martedì 8 aprile 2014

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI




11 Aprile 2014 - Libreria Belgravia - via Vicoforte 14/d ore 21,00 - TORINO
12 Aprile 2014 - Il Chicco d'Oro - Parco il Babi - Palazzo Chiablese
Fraz. Castell'Apertole 5 - Livorno Ferraris (VC) - ore 17,00

lunedì 7 aprile 2014

COERENZA E SINCERITA'

Estratto da "La Porta Ermetica" di G. Kremmerz - Edizioni Mediterranee:

"Nella vita fisica, usate di tutto e astenetevi di tutto a volontà. Niente eccessi. Nella vita morale, sopportate gli animali molesti (personalmente non avrei utilizzato questo termine ad indicare uomini  non evoluti) che vi circondano e le noie quotidiane. Se siete pazienti, imparerete a mettere una museruola ai primi e riparo  alle seconde. 
Non siate mai ingiusti e, dimenticando che siete nutriti di cristianesimo che ci ha fatto giustificare tante menzogne, imparate ad essere sempre sinceri con voi. Chi dice la verità a se stesso, sentirà la verità dagli altri. Ricordatevi che il nostro laboratorio è in noi e dobbiamo vedervi chiaro come alla luce del sole.
Essere sinceri con se stessi è cosa difficile.
Se arriviamo a spogliarci delle passioni, ci avviciniamo alla verità.
Con le passioni che ci tormentano è inutile pensarci.
Con un regime sobrio di vita, senza eccessi, il corpo si fortifica. Se siete ammalati, digiunate. Rivolgete questo regime alle passioni e ai desiderii.
La passioni (da passio) sono sofferenze per desiderii non conseguiti o non soddisfatti abbastanza. Desiderate sobriamente e, quando il desiderio eccede, astenetevi.
Questa ginnastica vi rende padroni di voi. Così potrete acquistare l'abito della sincerità e dire a voi stessi: io sono un debole e devo correggermi - o io sono un pigro e devo essere solerte - o io mi sento un satiro e voglio diventare un uomo."



Kremmerz utilizza un linguaggio tutto suo e molto particolare, congeniale all'epoca in cui è vissuto (1861- 1930) ed a me non dispiace il suo modo di esporre i concetti.
Ho voluto introdurre questo estratto per stimolare una riflessione più profonda. In un momento storico in cui gli estremismi sembrano dominare i pensieri e le azioni, e le apparenze prendono il posto dell'autenticità, mi sembra più che attuale. Purtroppo, la sobrietà è sempre più rara. Quando si sposa una causa, si tende a lasciarsi travolgere dalla stessa, dimenticando accettazione e rispetto. Valori per me imprescindibili e alla base di ogni azione consapevole. Mi spaventano sempre molto gli estremismi: creano separazione rafforzando il dualismo materiale nella sua accezione negativa. Il dualismo Spirito/materia si manifesta per offrire all'uomo la libertà di una scelta consapevole, non certo per indurlo a rifiutare la sua stessa natura scegliendo di valorizzarne solamente un aspetto. 
Questi passaggi sono necessari alla comprensione e all'esperienza e, quindi, sono altrettanto importanti di altri. Ho fiducia nelle grandi potenzialità umane in grado di mettere la mente al servizio del cuore e l'interesse sempre maggiore verso una spiritualità tesa all'ascolto e al benessere generato dall'armonia con se stessi e il mondo circostante mi dona grande forza interiore per continuare a condividere nuove prospettive di osservazione.

domenica 6 aprile 2014

L'INSEGNAMENTO ESSENZIALE - MAESTRO E ALLIEVO

Estratto da " Un Cuore senza Limiti" di Ravi Ravindra - Psiche:

"L'insegnamento essenziale ha luogo da maestro ad allievo. Il significato e la pratica del Lavoro vengono compresi nel contatto diretto e nello scambio tra coloro che hanno chiarezza su quanto va fatto, come pure sulla compassione per la situazione umana, e coloro che desiderano comprendere la possibilità e la responsabilità dell'uomo.
Naturalmente ogni maestro apprezzabile è anche un allievo, che desidera ascoltare e obbedire a un'autorità più alta. Solo una persona del genere può fare una richiesta e offrire speranza, senza evocare le reazioni dell'ego o adulazioni emotive. E' anche vero che, a rigor di termini, un lignaggio spirituale o l'iniziazione trasmessa da una persona all'altra non ha significato. 
Qualsiasi iniziazione reale è l'auto-iniziazione, dalla Fonte. I maestri non fanno altro che indicare la via.
In presenza della vibrazione della Verità, non c'è differenza tra maestro e allievo. Perfino un grande maestro come Gesù Cristo non voleva rivendicare alcuno stato speciale per se stesso e diceva: "Perché mi chiamate giusto? Nessuno lo è se non Dio".



