lunedì 30 novembre 2015

LA SPERANZA

La luce in fondo al tunnel
la fiducia incrollabile nell'uomo
le ali del cuore.
La scintilla della vitalità
nutrita dalla speranza
e cullata dalla fede
che un giorno
tutto si rivelerà
amore.
Al di là di ciò che la mente, lasciata a se stessa, pensa.



domenica 29 novembre 2015

L'ATTENZIONE

Come mai è così difficile mantenere l'attenzione focalizzata su noi stessi o su qualcosa in particolare?
Stamattina ci meditavo ed ecco comparire una visione, a mio avviso, molto significativa. 
Immaginiamo di direzionare la nostra attenzione e di visualizzare l'oggetto della stessa (che si tratti di noi stessi, di una situazione, di un'altra persona ...) a 1 km da noi: la distanza che ci separa dal nostro punto d'arrivo è occupata da un grande labirinto, la nostra mente. E' possibile realizzare l'intento, ma è semplice perdersi durante il tragitto nei vicoli ciechi delle contraddizioni mentali e nei mille passaggi che rappresentano i nostri pensieri, le nostre aspettative, le nostre illusioni e giustificazioni. Rimanere centrati è un'impresa: più ci si perde e più l'attenzione vacilla e diminuisce in balia dei pensieri. Ma come mai questo accade? La risposta che mi sono data è in relazione al potere che noi inconsapevolmente abbiamo attribuito alla nostra mente. Le abbiamo, infatti, permesso di entrare nella nostra vita con dirompenza per un'esigenza di controllo. Quel controllo che ci fa sentire al sicuro, ma che, ahimè, è pura illusione. Abbiamo fatto del calcolo e della razionalità un modus vivendi, chiudendoci volontariamente nel labirinto mentale, senza quel salvifico filo d'Arianna che parte dal cuore e ad esso ci riconduce. 
Se viviamo nella necessità di controllare tutto, ogni bivio del labirinto esige mille pensieri a soppesare i pro e i contro inerenti alla scelta della via da intraprendere. E questa scelta, essendo direzionata dalle nostre paure, debolezze, aspettative e quant'altro, genera spesso grande confusione in noi e perdersi è un attimo. La mente è, infatti, caratterizzata da contraddizioni e dalle giustificazioni tese a supportarle. 
Il cuore è diretto, sa cosa ci fa star bene e cosa no, ma non tiene conto dei nostri interessi materiali, dell'immagine che vogliamo passare, del ruolo che desideriamo rivestire ... e così spesso si sceglie di dimenticarlo, allontanandosi sempre più da esso.
Come fare a ritrovarlo? Recuperando al proprio interno il coraggio di ascoltarsi ;-)


Escher

venerdì 27 novembre 2015

ADOLESCENZA

"Le paure, nell'adolescenza, si accompagnano ad insicurezze e ad inquietudini che si accentuano, o si smorzano, nella misura in cui, negli ambienti familiari e scolastici, non ci siano, o ci siano, atteggiamenti di dialogo e di accoglienza, di ascolto e di immedesimazione emozionale. Se le paure sono lasciate crescere nelle adolescenze lacerate dei nostri giorni, senza che siano interpretate nelle loro fondazioni psicologiche ed esistenziali, si fanno inafferrabili e, a volte, inarrestabili. Ogni esperienza emozionale, del resto, e non solo nell'adolescenza, deve essere analizzata, e decifrata, non nei suoi aspetti esteriori, e comportamentali, ma nei suoi contenuti interiori: nelle intenzioni nascoste che li animano, e negli orizzonti di senso, e di nonsenso, che in essi si formano, e si stratificano."

