venerdì 31 gennaio 2014

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI - PRESENTAZIONE A CIGLIANO


Stasera prima presentazione del libro : "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" a CIGLIANO!!!
Vi aspettiamo numerosi!

IL SOLE (Osho - L'arte di ricrearsi)

Un antico detto:
Quando sorge il sole
lo sappiamo,
non perché lo fissiamo
ma perché vediamo con chiarezza ogni altra cosa.

Come si riconosce il sole? Non si fissa il sole - si guardano gli alberi, la gente ... ci si guarda attorno: tutto è così limpido. E poiché tutto è limpido, si sa che è sorto il sole.
L'unico modo per vedermi è questo: se sono in grado di farvi vedere con chiarezza ciò che vi circonda. Questo è quello che sto facendo: rendo le cose chiare, vi do chiarezza, metto le cose in ordine, ciascuna al proprio posto, dandovi una visione esterna ed una interna, una prospettiva sul mondo e una sul vostro mondo interiore.
Il giorno in cui riuscirete a vedere con chiarezza - i vostri desideri, la vostra avidità, la vostra rabbia, la violenza, il vostro dolore - il giorno in cui vedrete che siete voi i creatori del vostro inferno, il giorno in cui vedrete che non siete mai stati fuori dal paradiso, che eravate solo in preda ad un incubo, più lo capirete in profondità, più profondamente lo vedrete, più profonda sarà la vostra chiarezza, più mi vedrete, più mi riconoscerete. Non c'è nessun altro modo!
....
Un altro antico detto dice:
Non c'è nessuno più cieco
di colui che non vuole vedere.

Ricordatevi: se non volete vedere, non c'è modo ... se volete vedermi, non c'è modo di evitarlo.



Ritengo non ci sia molto da aggiungere a queste splendide parole di Osho. Quando il sole ci illumina con i suoi caldi raggi non può che trasmetterci il messaggio che, dietro le nuvole, la rinascita è sempre possibile.
Serena giornata a tutti!

giovedì 30 gennaio 2014

ACCETTAZIONE

Ritengo che uno dei passaggi più difficili da superare nel percorso verso la consapevolezza sia proprio quello dell'accettazione. Vi è una ragione precisa: la mente gioca un ruolo determinante. Ed è particolarmente efficiente nel trovare giustificazioni inattaccabili a quello che fatichiamo ad ammettere con noi stessi. 
Partiamo dal presupposto che, ogni qualvolta ci troviamo a fare i conti con qualcuno che ci infastidisce o ci innervosisce, l'altro non è che lo specchio di un nostro disagio. Spesse volte è così doloroso realizzarlo che neghiamo l'evidenza dei fatti. Questo in fondo, non fa che dilazionare il momento in cui dovremo divenirne consapevoli per poter stare meglio. Non è possibile rifiutare né fuggire lontano da qualcosa che ci appartiene: se lo facciamo, vivremo comunque sempre in uno stato di perenne malessere, senza per altro comprenderne a fondo le motivazioni.
Quante volte ci adattiamo a rivestire specifici ruoli, pur di non affrontare la situazione? 
Pensiamo al ruolo della vittima. Sempre a lamentarsi, sempre con qualche disagio più o meno grave in corso. Sempre ad evidenziare il proprio ruolo sacrificale nell'ambito di ogni evento, seppur banale, della quotidianità. 
Cosa cerca inconsciamente chi fa la vittima? Accettazione da parte degli altri. 
Perché? Perché spera, attraverso un riconoscimento esterno, di accettarsi a sua volta. 
Ha qualche possibilità di riuscirvi? Assolutamente no. 
Come si può pensare che gli altri siano capaci di fare quello che io stesso non sono in grado di fare per me? 
La vittima potrà incontrare tre tipi di persone: 
1) chi la compiangerà e per un attimo la farà sentire compresa ed accettata ... ma durerà poco e lo sconforto più totale non tarderà ad arrivare, in quanto le attenzioni dell'altro non saranno mai sufficienti a mettere a tacere il suo dolore; 
2) chi la porrà di fronte alla sua debolezza in assenza di giudizio e in modo empatico (le persone migliori dal punto di vista evolutivo, quelle più equilibrate,  in quanto potrebbero indurla a reagire e a prendere consapevolezza del disagio) : passaggio sicuramente doloroso, ma risolutivo;
3) chi la porrà di fronte alla sua debolezza giudicandola e la farà immediatamente collassare nel tunnel più cupo dell'incomprensione, della solitudine e del dolore della non accettazione.
Non approfondisco oltre le dinamiche che portano ciascuna persona a reagire in modo diverso (lo specchio funziona alla grande da ambo le parti, dico solo questo).
Quanto esposto vale inevitabilmente anche per l'amore, la forma più totale di accettazione. 
Se io per primo non amo me stesso, difficilmente saprò amare ed essere amato. Il mio sentimento sarà sempre velato dalle debolezze che mi trascino dietro e non sarà puro, ma legato alle mie mille aspettative, tese a riempire il vuoto che mi porto dentro.
Quando non mi amo o non mi accetto, non sto bene da solo. 
La solitudine è un dolore lancinante. Per questo tendo a proiettare tutte le mie energie all'esterno, in attività continue o in compagnia perenne, pur di uscire; a volte pesa anche un po', non si ha voglia, non sempre ci sono amici divertenti ... ma si tratta certamente del male minore: stare a casa soli con qualcuno che non si sopporta (se stessi) è certamente peggio!!! 
E la mente è abilissima a giustificare i comportamenti che scegliamo di portare avanti: il sabato sera a casa da soli è totalmente out ... la compagnia non mi piace, ma si va al messicano che adoro... ho appena comprato quello splendido abitino, devo pur sfoggiarlo ... e via di seguito. 
Potremo scappare dal problema finché avremo energia, ma questo non ci farà stare meglio. 
E proprio quando in preda allo sfinimento ed alla disperazione ci arrenderemo a noi stessi, avremo intrapreso il primo essenziale passo verso l'accettazione.




