lunedì 13 aprile 2020

L'IMMUNITA' DI GREGGE

La prima volta che sentii alcuni politici parlare di immunità di gregge in relazione al coronavirus ebbi una reazione esagerata ondeggiante tra la sorpresa e il disgusto. Oggi, se analizzo quella reazione emotiva vedo la grande paura che l'aveva scatenata. Una paura irrazionale e pervasiva di fronte al virus. L'idea stessa di non fare nulla, mi picchiava in testa, celata dal ben più nobile intento di voler salvare il mondo. Correre sulla ruota come un criceto impazzito calmava la mia paura e acquietava le preoccupazioni. Stando a casa avrei potuto dissociarmi da quell'idea così bizzarra. E così feci.
Il coronavirus arrivò comunque e mi sfiorò da vicino servendomi su un vassoio d'argento una portata che mai avrei voluto assaggiare. 
Non avevo smesso un attimo di correre sulla ruota, come poteva essere accaduto? 
Quando il virus bussò alla porta accanto, lo osservai interdetta con la stessa sorpresa e lo stesso disgusto che ben conoscevo. Mi misi a correre sulla ruota con ancor maggiore foga per non sentire la sensazione di impotenza che pareva invadere ogni mia cellula annebbiandomi la mente. Il nemico invisibile mi stava accerchiando, ma non riuscivo a vederlo sebbene lo sentissi aleggiare nell'aria. Un'aria sempre più pesante per parole, pensieri, notizie. Un'aria irrespirabile, da fiato corto, l'unica a disposizione. Il virus dettava le regole del gioco e avrebbe decretato vincitori e vinti senza esclusione di colpi e indipendemente dal fatto che io continuassi a correre sulla ruota dissipando nello sforzo ogni inconscio tentativo di sconfiggerlo. 
Furono settimane delicate, faticose, di alti e bassi umorali. La meditazione mi aiutò ad uscire dall'uragano coronavirus con le radici affondate nell'inferno e i rami protesi ad abbracciare il cielo. A salvarmi fu l'accettazione della mia impotenza di fronte agli eventi. 
Come un albero sferzato dalle intemperie osservai la morte danzare intorno al gregge, insinuarsi tra le pecore, sfiorare gli agnelli e sfiancare gli elementi più fragili con naturalezza. Allo stesso modo notai la disperazione, la paura, la vulnerabilità del gregge di fronte alla consapevolezza di non essere immortale.
Davanti alla morte le reazioni delle pecore furono le più disparate: ci fu chi la sfidò, chi abdicò ad essa, chi la prese in giro, chi si armò e partì per la guerra, chi si rintanò, chi cercò di distruggerla o neutralizzarla, chi iniziò a correre, chi scappò lontano, chi impazzì, chi decise di aiutarla, chi ideò piani e strategie per controllarla, chi si azzuffò per attirarne l'attenzione e chi ebbe il coraggio di guardarla negli occhi.
La risata della morte di fronte a cotanta attività echeggiò a miglia di distanza e ancora la posso sentire risuonare nell'aria seminando il panico tra le greggi.




Foto di Ali Hadbe da Pexels


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