lunedì 10 agosto 2015

INTERESSANTE SPUNTO DI RIFLESSIONE

Estratto da Lieh Tzu - Il classico taoista della perfetta virtù del vuoto - curato da A. S. Sabbadini:

"Se in una gara la posta è solo un gettone,
ti senti un giocatore capace;
se la posta è una fibbia di pregio,
ti senti insicuro;
se la posta è oro genuino,
sei sull'orlo di una crisi di nervi.
Eppure la tua abilità è la stessa.
Ma quando dai importanza a qualcosa,
dai peso a ciò che è fuori di te;
e chi dà peso a ciò che sta fuori diventa goffo dentro".








domenica 9 agosto 2015

SPERANZA O ILLUSIONE?

Sono tempi duri. Rimanere centrati è sempre più faticoso. Estraniarsi dal mondo non è possibile, ma starci immersi con distacco, assumendo un atteggiamento neutrale, richiede tantissima energia.
La neutralità si basa sull'accettazione e sulla profonda elaborazione delle proprie paure e debolezze, per non risuonare con le tante emozioni che aleggiano nell'aria. Farsi travolgere dalla rabbia o dal giudizio è un attimo. Identificarsi con l'aggressività e schierarsi dalla parte che "giudichiamo giusta", perdendo oggettività, accade spesso senza che ce ne rendiamo conto. Fare i conti con la propria rabbia latente, con i propri sensi di colpa, con le proprie ferite è molto doloroso: per questo la via più facile è quella di scaricare il dolore ergendosi a paladini della "verità".
Un paio di giorni fa sono stata invitata da una carissima amica, amante dei lupi come me, a vedere un film di J.J. Annaud "L'ultimo lupo". Ne guardai il trailer e subito mi resi conto che la visione non sarebbe stata facile per il carico di violenza che comportava. Mi ascoltai e scelsi di accompagnarla comunque, sicura che ne avrei ricavato un insegnamento. Nulla avviene mai per caso.
Fu una fatica immane l'osservare il susseguirsi delle scene del film. Speravo che la bellezza delle immagini e dei paesaggi avrebbe attutito la durezza del tema, ma era semplicemente l'illusione a cui mi aggrappavo. Da una parte primeggiava la figura dell'uomo "distruttore", senza alcun rispetto, dall'altra quella del "presunto salvatore", ahimè, inconsapevole. Al centro la figura del vecchio mongolo, il vero lupo della steppa, che osservava gli eventi senza intervenire e senza giudicarli, con estrema pazienza. La  saggezza era nella neutralità del suo operato, a tratti addirittura commovente.
Pensavo di mantenere distacco nell'osservazione, ma mi sono accorta quanto le azioni del "presunto salvatore inconsapevole" che il vecchio viveva con grande oggettività, mi fecero provare rabbia, mentre vivevo con maggior tolleranza la figura dell'uomo distruttore. L'azione del giovane cinese, che aveva scelto di allevare un cucciolo di lupo in cattività risuonava troppo con le mie ferite del passato per lasciarmi indifferente: riportava alla luce il dolore legato all'ingiustizia (ma chi sono io per decretare cosa sia giusto?), alla mancanza di rispetto per la propria natura (ho faticato così tanto ad accettarmi ...) e all'inconsapevolezza (come se fossi nata consapevole e avessi dimenticato tutti gli sforzi fatti per iniziare a divenirlo!). Insomma è bastato un film a farmi osservare quanto ancora debba lavorare su di me. Il finale del film ha rincarato la dose evidenziando la mancanza di fiducia che aveva distinto la mia percezione, fiducia in un progetto più grande che aveva reso ogni azione (anche la più nefasta) necessaria al dispiegarsi del piano. La neutralità del saggio mongolo  rimandava questa incontrastata fiducia in ogni gesto, parola, azione.
Gli insegnamenti che dovevo accogliere sono stati molteplici. L'inutilità dell'aggrapparsi alla speranza supportando l'illusione e l'importanza del vivere gli eventi nel presente con grande neutralità, consapevole che vi è un progetto più grande in cui aver fiducia al di là dell'incomprensione che un'osservazione soggettiva può scatenare. 
Grande umiltà, coraggio e pazienza sempre a disposizione.



