venerdì 14 novembre 2014

DIMENTICARE

"Lascio inerte il corpo e bandisco l'intelletto. 
Abbandonando la forma e respingendo la conoscenza, 
faccio parte del gran Tutto. 
Questo intendo per sedere e dimenticare." 

Chuang-tzu


Mi piace moltissimo questa riflessione. Forse perché mi appartiene profondamente. 
Ho la tendenza spontanea a dimenticare quello che leggo: divoro tantissimi libri, ma ne trattengo magari solo alcune frasi o lo spunto di riflessione che  risuona con me in quel momento. 
Sento spesso parlare di libri letti o di film visti con tale dovizia di particolari da indurmi ad osservare la mia incapacità a trattenere con grande curiosità. 
Solo qualche anno fa ho compreso la natura di questa mia particolarità. 
Dopo aver praticato la meditazione regolarmente per tanti anni, ho iniziato a ricordare e a osservare la realtà da una prospettiva al di là degli schemi. Questa capacità è emersa proprio grazie all'abbandono della forma e alla mia naturale propensione a respingere la conoscenza. 
I miei ricordi sono spesso in contrasto con la storia che si legge, così come certe visioni sembrano anticipare conoscenze al di là da venire. Se il mio intelletto fosse attivo, le respingerebbe immediatamente, facendo spazio al dubbio della mente e al suo giudizio. 
In questo modo, al contrario,  ho sempre accolto ogni informazione con grande libertà e solo successivamente mi capitava di trovare il libro in grado di farmi procedere oltre e acquisire maggiore comprensione in merito all'esperienza vissuta. 
E così ogni giorno mi siedo e dimentico e ogni giorno emergono nuovi ricordi. 
E ogni giorno compio un piccolo passo nel cammino verso la consapevolezza.

mercoledì 12 novembre 2014

SILENZIO

Estratto da "Riflessioni sul Dhammapada" di Ajahn Munindo:

Se ti parlano con durezza
fatti silenzioso come un gong spezzato;
non rivalersi è segno di libertà.

strofa 134





Quando si riceve una critica ingiustificata può risultare difficile non reagire. Respirare profondamente aiuta a percepire quello che si sente, senza "trasformarsi" in quella sensazione. La consapevolezza, a quel punto, dirige l'azione rendendoci liberi di scegliere come comportarci.

martedì 11 novembre 2014

KARMICAMENTE LEGATI

Estratto da "Il karma" di Annie Besant:

"I fatti stanno in questi termini: l'uomo è limitato dai suoi pensieri trascorsi, dalle sue sprecate opportunità, dalle sue scelte sbagliate, resta vincolato dai suoi desideri dimenticati, incatenato dagli errori commessi in tempo passato.
Tuttavia, il vero Uomo non è legato: colui che ha creato il passato che lo imprigiona nel presente può ancora lavorare nella prigionia e crearsi una futura libertà.
Egli deve sapere di essere libero e, con questa conoscenza, le sue catene cadranno proporzionalmente a come crescerà la sua conoscenza e valuterà l'illusorietà dei suoi vincoli.
"


Vestiamo le catene che abbiamo scelto di indossare: per abitudine, per paura, per educazione.
La libertà richiede grande coraggio.

lunedì 10 novembre 2014

ESSERE

Estratto da "Aforismi" di Carl Gustav Jung:

"MOLTO AVREBBE POTUTO ESSERE DIVERSO SE IO STESSO FOSSI STATO DIVERSO".



Questa riflessione è splendida. Non aggiungo altro. 

domenica 9 novembre 2014

TENSIONE E RIGIDITA'

Estratto da "La spiritualità del corpo" di Alexander Lowen:

"La sensazione è la vita del corpo, come il pensiero è la vita della mente. Se l'individuo riesce a sentire la propria tensione non come un malessere o un dolore misterioso, ma come una difesa contro certi impulsi o certi sentimenti, attiverà la propria energia per allentare la tensione e dare appropriata espressione al sentimento. Ma non è un compito facile. Sapere e sentire quanto si è stati offesi può essere fonte di profondissima sofferenza. Eppure ce ne possiamo liberare solo sentendo le nostre tensioni e intuendo il loro nesso con i sentimenti repressi di paura, rabbia e tristezza. in molti casi il divenirne consapevoli porta a manifestarli spontaneamente e a scaricare così la tensione."



