venerdì 21 febbraio 2014

IL LUPO E L'AGNELLO

Estratto da "Ritorno al presente" di Henriette Lannes, edito da Psiche:

"Madame de Salzmann, citando Pascal, ci diceva: "L'uomo non è né angelo nè bestia" e il Signor Gurdjieff scrive: "Meriterà il nome di uomo e potrà contare su ciò che è stato preparato per lui dall'Alto, solo colui che avrà saputo acquisire i dati necessari per conservare indenni il lupo e l'agnello che gli sono stati dati in custodia (da "Incontri con Uomini Straordinari)".




Quando ci apriamo verso l'interno di noi stessi, percepiamo contemporaneamente una tensione a rivolgere l'attenzione verso l'esterno.  L'evoluzione dell'uomo passa attraverso questi due aspetti, in quanto sono entrambi necessari alla nostra crescita. In alcuni momenti riusciamo a essere calmi interiormente e a essere in armonia con la parte più profonda di noi. In altri, siamo agitati sia interiormente che esteriormente : da una parte sentiamo la necessità di ascoltarci e dall'altra un rifiuto a farlo. Per riuscire a superare questa impasse dobbiamo focalizzare la nostra attenzione sull'ascolto, vincendo la resistenza che la nostra mente può opporre: proprio questa lotta interiore ci apre al confronto tra queste due forze e ci induce a metterci in gioco. L'evoluzione si manifesta nel movimento generato dal rimettere in discussione ciò che siamo. Il sentimento di impotenza che talvolta percepiamo è un sentimento vero: rappresenta una forza reale nel lavoro su se stessi. Tutto ciò che non conosciamo ci fa paura e questa illusoria percezione lo rende più forte di noi. Ecco che il tentativo di conoscersi sempre più in profondità richiede un risveglio attivo e consapevole per smuovere il sonno degli automatismi a cui siamo abituati.

giovedì 20 febbraio 2014

ESIGENZE

Oggi pubblico un estratto dal libro "Ritorno al Presente" di Henriette Lannes, edito da Psiche:

"Esistono due tipi di esigenze, una opposta all'altra.
C'è l'esigenza della vita che si esercita su ciascun uomo chiamato a sopperire ai bisogni della sua esistenza terrena. Oggigiorno, l'uomo adulto prende sempre più spesso l'abitudine di esigere qualcosa dal mondo esterno. Quest'atteggiamento proviene il più delle volte da un sentimento immaginario che il mondo intero gli debba qualcosa. Come tutti i suoi simili, ha ricevuto la vita, e lui, in cambio, che cos'è pronto a dare?
L'altra esigenza è più segreta. E' legata al nostro bisogno di essere. Qui, il nostro sentimento non è orientato nello stesso modo. Esso cerca di sottomettersi ad un asse interiore che illumina la nostra intera vita. Se noi siamo capaci di ritornare verso quest'asse centrale, capaci di sacrificare i nostri diversi personaggi egoisti, sentiamo che si crea fra quest'esigenza interiore e noi stessi una relazione nuova, molto viva, con possibilità infinite di sincerità e di verità.
Quando questa relazione è percepita, è la prova che il nostro ascolto interiore si è effettuato su basi più giuste.
D'altra parte, quest'esigenza ci rivela che le nostre sensazioni coscienti convergono verso l'asse della nostra presenza: qui - ora.
Questa percezione è anche il segno d'una più grande unità interiore."



Tendiamo naturalmente, nella nostra quotidianità, a focalizzare le energie all'esterno, senza bilanciare questa dispersione dedicando a noi stessi uguale attenzione. C'è sempre qualcosa di più importante da fare. Questa attitudine ci porta innegabilmente a una situazione di disarmonia interiore, generata dall'incapacità ad ascoltarci in profondità e corrispondere alle esigenze del nostro corpo (quante volte avremmo bisogno di riposare e non ci fermiamo?) e del nostro sentire (quante volte vorremmo urlare o scappare e non lo facciamo?). Il divenirne consapevoli è il primo grande passo verso una presa di coscienza che ci  induca a favorire un'attitudine più equilibrata. La mente giocherà tutte le sue carte per convincerci che non possiamo fare a meno di questo o di quello, che non possiamo abbandonare il nostro ruolo, la nostra immagine, le nostre "responsabilità" ... in una serie infinita di giustificazioni tese a ostacolare il cambiamento. La naturale tensione verso il benessere ci porrà di fronte ciclicamente al richiamo del cuore. Potremo scegliere di ignorare questo segnale oppure potremo scegliere di abbandonare i vecchi schemi accettando la trasformazione. 
Solo un grande atto d'amore e di rispetto verso noi stessi sarà in grado di fornirci la forza necessaria al superamento degli ostacoli che la mente porrà sul nostro cammino in direzione del cambiamento.

