno di comprendere viene dalla persona, c'è chiarezza. Voler comprendere, è riportare ai propri limiti quello che è illimitato. E' una rassicurazione che rimane sempre nel quadro del conosciuto. Non si può comprendere lo sconosciuto, il nuovo. L'accumulazione di un sapere, di nozioni sulla tradizione, viene dalla paura e vi mantiene nell'insicurezza. Rendetevi conto che nulla può mai essere compreso.

.... ogni bisogno di condurre a sè il cammino da un punto di vista concettuale,
non fa che ostacolare il vostro vissuto.

Rimangono solo le carezze, i movimenti d'energia, in rapporto alle quali rimanete liberi, aperti ad ogni possibilità. Nella non paura, vivete sul piano della percezione. Non c'è niente da pensare. Tutto è presentito: tonalità, odore, sonorità, carezze.
L'inevitabile può solo compiersi. Lasciatevi portare. Il vero "io so" può presentarsi solo in un "io non so" totalmente abitato.
Quando vivete la vita di ogni giorno da un punto di vista di un "io non so", siete apertura. Ogni cosa è possibile. Vivete d'istante in istante, senza volontà di comprensione, senza confronti con il passato nè anticipazioni."




domenica 5 novembre 2017

SEGNARE LA VIA

Quando ci si affida alla propria interiorità, le parole fluiscono sulla carta con spontaneità seguendo l'ispirazione del cuore. Si inizia a scrivere affidandosi, senza aver chiarezza su quanto emergerà. E' un po' come seguire un filo invisibile che ti porta in alto e in profondità ad esplorare nuovi orizzonti. Lo stupore e la meraviglia accompagnano i pensieri e li arricchiscono: apertura e fiducia li nutrono.
Quando ci si affida alla mente, le parole seguono percorsi logici  e didascalici, affidandosi ai percorsi della memoria. Si ha chiarezza sullo svolgimento dei pensieri e sul punto di partenza e di arrivo del ragionamento. 
La percezione che questi due modi di scrivere trasmettono è differente: nel primo caso attivano il cuore e risuonano con esso attivando le dimensioni più profonde dell'essere, nel secondo caso attivano la mente e stimolano la comprensione.
Fiabe, storie, poesie, meditazioni nascono dal cuore e svelano nuove prospettive segnando la via.
La mente osserva la via e la scruta, ne esplora i vicoli e le strettoie, girovagando nel labirinto delle informazioni memorizzate.
Il nostro approccio alla lettura determinerà le nostre preferenze: l'apertura di cuore gioirà della possibilità di esplorare nuove vie, la razionalità apprezzerà, al contrario, l'approfondimento della conoscenza.





venerdì 3 novembre 2017

IL DOLORE DELL'ASSENZA

Sto leggendo L'ordine del tempo di Carlo Rovelli. 
Apprezzo molto questo autore, fisico teorico,  
e la sua capacità di rendere semplici e comprensibili argomenti scientifici complessi.  
Apprezzo moltissimo anche la sua abilità nello spaziare dalla fisica alla vita.

Qualche giorno fa avevo postato queste parole 
dando voce al mio cuore:

"Quando i giorni non sono sempre uguali. 
Mancanza, assenza, amore."

Ieri sera leggo questo estratto dal libro di Rovelli: esso ha dato un significato ancora più profondo a quelle parole. 
Rovelli scrive della sua esperienza personale con un altro scienziato, John Wheeler; nel racconto Rovelli parla in prima persona riferendosi a John Wheeler:

"L'ultima volta che sono andato a trovarlo, a Princeton, abbiamo fatto una lunga passeggiata. Mi parlava (John Wheeler) con la voce tenue di un anziano, io (Carlo Rovelli) perdevo molte delle cose che diceva e non osavo chiedergli troppo di ripetere. Ora non c'è più. Non posso più fargli domande, non posso più raccontargli quello che penso. Non posso più dirgli che mi sembra che le sue idee fossero quelle giuste, che le sue idee hanno guidato tutta una mia vita di ricerca. Non posso più dirgli che penso che lui sia stato il primo ad avvicinarsi al cuore del mistero del tempo in gravità quantistica. Perchè lui, qui e ora, non c'è più. Questo è il tempo per noi. Il ricordo e la nostalgia. Il dolore dell'assenza.
Ma non è l'assenza che provoca dolore. Sono l'affetto e l'amore. Se non ci fosse affetto, se non ci fosse amore, non ci sarebbe il dolore dell'assenza. Per questo anche il dolore dell'assenza, in fondo, è buono e bello, perchè si nutre di quello che dà senso alla vita."





giovedì 2 novembre 2017

LA FORZA ILLUMINANTE DELLE PAROLE

La forza dentro di noi è un seme che va coltivato.