Eugenio Borgna - La solitudine dell'anima



Ieri sera, ascoltando i racconti di scuola di mia figlia, scopro che qualcuno, nell'intervallo, ha scritto alla lavagna "suicidati". Lavagna già utilizzata ad inizio anno scolastico per emarginare una ragazzina, insultandola. Lavagna espressione di rabbia, paure, isolamento ... urli muti di dolore e di disagio che un semplice cancellino può far sparire.
La parole di Borgna, lette qualche giorno fa, mi ritornano alla mente ed evidenziano il disagio che i bimbi, i ragazzi e i giovani stanno vivendo accanto ad adulti troppo centrati su se stessi, sui propri problemi, per accorgersene.
Vedo in questa lavagna il tunnel nero del dolore, dell'insicurezza, dell'impotenza di fronte ad aventi troppo grandi e prevaricanti; sento nel suo urlo muto una disperata richiesta d'aiuto.
Sono spesso a contatto con bimbi e ragazzi, li ascolto e li osservo. Ci sono gli indifesi, gli ingenui, gli idealisti, i sensibili, gli indifferenti, gli estroversi, gli introversi, gli insicuri, quelli che sanno tutto,  gli indolenti e gli iperattivi ... ognuno è un mondo da scoprire. Mi sembrano tante barchette alla deriva in mezzo ad un mare agitato dagli eventi, dai ritmi frenetici di una vita che scorre troppo in fretta carica di aspettative e di attività da svolgere. 
Dov'è finito il tempo della leggerezza? Del gioco creativo che può nascere solo da una giusta quantità di noia? Dov'è finita la libertà e la gioia di essere bambini? 
Spesso vedo in loro piccoli adulti arrabbiati, ma con l'impotenza e l'inesperienza dei bambini.
Mi sembrano tanti marinai con una barca troppo grande da controllare, dove ogni emozione si trasforma in un vento capace di capovolgerla. Spesso non hanno adulti a cui fare riferimento, con i quali raccontarsi. Ma hanno adulti da emulare che spesso trasudano rabbia e frustrazione e non hanno tempo per loro: respirano tensione in grande quantità e possono solo chiudersi nel loro disagio autodistruttivo o esploderlo fuori con i coetanei. 
Ci sono confidenze difficili, che si manifestano solo a fronte di una grande empatia e di tempo a disposizione. 
Ci sono disagi che tolgono il sonno o lo rendono disturbato, che alterano l'alimentazione e che spengono lo sguardo. 
Sappiamo ancora accorgercene? E soprattutto sappiamo aprire il cuore all'ascolto oltre a consultare il medico o il nutrizionista per risolvere "il problema"? 
In questo periodo così instabile, sono proprio i più giovani ad aver un enorme bisogno di noi, dei nostri abbracci, del nostro ascolto e del nostro amore. E perchè no, anche della nostra fiducia nell'uomo e nella sua capacità di trasformare questo mondo alla deriva in una casa accogliente.



giovedì 26 novembre 2015

PERCHE' SPESSO CI DIMENTICHIAMO DELLA BELLEZZA DENTRO E INTORNO A NOI?

Mi guardo intorno nella vita di tutti i giorni. Pochi sorrisi e tanti bronci. Pochi complimenti e tante critiche. I giudizi si sprecano. Tanta rabbia e poca gioia. Tanto odio e poco amore. Tanti dubbi scatenati da un presente sempre più instabile e poca fiducia. 
Stamattina, mentre portavo la piccola a scuola, cercavo di spiegarle che in ogni persona o situazione c'è comunque sempre qualcosa di bello. Il problema è che tendiamo a focalizzare l'attenzione su quello che non ci piace e che "giudichiamo" brutto e lo perdiamo di vista, dimenticandocelo. 
Lei mi ha risposto convinta che non poteva essere così riferendosi ad una ragazzina che non le piace affatto e allora le ho chiesto di scavare in profondità nel suo sentire fino a trovare anche in lei qualcosa di bello. L'ho fatta meditare su se stessa, sul fatto che spesso è imbronciata e lunatica e questo potrebbe creare disagio in chi le si avvicina con il sorriso, ma è anche dolce, generosa e sensibile.  
"Se le tue amiche vedessero solo il tuo broncio probabilmente ti lascerebbero in disparte, ma loro sono riuscite a scorgere la tua bellezza e per questo stanno volentieri con te e insieme vi divertite. Questo non significa che ci siano ragazzine più in sintonia con te di altre e sia naturale che tu scelga di frequentarle maggiormente. Sei libera nella tua scelta, ma questo non ti autorizza a parlar male di chi non è sulla tua stessa lunghezza d'onda. Per questo motivo è importante che ti alleni a vedere la bellezza anche in chi non ti piace. E quando vorresti sbottare in una critica o in un giudizio, respira e ricordati di quella cosa bella e lascia andare la cattiveria che volevi dire. Ci vuole coraggio, sai per fare questo. E' molto più facile sprizzare rabbia e parlare male. E' faticoso vedere la bellezza, quando tutto si fa brutto e buio perchè ti sei sentita offesa o messa da parte. 
E' vero che quella ragazzina spesso ti offende e quando ne abbiamo parlato abbiamo deciso di allontanarla e frequentare altre ragazzine per non offrirle la possibilità di farti del male, ma cosa ti differenzia da lei se ti comporti allo stesso modo e l'offendi a tua volta? Il ferirla non curerà la tua ferita, ma la sua rabbia sarà divenuta parte di te. E ad essere arrabbiate sarete in due e chi si avvicinerà sentirà la vostra rabbia e molto probabilmente si arrabbierà a sua volta. Sarà sempre più difficile giocare con serenità. Se quando lei ti aggredisce con rabbia tu non l'accogli e ti allontani, a chi rimane la rabbia? A lei soltanto. 
Chi vuoi intorno a te? Persone sempre arrabbiate? 
Io ho scelto di vedere la bellezza nel mondo e mi piacerebbe imparassi anche tu a scorgerla. Questo non significa che a volte si sia così stanchi e sfiniti che non ce la si fa a tener fede al proposito, ma l'importante è non rinunciarvi mai. Questo farà la differenza sulla realtà che ti troverai a vivere."
Ci ha rimuginato sopra e se n'è andata a scuola con il compito di scavare a fondo per trovare anche nel giovedì (il giorno scolastiscamente più terribile della settimana) qualcosa di bello. Stasera mi deve raccontare.