Condivido profondamente queste parole. Spesso si dimentica l'importanza dell'umiltà e del lavoro individuale nel percorso verso la consapevolezza.

venerdì 4 aprile 2014

L'IMPORTANZA DELLO SFORZO E DEL LASCIAR ANDARE

Estratto da "Un Cuore senza limiti" di Ravi Ravindra - Libreria Editrice Psiche - :

"L'altra sera c'è stata con Madame de Salzmann una meditazione molto profonda. Vedo sempre più che si può leggere e parlare tantissimo, e ottenere dalle grandi idee un certo arricchimento e stimolo, ma non si viene trasformati. Ovviamente si possono accantonare le grandi idee, e essere presi solo dalle faccende ordinarie: i conti, l'inflazione, le notizie del giorno ecc. Anche questo è meccanico. Anche chi non pensa bene o in modo chiaro è schiavo dei pensieri vorticosi. Come essere liberi da tutto il livello delle preoccupazioni - denaro, fama, cibo e sesso, - dal dominio della paura e del desiderio? Come posso liberarmi dal mio sé, interamente costituito da queste paure e desideri? Mi accorgo di volerlo non solo in teoria. Desidero fatti concreti. Ma voglio pagarne il prezzo? Mi rendo conto sempre di più che il prezzo è il sacrificio della mia autostima."



Sono disposto a pagarne il prezzo? 
Credo sia una domanda fondamentale per chi vuole intraprendere il percorso. 
Non sarà facile affrontare paure, debolezze,momenti di scoramento, la frustrazione della mancanza di risultati a breve termine, il dolore e la sofferenza ... con il nostro abituale modo di pensare. 
Il nostro ego, la nostra mente, tenterà di trovare mille giustificazioni per cambiare percorso. Sarà necessaria una grande forza interiore per mantenere la rotta, eterna pazienza e una grande umiltà alla base del nostro agire. Crolleranno maschere, ruoli, immagini, schemi ed abitudini ... per fare posto a chi siamo veramente.
Sono disposto a pagarne il prezzo? 
Se la risposta è affermativa, cogliamo un'altra importante affermazione nelle parole di Ravindra. Non sarà sufficiente parlare, studiare, conoscere... in quanto senza la pratica arriveremo poco lontano. Da dove iniziare? Dal corpo ovviamente, lo strumento migliore a nostra disposizione. Iniziamo ad ascoltarlo e ad impostare il nostro lavoro sulle percezioni fisiche: noteremo quanti disagi ci appartengono ed ai quali ci siamo gradatamente abituati. Sciogliamo le tensioni lavorando sul corpo: troviamo il coraggio di ascoltarci e impariamo a lasciar andare la rigidità, il dolore, le contrazioni per raggiungere una situazione armonica di benessere.
Senza accorgercene avremo già fatto molti passi in direzione della consapevolezza.

giovedì 3 aprile 2014

MANTENERE APERTO IL CUORE

Da "IL LIBRO TIBETANO DEL VIVERE E DEL MORIRE" di Sogyal Rinpoche (Ubaldini):

"Non aspettatevi risultati immediati o miracolosi. La sofferenza svanirà dopo un certo periodo, forse più tardi di quanto speravate. Non nutrite nessuna aspettativa che "funzioni" e che metta immediatamente e definitivamente fine al vostro dolore. Siate aperti alla sofferenza, come lo siete verso i buddha e gli esseri illuminati durante la vostra pratica.
Forse incomincerete a provare una misteriosa gratitudine per il dolore, perché vi dà l'opportunità di attraversarlo e trasformarlo. Senza di esso, non avreste mai potuto scoprire che, nascosto in fondo alla sofferenza e alla sua stessa natura, c'è un tesoro di beatitudine. I momenti di dolore sono anche quelli di maggiore apertura, e nella vulnerabilità potrete trovare la forza più grande.
Dite a voi stessi:"Non fuggirò da questa sofferenza. Voglio usarla nel modo migliore e più positivo, per diventare più compassionevole e più utile agli altri." La sofferenza dopo tutto, può insegnarci la compassione. La vostra sofferenza vi fa capire quella degli altri. E, se avete la possibilità di dare aiuto, è attraverso la vostra sofferenza che troverete la comprensione e la compassione per riuscirci.
Non chiudete fuori il dolore: accettatelo e rimanete vulnerabili. Qualunque sia il grado di disperazione, accettate il dolore per quello che è, perché in realtà sta cercando di farvi un regalo inestimabile: la possibilità di scoprire, mediante la pratica spirituale, ciò che si apre al di là del dolore. Scrive Rumi: "Il dolore può essere il giardino della compassione". Se mantenete aperto il vostro cuore in ogni circostanza, il dolore può diventare il vostro più potente alleato nella ricerca dell'amore e della saggezza.
Noi sappiamo anche troppo bene che non serve a niente chiuderci al dolore e che tentare di proteggerci significa soltanto soffrire di più, rinunciando a imparare dalla sofferenza? Rilke scrive che il cuore protetto "mai espostosi alla perdita, innocente e sicuro, non conosce la tenerezza. Solo il cuore riconquistato può trovare appagamento: libero, grazie a ciò che ha abbandonato, di godere della propria padronanza."