Ti svegli alle 2 di notte con una frase che pulsa per venire alla luce. Ti giri nel letto e ti dici che te la ricorderai sicuramente la mattina successiva. Poi ti giri  nuovamente e sai che non sarà così. O la scrivi o te la perdi. Quante volte è successo: inutile ripetersela per decine di volte, la mattina successiva quelle poche parole sembrano svaporate con l'alba. Così recuperi la matita che utilizzi per sottolineare il libro di turno e ce la scrivi sopra per metterla al sicuro.
Il giorno dopo la rileggi e realizzi che si tratta di un messaggio importante. Così scegli di condividerla. Chissà mai che qualcun altro ne faccia tesoro.



martedì 31 ottobre 2017

UN VIAGGIO, MILLE VIAGGI

“Io non ho segreti da svelarti, né tu devi rinunciare alla tua vita per cercare me. Ognuno di noi deve vivere se stesso. Deve svolgere il proprio compito. Io non sono frenetico, sei tu che ti proietti su di me. Io ho una strada che devo e voglio compiere.  Non è fretta la mia, ma urgenza. Ora va’. Va’ e occupati di te stesso. La notte è fatta per riposare. Il giorno per vegliare. L’acqua deve scorrere dalle sorgenti al mare, così come il sole deve seguire il movimento dall’alba al tramonto. Tu devi occuparti di te, di ciò che senti. Io devo essere libero di occuparmi di me, di quello che sento. Hai anche tu dei compiti da svolgere. Che siano davvero i tuoi, non quelli degli altri.”

 Estratto da "YANEZ ovvero il possibile"


"E' la fiaba. Immaginazione che spazia libera e profonda.
Un viaggio, mille viaggi.
Un cambiamento, mille cambiamenti.
Dentro di noi." 
scrive Paola Neyroz. 

Grazie a Paola ho imparato la bellezza del lasciarsi andare alla fantasia inseguendo storie e immagini in un mondo dove tutto è possibile. In questo viaggio ho scoperto con meraviglia quanto sia semplice trovare soluzioni, aprirsi a nuove esperienze e crescere, ritrovando la magia dell'essere se stessi.

venerdì 27 ottobre 2017

E POI ARRIVA QUEL GIORNO ...

Il giorno della saggezza, mi piace chiamarlo. 
Il giorno in cui il  numero dei tuoi anni cambia e cresce. E tu con lui.

Quando ero adolescente e nei primi anni della maturità quel giorno era un vero disastro: fiumi di lacrime allagavano il sentire di fronte all'incapacità a comprendere il senso della mia vita. Mi sembrava di veder scivolar via il tempo senza essere in grado di donargli un significato. Il compleanno era il giorno in cui mi sentivo più vuota e, forse, mi aspettavo da chi mi voleva bene quello che non avrebbe mai potuto offrirmi: quel significato. Si trattava di una vera tragedia teatrale che mi coinvolgeva fino al midollo e alla quale gli spettatori impotenti assistevano stupiti. Il "Non ti manca nulla" affogava nel mio buco esistenziale per renderlo ancora più profondo, per ingratitudine. Se non mi mancava nulla perchè non ero capace di apprezzarlo e di sentirmi realizzata? Perchè, al contrario, mi sentivo così incompiuta e arrabbiata e ingrata? Se ripenso a quei giorni, immagino fosse davvero difficile dall'esterno osservarmi senza avere dubbi sulla mia sanità mentale. Da parte mia c'era spazio solo per una tristezza inconsolabile di dimensioni cosmiche. Tristezza che raggiunse gli apici quando si manifestò la medianità tanto a lungo bloccata e intuii quanto la mia percezione di vuoto avesse una sua ragion d'essere. Il "Non ti manca nulla" era comprensibile se riferito a questo piano dimensionale, ma c'era così tanto da esplorare oltre ad esso...  Quando iniziai a muovere i primi passi lungo il meraviglioso percorso verso la consapevolezza tutto cambiò, ma il giorno del compleanno rimase sempre nella mia vita uno snodo importante. I cambiamenti più drastici e dolorosi si manifestarono molte volte in corrispondenza della mia data di nascita a celebrare la mia trasformazione. Per questo, oggi, mi piace chiamarlo il giorno della saggezza. Solitamente ci arrivo sfatta, ma dopo aver completato passaggi determinanti verso la mia realizzazione. E il dono più grande che questo giorno porta con sè è il significato.

A rendere questo giorno ancora più prezioso è la condivisione. La pienezza interiore è arricchita dai pensieri e dagli auguri delle tante persone che mi vogliono bene, di coloro che hanno condiviso con me un tratto di cammino o risuonato con il mio cuore grazie alle parole.
L'ingratitudine di un tempo è stata sostituita da un sentimento di gratitudine immenso e ora, che ho compreso il significato di molte cose e ho scoperto il cuore e la sua apertura, quel "non ti manca nulla" si è trasformato: "non solo non mi manca nulla, ma ho ricevuto talmente tanto dalla vita che ora è il momento di donare."

Grazie a tutti, siete tantissimi, unici e meravigliosi.