Dialogando con Giancarlo Caselli
mercoledì 29 novembre 2017
martedì 28 novembre 2017
I LIBRI
Mi piacciono i libri che si fanno divorare: quelli che non riesci a smettere di leggere. I libri capaci di accompagnarti in un viaggio che vorresti continuare per sempre. I libri capaci di farti sognare; quelli capaci di metterti ali per volare in alto o per scendere in picchiata all'interno di te stesso. Quei libri racchiusi in una frase o in un momento che ti rimarrà per sempre nel cuore. Quei libri così vivi da farti emozionare, piangere e ridere di gusto. Mi piacciono i libri specchio: quelli in grado di rimandarti parti di te che avevi dimenticato o di capovolgere gli schemi a cui sei abituato.
Mi piacciono i libri scritti bene. Quei libri che scorrono lievi e intriganti allo stesso tempo. I libri che ti incuriosiscono al punto da voler conoscere meglio l'autore.
Mi piace leggere e mi piace scrivere. Se penso alla scrittura e osservo i libri che ho scritto, sento un cambiamento prendere forma in me, un seme di leggerezza, di sogno, di avventura. Un seme che ancora deve germogliare, ma che sto seguendo con cura e dedizione. E' un seme di fiducia, di cieli aperti e di sentimenti. Un seme che darà frutti.
giovedì 23 novembre 2017
IL CONFRONTO
Inferiore e superiore sono giochi della mente, frutto di un bisogno di autogiustificazione: devo dimostrare chi sono e sventolarlo ai quattro venti. Nasco e gioco a fare il bambino con i genitori, con gli adulti e con gli altri bambini; cresco e gioco a fare l'adolescente, il giovane, l'adulto, la persona matura, l'anziano... e come tale mi confronto, volta per volta, con gli altri, identificandomi nel ruolo che mi fa sentire più a mio agio ( riesco a fare il bambino in un corpo maturo o la vittima, il duro, l'insensibile, il disinibito, l'inquadrato, il ribelle, la vergine, l'intellettuale ... se questo mi fa stare bene).
Se il mondo è un gioco, giocare è il modo naturale di stare al mondo.
Se il mondo è un gioco, giocare è il modo naturale di stare al mondo.
L'importante è esserne consapevoli e non lasciarsi incantare dalle illusioni del gioco.
Quando il gioco è inconscio e diventiamo troppo seri, viviamo nell'angoscia di dover vincere per non perdere la partita: ci confrontiamo continuamente con gli altri, in modo più o meno velato, registrando intimamente le tacchette delle nostre vittorie e soffrendo terribilmente per le sconfitte ricevute. E mentre giochiamo le nostre partite siamo così coinvolti e tesi a formulare strategie future e ad analizzare schemi del passato, da dimenticarci di vivere.
Gente strana noi umani, campioni del fuori gioco.
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mercoledì 22 novembre 2017
ESSERE O NON ESSERE
Estratto da "Psicoterapie orientali e occidentali" di Alan W. Watts:
"... l'ansia e la colpa sono inseparabili dalla vita umana; essere, coscientemente, vuol dire sapere che l'essere è relativo al non-essere, e che la possibilità di cessare di essere è presente in ogni momento ed è sicura alla fine. Qui sta la radice dell'angst, il tormento fondamentale dell'esser vivi che corrisponde approssimativamente al dubkha buddista, la sofferenza cronica da cui il Buddha ha proposto la liberazione. Essere o non essere non è il problema; essere è non essere. A causa delle sue ansie l'uomo non è mai del tutto posseduto da quello che Tillich chiama "il coraggio di essere", e per questo si sente sempre in colpa; non è mai stato completamente vero di fronte a se stesso."
AMLETO
Shakespeare
(atto terzo, scena prima)
« Essere, o non essere, questo è il problema:
se sia più nobile nella mente soffrire
colpi di fionda e dardi d'atroce fortuna
o prender armi contro un mare d'affanni
e, opponendosi, por loro fine? Morire, dormire…
nient'altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l'ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci riflettere. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell'oppressore, l'ingiuria dell'uomo superbo,
gli spasimi dell'amore disprezzato, il ritardo della legge,
l'insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione. »
se sia più nobile nella mente soffrire
colpi di fionda e dardi d'atroce fortuna
o prender armi contro un mare d'affanni
e, opponendosi, por loro fine? Morire, dormire…
nient'altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l'ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci riflettere. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell'oppressore, l'ingiuria dell'uomo superbo,
gli spasimi dell'amore disprezzato, il ritardo della legge,
l'insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione. »
lunedì 20 novembre 2017
LA SOLITUDINE DELLA LIBERAZIONE
Estratto da "Psicoterapie orientali e occidentali " di Alan W. Watts :
"E' la solitudine della liberazione, del non trovare più la sicurezza confondendosi tra la folla, del non credere più che le regole del gioco siano le leggi di natura. E' per questo che trascendere l'io porta a una grande individualità.
