lunedì 6 aprile 2020

IL MONDO IN UNA STANZA

Oggi mi sono svegliata con l'immagine del mondo in una stanza. 
Significativa, se pensiamo alla situazione attuale. 
L'intuizione che ne è seguita è, però, ancora più significativa.
Spesso abbiamo letto e sentito dire che la realtà è specchio di noi stessi.
Se così fosse, quanto stiamo vivendo non è diverso da chi siamo.
Ho insistito molto sul concetto di chiusura che sembra caratterizzare l'uomo attuale.
Bene, ora siamo immersi nella manifestazione di questa chiusura.
E non ci piace affatto.
Tanto che cerchiamo di fuggire dalla chiusura imposta 
mettendo a rischio la nostra salute e quella di chi ci è vicino.
Un po' lo stesso meccanismo che si instaura quando in una situazione di chiusura
attiviamo il movimento per disperdere la nostra energia all'esterno
ed evitare di fare i conti con noi stessi
(a danno della salute psico-fisica nostra e di coloro che ci sopportano).
A seguito di questa riflessione non posso che congratularmi con l'universo per la mossa geniale.

Da tempo insisto sull'attivazione di un lavoro sul corpo come chiave verso la consapevolezza.  
Il contatto con la fisicità è infatti il modo più semplice a nostra disposizione per filtrare la frenetica attività della mente. Lo realizzai dopo aver scritto "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" e aver accompagnato le persone in meditazione per diversi anni. L'esperienza mi mostrò quanto il contatto con il corpo fosse sempre più labile e così decisi di verificare questa ipotesi osservando con consapevolezza classi di esercizi di qi gong. La ricerca mi confermò la percezione che avevo maturato nei gruppi di meditazione e mi spinse a proporre un lavoro fisico di consapevolezza sul corpo e scrissi "IL RITMO DEL CORPO". Credo molto in questo progetto, ma presuppone un intento che non tutti non sono disposti a accogliere in un lavoro su se stessi: quello del lavoro fisico attuato con pazienza e consapevolezza. Non potevo fermare la mia ricerca in questo senso, così ho deciso di attuare una strategia diversa e proporre un romanzo di formazione. Sto seguendo l'editing del manoscritto proprio in queste settimane. E' stata una grande fatica cambiare l'approccio da saggista per vestirlo con la penna del romanziere, ma come ogni trasformazione ha coinvolto la mia crescita personale. Perchè un romanzo? Perchè essere troppo diretti non funziona. E l'intento va coltivato con cura e con leggerezza, come un seme che per poter mettere radici deve ricevere nutrimento e attenzioni. 
Non si può scalfire l'inconsapevolezza con un fendente dritto al cuore, della serie "Stai a casa". La situazione che osserviamo ce lo dimostra chiaramente. Stiamo letteralmente scappando da noi stessi.
Ma forse lo si può fare attivando delle fotografie, dei primi piani, dei cambi di prospettiva, un po' come quello che ho proposto nelle righe superiori del post. 
Piccole gocce a inumidire la terra affinchè i semi possano germogliare.



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