lunedì 16 novembre 2015

CHIUDERSI IN SE STESSI

In questa situazione di odio e rabbia, la chiusura diviene una barriera a protezione di noi stessi.
Desidero analizzare in profondità questo atteggiamento che applichiamo automaticamente di fronte ad eventi che intaccano il nostro senso di sicurezza.
La paura ci porta istintivamente a fuggire da una situazione o a proteggerci da essa. Come ogni emozione ha una doppia valenza e se da un lato supporta l'istinto alla sopravvivenza, dall'altro  ci porta ad agire irrazionalmente. In quest'ultimo caso è l'emozione stessa a dirigere l'azione.
E non si può negare che attualmente la paura rivesta una parte importante nelle nostre vite e induca molti di noi a chiudersi in un bozzolo di rigidità e giudizio.
Osservate il vostro corpo: le spalle sono tese? Sono rivolte in avanti? Il respiro è superficiale? La schiena è dolente? La cervicale si fa sentire? I muscoli sono contratti? Le articolazioni sono rigide?
Il corpo è un alleato importante nel farci comprendere quello che proviamo al di là di quello che pensiamo di provare.
Se avete riscontrato in voi stessi anche solo uno dei disagi elencati precedentemente, avete attivato un atteggiamento di chiusura.
Cosa accade quando siamo in chiusura? Sicuramente schermiamo gli attacchi, ma questo non ci rende immuni ad essi, in quanto così come nulla entra, nulla può uscire. 
E sfido chiunque di voi ad ammettere di non avere rabbia al proprio interno: magari è congelata e repressa e vi sembra di non avvertirla, ma i ritmi e gli stili di vita a cui siamo abituati sono un fornitore primario di questa emozione. 
Mi piace visualizzare la rabbia come un fuoco, una possente fonte di energia, utile a toglierci dalle situazioni di disagio se ascoltata in modo equilibrato. 
Provate ad immaginare questo fuoco dentro di voi rinchiuso e continuamente attizzato dalla rabbia che vi circonda: potrebbe facilmente arrivare ad essere fuori controllo e a bruciarvi ugualmente  per autocombustione. Vi siete schermati da ciò che vi circonda, ma avete innescato una bomba a orologeria all'interno di voi stessi.
Questa bomba ha bisogno di essere tenuta sotto controllo per non esplodere ed ecco che  lingue di fuoco si manifestano attraverso pensieri e parole di rabbia, di odio e di giudizio. Senza accorgervene siete divenuti attori protagonisti del clima di guerra che vi fa paura. E recitando la vostra parte ne potenziate l'effetto. E generate ulteriore paura, ulteriore odio, ulteriore guerra. 
Restare aperti richiede un sacrificio continuo. E' faticoso essere nel cuore e flessibili, quando intorno tutto è rabbia e rigidità. E' estremamente faticoso perchè si devono fare i conti con la propria rabbia   senza esserne travolti e quando ogni cosa vista e sentita risuona con essa è semplice cadere nella trappola della paura.
E' difficile rimanere centrati e equilibrati quando tutto sembra andare alla deriva. Occorre trasformare quell'energia di rabbia in apertura, assenza di giudizio e amore e questo atteggiamento è basato sulla consapevolezza. Sicuramente non farà differenza alcuna nello scenario di distruzione che caratterizza questo momento storico, ma se ognuno di noi, nel suo piccolo ambito, sceglierà di non calcare la scena come attore protagonista, quell'energia di rabbia potrebbe trasformarsi in intento di pace.
Personalmente ho scelto questa via e farò del mio meglio per rimanervi fedele.


12 commenti:

  1. Tutto vero, ma se ti apri ti feriscono e fa ancora più male, specialmente se sei una persona con forte sensibilità e grande orgoglio. Ci sono atteggiamenti e ferite che subite più volte non tolleri più e allora ci si chiude per evitare di esporsi di nuovo e soffrire ancora. Evitiamo la sofferenza è logico. Cerchiamo la felicità. Ma seppur vero che il chiuderci non ci porta la felicità, ma se aprirsi espone al pericolo di soffrire, meglio l'assenza di sofferenza e felicità...meglio tener fuori tutto che far entrare la sofferenze nel tentativo di aprirsi alla felicità.

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    1. Emanuela, dalle tue parole risalta il dolore legato alle ferite che ti appartengono e comprendo la tua scelta di rinunciare a vivere per evitare la sofferenza (quando scelgo di non provare più nulla, scelgo l'immobilità della morte...). Personalmente ho sofferto molto, ma ho sempre cercato di comprendere l'insegnamento insito nell'esperienza e di lavorare sulle mie debolezze e sulle mie paure per imparare, poco per volta, ad accettarle per trasformarle in forza interiore; questa scelta non mi ha certo salvato da nuove legnate, ma ha evitato si ripetessero sempre le stesse dinamiche e mi ha aiutato a crescere e a realizzarmi. Ho sempre pensato alla vita come ad una scuola esperienziale: finchè non dimostri di aver compreso l'esercizio, lo ripeti. Ho letto una frase di Jacques Lusseyran, tratta da "Le monde commence aujourd'hui", che mi ha fatto molto riflettere e che condivido con grande piacere: "Penso improvvisamente a ciò che sarei, a ciò che saremmo se non guardassimo più le nostre mancanze e le nostre pene come delle realtà fatali, degli oggetti caduti in noi da una realtà ostile, ma se li leggessimo come i segni dei nostri allontanamenti, della nostra infedeltà alla vita. E ne sono abbagliato."