Chi allora vuole seguire questo cammino? La liberazione inizia dal punto in cui l'ansia o la colpa diviene insopportabile, in cui l'individuo sente che non può più sopportare la sua situazione come un io opposto a una società estranea, a un universo in cui il dolore e la morte lo negano, o ad emozioni negative che lo opprimono. Di solito è del tutto inconsapevole del fatto che la sua angoscia nasce da una contraddizione nelle regole del gioco sociale. Incolpa Dio, gli altri o anche se stesso, ma nessuno di loro è responsabile. C'è stato semplicemente un errore le cui conseguenze non potevano essere previste da nessuno, un passo falso nell'adattamento biologico che, forse, all'inizio sembrava essere molto promettente. ...
E' così che l'io viene isolato come l'entità statica responsabile dell'azione, e da questo errore ha inizio il problema.
Nella ricerca della liberazione da questo problema l'individuo va dal guru o dallo psicoterapeuta con domande di questo tipo: "Come posso (io) sfuggire alla nascita-e-morte (samsara)?". "Cosa devo fare (io) per salvarmi?". "Come posso (io) smettere di bere troppo?" "Come posso uscire (io) da queste depressioni estreme?". "Ho paura di avere il cancro: come posso (io) smettere di preoccuparmi?". Tutte queste domande considerano reale la stessa illusione che costituisce il vero problema, ma cosa può fare il guru o terapeuta? Non può dire:"La smetta di preoccuparsi", perchè l'io non è in controllo, e proprio questo sembra essere il problema. Non può dire:"Accetti le sue paure", senza intendere che l'io sia un agente reale che può accettare attivamente. Non può dire: "Non c'è nulla da fare", senza dare l'impressione che l'io sia la vittima indifesa del destino. Non può dire:"Il suo problema è che pensa di essere un io" perchè chi pone la domanda sente in buona fede di esserlo, e se ha qualche dubbio si rifarà avanti con la domanda: "E allora come posso smettere di pensarlo?". Non si può dare una risposta diretta ad una domanda irrazionale, e questo è il motivo per cui un maestro Zen rispose, senza essere nemmeno lui di grande aiuto: "Quando saprai la risposta non farai la domanda!".
Mandala cosmico Rajastan XVIII°sec
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venerdì 17 novembre 2017
IL DOLORE DEL DISTACCO
Quando si condivide la vita con un amico a quattro zampe per tanti anni, il distacco è sempre molto doloroso. Quei piccoli gesti quotidiani a cui eravamo ormai abituati lasciano un vuoto che, soprattutto nei primi giorni, sembra trasformarsi in una voragine senza fondo e un fiume di lacrime allaga gli spazi di quell'amicizia così speciale. Poco per volta il pianto si trasforma in gratitudine e ricordi a scaldare il cuore. Immagini colorate tornano alla memoria e danno vita ad un sorriso in grado di scalfire il grigio mantello della tristezza.
Il tempo che abbiamo condiviso, Matildina Highlander, è stato un dono prezioso, di crescita e di amore: grazie, gattina qi gong, per i tuoi tanti anni al mio fianco.
lunedì 13 novembre 2017
IL TEMPO DEL SOGNO
Visioni impalpabili scorrono e volano via.
Orme invisibili nella mia anima.
I pensieri sfrecciano come scie colorate nel cielo.
Li osservo.
Il grande vuoto mi appartiene
nella dimensione del senza tempo.
www.ildiamantearcobaleno.com
Li osservo.
Il grande vuoto mi appartiene
nella dimensione del senza tempo.
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Mother of therld. SketchMother of the World. Sketch
Bann N. Roerich - Mother of the world, Sketch, Banner of the East Series - 1924Banners of the East series
1924
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