mercoledì 25 novembre 2015

IL MITO DELLA FELICITA'

"Che sia utopia o se ne abbia esperienza, la felicità resta comunque una condizione esistenziale a cui tutti ambiscono e, incapaci di raggiungerla, attribuiscono il fallimento agli altri o alle circostanze del mondo esterno, quali l'amore, la salute, il denaro, l'aspetto fisico, le condizioni di lavoro, l'età e, in generale a tutta una serie di fattori su cui non esercitiamo alcun potere di controllo. Ciò induce molti di noi a esonarci dal compito di essere non dico felici, ma almeno propensi alla felicità, perchè nulla possiamo fare di fronte alle circostanze che non dipendono da noi."

Umberto Galimberti - I miti del nostro tempo



Interessante spunto di riflessione quello di Galimberti. Ad ognuno di noi è assegnata l'interiore propensione alla felicità, indipendentemente da capacità individuali e vissuto esperienziale.
Il primo passo verso la felicità è lo stare bene con se stessi, ma quante variabili incidono sul nostro benessere o permettiamo loro di incidervi? Prima fra tutte l'accettazione di chi siamo.
Se consideriamo in profondità il processo di accettazione di noi stessi ne osserviamo la disposizione interiore ad accoglierci al di là dei modelli che la società ci impone, al di là del confronto con gli altri, al di là delle nostre stesse aspettative che mai devono oltrepassare i limiti delle nostre capacità a soddisfarle. Ecco che il centro di osservazione si sposta dall'esterno all'interno per poi espandersi e ritrarsi nelle varie situazioni della vita.

martedì 24 novembre 2015

LA PRETESA DI UN RICONOSCIMENTO

Cosa sottende la pretesa di un riconoscimento e quando si manifesta?
Spesso incontriamo persone che nutrono pretese da noi e instaurano rapporti monodirezionali. 
Quando mi capita, vivo sempre molto male l'ordine forzato a fare qualcosa. Allora analizzo le motivazioni più profonde che portano le persone ad agire così. 
La prima credo sia l'avarizia della nostra società a elargire riconoscimenti e gratificazioni, soprattutto quando richiedono uno sforzo tangibile da parte nostra. Questo non rende però giustificabile un atteggiamento pretenzioso teso a stimolare un riconoscimento. Questo atteggiamento vela, infatti,  una grande rabbia diretta dalla presunzione. 
Le parole sottese ad esso potrebbero essere: "Io non riconosco il mio valore (in caso contrario non sarei qui a chiederti di riconoscerlo) e pretendo sia tu a farlo al posto mio."
Quando a debita pretesa segue una risposta con il punto interrogativo, la sicurezza del richiedente traballa ed emerge la sua grande insicurezza.
Proprio quella insicurezza generatrice di frustrazione e aggressività che induce chi la prova a sentirsi vittima degli eventi e lo autorizza a reclamare a gran voce i propri diritti, come se fossero stati violati.
A queste persone manca l'umiltà di rimettersi in discussione e guardare alla propria vita con oggettività. 
Se non mi viene mai riconosciuto il mio valore e ho continuamente bisogno di conferme esterne (che non arrivano naturalmente, ma devono essere pretese) per vivere con serenità, molto probabilmente la mia nave sta imbarcando acqua da una falla che mi appartiene e che mi porta a esacerbare le relazioni che instauro con il risultato di ricavarne ulteriore sofferenza.
Pretendere qualcosa da tutti coloro con cui si ha a che fare (che si tratti di affetto, attenzioni, lavoro, o denaro) rinfacciando quanto si è dato e soppensadolo a ogni piè sospinto, porterà a viziare ogni tipo di relazione e a porre le basi per il proprio isolamento. 



lunedì 23 novembre 2015

PAROLE, PAROLE, PAROLE ...

Così intonava una celebre canzone di Mina ... "parole, soltanto parole, parole d'amor".
E quante ne leggiamo di belle parole? Infinite. 
E ci piacciono, molto... ma alla resa dei conti, quando smettiamo di leggere e ci guardiamo intorno dove finiscono tutte queste parole ricche d'amore e pure intenzioni?
Chi lo sa. La realtà ci rimanda tutt'altro. Rabbia, odio, frustrazione, invidia, gelosia sono all'ordine del giorno.
Oggi al bando le parole e prendiamoci l'impegno di trasformarle in fatti.
Un sorriso, una gentilezza, un meraviglioso tacere a sostituire il fiume in piena della rabbia, un abbraccio.
Lasciamo il cuore riempire la giornata.