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domenica 27 gennaio 2019

ASCOLTANDO IL SILENZIO

Ascoltando il silenzio
ricordo.
Ricordo il grido umano avvolgere l'etere.
Ricordo l'indifferenza.
Ricordo l'odio, l'illusione, la rabbia, l'invidia, l'egoismo.
Ricordo la follia
che come un virus ha contagiato le menti
pietrificando i cuori.
Ricordo il dolore, la paura, 
la percezione di impotenza e la disperazione.
Nel giorno della memoria,
ricordo.
Oggi mi guardo intorno
e vedo nuovamente l'uomo perso nei suoi deliri di onnipotenza
e nei suoi sogni infranti di una vita più facile
inseguire un potere che mai gli apparterrà veramente
fintanto che lo cercherà intorno a sè
e non dentro di sè.
Ascoltando il silenzio 
ricordo.
E mi chiedo se le parole potranno mai aprire varchi
nei cuori congelati dalla freddezza del giudizio.
Mi chiedo se un gesto potrà mai fare la differenza 
e incrinare un sistema.
Non credo nella possibilità di salvare il mondo
Non credo nella possibilità di salvare l'altro da se stesso.
Credo nella possibilità di crescita e maturazione individuale
che appartiene a ciascuno di noi.
Ascoltando il silenzio 
ricordo.
Chiedo al cuore 
di indicarmi la via,
il  percorso, i gesti, le parole
per uscire dall'indifferenza e non smettere di amare.



Foto di Anna Shvets da Pexels

lunedì 27 gennaio 2014

IL GIORNO DELLA MEMORIA

Per non dimenticare.

"Il ricordo è riemerso con tale veemenza da lasciarmi inerme. L'impatto emotivo nel rivivere quei momenti è stato lacerante, incontrollabile. Tante emozioni, una sull'altra, che sgorgano come un fiume di lava incandescente che ti travolge, ti brucia, ti inaridisce, ti svuota. Stupore, smarrimento, confusione e rabbia. Incontenibile, lacerante, cieca. L'impeto di quella rabbia è difficile da descrivere. Rabbia contro me stessa e contro tutti, indifferentemente. Anche verso chi ho amato tanto. Per non avermi saputo difendere da tanto dolore.  Per avermi lasciato sola. Impotente. Incapace di capire. Incapace di reagire. Una nullità, un numero. Senza alcun valore. La rabbia non mi abbandona: cresce con il ricordo e mi travolge. Mi confonde. Mi mette di fronte, nuovamente, alla mia impotenza. Come se l'odio che mi aveva circondato, avesse inaridito il mio stesso cuore. Lo avesse reso sterile, disumanizzato. Per sopravvivenza.
E' passato tanto tempo, ma quell'esperienza ha lasciato una ferita profonda nella mia anima. Ed insieme a quella ferita ha lasciato il germe della paura, della rabbia, dell'impotenza, dell'inutilità. Compagne di viaggio da trasformare per tornare a vivere.
Tutto questo non ha senso. Come non lo ebbe allora. Ma oggi è la mia stessa vita a doverci fare i conti. Ed il dolore non sembra diminuire. Mi lascia senza forze.  Sfinita cedo al peso del ricordo. Mi ci immergo e lo lascio sopraffarmi.
Tanti anni di percorso e di lavoro sulle emozioni per arrendersi alla furia distruttiva di quella rabbia. La sua intensità è totalmente fuori controllo.
Cerco l'oggettività del presente, ma la rabbia mi divora da dentro. Mi ripeto che è importante non lasciarmi travolgere, ma non ci riesco. Cerco disperatamente il distacco, ma devo toccare il fondo di quel dolore per poterlo lasciare andare. Per comprenderne il senso. L'insegnamento.
Quando il mio corpo si è ormai arreso, inizio a percepire l'intensità dell'esperienza. La sua disarmante totalità. Prendo consapevolezza della fragilità umana e di quella rabbia inconscia che ha lasciato solchi profondi in tante anime, come nella mia. E alla sua dirompenza distruttiva. Ne focalizzo l'intensità. E' una forza di proporzioni gigantesche. E' una potenziale bomba a orologeria.
E' sufficiente ricordare? Non dimenticare?
Così che l'uomo impari il distacco e non sia più vittima inerme delle emozioni; affinché riconosca nell'altro, se stesso e il cuore diriga le sue azioni. Affinché tutto questo non si ripeta. Mai più."