mercoledì 29 gennaio 2014

L'UOMO (Franz Hartmann - Fra gli Adepti Fra i Rosacroce Le dottrine dei Rosacroce)

"L'uomo è un insieme di graduali stati evolutivi spirituali. Prima impara a distinguere. Tu stai ai piedi di una scala; poi sali un gradino dopo l'altro; sono dodici scalini, che riassumono il tutto in un corpo.
Penetra dall'alto verso il basso, nel centro: il cuore. Qui troverai un seme, che cresce sotto l'influsso della luce del pensiero, crescita che si estende in te fino ai sensi spirituali.
Impara a nutrirti dei frutti dell'albero della Sapienza e a godere del frutto dell'albero della Vita. Cercali entrambi in te e quando li riconoscerai e ne saprai il posto, sarai giunto sul più alto gradino della scala.
Ora impara a conoscere la forza: questa vince la morte; quando essa avrà così perso il suo pungiglione, il cubo della vita si porrà nel cuore.
Un sole si forma, una luce, che rischiara tutto il tuo Io; in questo vedrai il passato, il presente e il futuro. Così la tua vita è dischiusa ed aperto il nuovo cielo, nel quale si muoverà il Perfetto.
Entra ancora nel mare ed impara a nuotare come un cigno, che non può affondare e felicemente raggiungerai in te la sponda del mondo spirituale."



La vita spirituale dell'uomo non può essere compresa in altro modo se non risvegliandola attraverso la comprensione del cuore.  Lunghi anni di pratica ed esercizio sono necessari. E grande umiltà.
L'innalzamento coscienziale è graduale e procede con la consapevolezza. 

martedì 28 gennaio 2014

ZEN - Osho, This Very Body the Buddha

L'attitudine Zen nei confronti della vita è la risata;
è vivere, è godersi la vita, è celebrare.
Lo Zen non si oppone alla vita, la afferma.
Lo Zen accetta tutto ciò che esiste;
non ti dice: rinnega questo o rinnega quello.
Ti dice che tutto è bene:
vivi ogni cosa nel modo più totale possibile.



A volte ci dimentichiamo quanto sia importante ridere di noi stessi ... del nostro tentativo di controllare tutto, della nostra continua ricerca tesa a soddisfare aspettative sempre nuove, del nostro arrabbiarci fino allo sfinimento o del nostro stressarci per ogni cosa che sembra scardinare la ferrea tabella di marcia che regola la nostra quotidianità ...

Oggi facciamo una pausa: siamo zen. 

Molliamo il tiro, un profondo respiro e godiamoci la vita.

lunedì 27 gennaio 2014

IL GIORNO DELLA MEMORIA

Per non dimenticare.