Per noi occidentali, molto pratici e diretti, queste parole faticano a risuonare.
Quando sono nel bel mezzo di un grande dolore, sentirsi dire di accettarlo è il suggerimento che accogliamo meno bene... anzi, potrebbe scatenare in noi rabbia e frustrazione. Siamo abituati a essere fortemente centrati su noi stessi e le nostre esigenze, per cui già solo l'idea che "IO debba soffrire per diventare compassionevole ed essere in grado di aiutare gli altri" potrebbe stimolare pensieri irripetibili.
Proprio questa eccessiva focalizzazione su noi stessi (sul nostro ego) rende la dinamica del dolore, di natura mentale, molto potente. Ci sembra di essere rinchiusi in un buco nero dove l'altro non deve avere accesso perché non ha idea di cosa stiamo veramente passando (ci chiede di uscire, di vedere gente, di guardare oltre, di non  abbatterci ... figuriamoci!). La chiusura crea inevitabilmente spesse barriere di difesa dal mondo esterno che rendono la nostra prigione ancora più oscura, con la mente a dettare legge e a inondarci di pensieri tenebrosi che ci rendono ancora più depressi. In qualche modo, la nostra attitudine non fa che potenziare il nostro dolore. Questo non significa accettare il dolore, ma esserne schiavi.
Cambiamo prospettiva, come sempre.
Stiamo vivendo un dolore lancinante e ci siamo dentro fino al collo. Sappiamo che se lasciamo la mente a ruota libera finiremo nella dinamica di cui sopra. Non abbiamo voglia di contatto esterno, ma cerchiamo di non chiudere le porte al mondo. La respirazione ci aiuterà moltissimo (in quanto se riusciamo a focalizzarci su inspirazione ed espirazione blocchiamo la frenetica attività della mente). Il confronto con l'altro e la condivisione sono strumenti importanti perché ci aiutano a donare oggettività al vissuto, cioè a osservarlo da punti di vista differenti e a ridimensionarlo attraverso l'esposizione (sappiamo molto bene che più si rimugina su qualcosa  e più si tende a ingigantirne i contorni). Questa attitudine ci aiuterà ad acquisire distacco e a comprendere cosa ci sta insegnando quello che stiamo vivendo (nella prigione buia difficilmente lo vedremo, ma se restiamo aperti abbiamo buone possibilità di cogliere la parte di Luce dell'esperienza ... quella che ci renderà persone migliori, che ci farà crescere). A quel punto saremo liberi di trattenere nel cuore il prezioso insegnamento e lasciar andare il dolore. In questo modo non avremo rinnegato il passato o perso una parte di noi, ma l'avremo trasformato in un'esperienza che ci ha arricchito e reso più consapevoli ed empatici. Questa capacità ci apparterrà profondamente e ci sarà d'aiuto nelle relazioni con l'altro  (e torniamo all'estratto di Sogyal Rinpoche) permettendoci di vivere in armonia con noi stessi e con il mondo.

mercoledì 2 aprile 2014

PERCHE' CI SI SENTE INSICURI?

