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martedì 9 gennaio 2018

IL PROBLEMA CHE SI MANGIA IO

Ciak si gira: scena 4 (a seguire post IL PROBLEMA ED IO ).

Il Problema aveva gradatamente preso possesso della stanza ed IO lo osservava ipnotizzato.
IO aveva cercato fin da subito di ignorare Problema senza grandi risultati per poi finire a controllare e comprimere le emozioni che Problema scatenava in lui. 
Quando Problema si piazzò di fronte a IO, si rese conto che IO si era trasformato in una statua di gesso, solida e friabile allo stesso tempo. 
Problema toccò la statua perplesso ed il gesso si colorò per osmosi della  sfumatura grigio fumo di Problema. 
IO, immobile e senza forze, sentì esplodere al suo interno una nuvola di pensieri e preoccupazioni: come poteva  Problema aver superato le sue difese? 
IO si rese conto che Problema era dentro di lui e anche fuori e tutto intorno a sè. 
Non esisteva altro che il Problema nella stanza silenziosa.
Un fumo denso aveva avvolto anche il computer: il suo schermo grigio rimandava sempre la stessa parola, mentre il sistema in loop era insensibile ad ogni comando.

Il regista si accende una sigaretta.

L'autore, dietro le quinte, si fa un pisolo.




lunedì 8 gennaio 2018

IO CHE RISOLVE IL PROBLEMA

Ciak si gira: scena 3 (a seguire post IL PROBLEMA ED IO ).

IO sospirò profondamente e si rese conto di non poter più ignorare il Problema: lo guardò muoversi per la stanza e ne osservò accuratamente i movimenti. L'immagine di Problema si fece sempre più chiara con il suo avvicinamento. IO non sopportava quel Problema ed iniziò a chiedersi le ragioni profonde della sua insofferenza. Sicuramente Problema gli levava spazio e lo obbligava ad occuparsi di lui, ma ciò che innervosiva terribilmente IO era il non riuscire a controllare Problema. 
Problema si muoveva, agiva e si relazionava con lui in modo indipendente ed imprevedibile. Fu a quel punto che Problema si parò davanti ad IO e si esibì in una serie di smorfie e boccacce provocatorie come a dar forma ai pensieri di IO. 
IO rimase impietrito a fissarlo e di colpo, realizzando la sua stessa espressione di fronte a Problema, esplose in una risata inarrestabile. IO si rese conto di quanto il suo desiderio di controllo fosse ridicolo e lo rendesse un burattino rigido e arrabbiato nelle mani di Problema.
Tutta la situazione apparve ad IO così buffa che iniziò a muoversi specchiando smorfie e boccacce a sua volta. 
Problema era basito di fronte alla reazione di IO: dove era finito tutto il suo potere???
Problema era abituato alla serietà di IO, alla sua rigidità, al suo autocontrollo e per questo si divertiva così tanto a stuzzicarlo.
Problema, inespressivo, fissava IO saltellare e piroettare per la stanza ridendo a crepapelle e fu completamente destabilizzato quando IO lo abbracciò e lo invitò a fare lo stesso.
Problema accettò con sollievo la variazione sul tema: finalmente IO l'aveva visto e aveva trovato il modo di relazionarsi con lui. 

Il regista ride. "Bravi, Bravi!" dice agli attori applaudendo.

L'autore, da dietro le quinte, non può fare a meno di sorridere, con leggerezza.





domenica 7 gennaio 2018

LO SCONTRO TRA IO E IL PROBLEMA

Ciak si gira: scena 2 (a seguire post IL PROBLEMA ED IO ).

Il Problema si avvicinò ad IO e lo guardò fisso negli occhi con aria di sfida. 
"Riesci ancora a non vedermi? Ad ignorarmi?" urlò Problema.
IO entrò in apnea mentre le sue mani prudevano come non mai: il volto si fece rosso fuoco e in un impeto di rabbia sbottò: "Cosa vuoi da me? Cosa vuoi dalla mia vita?".
Problema si fece una fragorosa risata e poi con semplicità rispose: "Cosa voglio da te? Stai scherzando? Hai fatto in modo che entrassi nella tua vita ed ora chiedi a me spiegazioni sulla tua scelta? Illuso egocentrato narcisista."
IO andò letteralmente fuori di testa e perse il controllo: impugnò il computer e con tutta la sua forza lo scagliò su Problema, una volta, due volte, tre volte e ancora, finchè Problema fu eliminato.
Dal cadavere di Problema uscì un fumo grigio asfissiante che riempì la stanza. 
Quando IO riemerse dall'apnea della follia, si rese conto che gli mancava l'aria.