"Il ricordo è riemerso con tale veemenza da lasciarmi inerme. L'impatto emotivo nel rivivere quei momenti è stato lacerante, incontrollabile. Tante emozioni, una sull'altra, che sgorgano come un fiume di lava incandescente che ti travolge, ti brucia, ti inaridisce, ti svuota. Stupore, smarrimento, confusione e rabbia. Incontenibile, lacerante, cieca. L'impeto di quella rabbia è difficile da descrivere. Rabbia contro me stessa e contro tutti, indifferentemente. Anche verso chi ho amato tanto. Per non avermi saputo difendere da tanto dolore.  Per avermi lasciato sola. Impotente. Incapace di capire. Incapace di reagire. Una nullità, un numero. Senza alcun valore. La rabbia non mi abbandona: cresce con il ricordo e mi travolge. Mi confonde. Mi mette di fronte, nuovamente, alla mia impotenza. Come se l'odio che mi aveva circondato, avesse inaridito il mio stesso cuore. Lo avesse reso sterile, disumanizzato. Per sopravvivenza.
E' passato tanto tempo, ma quell'esperienza ha lasciato una ferita profonda nella mia anima. Ed insieme a quella ferita ha lasciato il germe della paura, della rabbia, dell'impotenza, dell'inutilità. Compagne di viaggio da trasformare per tornare a vivere.
Tutto questo non ha senso. Come non lo ebbe allora. Ma oggi è la mia stessa vita a doverci fare i conti. Ed il dolore non sembra diminuire. Mi lascia senza forze.  Sfinita cedo al peso del ricordo. Mi ci immergo e lo lascio sopraffarmi.
Tanti anni di percorso e di lavoro sulle emozioni per arrendersi alla furia distruttiva di quella rabbia. La sua intensità è totalmente fuori controllo.
Cerco l'oggettività del presente, ma la rabbia mi divora da dentro. Mi ripeto che è importante non lasciarmi travolgere, ma non ci riesco. Cerco disperatamente il distacco, ma devo toccare il fondo di quel dolore per poterlo lasciare andare. Per comprenderne il senso. L'insegnamento.
Quando il mio corpo si è ormai arreso, inizio a percepire l'intensità dell'esperienza. La sua disarmante totalità. Prendo consapevolezza della fragilità umana e di quella rabbia inconscia che ha lasciato solchi profondi in tante anime, come nella mia. E alla sua dirompenza distruttiva. Ne focalizzo l'intensità. E' una forza di proporzioni gigantesche. E' una potenziale bomba a orologeria.
E' sufficiente ricordare? Non dimenticare?
Così che l'uomo impari il distacco e non sia più vittima inerme delle emozioni; affinché riconosca nell'altro, se stesso e il cuore diriga le sue azioni. Affinché tutto questo non si ripeta. Mai più."



domenica 26 gennaio 2014

MAESTRI

Oggi voglio ribadire ancora una volta un insegnamento che mi è molto caro e che ritengo quanto mai attuale al giorno d'oggi. Per farlo attingo alle parole di Franz Hartmann (Franz Hartmann - Fra gli Adepti Fra i Rosacroce Le dottrine dei Rosacroce) che cita a sua volta M.me Blawatsky.

"Un vero Maestro non pretende una fede cieca e non chiede altro se non che, chi si interessa delle dottrine dei sapienti, le metta in pratica e le verifichi con i propri occhi.
E' storia vecchia la lotta tra l'umile conoscenza personale e la boria dei cosiddetti sapienti e anche l'errato culto dell'autorità.
Non si tratta di credere all'esistenza di Dio perché un uomo ritenuto affidabile afferma che c'è un Dio, ma ognuno dovrebbe sforzarsi di riconoscere Dio da sè e  nel suo interno; e di essere egli stesso una testimonianza vivente e parlante dell'esistenza di Dio (o della Verità, se così si vuol dire).
Allo stesso modo, non si tratta di esaltarsi per Maestri che abitano in Tibet o altrove, o di aspettarsi da costoro favori speciali per grazie ricevuta; ma l'essenziale è che ognuno rivolga la propria attenzione sul fatto che la sapienza dei Maestri può manifestarsi in lui stesso.
Con questo non si vuol certo affermare, come alcuni hanno creduto di capire, che si debba accettare l'insegnamento ignorando l'insegnante. Il rispetto, che uno scolaro ha nei confronti del suo maestro, deriva dalla conoscenza della sua dottrina.
Chi proclama una Verità merita il più alto rispetto da parte di tutti gli uomini; ma la rispettabilità di un Maestro si basa sulla sua conoscenza della Verità, e non questa sulla sua rispettabilità".

 dipinto di Nicholas Roerick

L'uomo sente un grande bisogno di spiritualità, ma allo stesso tempo è molto confuso. 
Posso ipotizzare che stia realizzando proprio la necessità interiore di fare esperienza diretta, considerando il grande successo di corsi e tecniche a pagamento per arrivare all'iniziazione, per viaggiare in astrale, per conoscere il karma o per attivare i chakra ... (ce ne sono veramente per tutti i gusti e per tutte le tasche). Chi non si è mai avvicinato a nulla di simile, spesso, rimane affascinato e abbagliato dal fascino del mistero che si dispiega e finisce per spendere cifre astronomiche in corsi su corsi alla ricerca di sè. 
Il percorso è molto meno dispendioso in termini materiali, ma richiede disciplina, pazienza, umiltà e forza di volontà. Il percorso è l'impegno, preso con noi stessi, di imparare ad ascoltarci, conoscerci e comprenderci. E' la fatica di riconoscere le nostre paure e le nostre debolezze; è il dolore che scaturisce  dall'affrontarle; è la sofferenza provata nell'imparare a trasformarle e la liberazione generata dalla loro accettazione. Il percorso si basa sull'esperienza personale, perché solamente quello di cui facciamo esperienza, ci fa crescere. Proprio quando impariamo a fare piccoli passi, saremo pronti a farne di grandi. Il modo di compierli è lo stesso e ci permetterà di scendere sempre più in profondità nel nostro essere. Lo faremo senza aspettative, per amore verso noi stessi. 
Può esserci utile un supporto che doni oggettività al vissuto nei momenti in cui siamo più emotivamente carichi, ma non dimentichiamo mai che il nostro miglior Maestro è dentro di noi.