Ci sentiamo insicuri quando non ci accettiamo per quello che siamo. 
Spesso siamo spietati giudici di noi stessi. Identifichiamo le nostre paure e debolezze come un pericolo che ci espone, vulnerabili, al giudizio dell'altro. 
Per questo motivo tendiamo a rifiutarle o a nasconderle, 
nell'inutile tentativo di esserne liberi. 
Difficile staccarsi da qualcosa che ci appartiene così profondamente. 
L'illusione del nostro agire sarà resa ancora più evidente dal fatto che situazioni o frasi anche molto banali saranno sufficienti a farci soffrire. 
La nostra mente tenterà di addebitare la sofferenza all'esterno, ma presto o tardi ci troveremo a realizzare che la vera origine del dolore risiede in noi, proprio in quelle debolezze o paure mai affrontate. 
La continua ricerca di accettazione da parte degli altri 
(quella stessa accettazione che noi stessi non siamo in grado di raggiungere) non farà che rendere il vissuto carico di frustrazione e sofferenza, 
per via della nostra insicurezza.
Proviamo a cambiare prospettiva. 
Abbandoniamo il giudizio della mente e osserviamoci con il cuore. 
Ogni nostra debolezza o paura, se accettata, può essere trasformata in positivo. Se imparo a focalizzare la parte positiva della mia paura o debolezza e ad essere consapevole del suo limite, l'accettazione che ne deriva non può che donarmi grande forza interiore. 
Siamo abituati a cercare di corrispondere a dei modelli sociali di "successo" e a perseguire un irraggiungibile ideale di perfezione. 
Perché? Per essere accettati dagli altri, divenendone in tal modo schiavi. 
Perché non scegliere la libertà dell'essere attraverso la propria totale accettazione, paure e debolezze incluse? Il mio centro diviene interno donandomi sicurezza e serenità per affrontare la vita con distacco nei suoi tanti mutamenti.
Il rapporto con l'altro diverrà equilibrato perché non sarà più sbilanciato dalle aspettative. Con l'avvenuta accettazione di sé sarà naturale accettare l'altro senza giudicarlo, perché, in fondo, paure e debolezze appartengono ad ognuno di noi, nessuno escluso.




martedì 1 aprile 2014

IO o EGO?

"Se non c'è l'Io, c'è solo l'ego.
E che sia.
La presenza dell'Io si riconosce dal fatto che l'Io desidera servire.
L'ego non vuole servire.
Ma finché non c'è l'Io, lasciamo che ci sia l'ego.
Può essere utile.
Che altro potete fare?
Quando appare l'Io, l'ego perde automaticamente energia e importanza.
Può esserci ancora, ma non ha il comando."

Madame De Salzmann




Quando si inizia a lavorare su di sé, è quasi impossibile non porsi la domanda : "Chi sono?" e realizzare quanto sia difficile rispondervi.
Ci si rende conto di quanto sia facile essere talmente assorbiti dall'azione esteriore, dall'organizzazione della quotidianità da rischiare di identificarsi con essa. Si perde il contatto tra mente e corpo e ci si comporta per la maggior parte del tempo come degli automi. La mente è iperattiva e il corpo subisce passivamente le sue direttive. Non vi è integrazione. 
Nel corpo c'è tutto, ma è difficile rendersene conto. Solo quando ci si rilassa, con l'intento di ascoltarsi, si diviene consapevoli delle tante tensioni presenti. Imparando a immergersi in quelle tensioni, si inizia a comprendere qualcosa in più di quello che si è veramente. Generalmente si è così proiettati verso  il raggiungimento di un risultato, da dimenticarsi di sé stessi. 
In fondo, l'ego non è che l'energia del Sè che ha intrapreso una direzione parziale, focalizzandosi sulla ricerca del benessere materiale o presunto tale, invece che sulla totalità dell'essere. 
Per trasformare questa attitudine è necessario morire alle proprie abitudini, ai propri schemi mentali e alle aspettative che caratterizzano la vita. E' necessario che corpo e mente divengano due energie integrate e questo può avvenire solo se si lascia che sia il cuore a indicare la via. Il cuore non segue i binari prefissati dell'educazione, delle norme sociali, ma manifesta la libertà di essere in armonia con il proprio sentire innanzi a tutto, con gli altri e con il mondo. La mente vive molto male questa libertà al di fuori delle regole e non si metterà facilmente al servizio del cuore,  creando sofferenza. Le giustificazioni si sprecheranno per indurci a tornare a comportarci secondo abitudine e sarà necessario uno sforzo attivo per cambiare le cose. Questo sforzo sarà determinato dall'ego, ma non deve sfociare nella manipolazione. Per questo deve essere intrapreso con sensibilità e senso di sacrificio: per realizzare il momento in cui è necessario lasciarlo andare. Il punto di passaggio è sottile: ci può essere troppo sforzo (manipolazione) o troppo poco (pigrizia). Il corpo sarà uno strumento prezioso per donarci la consapevolezza necessaria a procedere nella graduale riscoperta di chi siamo veramente, manifestando con la presenza di tensioni il comando della mente.