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    1. Ciao, sono un ragazzo di 18 anni, sono parecchi anni ormai che sono in uno stato di tristezza ( mi sono sentito bene solo una volta una mattina circa 2 anni fa)da quando ricordo è stata l'unica volta in cui mi sono sentito bene poi torno in questo stato, penso sia stata causata da una delusione che ho avuto tempo fa, inoltre penso di soffrire di bassa autostima pensa sia causato dal chiudersi in se stessi? O peggio ancora dalla depressione? Sono andato da alcuni specialisti e non mi hanno detto che è tutto normale? Penso di aver preso male una delusione d'amore quando avevo 12/13 anni.. grazie

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    2. Ciao, da quanto mi scrivi, immagino tu sia una persona molto sensibile. Anch'io sono spesso triste quando mi soffermo a guardare alla realtà che ci circonda. Per un ragazzo di 18 anni credo sia ancora più difficile. Sentirsi confusi per la mancanza di punti di riferimento, frustrati per la mancanza di visibilità sul futuro, soli per l'individualismo esasperato di molti coetanei... La tristezza è un'emozione naturale se osserviamo le cose con consapevolezza. E' importantissimo, però, non identificarsi con la tristezza. Mi scrivi che ti trovi in uno stato di tristezza e l'immagine che scatena in me questa affermazione è quella di una grande vasca riempita di tristezza in cui giaci sommerso con l'impressione che ti manchi il respiro. Il non identificarsi con la tristezza significa vedere quella vasca e prendere consapevolezza che da quella vasca tu hai la possibilità di uscire. Certo ogni tanto in quella vasca un bagno puoi scegliere di fartelo, ma restando consapevole che il rimanerci immersi non ti fa sentire meglio, ma rischia di affondarti. Quando senti la tristezza soffocarti esprimila facendoti una nuotata nella vasca, ma poi torna fuori. Tu non sei la vasca, né vi sei incollato: puoi scegliere. Scegliere cosa? Scegliere di esplorare altri parti di te e scoprirne la bellezza. Mi hai scritto che una mattina di circa due anni fa ti sei sentito bene e questa tua riflessione conferma che dalla vasca sei in grado di uscire. Analizza cosa ti ha fatto sentire bene e coltiva quella percezione per uscire dalla vasca della tristezza. Per quanto riguarda l'autostima lavoraci aprendoti a tutti gli aspetti che ti appartengono. Togli le lenti scure degli occhiali della tristezza e inizia a osservarti con oggettività. Resta aperto alla bellezza ed essa si manifesterà. Sono certa che la tua grande sensibilità non sia solo fonte di sofferenza, ma un dono che va sperimentato e apprezzato. Immagina di trasformare quella grande vasca in qualcos'altro... hai mai pensato di fare volontariato? Si tratta di una bella esperienza che potrebbe aiutarti a portare maggiore chiarezza in te stesso stimolando quell'apertura che in questo momento sembra mancarti. Spostando l'attenzione da te stesso verso gli altri comprenderai tante cose, prima tra tutte quella che donando si riceve.

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  3. Grazie per la cordiale risposta.. sì mi ritengo una persona molto sensibile anche troppo forse e diciamo che non accetto molto questo mio lato caratteriale dato che può crearmi dolore, dopo quello che mi era accaduto mi sono chiuso in me stesso per proteggermi ma in realtà così facendo mi faccio solo del male questa sofferenza ormai da anni non riesco a trovare rimedio eppure sono sotto psicologo eppure non riesco a trarre rimedio, non penso che la delusione d'amore mi crea dolore ancora adesso ormai l'ho dimenticata e da allora non ne ho più avute e speriamo che mi riprenda in futuro.. bell'articolo comunque ma meglio evitare la chiusura in se stessi crea dolore da cui è quasi impossibile uscirne

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  4. Salve!
    Ho apprezzato molto quanto scritto da lei..
    cosi come ho maggiormente apprezzato le cordiali risposte ed il tempo che ha dedicato nel darle,ai suoi lettori...
    mi domandavo: se il chiudersi in se stessi,ha portato a non avere autostima,di ogni tipo,fisico,mentale,e sapendo più o meno quando,come a da chi è stato provocato questo status,come pensa che ci si dovrebbe comportare,per riuscire ad uscirne??o almeno migliorare le cose..
    il non avere autostima ovviamente comporta anche ad avere tante paure,che al contempo possono comportare a non agire nel modo giusto o a non riuscire a gestire anche un rapporto personale..proprio perchè un difetto della paura è quello di annebbiarti la mente.