Se ascoltiamo con attenzione il nostro corpo, ne percepiamo la tensione e la rigidità che spesso ci accompagna. Le spalle contratte, il collo teso, la schiena sofferente, le gambe rigide ... sono condizioni che tutti abbiamo sperimentato, come la difficoltà a staccare la spina e rilassarsi quando ci sentiamo così. Il corpo non ce lo concede e attira inevitabilmente la nostra attenzione sul dolore. La reazione automatica attivata dal cervello di fronte al dolore è l'ulteriore contrazione muscolare della parte interessata con conseguente infiammazione. La risposta più frequentemente adottata, a quel punto, è l'assunzione di un antinfiammatorio per lenire il dolore, annientando il sintomo (che inevitabilmente ricomparirà, non avendo risolto l'origine del problema). 
Personalmente ho dovuto trovare una soluzione alternativa (essendo allergica ai Fans - antidolorifici e antinfiammatori) e il respiro mi è stato di grande aiuto. Non è stato semplice, soprattutto, quando il dolore era acuto, ma continuando imperterrita a mantenere la centratura sul respiro, ho acquisito il distacco necessario a deviare l'attenzione dalla sofferenza, permettendo al mio corpo di rilassarsi. Attraverso un ascolto consapevole la natura emotiva del disagio è emersa naturalmente e questo mi ha permesso di elaborarla. A seguito della comprensione dell'emozione repressa e della sua elaborazione attraverso un processo di accettazione (procedimento che a volte ha richiesto ore, altre giorni interi o anche mesi!), la tensione è "magicamente" scomparsa in modo definitivo. 
Ovviamente dietro questo approccio, che può, di primo acchito, sembrare molto semplicistico ci sono anni di lavoro consapevole alle spalle. 
Infatti, si impara a respirare inizialmente di fronte a problemi banali, alla portata di un lavoro sperimentale teso a conoscersi. Di fronte ad un grande dolore è  impossibile respirare con tranquillità senza un opportuno training: si rischia solo di accumulare tensione e frustrazione di fronte all'incapacità a rimanere focalizzati sul respiro.
Si tratta di un lavoro faticoso, che richiede grande pazienza, ma il percorso verso la consapevolezza trova nel superamento di questi ostacoli, la sua realizzazione.


venerdì 7 novembre 2014

GRAZIA E SPONTANEITA'

Estratto da "La spiritualità del corpo" di Alexander Lowen:

"Un movimento è tanto più spontaneo e aggraziato quanto meno vi entra la volontà. Perché le nostre azioni abbiano grazie e naturalezza, l'Io deve confidare nell'inconscio e rispondere liberamente e compiutamente alle istruzioni che ne riceve. 
La mancanza di grazia è un segno di disagio. Nella nostra cultura, poiché il disagio è inevitabile, è raro trovare corpi aggraziati nella popolazione adulta. Osservando le persone per la strada non si può non restare colpiti dal modo goffo in cui in genere camminano; più triste ancora è il fatto che non se ne rendano conto. Molte sono anche inconsapevoli di avere dei seri problemi emotivi."



E' molto interessante questa riflessione di Lowen. 
Se pensiamo attentamente alle azioni volontarie, ci rendiamo conto di quanto spesso siano dirette da un ferreo controllo, dissociato dalla percezione corporea. 
L'educazione, l'abitudine e il ragionamento scatenano l'azione in modo automatico e inevitabilmente il contatto con il corpo viene perso.
Ovviamente questo atteggiamento crea disarmonia e genera disagio. Il corpo si muove in modo meccanico e rinuncia alla sua naturalezza: a poco a poco diviene uno strumento da usare invece di un importante alleato nel percorso di vita.  Proprio questa dissociazione favorisce il ruolo di potere della mente a discapito del cuore, che attraverso il corpo si manifesta. 
Le difficoltà all'inizio del percorso verso la consapevolezza risiedono proprio nell'incapacità di entrare in contatto con il corpo. Un corpo non ascoltato è un corpo congelato e quando si comincia a prestarvi attenzione emerge immediatamente il suo disagio. Per questa ragione, l'impatto con un lavoro consapevole è spesso molto doloroso: aprendoci all'ascolto diveniamo coscienti di qualcosa che ci appartiene, ma che avevamo abilmente messo nel congelatore per non sentirlo.

LA RESPIRAZIONE

Estratto da "La spiritualità del corpo" di Alexander Lowen:

Il diritto di essere persona nasce con il primo respiro. L'intensità con cui avvertiamo questo diritto si riflette nel nostro modo di respirare. Se respirassimo tutti come fanno con naturalezza gli animali, il nostro livello energetico sarebbe alto e soffriremmo raramente  di stanchezza o depressione cronica. Ma nella nostra cultura il respiro è per lo più poco profondo e si ha la tendenza a trattenerlo. Peggio ancora non ci si accorge neppure di avere problemi di respirazione.



Il respiro mi ha sempre affascinato. Da piccola ascoltarlo, mi portava lontano e un po' mi faceva paura. Crescendo, ho imparato molto, respirando. 
Il respiro ha aperto le porte all'interiorità, mi ha permesso di imparare il distacco, mi ha insegnato ad accogliere e a lasciare andare. Ha trasformato la mia energia e il mio modo d'essere. Ogni giorno il respiro mi accompagna nel percorso verso la consapevolezza e mi pervade sempre più in profondità. Mi radica alla Terra per condurmi in Cielo. Ormai è mia consuetudine ascoltarlo e comprendere di riflesso il mio stato d'animo e attraverso il respiro alleggerirlo. Respirare a pieni polmoni in riva al mare o in montagna è estremamente tonificante; respirare profondamente per prepararsi al sonno è rilassante. Respirare superficialmente favorisce la tensione nel corpo. Trattenere il respiro è rinunciare a vivere. E tu come respiri?