martedì 18 febbraio 2014

LA VIA REGALE Viaggio attraverso le Sefirot dell'Albero della Vita - NADAV HADAR CRIVELLI - Psiche 2

" Nell'aprire le porte dei tesori esoterici vi sono i seguenti vantaggi:
- Insegnando a coloro che non sono specialisti in materia ci rendiamo conto dove realmente ci troviamo, nella nostra supposta "conoscenza". E' troppo facile usare un linguaggio iniziatico in gruppi ristretti, creandosi la sensazione di saperne di più di tutti gli altri. Cercando di presentare tali conoscenza a chi non ne sa nulla (ammesso che costui sia sinceramente attratto ad esse), impariamo un'importante lezione di umiltà, e nel contempo impariamo anche a presentare le nozioni metafisiche in modo semplice, chiaro, concreto e preciso. Ci renderemo, inoltre, conto che molte informazioni che possedevamo erano ormai divenute superflue, e le tralasceremo.
- Con l'insegnare apertamente i principi esoterici rettificheremo l'educazione e la cultura, diffuse dalla scienza e dalla tecnologia, che, pur con le loro conquiste clamorose, sono ancora basate su di una troppo ristretta comprensione dell'essere umano e delle sue dinamiche di comportamento.
- Svuotando i nostri scrigni dei tesori (o di ciò che riteniamo tale) ivi contenuti, ci renderemo disponibili a ricevere ben altro. Se pensiamo ciò che Dio aveva da insegnarci, circa i segreti della Sua sapienza, sia già stato detto dalle dottrine esoteriche, attualmente note, ci sbagliamo di grosso."


Quando presi la decisione di scrivere il libro "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" (inizialmente intitolato "LA VIA DEI MAESTRI") per condividere gli insegnamenti dei Maestri della Gerarchia Spirituale di cui sono canale, impiegai più di un anno a ordinare, trascrivere e legare insieme le  varie canalizzazioni. Portai la bozza ad un caro amico, il Ven. Paljin Pulku Rinpoce, da leggere. Mi disse che avrei dovuto riscriverlo in modo molto più personale, condividendo le mie esperienze, rendendolo semplice e accessibile a tutti e mi consigliò di aggiungere una parte pratica, includendo gli esercizi che applicavo nei gruppi di meditazione. Il pensiero di dover ricominciare tutto da capo fu un vero shock. Il passaggio necessario a seguire i suoi suggerimenti mi cambiò profondamente. Mi indusse a mettermi in gioco completamente, condividendo le mie paure, le mie debolezze, i passaggi fatti per accettarle, la mia lotta con la mente, le difficoltà all'ascolto del cuore e del mio corpo, i momenti di scoramento ... (per me lupo solitario fu un grande passo): capii che nella condivisione risiedeva l'umiltà necessaria a trasmettere una comprensione più diretta e approfondita. Le esperienze che ho descritto rispecchiano le esperienze che tutti, in modo personale, ci troviamo ad affrontare nella nostra quotidianità. 
Il secondo intento fu riscrivere il testo tante volte quante furono necessarie a rendere i contenuti semplici ed accessibili: impiegai la bellezza di 2 anni a farlo. Posso affermare senza esitazioni che è molto più difficile percorrere la via della semplicità: grande pazienza e apertura di cuore furono gli strumenti  a mia disposizione perché il libro vedesse la luce nella sua forma attuale. 
Ho condiviso nel libro gli insegnamenti che in tanti anni di percorso ho ricevuto accedendo a piani di consapevolezza superiori grazie alla meditazione. Anche in questo caso ho condiviso la mia esperienza (sono fermamente convinta che l'esperienza diretta sia la via da percorrere per poter arrivare ad una condivisione semplice ed accessibile) nella comprensione della natura umana nella sua totalità di corpo fisico, anima, coscienza e spirito. Ho cercato di spiegare le dinamiche mentali come le ho sperimentate, cosa succede nei piani sottili quando ci ammaliamo o ci troviamo in una situazione di dolore o quando rimaniamo incagliati nelle nostre paure e debolezze. Ho dedicato una parte a parlare dei rischi di una medianità impreparata, spiegandone le motivazioni (generalmente quando si pongono divieti - fai attenzione ad andare in astrale ... o fai attenzione a lavorare sul karma ... non si fa che incentivare la pulsione a percorrere vie proibite), affinché la scelta di affrontare determinate esperienze sia consapevole.
La volontà di donare e condividere quello che avevo sperimentato mi ha fatto crescere, maturare, evolvere ed ha aperto il mio cuore a nuovi insegnamenti. 

"IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" mi ha permesso di guardare alle cose cambiando prospettiva.


lunedì 17 febbraio 2014

LA VERITA'

Oggi condivido un nuovo estratto di Kremmerz tratto dall' "Introduzione alla Scienza Ermetica":

"Non credere ad alcuna cosa solo perché sentita dire; non credere alle tradizioni, che ci arrivano vecchie ed alterate dalla favella umana; non credere a quello di cui gli uomini molto parlano; né credere solo perché ti sta innanzi la testimonianza di un sapiente; non credere ad una cosa perché delle probabilità ti parlano per essa, o perché per vecchia abitudine la ritieni vera; non credere nella sola autorità del tuo maestro e del suo sacerdote. Prendi per verità e vivi secondo essa solo ciò che la tua ricerca e la tua esperienza ti mostra corrispondente alla tua salute, al tuo bene ed al bene degli altri uomini come te."



So bene di avervi propinato questo messaggio ormai in tutte le salse. Lo condivido profondamente e lo ritengo la base della crescita individuale. Siamo veramente liberi quando siamo aperti all'esperienza e grazie ad essa ci muoviamo verso una chiarezza sempre più luminosa di quello che ci fa stare bene. Questo ci dona la libertà di scegliere cosa è meglio per noi. La responsabilità della scelta sarà semplicemente la nostra manifestazione, coerente con il nostro sentire e fonte di gioia e benessere.

venerdì 14 febbraio 2014

DISILLUSIONE

Oggi, pensando a cosa pubblicare sul blog, mi è saltata in mente questa parola. 

Cercando nel web, trovo questa frase, tratta da "Finché c'è vita non c'è speranza", di Giovanni Soriano:

Disilluso : chi si illude di non farsi più illusioni.

Sorrido e ci medito. 

Perché tendiamo a vivere nell'illusione? Perché è assolutamente meno dolorosa. Nel momento in cui sento la necessità di distorcere le percezioni sensoriali attraverso il filtro della mia interpretazione, cerco di difendermi da qualcosa: dalle mie paure, dalle mie debolezze, dalle mie ferite.
L'illusione mi dona la forza di andare avanti o almeno così credo. Generalmente però, proprio quando meno me lo aspetto, il mondo mi crolla addosso con tutto il peso delle illusioni supportate negli anni. 
E sono guai. E immediatamente "giudico" la disillusione come qualcosa che mi fa star male. 

E se fosse invece la soluzione ai miei guai? La disillusione stimola la consapevolezza, ponendomi di fronte a ciò che ho cercato di fuggire o di nascondere a me stessa per tanto tempo. Crea la possibilità della risoluzione. Dal punto di vista evolutivo la disillusione diviene, quindi, uno strumento determinante per la mia crescita. Mi introduce ad una situazione di benessere che può scaturire solo dall'armonia con me stessa, con quello che sono, nella mia totalità, nella mia umanità, nella mia imperfezione, con le mie  potenzialità, le mie paure e le mie debolezze.

Mi guardo intorno e l'illusione sembra essere divenuta parte dell'uomo, del suo vivere. L'illusione determinata dall'inconsapevolezza, dal maldestro tentativo di fuggire da se stesso, dall'incapacità a conoscersi, dalla difficoltà ad assumersi le proprie responsabilità attraverso una scelta consapevole. L'illusione che gli altri possano risolvere ciò che io stesso non sono in grado di affrontare.

Manca il coraggio di ascoltarsi.









LA FEDE, LA SCIENZA, LA RAGIONE - ELIFAS LEVI - La chiave dei grandi misteri - Atanor

