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venerdì 29 giugno 2018

PROCEDERE CON LEGGEREZZA

Il peso della vita qual è?
Giudizi, aspettative e controllo
zavorrano il sentire, 
annebbiano lo sguardo
e ci affogano nel mare emotivo delle nostre insicurezze.

Procedi con leggerezza,
a piccoli passi e senza sforzo,
ascoltandoti e vivendo il momento
senza appensantirlo del passato e del futuro.


Procedi con leggerezza
a piccoli passi e senza sforzo
imparando la tolleranza, la pazienza e la compassione
verso te stesso, prima di tutto.

Procedi con leggerezza
a piccoli passi e senza sforzo
assaporando l'esperienza del tuo viaggio
e facendone tesoro.







venerdì 16 febbraio 2018

GIRO GIRO TONDO

Vi è mai capitato di avere l'impressione di girare in tondo e veder scorrere i giorni con la sensazione di non esservi mai mossi? 
In realtà ci si muove parecchio, recitando e osservando film mentali a manetta. A volte, ci si rende pure conto di essere finiti in un loop cerebrale, ma non si ha la forza di uscirne. 
Questo accade perchè l'attenzione è sempre diretta orizzontalmente, come se fossimo all'interno della corteccia del nostro albero e ne seguissimo ossessivamente gli anelli, perdendo di vista radici e rami. 
Quando si inizia a vorticare in tondo si perde la cognizione di spazio e tempo, immersi come si è nella maratona circolare: e più si tondeggia e più si scava il tunnel dove a poco a poco ci si ritrova confinati. Fermarsi e realizzare quanto accade è sempre molto faticoso per il senso di frustrazione e smarrimento che ne deriva, ma non bisogna arrendersi alle emozioni. Un'azione consapevole tesa ad aumentare il livello vibrazionale, per riportare i piedi ben piantati a terra e sollevare lo sguardo verso il cielo, è lo stretto passaggio alla fine del tunnel. La mente farà il possibile per non perdere potere e gli anelli del fusto del nostro albero ci sembreranno calamite molto attraenti: come ogni miraggio che si rispetti non faranno che spostare la nostra attenzione ad oltranza, supportando l'illusione che sia possibile arrivare da qualche parte.
Ma come si finisce in un loop cerebrale? Perchè si fissa il focus orizzontalmente in modo ossessivo?
Perchè si è arrivati ad un punto di svolta del percorso e la paura è tanta.
Paura di ascoltare, osservare, sentire le radici bruciare nel fuoco del ricordo e, allo stesso tempo, paura di guardare il cielo e realizzare che la libertà è alla nostra portata.
Con la paura che ci schiaccia verticalmente finiamo, quindi, per allargarci in una serie infinita di anelli concentrici finchè ci accorgiamo di essere diventati delle frittelle noiose e autoinstallanti. Disgregare lo schema significa fare i conti con la paura e, per questa ragione, il giro tondo si trasforma in un' alternativa molto più desiderabile.
Ad un certo punto, però, ci si rende conto che non si può fuggire per sempre e l'illusione del fare si incenerisce senza pietà ai nostri piedi. 
Oh, le radici! Coperte di cenere. Ma ci sono ancora là sotto? Ebbene sì, sotto i cumuli delle nostre illusioni continuano a portare infinita pazienza e a tenerci in vita, osservando, con grande compassione, la frenesia con la quale circoliamo imperterriti. 
Ogni passaggio ha bisogno di un proprio tempo di maturazione per permetterci di vedere l'ombra e trasformarne l'energia in cambiamento.
Per chi gira, per chi si è fermato, per chi sta osservando le radici, per chi ha volto lo sguardo al cielo...
che la fiducia sia con voi! Buongiorno!










martedì 7 novembre 2017

COMPASSIONE VERSO NOI STESSI

La compassione (dal latino cum patior - soffro con - e dal greco συμπἀθεια , sym patheia - "simpatia", provare emozioni con..) è un sentimento per il quale un individuo percepisce emozionalmente la sofferenza altrui desiderando di alleviarla. 

Luigi Volpicelli, Lessico delle scienze dell'educazione, ed. Vallardi 1978, p.191

Quante volte abbiamo permesso alla realtà di coinvolgerci così profondamente 
da dimenticarci di noi stessi? 
Quante volte ci siamo dispiaciuti per gli altri 
 ignorando il nostro dolore? 
Quante volte abbiamo chiesto al nostro corpo più energia
di quanta fosse in grado di offrirci?
Quante volte abbiamo percepito il bisogno di isolarci e mollare il tiro e non l'abbiamo fatto? 
Quante volte il corpo sfinito ci ha  forzatamente fermato
e invece di trarre giovamento dalla pausa ci siamo giudicati e colpevolizzati?
Perchè è così difficile provare compassione per noi stessi?

Bella domanda. E bella la risposta. Ciò che risulta evidente è una scala di priorità che predilige un atteggiamento diretto all'esterno prima che all'interno. Una scala di priorità sostenuta dalle aspettative che nutriamo verso noi stessi o più precisamente verso l'immagine di noi stessi.
Il prezzo da pagare per soddisfare queste aspettative non ha importanza: a quanto pare siamo dell'idea che il crollo dell'immagine o del ruolo che ci siamo prefissati ci costi assai di più.
In effetti il sacrificio richiesto per essere coerenti con noi stessi è l'accettazione di chi siamo, paure e debolezze incluse. 
Il nascondere ad altri la nostra vulnerabilità diviene essenziale per non potenziare il nostro stesso giudizio già di per sè così pesante. 
E quando il corpo dichiara la resa? Che rabbia! Un ostacolo che non ci voleva: e così, a poco a poco, ci dividiamo in pezzi, il corpo con le sue debolezze da una parte e noi dall'altra, a specchiare l'incoerenza che non vogliamo vedere.
Per approfondire questi temi: IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI guardare alle cose cambiando prospettiva.