sabato 8 agosto 2015

8 AGOSTO 2015

Ammetto che non ero al corrente che oggi fosse una data importante per l'apertura di un portale legato al numero 8: la data odierna corrisponde, infatti, all'8 agosto (8) 2015 (la somma dà 8).
Non ho mai preso troppo sul serio l'indicazione di date precise a segnalare cambiamenti di rilievo, che, per quanto mi riguarda, richiedono tempi molto più dilatati per manifestarsi.
Ho scelto però di condividere la mia percezione, basata sull'esperienza e sull'osservazione di questi ultimi mesi, vibrazionalmente molto particolari.
Dalla fine del 2014 il cambiamento vibrazionale ha coinvolto, infatti, anche i meno sensibili alle energie sottili. Lo ha fatto in modo molto pratico: facendo saltare punti di riferimento esterni e certezze. Questo ha creato grande confusione e destabilizzazione. La reazione immediata è stato un potenziamento del mentale (si è pensato molto di più) nell'illusorio tentativo di controllare la situazione. Ci si è concentrati, quindi, molto più sulla materialità e la spiritualità che ha preso piede si è spesso posta come una via di fuga dalla realtà, concentrandosi sugli effetti speciali, più che su una consapevolezza corporea alquanto faticosa in quanto inevitabile specchio dei disagi provati. 
Tante parole sono state spese sul risveglio e poche esperienze sono state portate avanti in tal senso. Risvegliare il nostro corpo in questo momento è doloroso e difficile, ragion per cui è risultato più semplice illudersi che tecniche dai nomi accattivanti e strapagate possano farlo al posto nostro agendo sui corpi sottili, sui chakra e via di seguito (leggo sempre con grande interesse i nomi inventati a copyright delle nuove versioni rivisitate per fare business). La richiesta genera l'offerta e la "spiritualità" si diffonde. 
E qui torno ad un concetto a me molto caro e sul quale ho molto insistito nel libro "Il coraggio di ascoltarsi" : noi siamo spirito incarnato in un corpo fisico e ci possiamo realizzare solo accogliendo la totalità della nostra natura. Come possiamo risvegliare i corpi sottili, se non siamo nemmeno capaci di risvegliare il nostro corpo fisico?
Mi piace vedere nei due cerchi dell' 8 (simbolo per altro dell'infinito se proposto orizzontalmente) la  nostra natura materiale e spirituale in perfetto equilibrio. Non è richiesta alcuna scelta in tal senso, entrambe ci appartengono e proprio nel punto di unione centrale risiede l'equilibrio.
Equilibrio raggiungibile in posizione neutra, permettendo al cuore, sede della nostra fiamma spirituale, di dirigere la mente. Essere spirituali è essere in armonia con se stessi e con gli altri nella vita di ogni giorno. E' lo stare bene con il proprio corpo che si realizza quando pensiero, sentimento ed azioni sono allineati. 
E' un lungo percorso quello in direzione della consapevolezza che parte dal corpo per raggiungere il cuore. Non è possibile arrivare in vetta senza camminare, sperimentare, comprendere, elaborare, lasciar andare e talvolta fermarsi a riprendere fiato.  
Mantenersi aperti e al di là del giudizio faciliterà la salita e donerà l'umiltà necessaria ad affrontarla. Partiamo dai nostri piedi a camminare, non dai pensieri della nostra testa. I piedi ci riporteranno immediatamente a terra a fare i conti con le nostre paure e debolezze, ma le nostre radici sono lì. 
Si è mai visto un albero fatto di soli rami che dal nulla si elevano al cielo? 











venerdì 7 agosto 2015

SAPERSI ASCOLTARE

Sapersi ascoltare è accogliere i suggerimenti del cuore 
anche quando la testa ci impone una scelta diversa. 
Sapersi ascoltare è accettare la naturalezza e la semplicità di ciò che si sente 
al di là dei "si deve" o "non si deve fare". 
Sapersi ascoltare significa fermarsi, a volte, 
per osservare in silenzio.
Sapersi ascoltare è attendere con pazienza 
il dispiegarsi degli eventi, senza forzarli.



giovedì 6 agosto 2015

FERMARSI

Mi capita sempre più sovente di leggere o di sentire persone che decidono di interrompere temporaneamente quello che stanno facendo per prendersi una pausa. Che sia una scelta attiva o subita per contrattempi vari, non ha grande importanza: segnala, comunque, un bisogno introspettivo che sembra manifestarsi con grande intensità in questo periodo. Come a volersi ritrovare al di là della confusione che sembra aleggiare nell'aria. Il mondo delle relazioni è faticoso, così come il mantenere pensieri positivi e centratura in un percorso che propone continuamente salite più o meno ripide per arrivare al proprio cuore. Tutto sembra essersi irrimediabilmente complicato troppo, come in una Babele immaginaria di ego attenti solo alle proprie necessità. Un ascolto empatico è raro a trovarsi, mentre abbondano le discariche emotive di dolore, rabbia e rassegnazione. Anche i corpi sembrano evidenziare questa assenza di stabilità: problemi alle anche, alla schiena, alle articolazioni, ossa rotte, esaurimenti e depressioni coinvolgono sempre più persone in questa importante pausa di riflessione.
E' difficile fare i conti con il dolore e riuscire a cambiare prospettiva quando ci coinvolge. E' difficile trovare la forza di restare fermi nelle sabbie mobili della sofferenza e accettarne il decorso. Si vorrebbe avere la bacchetta magica e cambiare scenario velocemente. Ma velocità e comprensione non vanno di pari passo. Il dolore deve essere elaborato e integrato, prima che sia possibile lasciarlo andare. Il divincolarsi frenetico non farà che accelerare il nostro sprofondamento. Il problema è che l'agitazione fa parte di noi, dei nostri ritmi sempre in corsa. Abbiamo perso la capacità di stare fermi senza sentirci inutili e persi: come se il fare fosse in grado di attribuirci valore.