Il regista osserva soddisfatto l'effetto scenico finale e si complimenta con gli attori per l'intensità della scena: la rabbia sembrava reale.

L'autore, da dietro le quinte, osserva la scena dal titolo: L'inconsapevolezza.






venerdì 5 gennaio 2018

IL PROBLEMA ED IO

IO era comodamente seduto davanti al pc quando il Problema entrò nella stanza. IO fece finta di non  vederlo, ma il Problema iniziò ad espandersi rendendo lo spazio di IO sempre più ristretto. IO iniziò ad innervosirsi e sentì salire la rabbia per l'invadenza di quel Problema. Di primo acchito IO avrebbe voluto urlargli di andarsene, ma controllò l'emozione e cercò di ignorare Problema, respirando profondamente. Problema divenne sempre più ingombrante per attirare l'attenzione di IO e la tensione nella stanza si fece tangibile.
Ciak. Scena 1.

Il regista applaude gli attori e rimane pensieroso ad osservare la scena e a vagliare le possibilità di sviluppo:

1) Lo scontro tra IO e il Problema
2) IO che risolve il Problema
3) il Problema che si mangia IO

L'autore da dietro le quinte sorride e, in silenzio, decide di accomodarsi.

www.ildiamantearcobaleno.com

Vignetta di Massimo Cavezzali


mercoledì 22 novembre 2017

ESSERE O NON ESSERE

Estratto da "Psicoterapie orientali e occidentali" di Alan W. Watts:

"...  l'ansia e la colpa sono inseparabili dalla vita umana; essere, coscientemente, vuol dire sapere che l'essere è relativo al non-essere, e che la possibilità di cessare di essere è presente in ogni momento ed è sicura alla fine. Qui sta la radice dell'angst, il tormento fondamentale dell'esser vivi che corrisponde approssimativamente al dubkha buddista, la sofferenza cronica da cui il Buddha ha proposto la liberazione. Essere o non essere non è il problema; essere è non essere. A causa delle sue ansie l'uomo non è mai del tutto posseduto da quello che Tillich chiama "il coraggio di essere", e per questo si sente sempre in colpa; non è mai stato completamente vero di fronte a se stesso."


AMLETO
Shakespeare
(atto terzo, scena prima)

« Essere, o non essere, questo è il problema:
se sia più nobile nella mente soffrire
colpi di fionda e dardi d'atroce fortuna
o prender armi contro un mare d'affanni
e, opponendosi, por loro fine? Morire, dormire…
nient'altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l'ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci riflettere. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell'oppressore, l'ingiuria dell'uomo superbo,
gli spasimi dell'amore disprezzato, il ritardo della legge,
l'insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione. »








martedì 16 maggio 2017

IL PROBLEMA E' LA TORTA

Immaginiamo di avere un problema che richiama continuamente la nostra attenzione, che ci inonda di pensieri e preoccupazioni. Immaginiamo che il problema sia una torta.
Una torta che la mente minuziosamente analizza, seziona, divide, spezzetta, riflettendo sulla soluzione migliore per risolvere il problema.
Ad un certo punto ci accorgiamo che la torta, a seguito delle nostre elucubrazioni, si è trasformata in un pasticcio di torta.
Realizziamo così che il nostro pensiero ci ha talmente inglobati da farci perdere la visione d'insieme e da immergerci in un labirinto di supposizioni, aspettative, giudizi ininfluenti su come la torta potrebbe essere.
Il pasticcio di torta è la confusione della nostra mente di fronte al problema.

Immaginiamo di avere un problema che richiama continuamente la nostra attenzione, che ci inonda di pensieri e preoccupazioni. Immaginiamo che il problema sia una torta.
Immaginiamo di prendere un cucchiaino e di assaggiare la torta, immergendoci nel problema. Immaginiamo di assaporarne il gusto, annusarne l'odore, percepirne la consistenza. Ascoltiamo il nostro corpo. Potremmo realizzare che la torta non è così terribile  come ci aspettavamo e che potremmo anche mangiarla senza sforzarci troppo. Oppure potremmo realizzare che la torta non ci piace affatto elaborando le percezioni scatenate da quel primo boccone. L'assaggio avrà sicuramente portato maggiore chiarezza in noi rendendo il problema concreto e aprendo le porte ad una soluzione pratica. 

Il problema è la torta. Dolce, amara, salata, acida, dura, croccante, morbida, profumata, puzzolente ... finchè passeremo il tempo ad immaginare come possa essere, non lo scopriremo mai.