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giovedì 8 febbraio 2018

DA UNA PALUDE PUO' NASCERE UNA STORIA?

Ebbene sì. Da una palude può nascere una storia e, soprattutto, a lieto fine. 
La storia di un pesciolino in una palude.
Un pesciolino magico? No un pesciolino come tanti ce ne sono,
ma con il coraggio di ascoltarsi.

Da troppo tempo il pesciolino vorticava in un gorgo oscuro, incapace di uscirne. Quel lungo girovagare aveva quasi convinto il pesciolino che quello che viveva fosse il mondo intero.
Il girare in tondo lo aveva confuso, la mancanza di aria aveva annebbiato il suo sguardo. Ogni movimento sembrava riportarlo sempre al punto di partenza: sforzarsi era inutile.
Fu nel momento di quella comprensione che il pesciolino rallentò. Nuotava per respirare, per piacere, ma senza cercare di raggiungere alcunchè. Se quello era il suo mondo, tanto valeva accoglierlo con leggerezza.
Nel nuoto il pesciolino si rilassò e l’oscurità che lo avvolgeva, gli apparve meno opprimente. Essa faceva parte di lui, in fondo. Questa percezione ne stimolò altre. L’ombra era densa, ma questa densità rendeva il nuoto leggero. L’ombra era silenziosa e questo silenzio rendeva il nuoto rilassante. L’ombra era casa e questo rendeva il nuoto sicuro. L’ombra era buio e questo rendeva il nuoto pieno di possibilità.
Proprio mentre il pesciolino assaporava le sensazioni di questa nuova prospettiva, un luccichio attirò la sua attenzione. Incuriosito il pesciolino gli si avvicinò: sembrava un foro, piccolissimo e luminoso. Il pesciolino era molto più grande ed esplorarlo ulteriormente, infilandosi dentro di esso, era impossibile.
Il pesciolino restò perplesso in attesa, poi decise di usare il buio per coprire e rimpicciolire la sua sagoma tanto quanto la dimensione del foro. In un attimo il pesciolino si immerse nella luce, forte del buio che lo proteggeva e fu subito azzurro. Le acque trasparenti e calde di un mare infinito accolsero il pesciolino che riempì le branchie, stirò le pinne e con un colpo di coda ben assestato si avviò ad esplorare quel nuovo mondo.






martedì 6 febbraio 2018

COLMARE IL VUOTO INTERIORE

Immaginate una palude ingoia tutto e immaginate di buttarvi dentro qualsiasi cosa e di vederla scomparire al suo interno. Immaginate quella palude dentro di voi: una palude che ha origini antiche risalenti all'infanzia o anche prima. Immaginate la formazione di quella palude, generata dalla mancanza di un regolare deflusso delle acque. Immaginate di acquisire consapevolezza di questa stagnazione di acqua ed emozioni dentro di voi. Ed ora fate mente locale e osservate i tanti tentativi compiuti negli anni per cercare di riempirla: relazioni sbilanciate, atteggiamenti di vittimismo, ricerca di attenzioni, visibilità ed amore; ogni azione volta a creare movimento nella stagnazione è risultato inutile. Le paludi non si riempiono: si bonificano realizzando una rete di canali che raccolgono e convogliano altrove le acque e impedendo l'afflusso di acque esterne. 
Se vogliamo bonificare la nostra palude interiore dobbiamo, innanzi tutto, risolvere la stagnazione delle emozioni e dei pensieri accumulati durante la sua formazione ed imparare a lasciar andare il passato: è evidente che noi non possiamo cambiarlo, ma è altrettanto evidente che non può cambiarlo tutto ciò che risuona con esso e che attiriamo dall'esterno.
Il fossilizzarci sulle mancanze che abbiamo vissuto nella speranza di riuscire a colmarle nel presente è un autosabotaggio a tutti gli effetti: la nostra palude diverrà sempre più insalubre.
Per bonificare la palude ci toccherà lasciar andare la rabbia, il senso di impotenza vissuto, i sensi di colpa e i pensieri di vendetta; l'accettazione passa per forza di cose dal perdonare se stessi ritrovando l'amore che noi stessi ci siamo negati.
A quel punto, il terreno paludoso di una volta è pronto per essere coltivato dando fiori e frutti.