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    1. Buongiorno anonimo. Il chiudersi in se stessi è una forma di difesa che attuiamo quando ci sentiamo vulnerabili ed è quindi una conseguenza, non una causa. Il bambino inizia a costruire la propria autostima fin da piccolo sulla base del comportamento dei suoi modelli di riferimento. Quando la relazione non è costruttiva il bambino può crescere dubitando del suo valore e del suo modo d'essere. Le relazioni successive risentiranno inevitabilmente di questo sua fragilità. Se io non credo in me stesso, difficilmente lo faranno gli altri al posto mio. Per questo è importante, quando si acquisisce consapevolezza della propria scarsa autostima, lavorarci sopra con consapevolezza, lasciando da parte lo sguardo altrui e iniziando a guardarsi per la prima volta con oggettività accantonando i giudizi sofferti negli anni e il proprio stesso giudizio spesso molto radicato per via dell'errata convinzione di valere poco e niente. Il percorso per uscirne può provocare in noi sofferenza perchè si tratta di una ricostruzione che parte dalla realizzazione che le fondamenta su cui noi abbiamo costruito l'immagine di noi stessi erano di argilla. Io consiglio sempre di usare un espediente: immaginare di essere il regista del film della propria vita e osservarlo a partire dalle immagini del bambino che siamo stati fino al momento attuale, comodamente seduti in poltrona come se non ne fossimo direttamente coinvolti. Spesso siamo troppo calati nel ruolo del bambino protagonista per poterci sganciare dalla sua visione infantile che ritrova nei modelli di riferimento degli eroi che non possono essere rimessi in discussione. Questo passaggio è fondamentale per acquisire la libertà necessaria a proteggere il bambino che siamo stati e comprenderlo, capire i suoi dubbi, le sue fragilità e le sue paure. Un bambino non può permettersi di demolire i suoi modelli di riferimento: non potrebbe sopravvivere da solo e ha paura anche solo di dubitare del loro amore. Per questo si assume ogni responsabilità sentendosi inadeguato e in colpa. Il regista, che osserva può trasformare questa visione perchè sa bene, che come adulto non può cambiare le scene già girate - il passato -, ma può scegliere un presente diverso, basato sulla consapevolezza che può permettersi di essere oggettivo senza per questo mettere a rischio la propria sopravvivenza. Se non si cambiano gli schemi del passato, anche le relazioni del presente li ripeteranno. La bellezza della vita è proprio quella di essere una scuola esperienziale da cui si impara moltissimo per crescere e manifestare quello che siamo veramente, al di là delle etichette che nel tempo ci hanno appiccicato addosso. Buona vita e buon percorso anonimo!

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    2. Ciao ho visto la risposta di anonimo e sto pensando che come ha detto la signora Donatella l'autostima e una cosa che si sviluppa fin da piccoli e dall'immagine che ci danno le persone esterne di noi stessi, diciamo che il mio "status" in parte è stato causato dalla delusione d'amore (tutti stiamo male dopo una delusione cosa naturale) ma penso che c'entri anche il modo in cui reagiamo, sento di essere incapace di amare qualsiasi persona non solo una eventuale partner. il mio umore diciamo tendente al depresso sia causato da più elementi che tutti a sieme stanno causando questa sofferenza, diciamo che ad età giovane sono stato vittima di bullismo e forse questo ha influito sulla autostima e questa ne ha risentito durante la delusione che l'ha abbassata ulteriormente. Adesso sto lavorando su me stesso per ricominciare ad apprezzare la vita e non penso valga la pena rovinarsi la vita per una cavolata simile, ci sono persone che reagiscono bene alle cose che gli accadono e altre invece che ne fanno una tragedia. Per adesso non sono in cerca di amore e forse non so se dopo tutto questo che ho passato un giorno possa tornare ad avere una relazione. I momenti bui nella vita sono fatti per essere affrontati e maturare la persona! Grazie
      Buona giornata

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  5. Io dopo 20 anni di assieme a mia moglie sto perdendo tutto... Ho avuto un passato burrascoso... E dal 2018 mi sono buttato solo nelle lavoro. In casa pensavo di essere un bancomat servivo solo per portare a casa i soldi. E mi sono chiusoancora di più. Io lavoro in trasferta e quando tornavo a casa bevevo per scappare dalle mie responsabilità... Non so da cosa scappavo e scappo.ora sto cercando di aprirmi di più se una cosa non mi va bene la dico a rischio di ferire ferire gli altri. Però la cosa che mi manca di più è l'amore della mia vita la mia famiglia unita è sorridente. Voglio riprendere in mano la mia vita ora ho incominciato un percorso. Speriamo in bene

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    1. Buongiorno, a volte ci immergiamo in ruoli specifici perdendo di vista ciò che ci circonda. Diveniamo sempre più centrati su noi stessi e sulla nostra sofferenza al punto da scatenare un cambiamento che ci scuote prepotentemente e ci obbliga a rimetterci in discussione. Iniziare un percorso per conoscersi meglio e imparare da aprirsi è un ottimo punto d'inizio per far sì che il nostro dolore non sia stato inutile, ma spunto di crescita. Ti auguro con tutto il cuore di compiere passi importanti verso una dimensione di amore e serenità.

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