In forma di dialogo

La Scienza
Non mi farete credere mai all'esistenza di Dio.
La Fede
Voi non avete il privilegio di credere, ma non mi proverete mai che Dio non esista.
La Scienza
Per provarvelo, bisogna prima che sappia che cosa è questo Dio.
La Fede
Voi non lo saprete mai. 
Se voi lo sapeste, potreste insegnarmelo, e quando lo sapessi, non lo crederei più.
La Scienza
Voi credete dunque senza sapere ciò che credete?
La Fede
Oh! Non giuochiamo su le parole. Siete voi che non sapete ciò che credo,
e precisamente lo credo, perché voi non lo sapete.
La Scienza 
Che ne pensa la ragione?
La Ragione
Penso, mie care istitutrici, che voi potreste realizzare un apologo commovente, quello del paralitico e del cieco. La scienza rimprovera alla fede di non saper camminare sulla terra, e la fede dice che la scienza non vede nulla nel cielo delle aspirazioni e dell'eternità. Invece di querelarsi, la scienza e la fede dovrebbero unirsi.
La Scienza
Questa idea è bella, ma è una utopia. La fede mi dirà delle assurdità, ed io vorrei progredire senza di lei.
La Fede
Che cosa intendi per assurdità?
La Scienza
Chiamo assurdità delle proposizioni contrarie alle mie dimostrazioni, come, per esempio, 
che tre fanno uno, che un Dio s'è fatto uomo, cioè che l'infinito si è fatto finito.
La Fede
Non dire altro. Emesse da te queste proposizioni sono infatti delle assurdità.
Sai tu ciò che è il numero in Dio, tu che non conosci Dio?
Puoi tu discutere sulle operazioni dell'ignoto, puoi tu comprendere i misteri della carità?
Devo sempre essere assurda per te, perché, se tu le comprendessi, 
le mie affermazioni sarebbero assorbite dai tuoi teoremi,
io sarei te, e tu saresti me, per meglio dire, io non esisterei più,
e la ragione, in presenza dell'infinito, s'arresterebbe sempre accecata dai tuoi dubbi 
altrettanto infiniti quanto lo spazio.
La Scienza
Per lo meno non usurpare la mia autorità, non darmi delle smentite nei miei dominii.
La Fede
Non l'ho mai fatto e non posso mai farlo.
La Ragione
Guardatevi bene dal farlo. Io vi sono ad entrambe necessaria. Ed io che farei senza di voi?
Ho bisogno di sapere e di credere per essere giusta.
Ma non devo mai confondere ciò che so con quello che credo.
Sapere non è più credere, credere è non sapere ancora.
L'oggetto della scienza è il cognito, la fede non se ne occupa e lo lascia tutto alla scienza.
L'oggetto della fede è l'incognito, la scienza può cercarlo, ma non definirlo;
è dunque forzata, almeno provvisoriamente, d'accettare le definizioni della fede 
che le è impossibile anche di criticare.
Lavora dunque e cerca, o scienza, ma rispetta  gli oracoli della fede.
Allorché il tuo dubbio lascerà una lacuna nell'insegnamento universale, prometti alla fede di riempirla.
Camminate distinte l'una dall'altra, ma appoggiate l'una sull'altra, e non vi smarrirete giammai.



giovedì 13 febbraio 2014

CUORE E TESTA

Oggi posto una vera perla, tratta dal libro "La Chiave dei Grandi Misteri" di Elifas Levi:

"Vi sono due amori, quello del cuore e quello della testa; l'amore del cuore non si esalta mai, si raccoglie ed ingrandisce lentamente attraverso le prove e i sacrifici; l'amore della testa puramente nervoso e passionale non vive che d'entusiasmo, si urta contro tutti i doveri, tratta l'oggetto amato come cosa di conquista, è egoista, esigente, inquieto, tirannico e trascina fatalmente con lui il suicidio per catastrofe finale, e l'adulterio per rimedio. Questi fenomeni sono costanti come la natura, inesorabili come la fatalità.
Ma, si dirà, l'anima umana non è dunque libera? No, non lo è quando si abbandona alla vertigine delle passioni. Non c'è che la saggezza che sia libera, le passioni disordinate sono il dominio della pazzia, e la pazzia è fatalità.
Ciò che abbiamo detto dell'amore può dirsi ancora della religione che è il più potente, ma anche il più inebriante degli amori. La passione religiosa ha anche i suoi eccessi e le sue reazioni fatali. Si possono avere estasi e stimmate, come S. Francesco d'Assisi, e cadere in seguito negli abissi della sregolatezza e della empietà.
Le nature passionali sono delle calamite esaltate, attirano e respingono con forza."



Condivido profondamente queste parole. L'armonia ed il benessere nascono dall'equilibrio: la consapevolezza ci porta naturalmente all'ascolto del cuore e ad acquisire il distacco necessario a vivere le emozioni con oggettività. Questo non significa rinuncia alla gioia di un momento felice o alla sofferenza di un momento doloroso. Entrambi fanno parte della vita e della nostra crescita. Importante è non farsi travolgere dalle emozioni del momento e ritrovarsi a vivere su un otto volante, dove a periodi di esaltazione seguono discese vertiginose verso la depressione. 
E' importante assaporare la gioia e vivere il dolore con la saggezza consapevole che si alterneranno inevitabilmente nel corso della nostra vita per permetterci di essere liberi di scegliere, fare esperienza ed evolverci.