La domanda che sorge spontanea è questa: siamo ciò che facciamo? 




lunedì 3 agosto 2015

SAI PERCHE' TI COMPORTI IN UN DETERMINATO MODO?

Ti sei mai soffermato a riflettere sulle cause che scatenano il tuo comportamento o ti accontenti di accettarne la manifestazione?
Questa riflessione mi piace un sacco. Rispecchia il mio profondo bisogno di comprensione.
Se non conosco le cause, non sarò mai in grado di prevedere gli effetti del mio operato. Posso riconoscere ciò che sta per accadere solo in base a ciò che è stato. Quando agisco nell'ambito della relazione, non posso valutare le mie azioni solo secondo i miei criteri: la verifica emergerà inevitabilmente dal giudizio dell'altro.  Se l'intento che dirige la mia azione è di bene, raccoglierò bene. Se l'intento che dirige la mia azione è filtrato da emozioni di rabbia, invidia, gelosia, raccoglierò i loro frutti. 
La purezza dei miei pensieri determina il corso della mia vita. Se il giudizio caratterizza ogni mio pensiero, le azioni non potranno che creare separazione e divisione.
Non è semplice acquisire il distacco necessario a osservare il mondo con amore in qualunque modo esso si manifesti. Questo non significa condividerne ogni dimensione, ma imparare ad accettare tutte le infinite sfaccettature che lo compongono, senza giudicarle.
Nel momento in cui le giudico, infatti, faccio parte io stesso del mondo che tanto disprezzo.




sabato 1 agosto 2015

OSSERVI CON IL CUORE O CON LA MENTE?

Estratto da "Lieh Tzu" - traduzione e cura di Augusto Shantena Sabbadini:

"Un uono aveva perso la sua ascia e sospettò il figlio del vicino.
Osservò la condotta del ragazzo: il suo modo di camminare, l'espressione del viso, il linguggio,
tutto indicava chiaramente che il ragazzo aveva rubato l'ascia.
Tutti i suoi movimenti, tutti i suoi atteggiamenti erano quelli di un ladro di asce.
Poco dopo, scavando in giardino, l'uomo ritrovò la sua ascia.
Quel giorno, quando tornò a vedere il figlio del vicino,
nulla del comportamento o degli atteggiamenti del ragazzo suggeriva che 
avrebbe mai potuto rubare un'ascia."

"...(questi) frammmenti illustrano come l'inquinamento delle passioni e delle proiezioni possa frapporre un velo fra noi e la realtà e condizionare il mondo che vediamo. Deliziosa, in questo senso, la storia del contadino che ha perso la sua ascia e sospetta il figlio del vicino."



Alzi la mano chi non è mai incappato in tali pensieri. Quante volte, ritrovandoci in situazioni spiacevoli, ne abbiamo addebitato la causa a chi ci era vicino e non abbiamo saputo accoglierne la responsabilità? Siamo stati travolti dalle circostanze e sulla scia dei nostri preconcetti siamo saliti in cattedra a puntare il dito contro qualcuno? 
Rimanere incagliati nei meandri della mente è perdersi nelle proprie debolezze. 
Rimanere aperti al flusso degli eventi è seguire il cuore.

A seguire  dal volume "Lieh Tsu":

"Quando avrai imparato a riconoscere le conseguenze si potrà dire che sai conservare la tua integrità."
dice Huzi nel racconto a seguire. "Per favore parlami del riconoscere le conseguenze" chiede Liezi.
"Voltati a guardare la tua ombra e capirai." risponde Huzi.
L'incurvarsi e il raddrizzarsi del corpo fa incurvare e raddrizzare l'ombra: tali azioni dipendono dal corpo, non dall'ombra. Riconoscere le conseguenze ci porta a saperne gestire le cause.

"Guan Yin disse a Liezi: "Se le tue parole sono belle, la loro eco è bella; se le tue parole sono brutte, la loro eco è brutta. Se il corpo è lungo, così è la sua ombra; se il corpo è corto, così è la sua ombra. La fama è come un'eco, le azioni sono come un'ombra. Perciò si dice: Fai attenzione alle tue parole, perchè così sarà la tua fama; fai attenzione alle tue azioni, perchè saranno imitate."